|
30 Marzo 2011
IL VASCELLO DEI DANNATI - racconto IV
"Le grida nell’anima"
di Lisa Lambertini
Le grida nell’anima
BRIVIDI
La tenebrosa dimora s’erge sul picco.
Essa al pari di chi ci vive,
è immutata in ogni dire.
Non si coglie alcun
suono di vita, tra quelle mura.
Non si sente parola o rumore,
Portati seco dal vento.
Mura silenti e potenti
Celano all’occhio ogni cosa.
Ed in essa vi è chi
Mai riposa.
Anime dannate,
dalla morte rifiutate.
Anime sofferenti
Alla vita indifferenti.
Anime trascendenti
Alla morte irridenti.
Una bruna e flessuosa figura attraversa il corridoio che conduce alla biblioteca.
Le lunghe dita sottili trattengono alcuni antichi testi, la dama ha occhi color ghiaccio e un viso pallido e affilato.
Lady Dafne, assistente in biblioteca di lady Elizabeth avanza a passo leggero e silenzioso.
La notte non è ancora calata e pesanti tende tengono fuori dalle antiche stanze la nemica luce.
Improvvisamente i suoi sensi di predatore le indicano la presenza di un sangue caldo e si dirige nella direzione da cui arriva l’aromatico profumo.
Dalla scalinata che conduce alle stanze del principe, Dafne vede scendere il capitano a passo barcollante, esso percorre lentamente il grande atrio al di sotto della scalinata, chiaramente confuso e frastornato.
Su quell’atrio si affacciano gli appartamenti privati delle tre sorelle del principe, seguito da un’altra rampa.
Passa barcollando davanti a lady Deianira, senza nemmeno vederla.
Dafne e Deianira si guardano incerte, le stanze della famiglia sono riservate a pochi e non certamente ad un ospite, per di più pirata e non della loro specie, seppure dannato ed immortale.
In quel momento si socchiude la porta delle stanze della principessa Tepesh e da esse appare proprio l’affascinante immortale, diretta verso le stanze del principe.
La bellezza della dama è resa assoluta da due gelidi occhi verde smeraldo, che saettano attenti.
La vampira si ferma e scruta verso le deserte stanze.
I suoi sensi fremono e qualcosa la rende vigile.
Percependo l’essenza amata, un brivido le precorre le membra e avvertendo un nuovo odore unito ad essa ringhia e scende nel salone.
Lady Daphne pensando che lui avesse generosamente nutrito la principessa e per questa ragione scendesse dalle stanze d’essa, lo raggiunge e si offre di sorreggerlo.
Con garbo gli si palesa e notando lo sguardo vacuo sussurra:
-capitano.... capisco..ehm... capisco niente o forse capisco tutto.... state bene? –
proprio mentre lui cerca di raccogliere le idee una nuova immortale si materializza dalle ombre; la notte sta per arrivare e le creature si preparano alla caccia.
Norma Phèdre Tepesh, altera e bruna dama s’accosta e don un tono ironico sussurra:
-Capitano.
vi è piaciuto il giro in Dimora vedo..-
Eugene la fissa cercando di raccogliere idee e pensieri, insolitamente confusi e con volto serioso domanda più a se stesso che a loro:
- Ma, che è successo?
Cogliendo la presenza del capitano anche la principessa Tepesh si avvicina al gruppo, guardando seria Eugène. L’uomo irsuto è svanito; un buon bagno e un cambio di abiti puliti lo mostrano come prima nemmeno si poteva immaginare.
Ma ciò che colpisce Patty è l’odore che lui porta sulla pelle, l’aroma salmastro è svanito e quello che il suo fine olfatto da vampiro le fa cogliere è quello famigliare di qualcuno che da tempo manca.
Lo sguardo le si fa raggelante mentre commenta lapidaria:
-Capitano, vedo che avete fatto un giro. Avete trovato qualcosa e varcato una soglia, che non vi era stata concessa -
Eugene, comprendendo a cosa si riferisse la signora della dimora, risponde contrito:
- lo so ora che non dovevo, me ne sono accorto dopo. ma necessitavo di una ripulita -
Appena pronunciata quella pallida scusa, Eugene riceve uno sguardo scettico e pericoloso dalla creatura. Scuotendo il capo vigorosamente e portandosi una mano alla gola, il pirata impreca e rauco risponde:
- non lo so – ripete quell’affermazione come parlando a se stesso, avverte una sete folle e si sente la mente ancora disturbata da quello che ha avvertito in se.
Turbato prosegue:
- tutto è successo d'istinto, quasi un richiamo – alza lo sguardo e fissandola nei smeraldini occhi, conclude fermo:
-qualcosa ha urlato dentro di me -
La principessa sembra trasecolare all’impatto con l’affermazione del pirata e nella sua mente esse percuotono con forza, ripetute infinitamente:
"qualcosa ha urlato dento di me"
Qualcosa o qualcuno.
- Capitano. L'essenza presente in quel luogo è forte.
il suo corpo non è più tra noi, il suo spirito non so dove sia.
ma lo si percepisce e voi, forse -
Eugene Wallahn Poe, cercatore di anime abbassa lo sguardo e si allontana dalle immortali, seguito dal loro sguardo curioso.
La principessa lo segue fino alla rampa successiva e lui sentendo la gelida presenza sussurra:
- Devo riflettere, perdonatemi.
Signora, forse ho fatto una cosa che non dovevo fare, ma è stato come un richiamo.
so che non mi credete e nel caso, sono pronto a pagarne le conseguenze -
Patty Tepesh lo fissa cupa e nel suo sguardo ora si legge lo strazio lungamente represso, assopito sotto al dovere:
- Eugene, avete risvegliato in me, qualcosa che avevo cercato da tempo di placare.-
Volge lo sguardo altrove, sospirando profondamente e rimanendo seria. Infine si dirige sul terrazzo senza volgergli lo sguardo e chiude gli occhi sussurrando:
-Quella stanza era chiusa da tempo, purtroppo -
il pirata la fissa indeciso se avvicinarsi o allontanarsi da quella vampira in preda a pericolose emozioni. L’istinto e l’esperienza gli dicono di allontanarsi, la dama sembra straziata dal suo intimo tormento, potenzialmente incapace di trattenere la propria natura e il capitano indossando nuovamente il suo cappellaccio, si avvia a grandi passi all’uscita della dimora.
prende il viale della darsena guardandosi alle spalle.
Si sente improvvisamente triste e cammina veloce, vuole arrivare sul vascello e scolarsi una pinta di Rum e vestirsi, ha freddo.
fischiando ed imprecando chiama a gran voce il proprio pennuto, ha bisogno della sua acida mente.
improvviso sente l’arrivo di un dannato, si volge e vede che la principessa l’ha seguito. Le guarda le mani e si sente sollevato, lei non impugna la sua Katana.
Patty incerta sussurra:
-aspettate, devo parlarvi -
Lui si ferma e la vampira lo raggiunge con passo lento, fissandolo negli occhi.
Non lo fa per privarlo di volontà ma nell'intento di scorgere qualcosa che nelle sue speranze è presente da tempo. Con voce afona prosegue:
- Eugene, non ho intenzione di punirvi per ciò che avete fatto, ma le vostre parole hanno attirato la mia attenzione.
Se volete possiamo non rientrare in Dimora, ma ho bisogno di alcune spiegazioni da voi -
il capitano annuisce e risponde:
- Madame Patty, sono confuso o forse troppo certo di ciò che ho sentito dentro di me.
Sono giorni che formicola la mia intimità maledetta.
Avrei voluto parlarne anche con madamoiselle – la guarda aggiungendo subito - e Voi ovvio -
Patty indicando verso la dimora risponde duramente:
-Purtroppo mia sorella non c'è, ma ciò che ho visto e sentito non può essere sottovalutato da me.
Siete voi che dovete decidere se volermi dare queste spiegazioni.
sono sicura che mia sorella capirà, mi conosce.
Io non posso attendere, devo sapere.-
Tossendo cronico il pirata lamenta d’aver freddo e sete, aggiungendo anche la richiesta di un boccale di Rum.
rasserenandosi in viso, e comprendendo l’inquietudine del uomo, la principessa ribatte:
- Capisco Capitano. non temete, vi lascio libero di andare. Vorrà dire che attenderò che decidiate voi quando sarà il momento di espormi le vostre sensazioni.
Perdonate l'insistenza, ma credo capiate quanto per me sia importante.-
Terminato di rassicurare l’ospite, la principessa solleva il volto verso il cielo stellato per osservare la luna al massimo del suo splendore poi tornando a volgere lo sguardo ad Eugene lo invita a tornate in dimora, per bere e scaldarsi, al sicuro.
Il pirata accetta, rientrando in dimora e venendo rifocillato a dovere, poi si accomodano entrambi davanti al camino scoppiettante, con un calice di rum per lui e uno di assenzio per lei.
Fissano il fuoco che divora e lambisce all’interno del camino, entrambi presi e persi dai loro pensieri, poi improvvisamente Eugene inizia a parlare:
- Madame Patty, forse la mia burberia non mi ha permesso di farvi intendere a cosa è servito il mio vascello nei secoli addietro, come non avrete inteso che non è mai esistita un'isola.
sono un cacciatore di anime dannate.-
Patty solleva il sopracciglio guardandolo :
-Cacciatore di anime dannate dite? –
per un momento rimane in silenzio cercando di capire, poi azzarda fissandolo:
Voi Eugene salpate con il vostro vascello per cercare le anime dannate disperse che hanno perso la strada del ritorno?mi state dicendo questo? -
Eugene svuota il calice e la fissa senza rispondere, mentre lei rimane ferma, non riesce a distogliere lo sguardo infuocato dai suoi occhi; ha desiderio di risposte, seppur timorosa nell'ascoltarle e lo sprona a parlare.
Il pirata infine si arrende e conferma con la bocca impastata dal tanto rum tracannato con impeto:
- in quella stanza, ho sentito un urlo dentro di me e non era la mia anima -
La principessa si alza di scatto rovesciando il bicchiere a terra e lo guarda gelidamente:
Adesso basta! vi state prendendo gioco di me.
Sapete benissimo in che stanza siete entrato ed ora mi venite a dire, che avete sentito il grido di un'anima.
Eugene, non ve lo permetto. su questo non transigo.-
Sconvolta da quelle parole, Patty si dissolve lasciando il capitano seduto solo davanti al camino, nella tetra sala deserta.
Add this page to your favorite Social Bookmarking websites
| < Prec. | Succ. > |
|---|








