Le "grandi" cose della piccola storia che si ignora: l'"Orologio Pubblico" della sei-settecentesca Vallecrosia simbolo -come in tantissimi centri- di una rivoluzione culturale rimasta ignota ma anche d'un modo improprio e pericoloso di realizzarla
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23 Ottobre 2011
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Cultura in Pillole
Nel monumentale contesto di quell'antropologia culturale (VEDI QUI GLI INDICI MULTIMEDIALI) in cui si fondono con tante altre espressioni della civiltà, la "grande" storia (mediamente trattata scolasticamente) e la "piccola" storia (quella che spesso sveltamente si elude con un cenno) quest'ultima racchiude segreti ed interazioni che passano spesso inosservate quando meriterebbero semmai una notazione attenta per i frutti che su più piani possono produrre.
Per esempio l'inaugurazione di un Orologio Pubblico sulla Torre Campanaria o meglio sul Campanile Nuovo della Parrocchiale antica di Vallecrosia medievale, la Chiesa di S. Antonio, (VISUALIZZA QUI LA TEMATICA COI RELATIVI LINKS: PREFERIBILE IL BROWSER EXPLORER) costituì un momento epocale per questo borgo ligure rivierasco (come per tutti i borghi di ogni contrada del mondo): misurare il tempo prescindendo da misurazioni incerte come il canto del gallo od ancora la vecchia meridiana divenne un privilegio di tutti, non solo un diritto per chi poteva permettersi cronografi di un qualche effetto pratico, vale a dire i ceti egemoni.
Controllare il tempo, poter esser puntuali in quanto avvisati dalle campane o dall'osservazione diretta dell'orologio era una oggi impensata garanzia; significava tra tante altre cose esser esenti dalla tirannia dei "caporali" o "segnatempo" che, provvisti dai datori di lavoro di strumenti atti alla misurazione del tempo, potevano all'unisono imporre multe ai ritardatari od ancora allungare contro il lecito il tempo del lavoro.
Oggi possono sembrare banalità ma non lo furono e spesso per realizzarle ci si dovette appellare alla magnanimità di filantropi spesso dimenticati in breve tempo; tranne quando costoro per realizzare il loro lascito si erano appellati a vecchie costumanze come quelle dei legati testamentali o lasciti vincolanti che, efficienti in un primo tempo, divennero così pesanti per quanti vi eran stati obbligati, attraverso vie che passavano di famiglia in famiglia, di generazione in generazione, da impoverirsi.
E così una grande iniziativa pubblica, oltremodo utile come quella di Vallecrosia presa qui come esempio tipologico di un fenomeno nazionale e mondiale, divenne per alcuni un peso economico insostenibile finché Napoleone Bonaparte abolendo la bizzarria di questi legati mantenne tutte le positive iniziative che essi avevano comportate, ma le legò ad una nuova normativa, in cui la gestione pubblica di beni d'utilità comune giustamente si avvaleva delle risorse fiscali e non dei vincoli imposti per testamenti magari redatti secoli prima e forgiati sulla base di patrimoni liquidi investiti che oramai più non fruttavano interessi (con tanti cambiamenti socio-politici) ma che a guisa di inesistenti quanto tormentanti fantasmi tormentavano i lontani eredi di quelli che all'origine del tutto avevano goduto del legato, fatto a buon fine dal testatore ma senza valutare come col passar del tempo ogni cosa lentamente e inesorabilmente si sfaldi trascinando talora nel male un iniziativa buona e soprattutto quanti di quella iniziativa vetusta alla fine avevano oramai solo gli oneri e nessun onore nè formale né materiale
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