Programmazione Films Cinema Ritz e Ariston Sanremo
Cinema Ariston Ritz San_Remo
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MEN IN BLACK 3
Un film di Barry Sonnenfeld. Con Will Smith, Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Jemaine Clement, Michael Stuhlbarg, Emma Thompson, Sharlto Copley, Alec Baldwin, Gemma Arterton, Betty White, Nicole Scherzinger, Bryan Basil, Lady GaGa, Tim Burton, Justin Bieber, Rip Torn.
Genere Azione - USA, 2012. Durata 105 minuti circa.
Tornano gli agenti Jay e Kay con i loro vestiti neri per un viaggio nel tempo in 3D
L'agente Jay viaggia indietro nel tempo fino al 1969 per incontrare una giovane versione dell'agente Kay che sta ancora famigliarizzando con l'agenzia.
di Marzia GandolfiConsigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Boris l'animale è un alieno brutto, sporco e cattivo. Rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, ubicato addirittura sulla luna, riesce a fuggire e a scatenare il panico sulla Terra, a cui dichiara guerra. Ma il vero obiettivo del boglodito è uccidere l'agente K, che quarant'anni prima lo avevo sbattuto in prigione e privato di un braccio durante un conflitto armato. L'evasione di Boris risveglia vecchi fantasmi nel laconico e inespressivo agente K, a cui J prova a strappare, senza successo, confessioni e sorrisi. L'imminente attacco alla terra e la dipartita' di K, persuadono J a viaggiare indietro nel tempo, alla ricerca di un passato da modificare perché il futuro sia migliore e K un uomo finalmente felice e socievole. Precipitato letteralmente nel luglio del 1969, J assisterà in missione il giovane agente K, scoprendo dietro i segreti dell'universo quelli del suo cuore.
In anni di revival e di (ri)produzioni di emozioni mai vissute in prima persona, MIB 3 non fa eccezione, strappando un biglietto per il passato. Veste di vintage e naturalmente di nero il terzo episodio di Barry Sonnenfeld, che riporta sullo schermo i men in black e i loro alieni grotteschi, la fantascienza anni '90 e la cospirazione globale, l'invasione aggressiva e le straordinarie storie di immigrazione irregolare. Perché gli uomini in nero sono agenti governativi davvero speciali, che controllano nomi e dati di tutti gli alieni immigrati sul pianeta Terra, tra tormentoni e sparaflashate. La terza e tridimensionale avventura di K e J conferma naturalmente Will Smith e Tommy Lee Jones, l'ironia, il politically correct, il neuralizzatore, che cancella i ricordi e la certezza che tutto si può fare perché verrà poi dimenticato, gli alieni sotto mentite spoglie (Lady Gaga, Justin Bieber), la coolness dei protagonisti ma allo stesso tempo infila due innovazioni. La prima ha il volto imperturbabile di Josh Brolin, passato' fiducioso di Tommy Lee Jones, a cui l'attore californiano aderisce fisionomicamente doppiandone maschera e aura, la seconda ha il sapore della nostalgia e di un mondo passato, che sognava nuove frontiere e l'abolizione di ogni discriminazione razziale. Nell'America repubblicana di Nixon, a un passo dalla Luna, precipita l'agente nero di Will Smith a caccia di un rimosso' a colpi di pistole laser caricate a effetti speciali e citazionismo eccitato. Dopo la piattola in Edgar-abito e la modella carnivora in lingerie, il cattivo di turno è incarnato dal maori Jemaine Clement a cui si contrappone, per affabilità e mitezza, l'alieno Griffin di Michael Stuhlbarg, il serious man dei Coen spazzato dall'uragano.
Sequel e insieme prequel della saga di Sonnenfeld, Men in Black 3 cortocircuita presente e passato per rifare il futuro a partire dalla colonna sonora, che remixa Love is strange di Mickey & Sylvia con Back in Time del rapper Pitbull, raddoppia il senso di déjà vu, coniuga parodia e nostalgia, alza la temperatura emotiva, frequenta la Factory e rilegge l'arte pop di Andy Warhol, un MIB sottocopertura e talent-scout di alieni. A un pubblico giovanissimo, a cui difetta un'identità generazionale, Sonnenfeld regala quella di J, tuffato nel passato dai doccioni del Chrysler Building e determinato (e integrato) nell'America di Obama. Spielberg, produttore esecutivo dei men in black, affronta ancora una volta il mondo contemporaneo declinandolo al passato, citandolo al presente e cavalcando il vintage spazio-temporale alla ricerca dei sani valori americani e di un padre da uccidere' con una carica di affetto. Trionfano sul feticismo degli oggetti i tre protagonisti, che procedono a schermaglie pirotecniche e chiassose nell'orrore comico della storia, ristabilendo la pace contro l'irriducibile ostilità dell'alieno.Orari spettacoli: 15:30 - 17:40 - 20:00 - 22:30
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DARK SHADOWS
Un film di Tim Burton. Con Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Helena Bonham Carter, Eva Green, Chloe Moretz, Bella Heathcote, Jonny Lee Miller, Jackie Earle Haley, Gulliver McGrath, Ray Shirley, Christopher Lee, Alice Cooper, Ivan Kaye, Susanna Cappellaro, Josephine Butler, William Hope, Shane Rimmer, Michael Shannon, Harry Taylor, Guy Flanagan, Nigel Whitmey, Philip Bulcock, Sophie Kennedy Clark, Hannah Murray, Victoria Bewick, Sean Mahon, Alexia Osborne, Richard Hollis.
Genere Drammatico - USA, 2011. Durata 140 minuti circa.
Tim Burton e Johnny Depp ancora assieme nel segno dei vampiri
Tim Burton racconta una storia di mostri, streghe, uomini lupo e fantasmi. Con Johnny Depp, ancora una volta, protagonista assoluto.
di Marianna CappiConsigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
A metà del XIII° secolo, i coniugi Collins e il figlioletto Barnabas salpano dall'Inghilterra alla volta del Maine, dove avviano un impero commerciale e favoriscono la nascita di una cittadina che porta il loro nome: Collinsport. Anni dopo, Barnabas è un giovin signore ricco e di bell'aspetto, che s'innamora perdutamente della dolce Josette e infrange così il cuore di Angelique Bouchard, che lo aveva servito e adorato. Assetata di vendetta, Angelique, che è una potente strega, lo tramuta in vampiro e lo fa seppellire vivo. Al suo risveglio, nel 1972, Barnabas scopre che il suo maniero e la sua famiglia sono andati in rovina e che l'intera città vive nel mito dell'intraprendente Angie, imprenditrice di successo e vecchia conoscenza di Barnabas.
Basandosi su una sceneggiatura di Seth Grahame-Smith (l'autore di "Orgoglio e Pregiudizio e Zombie") e sulla serie televisiva di Dan Curtis (1966-1971), Tim Burton realizza con Dark Shadows un film visivamente ricchissimo ma anche pieno di spirito. Se del regista si è soliti apprezzare la passione per l'inconsueto, questa incursione nel terreno dei vampiri, che dire di moda è dire poco, può lasciare esitanti, ma non solo Burton con questo lavoro torna a casa, ma dimostra ad ogni inquadratura di essere superiore alle mode, anzi, ad esser precisi, di trovarle curiose.
Mai come questa volta ci troviamo in un mondo popolato di creature simili tra loro, almeno apparentemente. Per ragioni diverse (l'età ingrata, il vizio dell'alcol, la capacità di vedere i fantasmi o la natura vampiresca) i Collins e i loro entourage sono tutti strani, chi più chi meno. Lo sono e basta, come i componenti della famiglia Addams. Ma all'interno di questo mondo e di quest'epoca in cui la bizzarria è quasi la normalità, Burton opera i distinguo che fanno battere il cuore al suo film: perché non tutti i mostri sono uguali e non tutti sono mostri allo stesso modo.
All'horror alla James Whale, al melodramma kitsch e soap-operistico, Burton aggiunge un ingrediente (estraneo all'originale televisivo) senza il quale questo film non sarebbe lo stesso, nemmeno lontanamente: un leggero e purissimo umorismo. Le unghie di Barnabas che testano l'asfalto, la sua brama per la lava rossa nella lampada, la sua perplessità per Scooby Doo, o gli hippies in brodo di giuggiole per Eric Segal, sono la testimonianza del divertimento che Burton ha sperimentato preparando e girando. E noi ci divertiamo con lui, assistendo alla resurrezione dalle tenebre del piacere dello spettacolo cinematografico, lo stesso piacere del ragazzino che gioca a rifare i film mettendoci del suo (e quando si parla di Tim Burton, il suo è tantissimo).
La sensazione è che, oltre questa summa barocca di generi, ispirazioni (pittoriche e cinematografiche, lontane e vicine), gusti e personaggi, Burton non potrà, forse, che ricominciare da qualcosa di davvero altro. Attendiamo con rinfrescato interesse.Orari spettacoli: 16:00 - 18:00 - 20:00 - 22:30
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THE AVENGERS
Un film di Joss Whedon. Con Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgård, Samuel L. Jackson, Clark Gregg, Amanda Righetti, Gwyneth Paltrow, Paul Bettany, Cobie Smulders, Lou Ferrigno, Jenny Agutter.
Genere Azione - USA, 2012. Durata 140 minuti circa.
Tu chiamali se vuoi, supereroi
I vendicatori sono gruppo di supereroi che hanno il pieno appoggio di quasi tutte le nazioni del pianeta e ricevono finanziamenti dall'ONU.
di Marianna CappiConsigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Loki scende sulla Terra per impossessarsi del tesseract, un cubo asgardiano di inimmaginabile potenza, e ridurre così gli umani a suoi sudditi. Nick Fury, direttore dello S.H.I.E.L.D., decide quindi di chiamare allappello i Vendicatori, una squadra di supereroi che non hanno mai combattuto insieme ma che rappresentano lunica possibilità di salvare il pianeta dal disastro.
Fai parte di un grande universo, ma ancora non lo sai diceva qualche tempo e qualche film fa Nick Fury a Tony Stark, e ora questo universo si dispiega finalmente sotto i nostri occhi, guadagnandosi un successo promesso ma niente affatto scontato.
Le 500 uscite a (stelle e) strisce dei Vendicatori, in 48 anni, costituivano un bacino sufficientemente vasto da cui attingere in sede di sceneggiatura, da conciliare, però, con la necessità di esibire una continuità con i film recenti. Il copione di Joss Whedon, elaborato in presenza degli attori in nome di una sinergia che per essere credibile sullo schermo andava resa autentica fin dal principio e cioè dalla carta, ha il suo punto di forza nella scelta del super cattivo, Loki, fratellastro di Thor, ma fautore di un efficace effetto a catena. Lo lega, infatti, a Capitan America il possesso del cubo cosmico, mentre il super soldato è legato a sua volta a Hulk dal siero (sperimentato anche da Bruce Banner) e a Ironman dallo scudo, che il film a differenza del fumetto- vuole forgiato da Howard Stark, padre di Tony. Loki è dunque al centro di una squadra che non è ancora tale ma che troverà il suo spirito di gruppo nella voglia di liberarsi di lui (ottima, in questo senso, la performance fastidiosa e mentalmente tarata di Tom Hiddleston), oltre che in un desiderio di vendetta che dovrebbe colpire dritto al cuore, anche se in questo caso la semina non è stata probabilmente allaltezza delleffetto sperato.
Quasi fosse in possesso di un misurino magico, Whedon dosa la partecipazione dei singoli supereroi allimpresa comune con precisione inattaccabile, lasciando che Ironman abbia sempre lultima parola, comè giusto che sia, per la natura del personaggio e per i crediti accumulati fin qui. Salverà lumanità niente meno che da se stessa. Inoltre, sorprende positivamente la new entry di Mark Ruffalo nei panni del gigante verde: il suo Bruce Banner ha un look da giovane professore universitario di provincia ma dietro la sua timidezza si sente ribollire lincontenibile segreto. Più rassegnato di Norton, quasi pacificato con la sua seconda essenza, lHulk di Ruffalo spacca, arrivando maturo sul set di Avengers come allappuntamento con un destino segnato. Ma ciò che vale la pena di apprezzare maggiormente nel lavoro di Whedon, oltre al tono generale, divertito e convinto, è labilità con la quale ha saputo evitare il rischio più pericoloso, ovvero quello di non saper far seguire alla macrosequenza tanto attesa del reclutamento un finale di partita allaltezza. Proprio grazie a una confezione attenta del capitolo action gli scontri non si fanno noiosi e ripetitivi e il film vola nella sua pur notevole lunghezza.
Tra le piccole squisitezze del film, Pepper Potts troppo impegnata a guardare le gesta del suo eroe preferito sul monitor per rispondere alla chiamata demergenza.Orari spettacoli: 16:00 - 19:30 - 22:00
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AMERICAN PIE - ANCORA INSIEME
Un film di Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg. Con Jason Biggs, Alyson Hannigan, Thomas Ian Nicholas, Tara Reid, Chris Klein, Mena Suvari, Eddie Kaye Thomas, Jennifer Coolidge, Seann William Scott, Katrina Bowden, Eugene Levy, Chris Owen, Tad Hilgenbrink, Molly Cheek, Vik Sahay, Jay Harrington, Ali Cobrin, Chuck Hittinger, Natasha Lyonne, Shannon Elizabeth.
Genere Commedia - USA, 2012. Durata 113 minuti circa.
Il nuovo capitolo della saga dedicata al sesso giovanile
Jason Biggs ancora una volta protagonista di una commedia che si rivolge ad un pubblico teen.
di Marianna CappiConsigliato: Nì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Cerano una volta, nel lontano 1999, quattro liceali del Michigan che volevano farla finita il più velocemente possibile con la loro verginità. Più di un decennio dopo, gli stessi ex compagni si ritrovano per un weekend e per rinsaldare la loro amicizia negli stessi luoghi delle loro (dis)avventure giovanili. Nel frattempo, Jim e Michelle si sono sposati e hanno avuto un figlio, Kevin e Vicky si sono lasciati e Oz e Heather si sono diversamente accompagnati. Di Finch si narra che abbia girato il mondo, mentre Stifler sembra rimasto lo stesso, totalmente refrattario alla cosiddetta maturità.
Al quarto capitolo, la saga di quello della torta e dei suoi amici conferma di possedere una buona dose di umorismo, per quanto estramemente settoriale, e sorprende tutto sommato positivamente per il buon uso che fa dellelemento nostalgico, che è per forza di cose alla base di un film su una rimpatriata. In un franchise in cui loltraggio al pudore ambisce ad essere smisurato, la nostalgia del tempo delle mele (è il caso di dirlo) è gestita con misura e con quel romanticismo apparentemente inatteso, che è in realtà un ingrediente irrinunciabile del piatto fin dal primo film.
Per il resto, la sitcom si è semplicemente trasferita dalla casa dei genitori a quella di proprietà, ma i personaggi sono rimasti quelli di sempre, e ad illustrare questo facile teorema basterebbe la scena iniziale, che detta in pochi minuti il tono del film a seguire, nel male come nel bene.
Il problema di questi copioni, se mai, è sempre stato quello di essere architettati per offrire poche sequenze indimenticabili (quali che siano le ragioni del loro imprimersi nella memoria) e dunque di contare per il resto del tempo su tutta una serie di scene di servizio molto meno brillanti, quando non proprio scontate e banali. American Pie 4 non fa eccezione: la scena del coperchio della padella o quella di Jim che si aggira con la vicina di casa priva di sensi (e di tutto il resto) sono pensate in questottica e possono suscitare il divertimento promesso, in chi ride con poco, ma a ben guardare non sono la cosa migliore del film, che dà più spettacolo nelle retrovie, con i personaggi di Michelle e del signor Levenstein.Orari spettacoli: 16:00 - 18:00
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QUELLA CASA NEL BOSCO
Un film di Drew Goddard. Con Kristen Connolly, Chris Hemsworth, Anna Hutchison, Fran Kranz, Jesse Williams, Richard Jenkins, Bradley Whitford, Brian J. White, Amy Acker.
Genere Horror - USA, 2011. Durata 95 minuti circa.
Mai avvicinarsi ad una casetta sperduta nel bosco
Diretto nel 2010, lesordio alla regia di Drew Goddard ha subito numerosi rinvii nella distribuzione in sala. Ma ora si potrà vedere anche in 3D.
di Marco ChianiConsigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Cinque studenti di college partono su un camper alla volta di una casa nel bosco per trascorrere un week-end di assoluto relax. Dopo aver fatto rifornimento in una pompa di benzina gestita da un uomo inquietante giungono a destinazione. Ormai a loro agio nella baita, iniziano a giocare a obbligo e verità quando una botola si apre svelando una cantina colma di strani oggetti: di lì a poco saranno presi d'assalto da una famiglia di zombi, mentre da una sala-bunker un gruppo di tecnici osserva attraverso telecamere nascoste ogni loro mossa.
Saggio analitico su tendenze, ossessioni e pratiche dell'horror, l'esordio al cinema di Drew Goddard comincia come il più piatto teen horror per mutarsi, di sequenza in sequenza, in un lavoro totalmente refrattario alla stabilità. Come in un'antologia che è anche sintesi storica del genere, dal più routinario degli inizi si attraversano interi universi di celluloide orrorifica davvero infinite le citazioni mediante una strategia ondivaga che fa dell'imprevedibilità la pietra angolare dell'operazione. È un ritmo sussultorio quello del film, renitente a qualsiasi tipo di certezza, un insieme di quadri-mondi rivoluzionati, di volta in volta, dalla voglia di stupire e di andare a fondo su argomenti trattati con distacco critico e affilata ironia. Pervaso da una smania di originalità sempre sul baratro dell'eccesso, Quella casa nel bosco ha abbastanza personalità per porsi come una nuova ipotesi di horror, capace di portare alle estreme conseguenze il gioco meta-cinematografico e lo studio dei meccanismi della paura. Siano essi interni, si pensi alle regole auree già messe nero su bianco dal Wes Craven della saga di Scream, che esterni: quale potere esercita il cinema del terrore sullo spettatore? A tratti delirante, la sceneggiatura di Goddard e Joss Whedon è centrata soprattutto su interrogativi che investono le strutture del narrare, il sistema dei personaggi, la loro adesione a modelli di racconto prestabiliti; dalla messa in scena di cinici personaggi vicari della figura del burattinaio i tecnici che osservano a distanza e intervengono sulla trama emerge un giudizio sul ruolo del regista che se non fosse stemperato dal sarcasmo apparirebbe squisitamente morale. Già il curriculum di Goddard e Whedon sceneggiatore di Cloverfield, Lost e Alias il primo, creatore di Buffy l'ammazzavampiri e Angel il secondo assicurava un prodotto al di sopra della media, sebbene il risultato faccia pensare a qualcosa che va al di là della secca somma dei contributi di ognuno. Questo intelligente e teorico viaggio nell'immaginario del genere è tanto smaliziato da suggerire il dubbio che la vertigine consista nel tentare qualsivoglia interpretazione: come se la pellicola stessa togliesse d'impaccio il recensore essendo già analisi, teoria e ripensamento del cinema dell'orrore così come lo conosciamo.Orari spettacoli: 20:30 - 22:30
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IL PESCATORE DI SOGNI
Un film di Lasse Hallström. Con Ewan McGregor, Emily Blunt, Amr Waked, Kristin Scott Thomas, Tom Mison, Catherine Steadman, Jill Baker, Pippa Andre, Dixie Arnold, Steven Blake, Hamish Gray, Waleed Akhtar, Simone Liebman, James Cutting, Ramsey Karim, Sami Karim, Hamza Saeed, Mohammed Awadh, Wael Hajar, Abo Nag, Wadah Almaqtari, Omar Nagi, Ala Nagi, Abdul Alhumikani, Rachael Stirling.
Genere Drammatico - Gran Bretagna, 2012. Durata 112 minuti circa.
Uno scienziato londinese verso lo Yemen
Ewan McGregor avrà il compito di introdurre la pesca al salmone nelle Highlands dello Yemen.
di Marzia GandolfiConsigliato: Nì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Alfred Jones è uno scienziato introverso e compassato occupato presso il Ministero della Pesca e dell'Agricoltura. Vessato da un superiore ottuso e da una moglie algida e in carriera, il dottor Jones riceve una mail e una curiosa proposta: introdurre la pesca al salmone nello Yemen. Contattato da Harriet Chetwode-Talbot, funzionario commerciale che gestisce ricchezze e interessi di uno sceicco yemenita col vizio della canna e della fede, Jones scoraggia il progetto e declina il lavoro. L'intervento aggressivo e autoritario di Patricia Maxwell, portavoce del primo Ministro britannico, determinato a pescare' good news nel marasma mediorientale, costringerà Jones ad accettare suo malgrado. Contagiato molto presto dalla visionarietà dello sceicco e dalla grazia di Harriet, il ragionevole esperto in scienze ittiche risalirà fiume e corrente per trovare finalmente il vero amore e un'acqua più dolce in cui bagnarsi.
Trasposizione del romanzo Pesca al salmone nello Yemen', Il pescatore di sogni è una commedia romantica in trasferta esotica. Fedele alle pagine di Paul Torday, di cui il film riproduce persino le prove documentali' (e-mail, tweet, circolari burocratiche, articoli di rotocalchi), Lasse Hallström insiste a raccontare storie come fossero fiabe, dove il caos della realtà, incarnato da improbabili kamikaze decisi ad annegare' le idee troppo occidentali del loro sceicco, trova immancabilmente ordine e pace. Perché dolce e inattaccabile è la condizione dei ricchi che, se pure insediati dal basso, da più parti e con diverse e maldestre strategie, resistono a ogni attacco. E in quell'universo agiato e culturalmente lontano capita l'occidentale Alfred Jones, a cui viene riconosciuto magistero tecnico e una dimensione personale capace di dialogare con l'altro. Superate perplessità e inibizioni, l'irreprensibile scienziato britannico parte per un fertilissimo soggiorno in Medio Oriente, dove l'allevamento di salmoni diventa una rettilinea (ed elementare) metafora della vita, la sua vita. Affrontando le complicazioni ambientali di cinquantamila salmoni dislocati fuori dalle acque e dalla loro area di comfort, Jones imparerà a risolversi, (ri)scoprendo la propria natura e (ri)trovando il proprio torrente natio'. La dinamica di questa conoscenza è allora il vero soggetto de Il pescatore di sogni, ritratto di (ri)formazione personale e di risveglio alla vita, sospeso tra sentimento, sentimentalismo e satira politica. A incarnare il buon scienziato, impensierito da dighe e popolamento ittico, c'è Ewan McGregor, nato cinematograficamente come bad boy' (Piccoli omicidi tra amici, Trainspotting) e risalito alla maniera di un salmone, evidentemente rosso e reale, verso un temperamento più romantico, riscattato da Moulin Rouge e Miss Potter. Sguardo smarrito e sorriso assassino McGregor concentra su di sé il solo interesse del film, producendo una performance freddamente screwball e satura di tensione sessuale nel gioioso allacciarsi alla Harriet di Emily Blunt. La favola satirica (e trascurabile) di Hallström ha tuttavia il merito di aver sostenuto uno straordinario assortimento di attori. Nelle sue fila anche Kristin Scott Thomas, abrasivo ufficio stampa del Primo Ministro, che il regista ha declinato al femminile trasgredendo' il romanzo.Orari spettacoli: 15:30 - 17:40 - 20:00 - 22:30
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MARGIN CALL
Un film di J.C. Chandor. Con Kevin Spacey, Paul Bettany, Jeremy Irons, Zachary Quinto, Penn Badgley, Simon Baker, Mary McDonnell, Demi Moore, Stanley Tucci, Aasif Mandvi, Ashley Williams, Susan Blackwell, Maria Dizzia, Jim Kirk, Al Sapienza, Jimmy Palumbo, Peter Y. Kim, Grace Gummer, Rich Campbell, Jason Denuszek, Stephen Fletcher, Kevin Keels, Kayden Kessler, Anna Kuchma, Toshiko Onizawa, Brigid Ryan, Lynn Spencer, Laura-Love Tode, Rob Tode, Naeem Uzimann, Reginald Veneziano, Steven Weisz.
Genere Thriller - USA, 2011. Durata 109 minuti circa.
La crisi del 2008 raccontata con la qualita' del grande cinema di denuncia made in Usa.
Il film segue otto persone che lavorano presso una banca di investimenti di grandi dimensioni quando la crisi finanziaria ha colpito gli Stati Uniti.
di Giancarlo ZappoliConsigliato: Sì *dalla media dei giudizi di pubblico, critica e dizionari
Wall Street. Eric Dale, uno dei capi settore di una grossa banca di credito finanziario, viene licenziato in tronco. Ha solo pochissimo tempo per prendere i suoi effetti personali ed andarsene. Fa in tempo però a consegnare una chiavetta di computer al giovane analista Peter Sullivan dicendogli di fare attenzione. Peter, dopo che i suoi compagni di lavoro sono usciti, scopre che i dati che emergono dai file di Eric dicono che la banca, appoggiandosi su azioni virtuali, ha le ore contate. Sullivan mette in allarme le alte sfere e si convoca nella notte una riunione di emergenza. Bisogna decidere in tempi rapidissimi il da farsi o il crollo dell'Istituto sarà verticale. Le scelte da compiere dovranno fare (o non fare) i conti con l'etica.
È una storia nota quella che il film dell'esordiente J.C. Chandor ci racconta. Una storia di cui paghiamo e pagheremo a lungo le conseguenze. Lo fa con i mezzi che il cinema ha a disposizione e con un cast di alto livello capace di trasformare la fiction in una efficace rilettura del vero. Ci aveva già provato (riuscendoci) Oliver Stone con Wall Street - Il denaro non dorme mai. Ci riesce con ancora maggiore efficacia questo film perchè non ha nel proprio bagaglio un precedente successo planetario a cui fare riferimento come invece Stone aveva.
Chandor sceglie la via della didattica grazie a dialoghi efficaci tra cui risultano particolarmente illuminanti quelli che si intrecciano con il boss dei boss John Tuld interpretato da un Jeremy Irons in piena forma luciferina. C'è un mondo là fuori che sta per essere travolto da uno tsunami finanziario senza precedenti per la forma e le modalità. Quegli uomini debbono decidere della sorte dell'umanità dovendo valutare se anteporvi o meno la propria.
Con la fluidità del cinema di denuncia di alto livello a cui il cinema americano riesce periodicamente a fare ritorno Margin Call riesce a farci comprendere come il destino di miliardi di persone finisca con il concentrarsi nelle mani di pochi nonostante tutte le discettazioni sulla democrazia. È nello stupore del giovane Peter come nell'amarezza di segno diverso dei veterani Sam ed Eric che leggiamo l'amara verità dei nostri tempi. Chandor riesce a spiegarcelo (come gli chiede in riunione Tuld) come se lo dovesse far capire a un bambino o a un Golden Retriever. Gli va riconosciuto questo merito non secondario.Orari spettacoli: 16:00 - 18:00 - 20:00 - 22:30



