Non romanzi ma storie; quando un Vescovo di Ventimiglia, debellati i Saraceni, salì all'Alma Mater di Novalesa, gran centro di fede e studi, a riconsacrare la via Liguria - Piemonte e le Chiese del grande Monastero di Susa

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Nel cap. 46 del V lib. della CRONACA redatta da un anonimo cronista benedettino del grande monastero susino di NOVALESA è scritto: "è noto a tutti che il monastero della Novalesa fu distrutto dai pagani e le sue mura furono rase al suolo. Ai tempi nostri i monaci che vi abitavano, dolendosi di quel danno, fanno venire il VESCOVO DI VENTIMIGLIA [titolare di una Diocesi antica e per molti persi particolare, sita in una fondamentale area di transizione anche "ideologica e contestualmente localizzata in posizione strategica per i grandi percorsi attraverso la tormentata cristianità comprese del pari una sorta di stazione di smistamento per le varie mete nel "Sacro" quanto di una significativa diramazione "ligure-piemontese" di una potenziale "via Romea" quanto ancora di quello che sarebbe stato il I e più meridionale Tragitto della Via dei Pellegrinaggi a Santiago de Compostela] perché consacrasse le chiese distrutte [dopo la Vittoria dell'Alleanza Cristiana contro i Saraceni del Frassineto] cioè di San Michele, della Santa Genitrice di Dio Maria, di San Salvatore e di Sant' Eldrado" [e grande fu l'aspersione del sale benedetto (proprio del battesimo = vedi qui i riferimenti di F. Potestà) sempre usato negli esorcismi comprese queste sconsacrazioni/riconsacrazioni avverso superstizioni, relitti di idolatria, pratiche pagane con supposte presenze demoniache: la formula sacramentale della benedizione del sale, trae origine dal miracolo del risanamento dell'acqua, operato dal Profeta Elisèo (2 Re 2,19-22) che versa del sale in quella sorgente malsana unitamente ad una preghiera…"Dice il Signore: rendo sane queste acque: da esse non si diffonderanno più morte e sterilità" (2 Re 2,21) = Vedi dai DISQUISITIONUM MAGICARUM LIBRI SEX DI MARTIN ANTONIO DEL RIO quanto contenuto nel Lib. VI, Cap. III Quorundarum remediorum Ecclesiasticorum contra calumnias hereticorum defensio le riflessioni in merito Esorcisti, all'uso del sale benedetto, a quello dell' acqua benedetta, delle erbe e palme benedette, dell' agnello di Dio benedetto fatto di cera e lana, ed ancora dei balsami e dell'olio benedetto, del crismon e dell'olio degli infermi, della benedizione di varie cose = Martin Antonio Del Rio uno dei massimi punti di riferimento di tutto il diritto inquisitoriale ecclesiastico e soprattutto interprete dei fenomeni di stregoneria in questa sua opera fece cenno specifico in merito ai processi di sconsacrazione/riconsacrazione dei siti già occupati da pagani e/o infedeli dei pericoli rappresentati pure dal rinato Culto del Dio Mitra spesso collegato ad una sorta di Religione del Drago e/o del Serpente per una specie di maligno rovesciamento del grandioso Sacramento del Battesimo = e per ciò in relazione all'IMPORTANZA DI ESORCISMI ED ESORCISTI -contestata dai Riformati (Protestanti)- fece cenni peculiari all'esorcismo del sale ].


ELDRADOSia dal punto di vista topografico che storico e religioso è pressoché naturale che la CHIESA DI VENTIMIGLIA [ propaggine del primigenio APOSTOLATO CRISTIANO-CATTOLICO e del suo IMMENSO APPARATO oltreché da ascriversi tra i più antichi EPISCOPATI e DIOCESI pur nel grandioso contesto dell DIOCESI DEL MONDO CONOSCIUTO] non abbia finito -in forza anche della sua POSIZIONE GEOPOLITICO/RELIGIOSA TRA ITALIA E FRANCIA- per diventare un ANTEMURALE CONTRO L'ESPANSIONISMO ARABO E SARACENO.
E del resto quasi a fare da controcanto l'allora potentissima ALMA MATER DI NOVALESA -che era espressione storica dell'antico APOSTOLATO MONASTICO E BENEDETTINO- aveva esteso sin al Mar Ligure e al territorio diocesano ventimigliese i suoi già enormi possedimenti tramite l'erezione del "PRIORATO DI SANTA MARIA" NELL' AGRO DI DOLCEACQUA CON IL quasi a ratificare ufficialmente la sua influenza su tutto QUESTO ANTICO TRAGITTO MARE MONTI.
Per la naturale sinergia tra questi due grandi poli cristiani fu quasi consequenziale la convergenza di interessi avverso l'ESPANSIONISMO SARACENO e che RISOLTA L'EMERGENZA BELLICA in forza delle GESTA BELLICOSE DEI CAVALIERI CRISTIANI su questa TRAVAGLIATA AREA DI CONFINE E DI TRANSIZIONE la sanzione della pace e della pietà sia stata portata dall'opera di riconsacrazione di un VESCOVO DI VENTIMIGLIA.
E' al contrario DIFFICILE DIRE CON CERTEZZA CHI FOSSE TALE VESCOVO DI VENTIMIGLIA: l'Alessio rimanda al Savio che citò un Vescovo Tommaso (1060-1092) officiante in val Susa (Antichi Vescovi di Torino, Torino, 1888, 136) e del Cipolla che propendeva per il predecessore , l'Episcopo Bartolomeo (990-1026= Gams, Series,826).
Si potrebbe anche menzionare Brunengo, Vescovo citato in un Martirologio ventimigliese dell'XI sec.; il Brunengo secondo G.Rossi e G.B.Spotorno sarebbe da collegare a S.Maiolo per il ruolo, suo e dei CLUNIACENSI di cui era abate contro i Saraceni: la materia induce alla cautela ma i tempi, le figure di Santo e misconosciuto episcopo suggeriscono relazioni fra la lotta antimoresca, il ruolo dell'Ecclesia locale e la RICONSACRAZIONE CONTRO LA DESERTIFICAZIONE (sostanzialmente contro le PROFANAZIONI MUSULMANE ma in vero, seppur meno scopertamente, contro i mai sopiti RELITTI DI RELIGIONI PAGANE PRECRISTIANE e "più moderne" INTERFERENZE DIABOLICHE E FUORVIANTI DALL'ORTODOSSIA CATTOLICA portate avanti da crescenti movimenti di NEOMANICHEI, CATARI, PRAVI HOMINES) di un tragitto interregionale (che rappresentò uno delle prime e più importanti espressioni di DIRETTRICE STORICA DEI PELLEGRINAGGI DI FEDE = vedine qui una cartografia moderna multimediale inserita nel più esteso contesto della cartografia moderna multimediale dei Pellegrinaggi di Fede) svolto da un porporato ligure.
Non é casuale che, "sorpreso" dai Saraceni nel passar d'Italia alle Gallie, Maiolo di Cluny sia divenuto emblema d'una riscossa: per feudatari e clero la sua liberazione avrebbe simboleggiato la liberazione dei percorsi.

Novalesa e Ventimiglia non eran solo gangli viari; restando a lungo insicuri i tragitti provenzali per le bande di Mori sopravvissuti alla disfatta (o rifugiatisi in sicuri approdi insulari), la strada "nervina" fra Novalesa-Susa e Ventimiglia-Ponente ligustico fu la I ad esser praticabile per fornire del sale di Lerino il territorio pedemontano.
La sua riconsacrazione (e contestualmente la pubblica sanzione della sua fruibilità) annunziò alla Cristianità la speranza d'uscire dai tempi oscuri dando fiducia a borghesi ed imprenditori di trafficare fra Liguria e Cisalpina: soprattutto permise che il grande fenomeno dei PELLEGRINI DELLA FEDE potesse rivitalizzare contrade riarse dai saccheggi, un pellegrinaggio che peraltro aveva i suoi caposaldi nell'OSPEDALE DEL MONCENISIO a settentrione (per cui dall'Italia si poteva accedere verso il Nord-ovest d'Europa) e negli OSPEDALI DELL'ESTREMO PONENTE LIGURE punti di partenza ideali per viaggi, di terra e mare, verso ROMA come anche verso i nuovi confini che il risveglio della cristianità avrebbe conquistato.
Il Vescovo per risalire a Susa aveva seguito il tragitto di val Nervia; forse per la stessa via il Vescovo torinese Claudio , nell'820, era intervenuto in area intemelia contra agarenos et Mauros, i predoni che anticiparono i Saraceni (Migne, Patrologie: series latina, Paris, 1864,CVI, 837).
Alludeva pure a tal via il capitolare con cui Lotario I (829) aveva stabilito che gli studenti di Ventimiglia (di Albenga, Vado ed Alba) si recassero nello Studio di Torino: per questa strada, resa sicura dai soldati di Claudio, i giovani del Ponente ligustico non avrebbero dovuto compiere giri viziosi onde raggiungere, dal nizzardo o dal genovesato, le Cattedre piemontesi (nella "Storia di Ventimiglia" a pp. 30-1, G. Rossi collegò, seguendo i Rerum Italicarum Scriptores del Muratori e la Bibliothecae mediae et infimae latinitatis del Fabricius, il Capitolare di Lotario I ad una Bolla di Eugenio II sull'istruzione in Diocesi e Pievi oltre che all'attività nella Cisalpina di un "Poeta Latino" di Ventimiglia).


In tal contesto acquistano rilievo gli ultimi spostamenti dei Saraceni che non si muovevano per mare, ma risalivano i fondovalle onde sparpagliarsi in gruppi e aggredire, più che le città difese, contadi e viandanti: suppose il Luppi (I Saraceni in Provenza...cit.) che fossero giunti nel ventimigliese per le valli del Roia e del Nervia, dopo esser risaliti nella Cispadana.
In base ai relitti toponomastici moreschi che corrono da Pedona , ove distrussero il cenobio benedettino, si può affermare che questi predoni abbiano seguito il tragitto monte-mare dall'oltregiogo: nella bassa val Nervia si incontrano reperti linguistici quali Cima Moro, monte Altomoro e, sulle alture tra Camporosso e Ventimiglia , il luogo Maure/ Maule, che han fatto pensare alla resistenza di caposaldi saraceni.



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