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20 Luglio 2010
Esistono persone che avrebbero forse dovuto nascere prima (o forse dopo questi tempi strani)...in altre epoche scintillanti di speranze ed illusioni.... (ma forse nemmeno è male che artisti come Alexia giungano di volta in volta a squarciare un poco il cielo dell'ovvio e del convenzionale...magari anche quello della nostalgia di maniera che troppe volte diventa sublimazione di un mondo che in verità non è mai esistito ma è stato solo enfatizzato dalla lopardiana macchinosità della memoria, che nobilita quasi tutto nel cangiante riflesso dei ricordi e delle rimozioni!
Chi scrive da ragazzino, dicevano, intelligente quanto comunque sostanzialmente insignificante e irrilevante, ero stato inserito in una equipe prestigiosa di teste d'uovo destinata a presunti successi accademici...a differenza dei miei colleghi ebbi la curiosità, senza mai abbandonare l'isola terrificante in cui ci avevano rinchiusi come superpromesse della classicità, di guardare oltre, ai fermenti del '68...quando ancora le idee non eran devastate dai furbacchioni che miravano, con gli esami di gruppo, a superare prove che mai avrebbero valicato. Lo ammetto fui conquistato dalle idee soprattutto delle studentesse romane, di quelle studentesse romane, con vertiginose minigonne, che mi facevano battere il cuore...ma il cuore non batte a me senza che il cervello elabori! Una ragazza romana, ricordo gli splendidi capelli neri ribelli sulle spalle e mossi dal vento ancora gelido d'una genovese primavera, che, dopo aver parlato di Marcuse e della negazione assoluta di Hegel, lesse una poesia che aveva punti di contatto con alcune ora scritte da Alexia....era un inno alla vita, vissuta però e non fatta vivere dagli altri, era un inno al non lasciarsi vivere ma ad assaporare il senso delle cose...
Mentre ritornai nella dorata cerchia di noi classicisti quei capelli che mi rammentavano la bella Neobule, che tanto tormentò il grande Archiloco, mi sentivo giovane e nel contempo vecchissimo...da quelle belle labbra avevo appreso che il sistema mi portava non a vivere la mia vita ma la vita che mi stavano costruendo attorno, tra genitori e nonni e pure docenti di grande fama. Era la prigione dorata che in qualche modo son riuscito, per parte, ad evitare...ma ho sempre cercato nei miei pensieri quella ragazza, che non parlava come molti usano dire ora (citando i lati meno nobili -che son pure esistiti- del '68) di "studi dimezzati" e divertimenti ma di studi diversi, su parametri diversi). Ecco, Alexia nel suo scrivere mi riporta un po' a quelle cose lontane, ad idee espresse in poesie che non sono solo solipsitici lamenti d'amore ma progettualità liriche di un mondo diverso, cercato con rabbia...
Ovvio dire che quella moderna Neobule, coi sciolti capelli neri, sarà ora (se vivrà) una bella signora di ben oltre sessanta...ma per me rimane sempre la fanciulla che diceva in versi sacrosante poesie.....Alexia può esser lo stesso per qualcuno qui...le sue poesie posson far meditare, riflettere, dubitare, ricredersi, appassionarsi ed anche dolersi....in poche parole non esser ingabbiati...vivere liberi come i gabbiani, quei gabbiani che sì ora son l'unica cosa che rimpiango del mare che ho lasciato per sempre....
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