Le imprese impossibili e le "guerre del sapere": tra le scoperte del Visconte di Marcellus e quelle del Burnes un nobile conflitto di intelligenze a pro della conoscenza!
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07 Dicembre 2011
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Cultura in Pillole
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Nel Volume III delle sue "Rimembranze" il Visconte di Francia Plenipotenziario di Marcellus (vedine qui l'avventurosa vita) redasse una fascinosa relazione che si legge a pagina 158 di questo stesso volume in merito alla sua scoperta della pianura ove sorse Troia (argomento corredato di testo e cartografia e di cui nei volumi editi compare questa stampa della piana di Troia).
Era questa un'epoca di grandi esplorazioni e grandi scoperte ed il "Visconte di Marcellus" aveva ottenuto molti altri risultati prestigiosi esplorando archeologicamente le isole dell'Egeo ma il cui successo più eclatante, che lo aveva reso celeberrimo meritandosi l'appellativo di Winckelmann francese, fu come nell'isola isola di Milo -grazie ai suoi rapporti con la Sublime Porta di Costantinopoli gloriosa capitale dell'Impero Turco- ebbe la sorte di il acquistare per il Museo del Louvre (1820) uno dei miti dell'umanità- la Venere di Milo, archetipo sovrumano della già leggendaria bellezza delle fanciulle di Milo.
Il pensiero che egli scrisse, definendolo come il primo che formulò alla visione della statua, fu "....Io non sapeva saziarmi di contemplare quella bellezza sovrumana...." .
Pare superfluo dire che questi (ed altri successi) che andavano coronando le gesta degli esploratori francesi urtava il mondo accademico britannico (in forza di una competitività culturale che era anche riflesso di recenti eventi politici, diplomatici e guerreschi) sì che l'
impresa in Asia di A. Burnes che scoprì le tracce dell'Impresa di Alessandro Magno, passò per Samarcanda, perlustrò l' Indo e scoprì le tracce di antiche relazioni tra occidente ed oriente assunse (peraltro giustamente) i toni di una altrettanto straordinaria vicenda ai limiti dell'impossibile
Ma tutte imprese che nobilitano la volontà, il coraggio, l'audacia di uomini che senza guerre nè violenze ma semmai rischiando in proprio contribuirono variamente ad arricchire la civiltà umana e quel patrimonio immenso che senza l'opera di persone come loro sarebbe andato probabilmente disperso per sempre....
Eroi del sapere....eroi che giammai dovrebbero esser dimenticati e cui nelle scuole si dovrebbe sempre dedicare almeno un frammento di tempo didattico per insegnare che non solo il best seller è il "mito" ma che spesso questo "mito" (e vero) si raggiunge, e nobilita una vita, nel lavoro duro e silenzioso, frutto di anni, un lavoro mai interrotto da festaioli incontri pseudoculturali ma nobilitato, più nel segreto dell'animo che nel pubblico quanto fatuo ritorno della mondanità, dalla gioia impagabile di vedere cose mai viste prime da occhi che non si siano spenti da migliaia di anni.....
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