Alessandro Varaldo, Ventimiglia, la cultura e i giovani: un esempio da imitare per dire e fare cose nuove ... e qualche mia considerazione....

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varaldoSenza cose nuove la cultura ha dei cedimenti, senza proporre con il nuovo anche l'antico molte progettazioni si sperdono.
Occorre dire che l'attuale Amministrazione Comunale di Ventimiglia ha recepito in senso concreto queste nuove esigenze della cultura: sì che a fianco della ristrutturazione di complessi storici (basti qui ricordare la Biblioteca Aprosiana, con tutte le iniziative pregrese, dalle "celebrazioni aprosiane"), di iniziative culturali non scevre di gradevole mondanità (gli importanti appuntamenti al MAR, le riletture sulla "Iulia Augusta" o su "Apronia Marcella e le altre": di cui anima e motore è stata ed è la brava Daniela Gandolfi)  e della proposizione di nuove opzioni culturali (leggi "Il Premio Letterario Città di Ventimiglia") è andata ad offrire una vera "chicca" con la stampa nel 135° anniversario della nascita di Alessandro Varaldo  de "La Marea - Trilogia Storica di Ventimiglia", comprendente i romanzi di A. Varaldo intitolati "Il falco (cronaca del 1796)", "I Cuori Solitari" e "Mio zio il diavolo", a cura (veramente notevole e professionale) di A. Maccapani e con un approfondito saggio introduttivo di A. Ferraro.
Ritornerò magari sull'argomento che mi tocca da vicino sia come studioso sia come uomo e con me mia moglie e di cui ho letto con comprensibile nostalgia della mia laboriosa giovinezza: sin dalla prefazione in cui il Sindaco Gaetano Scullino  ha voluto rammentare un tempo lontano in cui, collaborando con la Biblioteca, riportai (per così dire) alla luce il "Fondo Varaldo" (argomento su cui estesamente e con giustezza interviene poi anche Alessandro Ferraro).
Mi ero sempre chiesto se quei lavori dei primi anni '80 avessero mai trovata considerazione nel tempo e debbo riconoscere pubblicamente (e con lode) che a prescindere dall'ampia citazione (di cui son lieto: giudico la falsa modestia come un'inutile ipocrisia di facciata!) son altresì felice nel veder finalmente utilizzato -e con una stampa di  notevole qualità come quella dell'editore "Transeuropa"- parte di un lavoro lungo e faticoso condotto su quel povero materiale alluvionato -come ha correttamente scritto il Ferraro- e che soprattutto, in verità, è stato riparato e catalogato da mia moglie Denise.
varaldo0Ma, al di là di questa encomiabile operazione, è fuor di luogo riconoscere -a prescindere dalle ideologie (se mai ancora esistono) o comunque dai gruppi politici di appartenenza- che questa amministrazione ventimigliese in ambito culturale ha progettato e (al contrario di quanto spesso accade) ha davvero fatto e realizzato molto.
Purtroppo non ovunque accade questo e così si sperdono tante forze, tante promozioni, poco si offre ai giovani, in particolare di destreggiarsi culturalmente vedendo però poi maturare concretamente i frutti del loro lavoro.
Il mio tempo diciamo "cultural-mondano" è finito -ogni cosa finisce in fondo: la ricerca pura, che diviene anche meditazione sul senso delle cose, è il campo in cui ho finito per concentrare sforzi e progettazioni dell'oggi e, se vorrà il Dio ignoto in cui credo nonostante l'opinione di molti, verosimilmente del domani....:è vero c'è chi mi richiede le conferenze di un tempo e chi mi scrive su qual libro mai editerò (ed a tutti costoro va la mia simpatia per l'affetto dimostrato):  ma questo oramai è il passato e le attuali ricerche valicano le dimensioni sostenibili in un lavoro cartaceo e poi...poi...ma sì perché non dirlo? il tempo ed il futuro è dei giovani. Farsi da parte non è un "morire culturale"  (come qualcuno pensa):  è non (magari) soffocare spazi a nuove energie ....senza vivere facendosi la guerra per una menzione in più o in meno, tanto poi come diceva il buon Totò arriva la "livella" per tutti. E poi , postilla qui non vana, a che giovò all'anziano Lanteri storico ufficiale di Ventimiglia la guerra silente (e non) fatta ad Aprosio?: il giovane Aprosio, uomo d'avanguardia, aveva già vinto perchè a differenza del Lanteri s'era affidato alle nuove tecnologie (e la stampa all'epoca ancora lo era) piuttosto che ai fragili manoscritti ...
Ma ritorniamo al tema, che è ben più importante dei fatti miei!

I giovani hanno bisogno di palestre di lavoro e di palestre da cui uscire con un trofeo, con qualcosa di finito e stampato che dia visibilità... ecco la bellezza dell'iniziativa ventimigliese ... il giovane Ferraro (come il parimenti giovane vincitore del Premio Letterario) escon da Ventimiglia,  sicuramente divenuta nella circostanza "palestra di cultura vera", con un oggetto, un prodotto vero ... cioè un libro, un libro importante di cui giustamente menar vanto....e vantar crediti per i lavori futuri...
Le complimentazioni o le targhe per qualche pur dotta conferenza si sperdono, nella polvere d'una dimenticata bacheca (quando c'è): fragili sempre e comunque, come il volo d'un passero nelle ombre del crepuscolo o quali il volo d'una falena impazzita e morente contro la luce d'un qualunque lampione: il libro è invece oggetto che permane, nella memoria, nei fruitori, nell'orgoglio degli autori e come diceva l'Aprosio, illustre ventimigliese, nelle "Scansie" di una Biblioteca....o magari, avendo sopra citato Aprosio, nelle trasposizioni che potrà avere grazie alle nuove tecnologie informatiche .... cui poi, inevitabilmente, altro ancora, succederà ... ma sempre sotto forma d'oggetti concreti, depositi materiali di parole recuperabili non affidate al contingente e al casuale!
E i giovani amano, anzi ne hanno bisogno in quest'epoca di incertezze, gli ancoraggi sicuri .... la concreta, materiale visione della propria opera e creatività: appunto dell'oggetto libro (od altro che sia e che inevitabilmente sarà) da mostrare o quantomeno da osservare pensosi e nostalgici per dire e dirsi: "ma guarda cosa ho fatto!" ...e poi anche inorgoglirsi e in particolare far inorgoglire altri a loro cari: non si può mostrare un battimani, od una conferenza di anni prima, tutto sa di ingiallito, di sbiadito, a volte come nel mio caso di persone che eran presentie che non ci son più ma che il cuore -vanamente e quindi con dolore- vorrebbe invece -contro le leggi di natura e del tempo- ancora veder lì sedute  fissarmi .... il libro invece ed i suoi tanti futuri evolutivi restano il vero monumento del proprio lavoro (cui certo, auspicabilmente, ognuno augura un "di più e meglio", compresi gli oramai sempre più rosicchiati diritti d'autore!)
varaldo1Più di ogni altra cosa -comunque- vorrei che quello che definisco il "caso culturale di Ventimiglia" diventasse la "punta dell'iceberg",  un esempio da seguire, il motore di una promozione culturale più estesa,  in grado di rendere  trainanti come ribadito i giovani studiosi  ..... nel contempo -magari- recuperando antiche dimenticate glorie ....
Ho appena scritto qui un articolo sul De Marini gran missionario e viaggiatore di Taggia, invero assai meno ricordato oggi di quanto meriterebbe: mi piacerebbe che anche, ad esempio, per l'Audifreddi, di Saorgio o Vernante che fosse, e soprattutto per il gran Biamonti di S. Biagio -l'uomo cui in fondo Foscolo dovette molto per il suo capolavoro "Dei Sepolcri"- si sviluppasse una sinergia costruttiva come quella ventimigliese....
 Di maniera che le amministrazioni di competenza (nella salvaguardia delle bellissime iniziative già in essere e/o comunque sancite dalla tradizione) affidino a giovani validi (e ce ne sono !) lavori da svolgere per quella riscoperta culturale che spesso diviene anche -e ce n'è davvero bisogno- riiscoperta d'un turismo alternativo .... culturale e paesaggistico.... sì perchè leggendo un autore come il Biamonti si vuol andare magari a visitare i luoghi in cui crebbe ed esorcizzò quella sua natura suggestiva quanto lugubre ed orrorifica alla moda anglosassone del tempo o scrivendo di un Audifreddi ancor più ci si accosta alle Biblioteche ed alle stelle, aspirando vieppiù a studiarle, con un ritorno utile a tutti anche al massimo astronomo di Liguria, il gran Cassini e conseguentemente al suo Osservatorio in Perinaldo ma anche a tutti questi bei luoghi tra Liguria e Francia ove il cielo sembra più pulito e l'universo par toccarsi al solo levar d'una mano ...

 



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