Una "lettera" soltanto quella "da Ventimiglia"? quella dell'Ortis del Foscolo? No! quasi un programma di trasformazioni dalla Liguria Vecchia alla Liguria Nuova, dall'Italia degli Stati all'Italia Unita!

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Ai Ventimigliesi fa male, ai miei concittadini Genovesi peggio, perchè i deliberati di Vienna cancellarono la loro Serenissima Repubblica (che tal nome aveva di fatto nonostante gli sberleffi ad un ministro che così l'aveva nominata da un critico televisivo che riteneva solo a Venezia fosse spettato questo titolo) ...eppure nulla o poco si può intendere anche in merito al discorso commemorativo sull'Unità d'Italia senza analizzare a fondo la "Grande Liguria delle 8 Province voluta o subita da Carlo Felice".

E per saperne ancora di più bisogna risalire nel tempo e capire con le mutazioni dei confini le ristrutturazioni; e nulla di tutto ciò è fattibili, per una conoscenza storica diretta del territorio, senza un'analisi critica completa di un quasi capolavoro della nostra letteratura quel gioiello incompleto che sono "Le Ultime lettere di Jacopo Ortis" di Ugo Foscolo ed in dettaglio "La Lettera da Ventimiglia" che in una preromantica, roboante ma efficace retorica conduce il lettore attraverso tempo e storia a visualizzare i tragici e indifesi "Confini d'Italia". Ma quella lettera, fascinosa, dolente, preomanticamente insistita e persin greve quanto a volte splendente, è irta, per chi non la analizzi direttamente sul luogo o nei documenti, di trappole mentali e retoriche = le croci c'erano (ma non eran croci quanto cippi ), la natura era brulla? era la natura di adesso!...con le fortiicazioni sovrappostesi dai tempi di Leutrum a quelli di Napoleone, la litoranea era sempre litoranea ma non era l'attuale Aurelia era la Strada della Cornice che più non era la via medievale, ne' la strada romana anche se tra loro si intrecciavano ed intersecavano.

I ponti c'erano, ma non erano i ponti come si vedon ora su Roia e Nervia la' ai famosi "Confini"...ed oltre ai ponti c'eran i guadi ed i traghettatori....e nel lugubre scenario recuperato dal Foscolo prima di giungere a S. Agostino e quindi al "ponte" e cioè Ventimiglia, c'era anche il lugubre vero, la paura dei morti non morti...quella che rese grande E. A. Poe ma nello stesso tempo avrebbe tormentato A. Nobel benchè a San Remo ... il tema del non morto.

E su tutto...ombra silente e dimenticata .... la mano che guidò la fantasia del Foscolo poeta (chè il Foscolo uomo e soldato fu guidato dalla carta Guibert oltre che dalle colonne dei Napoleonidi sconfitti a Genova)...già sulla fantasia del Foscolo gravitava l'ombra grande del grande Biamonti di S. Biagio della Cima....e subito qualcuno dirà Francesco! ma è morto da poco!...eh no! Giuseppe, il grecista maestro del Monti, il padre della "poesia delle rovine" e quindi d'uno degli aspetti del preromanticismo ... quel Biamonti che suggerì al Foscolo, in dialoghi antichi, lo stato di decadenza della ligure contrada e che nell'"Addio al Giardino di Boboli" elaborò quell'immagine sepolcrale e cimiteriale dell' Upupa che Foscolo gli rapì e rese immensa nel "Dei Sepolcri" facendo dell'innocua upupa un uccello infamato dai poeti e che solo il Montale avrebbe recuperato dal limbo ....

Come dire una "lettera" soltanto quella "da Ventimiglia"? d'un romanzo epistolare? non solo: in qualche modo l'epopea di un mondo ch scompariva e d'un futuro che s'affermava....quello della Liguria delle ( Province e finalmente quello della Liguria del regno Unito d'Italia, la nuovissima "Liguria Litoranea"



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