Principato di Monaco, Capitanato di Ventimiglia e la lotta contro la "Grande Morte Nera" nel '500: quando la collaborazione tra Stati e genti sa superare le frontiere nel nome della lotta contro il male!
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21 Settembre 2011
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Cultura in Pillole

Cadendo le celebrazioni del "Mese della Cultura e della lingua Italiana", organizzato presso la Grande Sala del Ministero di Stato monegasco su iniziativa dell'Ambasciata d'Italia a Monaco - concomitante peraltro con gli eventi del 150° dell'Unità- Ventimiglia biz in cooperazione con il sito partner di CulturaBarocca propone qui un'insolita socumentazione: importante però per testimoniare i vincoli stretti che collegano e collegarono il Principato di Monaco e l'Italia, nella fattispecie la città di Ventimiglia e più estesamente il Dominio della Repubblica di Genova.
Ci si riferisce ad un momento epocale e drammatico di fine XVI secolo quando la collaborazione tra il Principato di Monaco e il Capitanato di Ventimiglia (in sinergia con la Signoria di Dolcecqua e lo Stato Sabaudo) fece sì che la Peste che devastò la Liguria non raggiungesse queste contrade: è una pagina importante la quale dimostra che, attraverso i tempi, solo superando possibili antagonismi e/o particolarismi difronte a situazioni catastrofiche si possano evitare tragedie apocalittiche = PER LEGGERE L'ARTICOLO CON I LINKS IPERTESTUALI CLICCARE QUI (SE POSSIBILE USANDO IL BROWSER EXPLORER).
La mirabile collaborazione ai "Baluardi di Liguria" tra Capitanato di Ventimiglia, Principato di Monaco, Signori di Dolceacqua, Stato Sabaudo e Repubblica di Genova e nonostante la provata efficienza dei Rastrelli di Controllo, l'utilità delle Patenti di Sanità e poi ancora la tecnica della Quarantena (assai discusso ma certo utile dal lato preventivo il caso di un medico obbligato a "Far Quarantena") quanto dei "Lazzareti" (senza escludere -pur tra la feroce indifferenza dei profittatori e in particolare dei delinquenti di strada preoccupati di saccheggiare- anche luminosi episodi di abnegazione nel prendersi cura dei contagiati anche a rischio della vita) impedì che che dal Ponente Estremo di Liguria a Monaco la Peste si diffondesse con strage di tanti innocenti.
Occorre tuttavia rammentare che specie nel Capitanato di Ventimiglia le notizie della strage genovese non mancarono di alimentare il terrore della morte nera tra il 1579/'80 su cui molto forte era l'influenza di superstiziose paure tra cui quella dell'opera di streghe, demoni ed untori sì che le persecuzioni furono eclatanti.
L 'angoscia era dilagante al punto che si ebbe pure qualche caso di lapidazione a furor di popolo ed anche al segno che il timor panico d'un'imminente Apocalisse, pur dopo che il male sparve come era venuto, continuò ad alimentare leggende oscure che ebbero poi tragici epiloghi che vanno dal caso delle Streghe di Triora alla Malefica Peirinetta Raibaudo.
Nonostante l'assenza del contagio la gente non era quieta oltre che per paura, talora dettata da superstizione ma comunque sempre ben comprensibile e giustificata, anche per l'assenza di qualsiasi cura medica possibile come ancora a ragione di un raggelante isolamento del Capitanato che se diventava angosciante dal lato emotivo dal lato pratico comportava effetti anche nelle carenze di approvvigionamento di derrate alimentari = fatto che aveva vieppiù impoverita -con enorme sconforto degli abitanti- l' unica villa marinara del Capitanato ove l'attività agronomica era minima e si viveva proprio in funzione oltre che del pescato di quegli scambi commerciali che l'attuale emergenza aveva paralizzato, cioè Bordighera.
Dopo un preoccupante periodo di assenza di notizie che aveva fatto meditare sul peggio si ebbero notizie di prima mano e gli animi provarono, anche per la tipologia delle novità, un relativo rasserenamento.
Gli Ufficiali della Sanità del Capitanato di Ventimiglia in questa lettera al Signore di Monaco diedero esplicitamente testimonianza del pur relativo ottimismo che quasi di colpo parve trovare un certo fondamento: essi, dopo inutili tentativi, avevano finalmente ripreso i contatti con Genova e per quanto stentatamente le cose sembravano colà migliorare :" . . . arrivò hieri qui Agostino Sperone venuto da Genova partito di la alli 12 dal quale havemo inteso che le cose della mala sanita [la Pestilenza] di detta città s'andavano raffrenando . . . .".
Dello stesso tenore ma più estesa l'informazione per i Doria di Dolceacqua: "... noi Le facciamo sapere come hiere giunse a buon salvamento qua Agostino Sperone et insieme la barca di Stefano Rainero con un'altra barca di Sestri carica di grano . . ." .
Era però già arrivata da Genova un'altra barca: ... capitò sopra questa nostra piaggia domenica passata con un suo Leudo patron bartomelino verde di San Pier d 'Arena venuto da detto luoco dal quale et fico nostro capitano havemo inteso che a bocca et per lettere scritte dal magnifico Luca Grimaldi il bianchino al magnifico le cose della mala sanità di Genova s'andavano quietando scrivendo detto Luca una sua di 6 che il giorno avanti et la notte appresso non erano morti piu di 14 persone dentro la città ... "
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