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11 Novembre 2009
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NERVIA (VIA ROMANA DEL)
Si è generalmente pensato, anche per un'evidente assensa di analisi topografiche e di sperimentazioni condotte sul campo, che sia esistito da sempre un percorso nel Piemonte per la VALLE DEL ROIA sin al COLLE DI TENDA e da qui se ne descrisse una direttrice verso Limonetto (dove si trova un miliarium imperiale), il Mons Cornius e l'attuale cittadina di LIMONE.
Senza negare la possibilità di questo ramo stradale, oltre Tenda sarebbe comunque sorto un problema far procedere merci od animali per l'ASPERRIMA VIA DEL ROIA: da tempo immemorabile simili difficoltà non sarebbero invece emerse seguendo la diramazione che proprio da Tenda avrebbe permesso di raggiungere il terminabile a nord della molto più praticabile VIA DEL NERVIA che, peraltro, nella romanità, conduceva direttamente al sito dalla città romana di Ventimiglia, per innestarsi, senza inutili contorcimenti viari (e quindi in sintonia con il teorema degli agrimensori romani di una stretta equazione fra territorio e sua fruibilità ottimale) sulla Julia Augusta, in particolar modo senza dover affrontare l'area storicamente paludosa che si apriva a fronte dello sbocco della valla del Roia, sulla riva a levante del grosso fiume.
Per quanto concerne la penetrazione dalla LIGURIA MARITTIMA OCCIDENTALE AL PIEMONTE si debbono citare prima di tutto DUE PERCORSI FONDAMENTALI, in origine poco più di due mulattiere, fra loro in collegamento per la via della transumanza, cioè i TRAGITTI (che permettevano di accedere nella Padania sin alle basi commerciali di Augusta Bagiennorum e di Pedo [Borgo S.Dalmazzo]) della
VALLE ARGENTINA
[con una SIGNIFICATIVA E RICOSTRUIBILE DEVIAZIONE verso il MARE DI TAGGIA su una linea viaria il cui NODO PRINCIPALE ERA IL SITO DELL'ATTUALE "TRIORA"] e del
COLLE DI NAVA
[quest'ultima, vera e propria via storica di PASSAGGIO tra Liguria (nell'attuale VASTA AREA DI TRA TRANSIZIONE a settentrione dell'odierno agro imperiese tra i siti viari di ONEGLIA e PORTO MAURIZIO) e Piemonte: si tratta propriamente del passo che separa la valle ligure dell'Arroscia da quella piemontese del Tanaro. Il passo risulta citato in un documento del XIII secolo relativamente ad un guado o VADUM NAVIE praticato dalle mandrie transumanti tra la Val Roia e la piana di Albenga. Il nome -come scrive la Petracco Sicardi- è anche conferito ad una frazione del comune di PORNASSIO citata in altro documento del 1340 per la sua chiesa ECCLESIA S.TI RAPHAELIS DE NAVA: il nome del colle quasi certamente deriva dalla base ligure preromana *NAVA piuttosto frequente tra i nomi di luogo alpini nel significato di CONCA PRATIVA e pare da collegarsi al VICUS NIVALIS menzionato da un'iscrizione votiva di CEMENELUM (CIMIEZ)].
Questa considerazione sembra altresì confermata dall'analisi del COMPLESSO DIFENSIVO BIZANTINO contro le invasioni dei BARBARI dal PIEMONTE verso la LIGURIA COSTIERA: l'analisi storica, topografica e toponomastica pare infatti confermare che in modo analogo i BIZANTINI si siano premuniti nel difendere, con basi strategicamente disposte, sia la VIA DEL NERVIA quanto la STRADA DELL'ARGENTINA quanto l'importante percorso del NAVA con impianti militari e demici tanto nella VALLE DEL PRINO quanto nella congiunzione tra VALLE DI ONEGLIA E VALLE ARROSCIA.
Un complesso stradale di antichissima penetrazione nel Basso Piemonte, quasi simile ai precedenti, si riconosce in
VAL NERVIA
dove esisteva un
BUON PERCORSO
fra la capitale costiera del municipio di ALBINTIMILIUM A NERVIA ed il Piemonte (cosa cui con decisione già accennava da tempo NINO LAMBOGLIA ma che era stata doviziosamente registrata nel '700 dagli INGEGNERI DI GUERRA SABAUDI).
Peraltro, analizzando questo TRAGITTO, si evidenzia come nel medioevo i viandanti, superato l'OLTREGIOGO, potessero fruire di ben TRE VARIANTI DI TRAGITTO per raggiungere il mare (calcolando sempre l'importanza che deteneva l'area di COLLA MELOSA per eventuali diversioni e in particolare per i contatti con la VIA DI PENETRAZIONE DEL TORRENTE ARGENTINA).
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Il TRAGITTO procedeva sulla linea di Camporosso, Dolceacqua(importante per l'arcaica positura strategica del castro a guardia del fiume e della via di fondovalle), Portus di Dolceacqua, Veonegi, Marcora-Marcola (siti dai considerevoli rinvenimenti di reperti romani), Passo Muratone, Margheria dei Boschi, Monte Morgi, Passo Saorgio, Briga, Pedo (poi S.Dalmazzo di Tenda) e TENDA (per innestarsi sulla via romana identificata nel tragitto Limone-Limonetto):in relazione a questo percorso si deve comunque valutare sempre la valenza di un sito assolutamente emblematico cioè del nodo di CIMA MARTA la cui funzionalità di area di transizione deve esser valutata anche in merito ai significati strategici che ha sempre avuto nel corso dei millenni. L'indagine archeologica è ancora da espletare tuttavia è stato meritorio e soprattutto fondamentale il lavoro di ANDREA EREMITA [peraltro pubblicato nella fondamentale "Guida della Val Nervia e comunque anticipato in "Albintimilium antico municipio..."] che nel corso di decennale, improba fatica ha più volte percorso, alla maniera degli antichi viandanti, tutto questo tragitto leggendone con straordinaria perizia i più reconditi significati.
Fra vari rilevamenti da lui fatti, e puntigliosamente comunicati alla pubblica ragione, sono qui proponibili quelli su due fra i settori, anche di ampio tratto, della VIA ROMEA DEL NERVIA che ha identificato. In questa sua IMMAGINE si vede la direttrice di crinale di CIMA MORGI (nei pressi della "Madonna della Neve" si ha notizia che siano state rinvenute numerose monete romane di un vario arco cronologico): ed ancora in località Morgi Andrea Eremita ha individuato altro TRATTO DI DIRETTRICE che presenta assetto stradale estraneo alla tipologia storica delle mulattiere medievali e che ha un piano viario oscillante in maniera sorprendentemente costante fra i 3 metri e i 3 metri e 10 cm. di larghezza
Per quanto in queste ricostruzioni topografiche esista sempre l'imprevedibilità, anche per via comparativa con quanto si è acquisito studiando altresì dal punto di vista archeologico il significato strategico-viario di CIMA MARTA, si è stati in grado di ricostruire che questo complesso viario era probabilmente l'unico sfruttabile (in base alla relazione da lui stesso fornita), ai tempi dell'ultima Repubblica Romana, dal generale romano CELIO RUFO in marcia dal Basso Piemonte, per sedare tumulti a Ventimiglia.
Stando alla lettera che scrisse all'amico Marco Tullio Cicerone sembra realmente che Celio abbia condotto le sue coorti per questo ITINERARIO di VALLE: partendo da PEDO e superate le giogaie del TENDA, verisimilmente piombò su Ventimiglia Romana per pacificare gli scontri di fazione sorti tra i sostenitori di CESARE e quelli di POMPEO MAGNO.
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