Programmazione Films Cinema Centrale di Sanremo
Cinema Centrale San_Remo
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HUGO CABRET
Un film di Martin Scorsese. Con Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ray Winstone, Emily Mortimer, Jude Law, Johnny Depp, Michael Pitt, Christopher Lee, Michael Stuhlbarg, Helen McCrory, Richard Griffiths, Frances de la Tour, Angus Barnett, Gulliver McGrath, Edmund Kingsley, Eric Moreau, Mihai Arsene, Emil Lager, Shaun Aylward.
Genere Avventura - USA, 2011. Durata 125 minuti circa.
Primo film di Scorsese in 3D tratto da Brian Selznick
Tratto dal romanzo vincitore della medaglia Randolph Caldecott del 2008, il film racconta di un ragazzo orfano che vive nascosto tra le mura di un'affollata stazione ferroviaria di Parigi occupandosi di orologi.
di Marianna CappiConsigliato: Assolutamente Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Il piccolo Hugo Cabret vive nascosto nella stazione di Paris Montparnasse. Rimasto orfano, si occupa di far funzionare i tanti orologi della stazione e coltiva il sogno di aggiustare l'uomo meccanico che conserva nel suo nascondiglio e che rappresenta tutto ciò che gli è rimasto del padre. Per farlo, sottrae gli attrezzi di cui ha bisogno dal chiosco del giocattolaio, un uomo triste e burbero, ma viene colto in flagrante dal vecchio e derubato del prezioso taccuino di suo padre con i disegni dell'automa. Riavere quel taccuino è per Hugo una questione vitale.
Con l'adattamento di "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret", Martin Scorsese si ritrova e si perde allo stesso tempo, andando alla ricerca del tempo perduto, lui che il meccanismo del tempo, al cinema, lo ha messo alla prova più di altri. Tra le centinaia di persone che affollano il cosmo della stazione ferroviaria, immagini di una cartolina animata da un illusionista, è difficile riconoscere di primo acchito il regista, prestato a stantii siparietti tra ufficiali e fioraie, signore col cane e pretendenti col giornale, che avremmo visto meglio in un film di Jeunet. Quello che non è difficile riconoscere, invece, è il suo amore per la settima arte, profondo come un abisso.
Ed è proprio in quell'abisso che ci fa sprofondare l'incipit del film, in un crescendo d'incanto: la tecnologia tridimensionale smette di essere sfoggio e diviene bullone imprescindibile della costruzione; d'altronde, il film incrocerà di lì a poco Georges Meliès, il padre degli effetti speciali e dell'animazione dell'inanimato.
Ma padre non è solo un modo di dire, non in questa circostanza. Il film, infatti, si presenta letteralmente come un'avventura da cinéfils, nel senso che Daney dava al termine, essendo la storia di un ragazzo che, cercando il proprio padre, trova il cinema. Eppure è proprio su questo punto che Hugo Cabret rischia di perderci e di vederci abbandonare il vagone. Non è tanto la fine consistenza della trama (non era certo un cinema della narrazione, quello degli esordi) e non sono solo i dialoghi artefatti. Più che mai, a frenare l'emozione, è l'abito da film per cinefili cucito su un film per neofiti.
Al cinefilo viene qui sottratto il godimento principe, quello di partecipare ad una missione clandestina, dove l'oggetto del desiderio è qualcosa da andarsi a cercare, lontano dal plauso della critica. Nella rilettura di Scorsese del bell'ibrido cartaceo di Brian Selznick, la magia dell'esperienza cinematografica è esplicitata e ribadita ogni pochi minuti e lo stesso trattamento è riservato al mistero e all'avventura, con effetti a dir poco ridondanti. S'invita lo spettatore ad ammirare lo spettacolo sensazionale, ad emozionarsi di fronte al meraviglioso, ma di fatto lo si tira per un braccio lungo un cammino prestabilito e didattico, che nulla ha di perturbante e molto di accattivante.
Più che dietro gli occhi del giovane Hugo, il regista sembra essersi messo al posto dell'imbonitore di un tempo, colui che, quando il cinematografo era ancora uno spettacolo da fiera, sbandierava la natura straordinaria dell'invenzione per portare gente al proprio baraccone. Di fronte a questa presa di posizione (e a questo posizionamento), si può allora legittimamente avvertire o decidere una presa di distanza, perché se il film non può non piacere è anche perché è studiato per farlo.Orari spettacoli: 16:15 - 19:15 - 21:30
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ANCHE SE È AMORE NON SI VEDE
Un film di Salvatore Ficarra, Valentino Picone. Con Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Ambra Angiolini, Diane Fleri, Sascha Zacharias, David Furr, Giovanni Esposito, Fabrizio Romano, Rossella Leone, Maria Di Biase.
Genere Commedia - Italia, 2011. Durata 96 minuti circa.
A bordo di un bus, per le strade di Torino, a cercare l'amore
Quando Gisella decide si lasciare il suo morboso fidanzato, prende il via una girandola di assurde situazioni che vedono protagonisti Salvo e Valentino, coppia di amici titolare di una piccola agenzia di servizi turistici.
di Edoardo BecattiniConsigliato: Nì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Amici fin dall'infanzia, Salvo e Valentino gestiscono una piccola impresa di servizi turistici a Torino, accompagnando ogni giorno su un vecchio e colorato bus inglese gruppi di stranieri in giro per la città. Dei due, Valentino è l'uomo fedele e innamorato fino allo sfinimento della compagna Gisella; Salvo è invece lo scapolo scapestrato determinato ad assumere solo giovani guide turistiche carine e single. Quando Gisella, stremata dall'affetto sdolcinato e ossessivo di Valentino, chiede a Salvo di dirgli che vuole lasciarlo, si avvia una serie di romantici equivoci e di incroci sentimentali che coinvolgono anche Natascha, la nuova guida della società, Sonia, una cara amica d'infanzia, e Peter, il suo borioso fidanzato americano.
A metà strada fra i toni farseschi di Franco e Ciccio e il registro brillante di Vianello e Tognazzi, Ficarra & Picone incarnano i poli oppositivi e complementari dell'uomo medio (l'ansiogeno e l'indifferente, il timido e lo spaccone, il prodigo e l'avaro). Dalla televisione al cinema, il duo palermitano non si accontenta di espandere la struttura dello sketch, ma cerca di applicare quello stesso tipo di lavoro sui difetti e le idiosincrasie dell'italiano medio ai luoghi comuni della commedia classica. Di fronte alla possibilità di costruire storie più ampie, è come se il loro interesse fosse quello di procedere dagli spunti più collaudati della scrittura per il cinema (lo scambio di nascite in Il 7 e l'8, i conflitti familiari in La matassa), e di rivederli alla luce della loro vivacità spudorata, di un ritmo tutt'altro che "nato stanco".
Con Anche se è amore non si vede il quadro si allarga e si complica, coinvolgendo più personaggi e giocando col modello della commedia romantica di stampo anglosassone. Attraverso una tipica costruzione da teatro degli equivoci, Ficarra e Picone (assieme allo sceneggiatore Francesco Bruni) intessono una serie di maglie comiche e sentimentali attorno cui impigliare i vari caratteri della storia. La fidanzata frustrata di Ambra Angiolini, l'amica innamorata di Diane Fleri e la straniera ingenua di Sascha Zacharias avviano i giri di valzer e costruiscono l'intreccio romantico della pellicola. Gli altri (l'americano tracotante e geloso, l'amico fedifrago e quello pettegolo) sono invece i giusti caratteristi che servono a nutrire l'elemento burlesco, sempre pronto a degenerare in un gioco surreale (la scena del bus bloccato nel traffico) o in una scazzotata alla Bud Spencer (il ricevimento nuziale). Anche se non sempre in modo lineare, queste due anime della pellicola convivono pacifiche e si integrano per mantenere alto il ritmo della commedia. Che resta a tutti gli effetti un carosello godibile di incastri e di caricature bonarie, colorato da qualche leggera sferzata contro l'italianità di oggi e di ieri. Alla coppia manca solo di trovare un idillio anche nella regia, che appare un po' troppo "stanca" a fronte della sarabanda che si trova a dover controllare. Ma, per una volta, il felice intreccio di scrittura e di personaggi, senza eccessi di ammiccamenti e di macchiette, permette anche di far finta di non vedere i difetti del partner.Orari spettacoli: 16:00 - 19:15 - 21:30



