"Beltà che à rimirar conduce a morte": Lamie o "Donne Vampiro", la bellezza che cela il mostro, così scrisse Giovanni Ferro in merito alle " nel suo misogino emblema contro la seduzione femminile"
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08 Settembre 2011
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Cultura in Pillole
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La brava collaboratrice di Ventimiglia.biz Lisa Lambertini, che soprattutto è una scrittrice, e quindi elabora nel contesto di fascinose saghe vicende tenebrose ed esoteriche in cui predomina la figura del Vampiro è la moderna punta dell'iceberg di una letteratura che affonda le sue radici in epoche lontanissime e bibliche, in cui la storia si confuse spesso con la leggenda e la leggenda divenne mito.
Ancor più del secolo scorso nel contesto della grande affermazione del Dracula di Stocker la Donna Vampiro è entrata potentemente nella moderna letteratura fantasy e vi è entrata con un retaggio di primordine in quanto la figura della Vampira o Lamia era letterariamente ancora più salda di quella del Vampiro essendo stata forgiata sulle solide basi di un arcano antifemminismo postulato sulle radici di
una "presupposta" la debolezza costituzionale della "femmina", biologicamente collegata questa tanto alla ciclicità perniciosa di "raggi ed umori lunari" (da cui la definizione di "donna lunatica") quanto soprattutto alla periodicità fisiologica del "mestruo", che fece proliferare una letteratura (anche dotta e "scientifica") sulle relazioni fra donna e cultura del sangue benefico e o malefico (comportandone di frequente il coinvolgimento contestuale con la storia e la letteratura del vampirismo e specie con le storie terrifiche della Lamia -a volte rappresentata anche in forma di dragone vampiro come qui si vede- ed ancora della Strix Atra che comporta, da tempi immemori, collegamenti a varie crature dal Lupo Mannaro, alla Pulce, al Gufo, alla Civetta, al Nitticorace coimplicando pure il discorso altrettanto atavico -registrato da Plinio- dell'uso di apporre dell'aglio contro le infestazioni di alcuni di questi esseri, il Pipistrello in particolare)
La Vampira o Lamia andò poi a corroborare una visione lasciva ed in vario modo terrorizzante dell'universo femminile caricava variamente - ancor più in Francia che in Italia - di altre valenze negative e di equazioni a dir poco preoccupanti - spesso anche effigiate a livello iconografico - di quel tipo caratteriale facilmente interscambiabile che in varie culture (e non solo in quella cristiano-cattolica) rimanda al mitologhema potenzialmente diabolico, di un Giano bifronte volto al femminile, in cui si fondono vari e opposti schemi storico-culturali che includono altri sottoschemi a partire da quello quasi emblematico della
"donna angelo-donna demonio" e/o della "donna simbolo della vita-donna simbolo della morte" [e quindi ancora (ma già lo si è compreso) e della donna vergine, per cedimento ai sensi, divenuta donna lussuriosa da identificarsi con la donna pagana e quindi con la donna strega che deve esser perseguita con ogni possibile strumento investigativo compresa la quaestio o tortura nemmeno escluso -almeno fino alla rivisitazione seicentesca dei procedimenti per stregheria- il ricorso estremo alla feroce prova del galleggiamento nell'acqua (in pratica un'esecuzione sotto forma di prova di "colpevolezza/innocenza") ]
Comunque a testimonianza della formidabile resistenza dell'antifemminismo più pervicace -pur a fronte di parecchi sviluppi filosofici e di un indubbio progresso sociale della donna a partire da fine XVIII sec./primi Ottocento- vale la pena di assumere a penoso simbolo documentario di moderna sessuomania ed esasperata misoginia quanto ha scritto in questo nostro secolo - anche per giustificare un'affrettata conversione al cattolicesimo, partendo da postazioni decisamente materialiste ed atee - Giovanni Papini nelle sue Testimonianze e polemiche religiose, Milano, 1960, p. 683: "Nessuna creatura quanto la donna si è vantata dell'amicizia e della protezione di Satana, nessuna si è asservita a lui quanto le discendenti di Eva")].
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