"E anche noi saremo madri..." = non solo "Manzoni e Monaca di Monza" anzi ben altro sulla questione delle Monache Scontente o Monacazioni Forzate!

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DONNA1000"Rivolta" contro le "Monacazioni forzate" è una parola di un argomento del passato più citato che noto e spesso dimensionato troppo dal giudizio corrento dell'episodio manzoniano della Monaca di Monza che costituì caso limite ma che, anche per i condizionamenti della morale del "Gran Lombardo", non esaudisce affatto la conoscenza di un PROBLEMA CHE FU EPOCALE COME QUI SI PUO' LEGGERE SULLA BASE DI NUMEROSI TESTI ANTICHI DIGITALIZZATI e di cui qui sotto si legge appena un frammento quello della "conclusione" che "conclusione" fu poi fino a un certo punto.
"E anche noi saremo madri..." suggerisce l'IMMAGINE DI UNA SUORA CHE SI TOGLIE L'ABITO dipinta nel 1792 da Jean-Jeacques Lequeu sotto gli effetti anticlericali della Rivoluzione francese: l'immagine, polemica e sensuale della suora che, lascivamente si scopre il seno alludendo esplicitamente alla sua femminile, costituì un vero manifesto della Costituzione Civile del Clero successiva agli eventi rivoluzionari francesi: nel gesto, indubbiamente provocatorio, par liberarsi tutta la rabbia femminile contro la barbara usanza delle Monacazioni Forzate.
Tuttavia, benchè la Chiesa stessa avesse tentato di arginare l'abuso delle M. forzate e nonostante gli scritti polemici contro tale abuso di vari intellettuali come Leopardi e Carrer, l'usanza in tutta Italia, e soprattutto nel Meridione (per non dividere fra eredi il patrimonio di famiglia e contemporaneamente controllare rigidamente la condizione sociale del sesso femminile) sopravvisse a lungo anche violando le ottocentesche proibizioni legislative degli Stati (per il Nord dell'Italia e quindi anche per il territorio della Repubblica di Genova furono importanti i dettami del moderno Codice Napoleonico) o delle Province italiane di Stati stranieri (Gazzetta Ufficiale di Milano del 29 giugno 1853).
La scrittrice veneta Caterina Percoto, scrivendo a Giovanni Verga una lettera il 2 marzo 1872 in merito al suo romanzo Storia di una Capinera (che è poi storia di una Monacazione forzata ottocentesca nel catanese maturata su personali conoscenze del narratore siciliano), tenne a precisare che "...la sua bella Capinera...tocca con tanto cuore, una delle più dolorose piaghe che affliggono nel mio sesso la nostra società. Qui nel Veneto, grazie al codice Napoleone, è sparita da un pezzo la trista consuetudine di sacrificare alla vita monastica le povere nostre giovinette; ma dura tuttavia il barbaro costume di educare le donne alla clausura..."(CATTANEO, p.110).



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