Tra superstizione, stregoneria e magia , medicina, uso voluttuario, capitalismo e schiavismo sfrenati = "Caffe', cacao, te', tabacco ecc. la storia incredibile di "nuovi prodotti" importati in Europa"

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A prescindere da alcune inesattezze la sostanza del discorso in merito al CAFFE' fatta dal Verri è esatta = al limite maggiori interrogativi rimangono sul fatto se effettivamente come egli sostiene sia sorta a Marsiglia la prima europea bottega del caffe' o "caffetteria".
Per il resto pare indubbio quanto scritto da Pietro Verri e che cioè la prima utilizzazione del "CAFFE'" sia stata di ORDINE TERAPEUTICO E STRETTAMENTE LEGATO ALL'ARTE DEGLI "AROMATARI" (si' da ascrivere la PIANTA DEL CAFFE' ALLE "PIANTE MEDICINALI") ed, anche se la DIFFUSIONE DELLA BEVANDA fu originariamente al centro di contrastanti dibattiti (si da esser anche temuta per effetto della superstizione quale bevanda di ascendenza pagana e stregonesca utilizzata per le "veglie mistiche" ed il sonno magico" argomento su cui la letteratura demonologica ufficiale non si era risparmiata affrontando spesso il controverso e temuto argomento di sogni demoniaci, incubi e succubi) nemmeno mancò abbastanza presto di comparire nelle scansie degli speziali e farmacisti (vedi qui un elenco iconografico di farmacie attraverso i millenni)
Riflessioni analoghe si svilupparono anche in merito ad altre "PIANTE NUOVE" tra cui si possono menzionare i casi del TABACCO, del TE' e pure del CACAO) = le cui proprietà terapeutiche vennero variamente riconosciute -certo prima di quelle edonistiche- ma se non dopo che due "fazioni" si contrapposero tenacemente, quelle dei "sostenitori" e di chi temendo le novità vedeva in tali "piante" elementi oscuri che rimandavano a disegni diabolici [mai sarà da dimenticare -anche per esplicare i pericoli della superstizione- come per anni ed anni ritenendolo prodotto ctonio e demoniaco la patata non sia stata utilizzata per secoli allo scopo di umana alimentazione e si sia piuttosto lasciato spazio, con la carestia, a malattie e morti per fame specie dei più deboli (bambini in particolare) mentre nei campi crescevano siffatti tuberi ma destinate a funger da concime o quantomeno per dar alimento agli animali, specie ai maiali]
DOLCi1Ritornando a riflettere su queste "PIANTE NUOVE" che, dopo un notevole successo in "farmacopea" poi dimensionato ma sempre in qualche maniera alimentato [non senza però clamorosi abbagli come nel caso del Guaiaco o "Legno Santo" (della Florida - terra peraltro ritenuta sede di prodigi botanici e naturali- e della Bahamas) che pur è pianta medicinale fu falsamente ritenuta un rimedio eccelso contro la piaga della malattia sessuale per antonomasia = la sifilide], si affermarono in maniera clamorosa ed ad ogni livello sociale principalmente a scopo edonistico ed alimentare occorre però anche dire che per tal loro "ruolo" -e quindi a necessario coronamento di questi nuovi lussi alimentari- andava imponendosi un corredo di forme nuove e più remunerative dei PROCESSI DI DOLCIFICAZIONI (ESSENDOSI PASSATI DAL MIELE ALLO ZUCCHERO PUR ATTRAVERSO IMPONENTI FASI INTERMEDIE OGGI QUASI DIMENTICATE).
Tutte queste innovazioni colturali e gastronomiche, provenivano però come visto da PIANTE SCONOSCIUTE DEL NUOVO MONDO o da PIANTE che -per quanto non propriamente "NUOVE", GIAMMAI si adattavano alle colture in ambito europeo od in aree diverse da quelle d'origine di maniera il loro successo commerciale determinò un aumento esponenziale del peso economico delle Colonie del Nuovo Mondo oppure del Commercio con l'Oriente; di conseguenza, specie in relazione alle Americhe, le crescenti richieste di mercato determinarono un accelerato impianto colà di vastissime piantagioni con lo sfruttamento di manodopera a basso prezzo garantita solo dall'uso e dall'abuso del lavoro degli SCHIAVI.
Nel 1720 Gabriel de Clieu, un ufficiale della marina francese, salpò alla volta dei Caraibi con due piantine di caffè di cui solo una sopravvisse arrivando alla colonia francese della Martinica. Da lì, nei decenni seguenti, le piante si diffusero rapidamente in tutto il Centroamerica: con concentrazioni straordinarie di coltivazioni ad Haiti (1725), Guadalupa (1726), Giamaica (1730), Cuba (1748) e Porto Rico (1755).
Nello stesso periodo, precisamente nel 1718, gli olandesi trasportarono il caffè in un'altra loro colonia, il Suriname da cui, nel 1719 entrò nella Guiana Francese e di qui penetrò infine in Brasile, dove, nel 1727, vennero create le prime piantagioni.
L'industria nelle colonie dipendeva però esclusivamente dalla pratica della schiavitù che, tenendo anche conto della scarsa resistenza degli indigeni assoggettati e indegnamente decimati nel corso della Conquista e della Dominazione della antiche civiltà amerindiane e precolombiane prese ad esser alimentata dall'introduzione di moltitudini di robusti schiavi africani iniquamente rapiti alle loro terre ed ammassati in quel disonore della civiltà che furono le "navi negriere".
L'apogeo della TRATTA di milioni di SCHIAVI AFRICANI si registrò nella seconda metà del Settecento, proprio mentre in Europa si diffondevano le teorie illuministe, libertatarie nei principi teoretici ma spesso non esenti da contraddizioni in nome della custodia di atavici privilegi mercantili: mediamente si prende tuttora ad il filosofo francese Voltaire che, per quanto eletto a simbolo del "Secolo dei Lumi", investiva nella praticità degli affari quasi tutti i suoi cespiti nelle compagnie schiaviste non disdegnando affatto che una nave negriera portasse il suo nome.
Nella seconda metà del XVIII secolo, l'Europa, in aperta evoluzione dialettica e democratica, incominciò a rendersi conto della disumanità di questo traffico.
A promuovere la campagna per la sua abolizione furono inizialmente i quaccheri in Gran Bretagna e in America (per motivi religiosi: tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio), gli schiavi liberati -da padroni realmente illuminati dalla ragione- e che forniti di una moderna educazione occidentale ottennero di prendere dimora in Inghilterra e finalmente i rivoluzionari francesi del 1789, che predicavano la libertà, l'uguaglianza e la fraternità.
La Rivoluzione francese, in particolare, con la solenne Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, abolì formalmente la schiavitù, anche se il turpe commercio continuò indisturbato per decenni, con una sola differenza: che essendo vietato e clandestino, fece salire il prezzo della "merce".
Gli schiavi, durante il trasporto, vennero anche chiusi in barili, in modo da poterli più comodamente far rotolare a mare in caso di abbordaggio di vascelli di paesi abolizionisti: si conservano ancora alcune rarissime ottocentesche IMMAGINI DELLA TRATTA ottenute dal vivo proprio nel cuore dei famigerati VASCELLI DELLA TRATTA CLANDESTINA.
Poi, contravvenendo alle postulazioni delle sue origini rivoluzionarie, Napoleone ripristinò lo schiavismo con un'apposita legge ottenendo però fiere ribellioni: alla fine coi postulati del Congresso di Vienna nel 1815 gli Stati europei s'impegnarono per l'abolizione di SCHIAVISMO e di TRATTA.
Dovette comunque trascorrere ancora mezzo secolo prima che si riuscisse a stroncare il contrabbando (l'ultimo carico clandestino di prigionieri da Quidah per le Americhe data del 1869): a dimostrazione di un fenomeno grave e davvero epocale in una pubblicazione della sua OPERA OMNIA ANCHE NAPOLEONE III RITENNE DI DOVERSI OCCUPARE DEL TRAFFICO DEI NEGRI COME QUI SI PUO' LEGGERE
L'Inghilterra aveva pacificamente provveduto nel 1807 alla soppressione della turpe attività ma, l'altro grande paese anglosassone, gli Stati Uniti raggiunse il medesimo risultato solo nel 1863, dopo la guerra di secessione, che segnò la sconfitta degli Stati del Sud, dichiaratamente schiavisti, con i loro milioni di neri impiegati nelle grandi piantagioni di zucchero, cacao e caffè.
Tirando le somme di questa tragica vicenda si può affermare che tra il 1492 e il 1820, giunsero forzatamente nel Nuovo Mondo cinque neri africani per ogni bianco europeo: e per quanto possa sorprendere la triste palma di maggiore potenza schiavista rimase al Portogallo, con 30 mila traversate atlantiche in quattro secoli, seguito dall'Inghilterra, con 12 mila.
Gli ultimi paesi a spezzare le catene degli schiavi risultarono Brasile e Cuba, che si rifecero al nuovo diritto delle genti solo nel 1888.
Nel 1926, dopo la prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni deliberò poi ufficialmente la fine della tratta e dello schiavismo in tutto il mondo.



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