|
10 Agosto 2011
Posted in
NEWS -
Cultura in Pillole
Gli Scavi archeologici hanno permesso di evidenziare molte notizie sugli abitanti di Ventimiglia Romana (Albintimilium) ma come spesso accade vi son cose che più di altre attirano, chi per un verso e chi per un altro: io rimasi sempre colpito da una lapide molto semplice (qui sopra proposta) dedicata a Maia Paterna, una fanciulla morta a soli 11 anni al punto che nell'occasione di un esperimento di interazione tra scultura e letteratura nel contesto di una mostra scultorea di E. Lentini tenuta presso l'Istituto di Studi Liguri di Bordighera a corredo di un'opera d'arte che sentivo molto vicina alla storia di questa fanciulla volli proporre (in modo del tutto arbitrario certo) la lunga iscrizione che i genitori avrebbe forse voluto per la figlioletta -se fossero stati estremamente ricchi- in luogo della breve iscrizione su una lapide riutilizzata di cui, non essendo verosimilmente agiati, dovettero accontentarsi.
Attraverso i secoli possono persistere certi indefinibili legami suggeriti da suggestioni ed emozioni che l'esperienza archeologica e museale, fuor di qualsiasi riferimento al paranormale, può sublimare: ed io nel corso della mia attività di ricercatore e di docente -anche per il fatto di risiedere a lungo in prossimità degli Scavi Archeologici e soprattutto del Teatro Romano- ho sempre provato sentimenti vari, di compassione, pietà e può sembrare strano di affetto, per questa fanciulla morta quasi 2000 anni fa (da ragazzo ne parlavo spesso coi miei genitori nel contesto di un rapporto profondo ed invidiabile in cui si affrontavano tutti i temi, soprattutto della consonanza degli individui di fronte ai destini terreni a prescindere da spazio, tempo e persino religioni eventuali di appartenenza): con il tempo non ha ella smesso di visitare i miei pensieri e qualche volta persino i miei sogni sì che, rielaborandone poeticamente uno molto vivo, scrissi queste due righe poetiche che, banalmente forse, intitolai come qui sotto si legge e sfruttando, lo confesso, il titolo d'una bella canzone di Ron che, meno supponente della lirica qui proposta, ipotizzava (in un contesto peraltro assai diverso) un reincontro a distanza di "cento anni".....
Ecco comunque qui nel collegamento proposto le suggestioni che può procurare un sogno, un ricordo, magari una nostalgia convivendo nell'intimo coi messaggi che l'archeologia, scienza splendida può suggerirci
"INCONTRARSI DOPO DUEMILA ANNI"
Lo so che qualche serioso collega, certo più rigoroso di me, dirà "la scienza e scienza: mettiamo da parte i sentimenti" = fermo restando il fatto che, per quanto queste indagini sian scientifiche penso che umanissima debba anzi in fondo solo possa, per intrinseca postazione anche filosofica, esser la lettura di frasi che si suppongono dettate dall'amore (anche se frasi concise come nella lapide reale di Maia Paterna) che, oggi come ieri, è fatto solo umano e non misurabile da alcuna supposta investigazione scientifica. E comunque credo che non sia sbagliato accedere anche emotivamente ai prodotti del passato sì da leggervi in essi non solo i parametri di catalogazione (importantissimi sempre) quanto, cosa di pari se non superiore rilievo, leggervi anche il messaggio che attraverso il tempo uomini e donne dimenticati hanno avuto la sorte di riuscere a tramandare. Se non altro per sentirsi tutti uguali nella condizione umana, come diceva l'antico Terenzio, e non trasformare in semplici reperti le grida di dolore od anche i graffiti d'amore che la grande tradizione epigrafica romana ci ha tramandato.
Add this page to your favorite Social Bookmarking websites
| < Prec. | Succ. > |
|---|








