Si ricicla troppo e si perdono le occasioni di nuove frontiere culturali: vedi Pier Francesco Minozzi, il "Canzoniere dell'Aprosiana" e il nuovo "Enigma della Sfinge"

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MinozziSiamo nell'era del riciclo che alcuni chiamano divulgazione: nobile cosa è la divulgazione -intendiamoci- ma divulgare all'infinito le stesse cose (magari con vesti grafiche aggraziate e diverse) non solo è stucchevole ma alla lunga inaridisce gli interessi.
Le tesi di Laurea ultimamente , proprio loro che dovrebbero costituire il cuneo affilato dell'investigazione che si rinnova perpetuamente, sono spesso la sublimazione del riciclo .... ed anche a questa mancanza di novità si coniuga l'impoverimento culturale della ricerca, che sceglie il certo e noto per evitare, non sempre ma di frequente, l'incognita del nuovo che può comprendere anche il fallimento, per mancanza o inattesa irreperibilità dei dati, ma può esorcizzare un qualche luminoso futuro per qualche ricercatore alle prime armi!
E per tutto questo occorrono fantasia e voglia ... le qualità per violare la grigia quiete delle grigie certezze a pro dei rischi ma anche delle inaspettate brillantezze .... dei "luccichii della mente che mai s'accontenta"!
Prendiamo il caso del (colpevolmente) dimenticatissimo Pier Francesco Minozzi letterato incredibile ai limiti della follia linguistica, vicino al Luporeo quanto, per vari aspetti, a quella crittografia che sfociò talora nell'esoterismo ma che veicolò dati e notizie straordinarie per quanto celate entro la cornice alchemica di barocche sontuosità.
A prescindere dalle sue Libidini dell'Ingegno (che comunque se ben studiate aprirebbero frontiere nuove di investigazione sulla letteratura e sull'accademismo del '600) nel piccolo (si fa per dire) citiamo una sua particolarissima opera, quel difficilissimo quanto affascinante
"Canzoniere scritto per l'erezione in Ventimiglia della Biblioteca Aprosiana".
Non è un coacervo di parole il suo Canzoniere come sembra alla lettura vacua e superficiale che dei testi del '600 si prese a fare sulla scia della frettolosa condanna ottocentesca.

E' una sorta di vaticinio della condizione umana sospesa tra il crollo d'antiche certezze e l'ansia di sopravvivere, se non proprio in un'eternità biblica messa sorprendentemente in discussione da tante feroci controversie quantomeno nell'eternità garantita dalla fama, una fama che può estinguersi qualora non ne esista un qualche sublime contenitore, per esempio una biblioteca che di opere altrimenti disperdibili si renda eterna custode!!
Ma certo, scrivendo ciò, questi eruditi seicenteschi si augurvano che le generazioni future investigassero assiduamente in quei sublimi contenitori .... e purtroppo per tante ragioni, di cui sopra si è fatto un cenno quantomeno miserello, questo avviene troppo poco e l'impressionante patrimonio libresco italiano giace sfruttato solo in minima parte ad opera d'un numero ristretto di coraggiosi indagatori del nuovo ....

Con la speranza (fievole....ma disse Foscolo che è l'ultima a morire) che il loro numero cresca via via.....

 



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