"Nervia: la Città Romana nascosta sotto la sabbia" = la lettera con cui G. Rossi ragguagliò T. Mommsen sulle incredibili scoperte a Ventimiglia nel sito della "perduta Albintimilium"

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"Al raro onore che Ella ci ha fatto di visitare la nostra città [ con questo cordiale inizio scrive Girolamo Rossi la seguente importante lettera qui pubblicata, indirizzata al grande Teodoro Mommsen nel contesto delle sue grandi operazioni di scavo sull'area di Ventimiglia Romana (N.d.R.)] e di esaminare attentamente quei pochi avanzi che ci restano dell'età romana, ha pure voluto aggiungere i suoi caldi e valevoli uffici presso l'egregio magistrato che presiede alla provincia di Genova, affine di promuovere regolari scavi nella pianura di Nervia, dove Ella ha potuto accertarsi de visu dell'esistenza di una gran parte dell'antica Entimelio (Albium — Intemelium).
Questo nobile interessamento 'che deve tutto ridondare a beneficio della scienza storica ed a lustro della nostra contrada , pochissimo o male (arrossisco a scriverlo) fin qui studiata, richiede da mia parte come Ligure e come Ventimigliese sinceri ringraziamenti. E volendo nel tempo istesso darle un piccolo attestato della mia gratitudine . mi fo libero di offerirle un disegno in fotografia del bellissimo pavimento a mosaico, scoperto in quella regione, pochi lustri or sono, ma che, con altro venuto alla luce pochi mesi dopo, doveva aver comune la sorte di andare distrutto.
Prima però di dirle alcun che di questo pregevolissimo lavoro d'arte, credo bene premetterle che quella porzione di territorio interclusa tra il fiume Roja ed il torrente Nervia, la montagna delle Maure ed il mare, è sempre stata ritenuta sede di un'antica città; e per quella consueta ragione che i nomi sopravvivono alle cose, benché di città non si scorgano più che pochissime vestigie, cionullameno il popolo conservò a quel pezzo che confina colla Nervia il nome di Città Nervina.
Ed il P. Angelico Aprosio che fu il primo a trattare delle cose nostre [in effetti il primo archeologo o meglio antiquario investigatore della "città nervina" (come qui si vede in dettaglio) e che anche "scrisse della storia antichissima di Ventimiglia: a prescindere dagli autori vari spesso stranieri che ne avevano parlato molto genericamente come qui si vede ad esser precisi il primo in ordine cronologico fu un altro letterato di Ventimiglia = nel '600 lo storico ufficiale della città Giovanni Girolamo Lanteri aveva con la sua autorità avvalorata l'ipotesi di questa diversa topografia della città romana di Ventimiglia = topografia che fu giustamente contestata da Angelico Aprosio come qui si legge (N.d.R.)] nella sua "Biblioteca" scrive ':
l'antica Ventimiglia, di cui parla Strabone urbs ingens ut Albion Intemelium
, non può essere l'attuale [allude alla città medievale = vedi p. 74 (N.d.R.)] ; imperocché non si veggono in essa quelle vestigie che per tale la potrebbero dichiarare. Ma piuttosto un'altra da essa discosta un picciol miglio di cammino, attaccata al fiume Nervia, ove si vedono reliquie di fabbriche antichissime [vedi qui repertorio di immagini = N.d.R.]. E mi ricordo che essendo giovinetto, le acque di detto fiume cresciute fuor dell'usato, passando vicino ad una possessione della mensa episcopale, con portarne via gran parte, scoprirono alcune stanze, nelle quali furono ritrovate monete, lucerne con altre anticaglie; ne importa che ivi non passi il fiume Rota o Rodoria, perchè da Strabone di fiumi alcuno non si favella.
Alla scoperta qui accennata dall' Aprosio , altre ne tennero dietro in diversi tempi ; ed a memoria mia alcune se ne fecero di non lieve importanza, delle quali dava rag- guagli nel Bollettino delle scienze, nella Rivista Italiana e nella Bandiera Italiana-, e certo monterebbe il pregio di darne una completa ed ordinata notizia, il che è mio intendimento di fare, quando il cav. Achille Aprosio mio concittadino avrà condotto a termine il piano topografico di quella importante località , il quale spero di far pervenire a suo tempo alla Direzione di codesto Istituto archeologico.
Eccole intanto la notizia del mosaico e la sua descrizione che comparve Osservatore del Varo di Nizza. Mentre nel gennaio dell' anno 1852 i coloni della valle episcopale di Nervia stavano scavando alcuni fossi a fine di piantarvi dei magliuoli, incontrata un'insolita resistenza s'avvidero d'aver sotto i piedi uno stupendo pavimento a mosaico. Sgombrato tosto l'alto strato di arena che lo tenea ricoperto, si trovò circondato di mura non più alte di un metro, da tre lati delle quali apparivano i vani di tre porte, presentandosi il el mosaico chiuso dentro un rettangolo della lunghezza di tre metri e settanta centimetri, e della larghezza di due e cinquanta.
Incominciava esso con una lista di lapillo nero di 1/100 di larghezza seguita da una fascia bianca di lapillo larga 5/100. Seguivane una seconda nera che veniva a contornare un fregio composto di tutti triangoli isosceli di lapillo nero in fondo bianco,, toccando il vertice del primo triangolo la base al mezzo del secondo volto per lungo. Una terza lista girava in varii sensi disegnando l' opera tutta in differenti quadri quadrilunghi della larghezza di 25/100 entro ai quali in mezzo a due piccole liste bianche girava attorno un rabesco, specie di treccia , con piccole zone ripetutamente colorate di bianco, celeste e giallo di bella e dolce armonia , e in mezzo di questo in fondo bianco vi era una specie di rosone pur di varie tinte, cioè di nero, bianco, rosso, celeste , giallo e cinerino saggiamente combiniti. Nel mezzo del grande spartito veniva disegnata uua stella di 47/100 di diametro con otto rombi, composti di liste bianche in fondo nero, dal centro della quale si partivano otto raggi o liste nere, dalla direzione delle quali restava divisa tutta l'opera, con una regolarità singolare ; ad una certa egual distanza da questa stella ve ne erano altre otto, in tutto consimili, che poggiando i loro centri sui lati di un quadro perfetto si volgevano tre per tre intorno alla medesima. Nei differenti riquadri che nascono dal maraviglioso gioco di queste stelle, ve no sono quattro maggiori , larghi 52/100. — In mezzo dei lati del quadrato in senso opposto vi sono a contatto altri piccoli quadrati di 24/100 per lato, e nei due di fianco vi è disegnato a piccole zone colorite di giallo scuro, celeste, grigio e nero in fondo bianco il così detto nodo gordiano.
Ad ognuno poi dei quadrati maggiori in mezzo a due liste bianche gira all'intorno un rabesco colorito, specie di treccia, simile in tutto a quel di sopra narrato. E in mezzo a ciascuno di questi quadrati dopo il rabesco, entro una lista nera, vi è un quadrato ove in fondo bianco viene mirabilmente effigiato in minutissimo lapillo un busto rappresentante per ordine le quattro stagioni.
L'Inverno tien rivolta la tosta in un drappo celeste che con bel garbo gli discende dal lato sinistro a ricoprire il collo e il petto, e dalle spalle esce in alto una specie di palma o alga, quasi indicando che egli non è privo di vegetazione.
Si trova nel secondo quadretto la Primavera e come stagion de' fiori amica è inghirlandata di fiori di diverse specie e colori; un largo nastro rosso lacca le discende scherzosamente fra l'omero e il petto.
Segue nell'altro quadrato opposto l'Estate voltata alquanto verso il centro con varii mazzetti di spighe in testa, per lo più gialli; v'ha qualche spiga verde con qualche fioretto roseo, specie di papavero campestre, che artisticamente rompe quella monotonia gialliccia. Due nastri similmente le discendono dietro all'occipite verso le spalle e sono di un roseo che tira all'arancio.
Viene per ultimo l'Autunno, giovane figura rubiconda e maschile, coronata di fiori rossi e verdastri con foglie verdi e gialliccie, ove si potrebbe ravvisare ancora qualche ramoscello di uva.
Ch' il crederebbe! di così peregrino capo lavoro d'arte non resta più che un solo quadro incastonato in un muro dell'atrio del palazzo vescovile a Latte.
Ne migliore sorte toccava ad un secondo pavimento pure a mosaico, scoperto nell'Ottobre dello stesso anno in un terreno attiguo, il quale rappresentava Arìone seduto sopra un delfino, simile in gran parte a quello riferito dal Furietti, e scoperto nello scorso secolo in Roma presso porta Capena. Si è appunto fra le macerie che stavano intorno a questo mosaico, che si trovò il frammento d'iscrizione dicente :
DEDICAT-A-T-Q-E-P-
Spero di farle tenere fra non molto una più estesa narrazione di tutte le anticaglie, oggetti d'arte ed iscrizioni, da due secoli in qua dissotterrati in quella pianura.
Di Ventimiglia 27 Febbraio 1873.
Girolamo Rossi"



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