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05 Marzo 2011
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Cultura in Pillole
C'è....in teoria dovrebbe esserci; uno dei nomi che aveva era quello di "Museo Aprosiano" (poi più modernamente detto in senso riduttivo "Biblioteca Aprosiana" visto che quella di tal nome in origine non era solo una biblioteca ma una struttura polivalente, tecnicamente una Wunderkammer dove coi libri, stavano una collezione di monete, una pinacoteca, vari reperti di tipo antiquario ed altro ancora = le stesse cautele di controllo e gli stessi regolamenti introdotti da Aprosio evindeziavano questa originaria caratteristica di più elementi culturali gistapposti).
Ma poi arrivò il '700, la metà del secolo, la guerra di successione al trono imperiale e, con la feroce battaglia di Sant'Agostino i libri rimasero, parecchi quadri sopravvissero ma (era anche logico attenderselo!) i soldati occupanti nulla lasciarono delle monete d'oro e d'argento raccolto da Aprosio....e del resto come non capirli per certi versi, stavano morendo come le mosche, dall'una e dall'altra parte, almeno la speranza di poter sfuggire ricchi da tale incubo!
Comunque tra la raccolta di monete antiche dell'Aprosio ve ne era una rarissima, tanto rara per la tipologia (o forse per la tipologia mal impressa e quindi mal interpretata) che fu ritenuta un'esclusività antiquaria, tanto che in area veneta -dove Aprosio formò i pezzi più pregiati di tutte le sue raccolte- parlando della sua struttura culturale, già famosa, su usava sia l'espressione di Museo Aprosiano e/o Libraria Aprosiana che ancora di "Museo della Didone Monocerote" che si potrebbe volgarizzare in Didone Cornuta o meglio ancora Didone Unicornuta.....
T. Bartholin che scrisse questa opera monumentale su bucrani, corni, unicorni, alicorni, monoceroti (con tutte le applicazioni antiquarie immaginabili e possibili in tutti i campi) parlando dei bicorni della storia e degli umani monocorni od unicorni fece appunto riferimento alla "Didone Monocerote" della raccolta museale di Aprosio ...
Davvero un peccato che si sia perduto, anzi che i settecenteschi soldati bivaccanti all'Aprosiana abbiano occupato il tempo a dar fuoco ai quadri (ma anche a libri) ed a mettersi in tasca reperti antichi e monete ... da quanto scrive (con altri Collezionisti dell'epoca) il Bartholin pare che "il Ventimiglia" fosse non meno esperto di anticaglie che di libri ... purtroppo si sa monete, ninnoli, gioielli antichi, tazze, statuette, persino di epigrafi (che dapprima raccolse dal sito da lui individuato di Ventimiglia Romana e che poi si procurò nel suo girare per l'Italia : possiamo immaginare a guardar la carta dei siti -evidenziati e multimedializzati- che variamente investigò quanto trovò in Toscana) anche se non ci son collezionisti sul posto cui prontamente vendere si portavano via più facilmente .... ed al limite oro ed argento si potevano fondere ...
Ma si ritornerà sull'argomento ... perchè di quella raccolta -attese anche varie lettere aprosiane e di corrispondenti aprosiani che si credevano perdute e perdute non erano ma semplicemente si trovavano presso stampatori, all'estero o edite in libri non più reperibili in Italia- qualcosa di importante si può davvero ricostruire ... ma con calma, la calma che si addice allo studio di questa età così ignorata e così potentemente colta quanto enigmatica
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