Splendori e tormenti di Costantinopoli in 2 giudizi di 2 rari libri di metà '500: di un di un Mercante di Genova Giovanni Menavino e di un Religioso Croato B. Georgevic uniti da stesso destino esser fatti schiavi e esser poi liberi di tornare in patria
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21 Luglio 2011
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Cultura in Pillole
Splendori e tormenti di Costantinopoli in 2 giudizi di 2 rari libri di metà '500: di un di un Mercante di Genova Giovanni Menavino e di un Religioso Croato B. Georgevic uniti da stesso destino esser fatti schiavi e esser poi liberi di tornare in patria (UTILIZZANDO PREFERIBILMENTE IL BROWSER EXPLORER CLICCA QUI PER L'ARTICOLO DALL'INIZIO O COME GIA' EVIDENZIATO SULLE PRECEDENTI VOCI)
BARTHOLOMEUS GEORGEVIC fu un teologo croato nato verso il 1510 (alcuni in effetti anticipano la nascita al 1492) e morto verso il l566. Fatto dai Turchi prigioniero e portato a Costantinopoli oramai da identificare con la "Sublime Porta" che dopo secoli di gloriosa millenaria storia qual Capitale dell'Impero Romano d'Oriente od Impero di Bisanzio era divenuta centro e cuore di quel formidabile Impero Turco finalizzato dalle gesta di Maometto II "Il Conquistatore" con l'antica gloriosa metropoli conquistata ed eretta a perpetua coronazione di sì grande trionfo.
BARTHOLOMEUS GEORGEVIC [noto nelle sue opere con nomi diversi = Bartholomaeus Georgieviz; Bartolomeo Georgieuics; Bartolomeo Georgieuits; Bartholomeo Georgieuitz de Croacia detto Pellegrino Hierosolymitano e che pubblicò svariati volumi compresa la descrizione di un suo Viaggio in Terrasanta (vedi cartografia)] una volta reso schiavo fu secondo le costumanze del tempo comunque valide e consimili sia in contesto Islamico che Cristiano ben presto venduto appunto al mercato degli schiavi (anzi come lui scrisse sarebbe stato venduto per ben 7 volte).
Di BARTHOLOMEUS GEORGEVIC si sa poco oramai ma per quanto rare, nelle Biblioteche Italiane si trovano alcune sue opere che comportano informazioni di rilievo e per nulla comuni sull' Islam e soprattutto sull' Impero Turco = su cui le relazioni documentarie non saranno mai abbastanza nei secoli seguenti almeno sino alla stesura di
queste pubblicazioni -qui digitalizzate- del primo Ottocento che danno una esauriente e pressoché sconosciuta relazione dei vari aspetti in cui versavano nell'ultimo secolo di aggregazione i tanti Domini di quell'Impero che fece vacillare la Cristianità.
Come si intuisce scorrendo qui sotto l'intiera produzione di BARTHOLOMEUS GEORGEVIC l'opera sua che ebbe maggior fama o comunque diffusione fu quella sulla sua "Prigionia" che fu tradotta dal dottissimo Ludovico Domenichi e che gli stampatori Torrentino e Valgrisi editarono contestualmente ad un'altra all'epoca celebre opera sulle "Cose Turchesche" come qui si vede (noi abbiamo trascritto le opere dell'edizione fiorentina del Torrentino): al punto da costituire, difficile dire quanto scientemente, un
duplice e contemporaneo punto di vista sull'Impero, sulla sua civiltà e sulla condizione degli schiavi cristiani custoditi in esso.
Ed è fuor di dubbio che alcune postulazioni e considerazioni risultano variamente divergenti e antitetiche tra quanto scritto dal mercante genovese G. Menavino (eccone qui digitalizzata l'opera) e grossomodo nello stesso periodo annotato dal teologo croato Bartholomeus Georgevic (eccone qui digitalizzata l'opera).
*****BARTHOLOMEUS GEORGEVIC*****
ad esempio alla narrazione de
La Miseria così de Prigioni, come anche de Christiani che vivono sotto il Tributo del Turco, insieme costumi, & cerimonie di quella natione in casa, & alla guerra
ha cura estrema di far precedere una Prophetia de Mahomettani (qui l'indice) dettagliatamente presentata ai lettori e proseguendo nella lettura si nota come l'autore riproduca tale ambigua
Profezia in doppia lingua cercando di svilupparne l'interpretazione in un modo da auspicare e prefigurare, dopo il contemporaneo predominio dell'Impero Turchesco, la possibilità di una Riscossa Cristiana a condizione di ritrovare le Potenze Cristiane la necessaria untità di intenti
speranza variamente espressa e che a conclusione dell'opera l'autore, indubbiamente segnato a fondo dall'esperienza della schiavitù, sentitamente riprende in questa
Epistola Confortatoria contra gl'Infedeli, all'Illustrissimo Prencipe Massimiano Arciduca d' Austria di Bartolomeo Giorgievits.
Leggendo invece l'opera, indiscutibilmente più ampia, di
GIOVANNI MENAVINO GENOVESE DA VOLTRI
vale a dire gli interessantissimi Costumi et Vita dee Turchi [che risulta comunque opera da leggere con estrema attenzione critica anche per le dediche particolari e l'ipotesi di scelte politiche non necessariamente in linea con le opzioni istituzionali] si nota -pur nella constatazione della tristezza della schiavitù [ " Far schiavi da vendere ai mercati, da far riscattare, da scambiare per ragioni diplomatiche ecc. ecc." -giova ripeterlo sempre- era comunque un fenomeno tipico di queste guerre e dell'economia del tempo, sia per i Turchi che per i Cristiani (scorri gli indici) = sicché giunge più realistica la rilevazione fatta dal mercante genovese]- una diversa valutazione del mondo turco, meno permeata di avversione religiosa e più di curiosità per tante costumanze e tanti usi ignoti in Occidente e ritenuti apertamente di notevole valore anche economico (pure nella descrizione della
battaglia navale e del rapimento suo e dei compagni sin alla Sublime Porta non denota particolare astio verso nemici che tali ritiene, indubbiamente, ma che rispetta e nascostamente ammira).
Insomma da un lato -a testimonianza della disparità di vedute pur in un'epoca caratterizzata dallo scontro secolare tra Cristianità e Impero Turco- si nota la postazione dell'uomo di fede che vede nel Turco soprattutto un Infedele e quindi un nemico e la posizione del Mercante che affronta le proprie sventure sempre con l'ottica della ricerca e della possibilità di intrecciare relazioni: fermo restando che il Menavino analizzando i contrasti intestini dell'Impero Turco e vagliando le vicende guerresche che andarono obbligando l'Impero ad affrontare un potente nemico costituito dal Soffi o Signore di Persia indubbiamente si rallegra della pesante sconfitta patita da quell'Impero -che pur ammira per certi aspetti- ma che, per quanto sconfitta momentanea e contingente, gli rende possibile una insperata fuga ed un fortunoso rientro da uomo libero in Genova
Ecco qui le opere appena citate:
A - Menavino, Giovanni Antonio, I Cinque libri della legge, religione, et vita de' Turchi et della corte, & d'alcune guerre del Gran Turco: di Giouanantonio Menauino genouese da Vultri. Oltre cio, vna prophetia de' Mahomettani, et la miseria de' prigioni, et de' Christiani, che uiuono sotto 'l Gran Turco, & altre cose turchesche non piu uedute: tradotte da m. Lodouico Domenichi. Tutte racconcie, & non poco migliorate, In Vinegia : appresso Vincenzo Valgrisi, 1548
B - Menavino, Giovanni Antonio [l'opera qui digitalizzata] I costumi, et la vita de Turchi, di Gio. Antonio Menauino genouese da Vultri. Con una prophetia, & altre cose turchesche, tradotte per m. Lodouico Domenichi, In Fiorenza : appresso Lorenzo Torrentino, 1551 (Stampato in Fiorenza : appresso Lorenzo Torrentino impressor ducale, del mese di Ottobre 1551) = Note generali L'A. della: "Prophetia de Mahometani, et altre cose turchesche. Tradotte per M. Lodouico Domenichi" (p. 185 - 206) e Bartolomej Georgijevic come si ricava da p. 187 (vedi qui) [per inciso giova rammentare che Lodouico Domenichi fu autore stimato e citatissimo da A. Aprosio = vedi qui una tra le sue tante citazioni in un'opera digitalizzata: il nome del Domenichi è iperattivo ed evidenziato]
Ed ecco le restanti opere reperite del Georgijevic
1 - Georgijevic, Bartolomej, Specchio della peregrinatione delli piu natabili luoghi della Terra Santa di promessione, et delle processioni, et cerimonie, che nella citta di Hierusalem si sogliono celebrare. Bartholomeo Georgievitz di Croatia detto Pellegrino di Hierusalem auttore (Stampata in Roma : per Valerio Dorico, alle spesi [sic] dello stesso autore, 1554)
Ed ecco le restanti opere di Bartholomej Georgevic reperibili nei fondi antichi di poche Biblioteche Italiane:
2. Georgijevic, Bartolomej, Libellus vere Christiana lectione dignus diuersas res Turcharum breui tradens Barpt. Geor. ph. authore (Impressum Romae : apud Anthonium Bladum impressorem cameralem : Venditur apud magistrum Ioannem in insignio Gattae in campo Floris, decima quinta septemb. 1552)
3. Georgijevic, Bartolomej, Opera noua che comprende quattro libretti: si come nel sequente foglio leggendo, meglio si potra intendere. Bartholomeo Georgieuitz de Croatia, detto Pellegrino Hierosolymitano authore , 1555 (In Roma : appresso Antonio Barre (Roma : Bartolomej Georgiivic)
4. Georgijevic, Bartolomej Specchio de' lochi sacri di Terra Santa, che comprende quattro libretti, si come leggendo questo seguente foglio, potrai intendere. Bartolomeo Georgieuics despotino, detto il pellegrino di Gierusalem, auttore, Roma : appresso Giulio Bolano de gli Accolti, 1566 (Roma : appresso Giulio Bolano de Accolti, in Banchi, nella strada Paolina, 1566)
i 5. Georgijevic, Bartolomej, Prophetia de Maometani, et altre cose turchesche, tradotte per M. Lodouico Domenichi In Firenze, 1548
6. Georgijevic, Bartolomej Profetia de i Turchi, della loro rouina, o la conuersione alla fede di Christo per forza della spada christiana. Il lamento delli christiani, che uiuono sotto l'imperio del gran Turcho. La essortatione contra li turchi alli rettori della repu. christiana ..., 1553 (Impresso in Roma : per M. Antonio Blado, 1553)
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