Con A. Burnes nell'Asia Misteriosa di due secoli or sono

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Nella "Vita del Burnes" (in I Volume dei suoi "Viaggi") si scopre uno degli aspetti estremi delle cultura ottocentesca specie anglosassone e francese: la passione per le esplorazioni e nel caso una fra le passioni più clamorose, temute  e clamorose quella di avventurarsi davvero per l'ignoto, ad affrontare pericoli estremi in terre che la maggior parte degli Europei non solo nona avevano mai visto ma neppure immaginavano esistessero o potessero esistessere.

Egli invece, spinto da una bramosia di sapere, che talora ebbe le dimensioni dell'ossessione, e riuscì a finalizzare  un'impresa che pareva follia quasi a tutti.
Esplorare  i " misteri dell'Asia" seguendo idealmente il mito che lo aveva sempre accompagnato quello di  Alessandro Magno Bicorne (e nel contesto delle osservazioni di Burnes sulle "gesta del Macedone" riuscì persino ad intravedere un'altra leggenda del mondo sconosciuto,  una leggenda che tuttavia era verità....i lontani resti di Samarcanda, antico gioiello del mondo.
 Dall'impresa che dalla Persa all'India lo portò sin a Kabul e nell'Afganistan egli trasse un successo ed una fama che giustamente lo posero idealmente accanto al Plenipotenziario di Francia Visconte di Marcellus, colui che portò in Europa la Venere di Milo, che esplorò la grande Piramide, che girovagò per la piana dove sarebbe sorta l'antica Troia.
Morì giovane questo avventuroso ufficiale negoziatore dell'Impero Britannico quasi a testimoniare la greca postulazione che "muor giovane chi è caro agli Dei"... svanì di morte violenta là in quell'Asia centrale per cui si era mosso furtivo onde evitare pericoli sempre in agguato, fasciato in abiti orientali e parlando  il persiano o "lingua dei pellegrini": ma non al punto di evitare il suo Fato o meglio il suo Dovere, di Inglese e quindi di temuto nemico....
Ma lasciò pagine la cui lettura per quanto impegnativa e vasta resta uno dei pochi modi per conoscere come era l'Asia Centrale duecento anni or sono



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