"Fuggono gioventù e bellezza: e nessuno per potente o ricco che sia sfugge al comune destino...può solo tentarvi come tanti alchimisti ... e poi fallire": l'Aprosio pensoso sul senso della vita sempre sospesa tra incertezza e mistero

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Le MOTIVAZIONI COMUNICATE ALL'ERUDITISSIMO OTTAVIO MONTALBANI DEL SOTTOTITOLO dato allo "SCUDO DI RINALDO" ovvero lo "SPECCHIO DEL DISINGANNO" erano l'espressione di una sorta di presagio poi esperimentato dall' INCUPIMENTO DELL'ULTIMO APROSIO in merito alla scoperta VANITA' E FRAGILITA' DELLA VITA RIPRESA NELLO SCUDO DI RINALDO II e quasi un riflesso prosasistico meno sarcastico ma non meno drammatico di quanto espresso da CESARE GIUDICI nel suo sonetto dalla "Bottega de' Chiribizzi" intitolato "OROLOGIO SOLARE IN UN MURO D'UN CACATOIO"
Un incupimento quello di Angelico Aprosio che se si ANALIZZANO REALMENTE LE FASI SALIENTI DELLA SUA VITA SI PUO' VARIAMENTE INTENDERE lo si evince all'interno di vari nuclei epocali e comportamentali e su cui ebbe occasione di riflettere anche tramite una e precisamente QUESTA, FRA LE TANTE COMPOSIZIONI ACCADEMICHE CHE GLI SCRISSE L'AMICISSIMO P. F. MINOZZI DA MONTE SAN SAVINO e che cioè comunque vadano le cose "ALLA FINE DELLA FAVOLA NE' DONNE NE' UOMINI NE' RICCHI E NEMMENO POTENTI PER QUANTO ALTEZZOSI ESSI SIANO POSSONO SFUGGIRE AL COMUNE DESTINO, VALE A DIRE ALLA MORTE".
 Aprosio e Minozzi molto avevano in comune anche i tormenti per un graduale incupimento di fronte alla scoperta precarietà della vita resa eclatante da tanti drammi epocali e non a caso Pier Francesco Minozzi fu autore accademico di questo sarcastico commento -salvato dalla dispersione proprio grazie al "Ventimiglia"- sulla fragile condizione della vita nel tempo anche dei ceti dominanti e abbienti del '600 nonostante i grandi ed ingiusti privilegi di cui godevano. Scrisse dunque Pier Francesco Minozzi:
"...Per mutar all'oggidì l'arguta domanda della feroce Tebana Sfinge (che giammai Edipo, sapendo il Fato, l' avrebbe però disvelata al prezzo che sborsar gli fu d'uopo) dell' homo di gran rango dir si puote:
"Che nasce a fatica e rischio per esser custodito da prezzolate fantesche e dipoi, crescendo in forze e con fortuna tollerando gli strali di sorte avversa, andar per via in seggetta da vivi a custodia di mercenari servi, e al fin del tutto, che tutto dura il balenio d'un lampo o d'un fortunale, col suon ch'accompagna la seggetta dei morti giunger all'ultima dimora per via di mascherati oranti che sol pensan a testamenti, legati, lasciti od oboli ...Fato triste anche questo, il nulla mai far senza Cerberi guardiani che per soldo fan loro Domino chi talor nell'Averno iscaccierebbero ... e per finir quindi
niun fra Voi, miei Signori, dimentichi di fidar in carte ed arte, per serbarsi il nome dal tempo, che per ogni un fra noi sì frali, sanza fallo, altrimenti destin tristo e comune è l' oblivion Letea dacché da vero vana, a mio provato giudicio almen venendosi per malitia travisato il dire mio sì da perder quasi il buon nome a gran fatica tratto dal fango al sole, resta la Fe' che talor si pone in Fama e Onori del Mondo, li quai ratto il tempo sperde dei più dopo il compianto di men ch'una hora per qualchesiasi mortal fine: ch'Atropo crudelissima ben è lesta a tagliar le fila per via di gran sciagura, di letal morbo comanco per improvvida morte da ria man d' assassin di strada cagionata..."



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