Le "tentazioni della grande tentatrice": la sensualità femminile nella visione antifemminista di vari testi inquisitoriali dal Torreblanca al "Ponzinibio" al Bodin

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Aba300000Il titolo dice già tutto sulle frenesie di un'epoca gravemente misogina ma molte cose son ancora da dire sul tema: per leggere il sottostante articolo con i necessari collegamenti ipertestuali occorre cliccare qui (avvelendosi, preferibilmente, del browser Explorer)
Aprosio come Vicario per la Diocesi di Ventimiglia della Santa Inquisizone nella sua splendida Biblioteca raccolse molto materiale di LIBRI, DATI E CITAZIONI DI AUTORI OGGI DIMENTICATI QUANTO ALL'EPOCA CELEBERRIMI SUL TEMA DELLA DONNA E COME QUI SI VEDE SUL TEMA PERIGLIOSO QUANTO MASCHILISTA DEI SUOI INESTINGUIBILI  APPETITI SESSUALI specie se intesa come la LA GRANDE TENTATRICE  si avvalse tra questi in particolare di G.B.Sinibaldi che nella sua Geneanthropeiae, sive de Hominis generatione decateuchon (Roma, ex typ. F.Caballi, 1642) costruì un autentico teorema sulla esasperazione sessuale delle Donne [estremismi di incontrollati appetiti sessuali femminili che il Sinibaldi peraltro riprese da quella letteratura magica sulle Streghe che correva dalle Disquisitiones Magicae del gesuita belga Martin Delrio (anche Del Rio> Anversa 1551 - Lovanio 1608 ) al De Magia del Torreblanca.
Quest'ultimo in particolare scrisse: "L'intiera tragedia dei SABBA, che queste Streghe o Malefiche compiono assieme al DIAVOLO ha come scopo principale quegli orribili amplessi col Maligno in veste di Porco [l'autore stranamente non parla di CAPRONE come appare in MOLTI ALTRI TESTI e come risulta registrato in QUESTA DESCRIZIONE DI UN "SABBA" DEL XIV SECOLO] amplessi cui le Donne vengono irresistibilmente attratte per la loro smodata ricerca di orgasmo, nella continua frenesia di piacere sessuale e di interminabili godimenti"( De Magia, c.38, n.16, p.336) ed anche citò il il Nevizzani per cui esse "ardono d'un tal fuoco di sensualità da farsi Streghe....in modo da soddisfare la propria libidine coi Demoni i quali, al modo che riferisce il Ponzinibio nel suo trattato sulle Lamie, hanno la capacità di esaudire meglio le voglie continue di quelle coi loro MEMBRI POTENTISSIMI, con quel lor sesso che per essere biforcuto procura alle femmine estremo godimento" (In Sylva Nupt.., lib. I, n.151,p.86 = e mai bisogna dimenticare come nella stessa ICONOGRAFIA DEI DEMONI COMPAIA SPESSO EVA la progenitrice RITENUTA ASSAI PIU' TENTABILE (E NATURALMENTE PIU' COLPEVOLE) DI ADAMO COME QUI SI LEGGE = e del resto lo stesso Aprosio nel suo Scudo di Rinaldo I, come qui si vede e uniformandosi ad una vasta letteratura, riteneva "più grave il peccato di Eva rispetto a quello di Adamo").
DONNA3Tra i testi inquisitoriali del XVI secolo ma destinati ad aver fama anche nel '600 è da vagliare con estrema attenzione quello redatto da JEAN BODIN (autore celebre, di cui Aprosio ricevette la temibile DEMONOMANIA, assieme ad altri volumi sul tema, da un Grande Inquisitore di Genova) opera in cui aggirate del tutto le riflessioni ermetiche della tradizione rinascimentale, finì per sostanziare, con ben pochi dubbi, l'intiero suo meccanismo operativo sopra l'elementare e basilare principio che gran parte delle interferenze dei "Diavoli" a danno dell'umanità avvenisse per il tramite dell'anello debole dell'umanità, la Donna "vittima predestinata della sua vanità e soprattutto delle proprie formidabili esigenze d'appagamento erotico". o come in definitiva, e con toni alquanto più rudimentali, s'era soliti dire, schiava del suo Utero [donde lo sviluppo di equazioni ed identità pervicaci (per quanto assimilate da letteratura, ritualità confessionale e visione medica) del tipo Donna-Utero, Donna-uterina e poi, con un accorciamento quasi scontato, uterina o "l'uterina" per indicare la Donna tanto nel macrocosmo della sua travolgente libidine quanto nella microdimensione di un carattere "lunatico" entro cui interagirebbero molte relazioni-identità tra l'"organo distintivo e base della sua mutevolezza femminina", l'Utero appunto, e le cangianti proprietà dell'astro (la Luna) che varia capriccioso i propri influssi - ora positivi ora no a seconda delle tante fasi - sulla terra medesima, sugli uomini e soprattutto sulle donne (cosa peraltro ribadita da una vasta iconografia, di consumo sofisticato o solo popolareggiante): e da simili conclusioni, ancora, si è evoluta la definizione, certamente aggressiva e maschilista, di Lunatica (sempre per accorciamento da Donna lunatica) posta sì a base di una qualche giustificazione parascientifica dell'isteria femminile ("male tipicamente femminile" su cui si soffermano, con toni a volte seri e più spesso faceti parecchi tomi dell'Aprosiana, non solo d'argomento medico ma ancor più spesso teologico e di varia erudizione) ma altresì eretta quale efficiente mezzo di ridimensionamento a scapito di quella "razionalità femminile" su cui parecchie letterate andavano disquisendo ed al cui riguardo non mancavano "sostenitori in qualche modo eretici" tra il "sesso forte"].
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Questa visione lasciva ed in vario modo terrorizzante dell'universo femminile, peraltro, si caricava variamente - ancor più in Francia che in Italia - di altre valenze negative e di equazioni a dir poco preoccupanti - spesso anche effigiate a livello iconografico - di quel tipo caratteriale facilmente interscambiabile ("presupposta" la debolezza costituzionale della "femmina" biologicamente collegata alla periodicità fisiologica del "mestruo" e di riflesso alla ciclicità perniciosa di "raggi ed umori lunari") che in varie culture (e non solo in quella cristiano-cattolica) rimanda al mitologhema potenzialmente diabolico, di un Giano bifronte volto al femminile, in cui si fondono gli opposti storico-culturali della DONNA LUNATICA che include i sottoschemi della della "donna angelo-donna demonio" e/o della "donna simbolo della vita-donna simbolo della morte".
Comunque a testimonianza della formidabile resistenza dell'antifemminismo più pervicace -pur a fronte di parecchi sviluppi filosofici e di un indubbio progresso sociale della donna a partire da fine XVIII sec./primi Ottocento- vale la pena di assumere a penoso simbolo documentario di moderna sessuomania ed esasperata misoginia quanto ha scritto in questo nostro secolo - anche per giustificare un'affrettata conversione al cattolicesimo, partendo da postazioni decisamente materialiste ed atee - Giovanni Papini nelle sue Testimonianze e polemiche religiose, Milano, 1960, p. 683: "Nessuna creatura quanto la donna si è vantata dell'amicizia e della protezione di Satana, nessuna si è asservita a lui quanto le discendenti di Eva")].
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Nel tentativo di essere ancora più esaurienti si può, alla fine, scavare ulteriormente nelle ipotesi del Solè, confrontandole coi dettami del CONCILIO DI TRENTO in merito alla CONFESSIONE ed ai RISCHI DI UNA CONFESSIONE TRA RELIGIOSI GIOVANI E BELLE PENITENTI [peraltro il dibattito sui rischi della confessione era esteso all'onorabilità della donna onesta non solo in caso di una CONFESSIONE RELIGIOSA ma pure nell'eventualità di una CONFESSIONE PRESTATA AI GIUDICI IN TRIBUNALE]: peraltro dalla seconda metà del '500 pure all'interno della struttura ecclesiastica si era andata rianalizzando con estrema attenzione (specie per un attacco abbastanza diretto dei domenicani - ma sostanziale espressione dell'urto ideologico tra vescovi ed ordini religiosi - nei confronti dei gesuiti, che prediligevano il rapporto individuale nella confessione in luogo della sua rigida evoluzione in mero strumento di controllo della disciplina sociale come mediamente istituito dall'autorità ecclesiastica basata sull'autorità territoriale di vescovi e parroci) la relazione spesso problematica tra il confessore - che era prete ma pur sempre uomo e molto spesso giovane - e le penitenti.
Un quesito di difficile comprensione -alterato da diverse interpretazioni storiche e da una reale ristrutturazione dell'istituto della confessione dopo le revisioni del CONCILIO DI TRENTO- è suggerito dalla distinzione tra la normativa suggerita ai confessori istituzionali e gli innovatori Gesuiti.
Per quanto possa sembrare improprio, e nonostante si levino spesso in contrapposizione a ciò voci anche autorevoli, per tutto la II metà del '500 ebbe grande rilevo tra i confessori italiani un prontuario per confessori redatto da MATTEO CORRADORI (Speculum confessorum & lumen coscientiae continens plena norma cofide di & examinandi comissa sceleta coplectens omnes & singulus casus coscientiae occurrentes & necessarios, Venezia, Alexander de Vianis, 1554, in 8°): tale prontuario, oggi molto raro per una sua voluta dispersione, era assai diffuso nel XVI sec. tra i confessori anche per l'utilità di consultazione: il titolo è in latino mentre il testo è in italiano, come conveniva in un'epoca in cui non tutti i confessori mantenevano grande dimestichezza con la lingua classica.
Per utilità di chi lo doveva consultare si nota che indicata la penitenza per alcuni tipi di peccatori gravi era indicata anche la pena da subire.
Il libro, per quanto oggetto di controversie di interpretazione, era alla base di certe convergenze tra le pene comminate dallo Stato e quelle comminate dall'autorità ecclesiastica: semmai, fatto che a sua volta era registrato come un difetto a cui la Chiesa italiana avrebbe cercato di porre un rimedio tramite una presunta opera di moderazione: nel PRONTUARIO DEL CORRADORI si nota infatti una stretta convergenza con parecchie delle norme più severe contro stupratori, sodomiti, ladri, falsari, peccatori sessuali contro natura e via discorrendo.
La rigidità di questi testi confessionali e nello stesso tempo la necessità di porre un freno alle licenze sessuali che avvenivano durante le confessioni fu quindi alla base sia della Riforma del Confessionale sia all'introduzione di nuovi più moderati prontuari per inquisitori: sull'asse puramente giuridica è comunque da registrare come da un lato la giustizia ecclesiastica nel '500 finisse per essere più severa di quella dello Stato divenendo secondo alcuni interpreti più mite nel '600: con la conseguenza che tanto nell'uno che nell'altro caso si svilupparono contrasti giurisdizionali tra legge ecclesiastica e legge penale della Signoria.
>In questo arco di tempo si sviluppò con una certa rapidità in Italia (dopo che in Spagna) una nuova definizione formale del reato già noto come sollicitatio ad turpia, le cui possibili varianti son qui
PROPOSTE DIGITALIZZATE da un antiquario e specifico  TESTO DI DIRITTO CANONICO.
. Più agile e strutturalmente moderna da consultare è comunque la BIBLIOTHECA CANONICA, JURIDICA... di L. Ferraris alla voce SOLLICITATIO AD TURPIA che ha il pregio di proporre, in veste grafica ecclllente, la basilare BOLLA DI GREGORIO XV DEL 30 AGOSTO 1622 stesa soprattutto nel tentativo di frenare la "vitiosa curiositas" cioè la presunta paraerotica propensione, denunciata in vari confessori, per la descrizione di ripetuti atti sessuali: di tresche tra i confessori e le loro penitenti, la storia, remota e no, del Cattolicesimo era già ricca e per parecchi versi correggibile come scrisse Erasmo da Rotterdam (Exomologesis sive modus confitendi, in Opera, V, Lugduni Batavorum 1704, coll.146-170) ma la Chiesa romana, alle prese con "Lutero" e la Controriforma, non seppe far altro che irrigidire le sue postazioni, con una difesa assoluta del celibato e sanzioni precise sul dovere dei penitenti di raccontare ogni cosa al proprio confessore, senza tralasciare alcunché‚ (A.PROSPERI, Penitenza e Riforma, in "Storia d'Europa - L'Età Moderna sec. XVI - XVIII", vol. IV, Einaudi, Torino, 1995, p.243-245)



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