Cultura in Pillole - Storia, Cultura, Curiosità del Ponente Ligure by culturabarocca.com

Celebriamo D. A. Gandolfo grande bibliotecario dell'Aprosiana che fece conoscere tante cose, a Ventimiglia tra cui A. Vieira, confessore di Cristina di Svezia e "Padre Grande degli Indios"!

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Alla Biblioteca Aprosiana di Ventimiglia ma non ingressatevi per la morte sopraggiunta nel 1681 da Angelico Aprosio fondatore si trovano questi volumi delle opere del celebre gesuita ed intellettuale lusitano Antonio Vieira: grande predicatore illustre però anche per il suo indefesso impegno a pro dei Nativi Americani (essendo profondamente convinto che da sempre si sia versato sangue e si siano perpetrate orribili ingiustizie indotti oltre che dall'avidità di guadagno e ricchezza in molti casi anche dall'ignoranza che genera l'incomprensione e quindi l'emarginazione sin ai livelli più brutali).
Nativi Americani od Indios che, per celebrarne perennemente la figura lo gratificarono dell'appellativo onorifico e affettuoso di loro "Padre Grande" e davvero giustamente -sarebbe subito da aggiungere- atteso quanto per loro fece sin al punto di ottenere, contro la volontà dei molti e mai accontentandosi dei risultati raggiunti per le limitazioni via via interposte da interessati colonizzatori, dalla, in qualche modo, tragica figura del re del Portogallo D. João IV la Lei de Liberdade dos Índios.
Ma contestualmente Padre Antonio Vieira operò a favore anche degli Ebrei e dei "Marrani" e quindi dei diritti dei cristãos-novos contro i privilegi dei cristãos-velhos.
Ed oltre che per tale impegno evangelico, apostolico e filantropico (sin al segno di esser accostato all' "Apostolo delle Indie" Bartolome' De Las Casas) la sua fama planetaria si diffuse anche per altre ragioni: tra cui la tenacia (ma anche il coraggio a fronte del predominio spagnolo) con cui portò avanti quelle idee messianiche e millenaristiche che elaborò da quella sorta di bizzarro profeta che fu il Bandarra e che, tra non poche opposizioni, sublimò in un'opera infinita la Clavis Prophetica o Clavis Prophetarum (cosa che comunque gli garantì anche l'ammirazione di non pochi fautori tra cui Maria Cristina di Svezia) e che se da un lato portava innanzi l'idea della Rinascita del Portogallo nel contesto di un regno millenario contestualmente coimplicava una critica allo strapotere spagnolo contro cui fu anche indotto ad agire direttamente per eccitare una rivolta antispagnola a Napoli sulla scia di quella drammaticamente conclusasi di Masaniello
1 - Parte terza delle Prediche del Padre Antonio Vieira Sacerdote della Compagnia di Giesù, dal portoghese tradotte in italiano dal Padre Annibale Adami della medesima Compagnia - [Venezia? : per Marino Rossetti, 1700]. - [6], 248, [2] p. ; 4°. (Vol. mancante del front.: tit. e note tipografiche tratti dall'approbatio)
2 - Prediche del P. Antonio Vieira della Compagnia di Giesu dette, e stampate in lingua portoghese, tradotte nell'italiana dal R. Annibale Adami della medesima Compagnia[Parte prima-seconda]. - In Milano : nella stampa di Federico Francesco Maietta in Piazza de' mercanti (In Milano : nella stampa di Federico Francesco Maietta in piazza de' mercanti, 1689). - 2 pt. ([4], 201, [10]; 128 [i.e. 204], [8] p.)
3 - Prediche del Padre Antonio Vieira della Compagnia di Giesù, dette, e stampate in lingua portoghese, tradotte nell'italiana dal Padre Annibale Adami ... - In Milano : nelle stampe di Federico Agnelli, 1689. - [7], 210, [5] p. ; 4°
4 - Prediche varie del Padre Antonio Vieira della Compagnia di Gesù. Tradotte dalla lingua spagnola nell'italiana - In Venezia : per Lorenzo Bassegio, 1703. - [3], 240, [2] p. ; 4°
5 - La rosa mistica. Sermoni in lode di nostra Signora del Rosario composti da Antonio Vieira ... trasportati dallo spagnuolo da Gio. Antonio Astori ... - In Venetia : appresso Alvise Pavino, 1698. - 2 pt. ([8], 302, [32]; 257, [45] p.) ; 4°
vieira2Una semplice valutazione dei parametri di stampa e di aspetti tipologici induce a supporre che l'ingresso di questi libri sia da ascrivere o comunque connettere al successore e discepolo di Aprosio Domenico Antonio Gandolfo Concionator del suo Ordine Agostiniano e che - (mi permetto d'aggiungere senza ipocrisia "a parte il sottoscritto") assai poco (e immeritatamente) è stato sempre poco studiato anche per quanto fece a vantaggio della Biblioteca di Ventimiglia: la quale come qui si vede non solo aveva arricchita di volumi durante la sua reggenza (altri ne fornì durante la sua lontananza) ma in merito alla quale anche completò -assieme ad alcuni lavori per il convento- opere che Aprosio non era riuscito a finalizzare (ricevendone apertamente elogio da vari eruditi già corrispondenti del di lui Maestro) = sappiamo comunque da lettere gandolfiane che la sua continuativa presenza a Ventimiglia, anche quale curatore dell'Aprosiana, data sin al 1692 e che il distacco -seppur relativo sì da poter foraggiare di libri l'antica "Libraria" data del 31 agosto 1694 in forza della sua assegnazione al Convento genovese di N. S. della Consolazione; è semmai dal 1695 che si può parlare di un distacco reso definitivo dalla lontananza con il trasferimento a Roma: il fatto che libri suoi e di altri (come appunto di Antonio Vieira che non conobbe direttamente ma che imparò ad apprezzare e stimare per la fama ma anche per esser stato confessore e predicatore di quella Maria Cristina di Svezia attorno al cui consesso entrambi ruotarono, seppur da viva il Vieira e per quanto ben presente nella memoria di tanti, nemici ma soprattutto fautori, essendo invece l' ex Regina ormai scomparsa l'agostiniano ventimigliese) talora anche indicati con sua autografa segnatura come donativo, induce però a credere che abbia continuato a procurare volumi all'"Aprosiana".
Aprosio non poteva ignorare Antonio Vieira la cui grandezza era indiscutibile [in senso meramente letterario ne fa specie (con quella di altre letterature europee e non) la vasta conoscenza della lingua e della letteratura spagnola e comunque addirittura della produzione letteraria delle colonie del "Nuovo Mondo" ad opera del frate ventimigliese : e l'erudito ventimigliese non mancava di competenza nemmeno sull'area culturale portoghese, specificatamente su autori come Luiz Nunez e Francisco Macedo].
Ma soprattutto la conoscenza del grande lusitano doveva esser indiscutibile per uno come "il Ventimiglia" che più volte era intervenuto avverso i predicatori alla moda e del nulla invocando predicatori della sostanza come in definitiva era proprio il Vieira
vieira3Sarà magari un giudizio azzardato ma il fatto di non averlo citato può esser legato alla collocazione politica del predicatore portoghese, alla sua discussa interpretazione profetica e millenaristica e non ultimo ai suoi ripetuti contenziosi avverso l'Inquisizione oltre che certe posizioni - che tanti problemi gli crearono a difesa degli Ebrei quanto dei cristãos-novos a fronte dei privilegi dei cristãos-velhos: Aprosio aveva spesso "spinto sull'accelerazione delle idee" e in definitiva nel giudizio globale della sua esistenza -quello che ho chiamato dei 12 interrogativi- mai era riuscito davvero a liberarsi della fama di esser "Poeta", nel senso allora decettivo di provocatore e polemista spesso incontrollabile e tutto ciò anche se aveva cercato di calmierare questa sua postazione assumendo la carica di Vicario dell'Inquisizione = una certa cautela, trattando di un autore che aveva tanti amici ma altrettanti nemici, e spesso politicamente e gerarchicamente possenti, può esser stata una ragione di cautelativa per non perdere alcuni sostenitori od imbattersi, avvicinandosi il crepuscolo del suo tempo, in dibattiti che avrebbero potuto frustrarlo come in fondo anche Antonio Vieira rimase frustrato dal suo impegno intellettuale e politico sin ai limiti di esser incarcerato sotto l'accusa di eresia giudaizzante e comunque di conoscere l'arresto in forza delle sue idee già sotto forma di una prigionia per la difesa degli Indios contro le pretese schiaviste dei coloni (1661) ed ancora di risultare incarcerato e processato ulteriormente sempre nel contesto della sua attività evangelica e filantropica (dal 1667 al 1668)

Tre donne che certo non si son prostrate sui letti dei potenti....e che difendendo le loro idee hanno contribuito -pur pagandone il prezzo- al progresso della civiltà e del mondo femminile

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La pausa tecnica di Ventimiglia.biz non è stata del tutto negativa...sperando comunque che non si ripeta ha permesso di affrontare temi che sarebbero rimasti a luno inevasi, come quello del Padre Grande cioè di Antonio Vieira....l'erede più che degno di B. de Las Casas: ma se ne parlerà.
Qui -visto che spesso, anche in zona nel corso di qualche convegno, si parla di donne e del loro operato- vogliamo parlare di vere "grandi donne" che, rinunciando allo scrivere in maschera, hanno espresso a parole e per iscritto le loro idee a tutela della giustizia e soprattutto dei diritti delle donne.
Di Maria Cristina di Svezia (oh quanto legata a Gian Domenico Cassini di Perinaldo ! e a quel quasi ingiustamente dimenticato ventimigliese e II bibliotecario dell'Arosiana che fu Domenico Antonio Gandolfo incaricato da amici della "Basilissa" come chiamavano a Roma l'ex Regina di Svezia di investigare sulla sua "morte, da alcuni giudicata strana"!) si dirà che si sa quasi tutto (cosa non vera e che ci induce a non sistemare qui tutto il materiale inedito che la riguarda....anche per rimandare ad altri tempi ed ulteriori approfondimenti quelle che sono scoperte davvero notevoli) = eppure anche Lei, ribelle per natura, benché protetta dal suo rango ebbe occasione di patire
scontri imprevisti, magari perché nemmeno davanti ai Papi accettò di prostrarsi....anzi!
Arcangela Tarabotti e Suor Giovanna della Croce patirono eccome il loro ardimento, la loro passione per il sapere, la loro diversità caratteriale e non solo!!!; patirono sin a consumarsi ma mai a piegarsi del tutto per quanto gli avversari fossero poenti ed imponenti: e nel passato del '600 quando una donna ardiva troppo tutti (o quasi) gli uomini (ed anche le donne -moltissime- che accettavano una greve sudditanza) si schieravano compatti come una falange che lasciava l'interlocutore ostile in una disperata e disperante solitudine .....
Eppure quelle donne, soprattutto queste due ultime donne giammai ricorsero all'anonimato.....accettarono una sfida che avevano accesa forse con troppa fiduzia nel raziocinio umano e nel buon senso: ma, pur venendo apparentemente sconfitte dalla contingenza degli eventi, esse hanno lasciato un contributo essenziale per la crescente dignità dell'altra metà del cielo e per il giusto riconoscimento di diritti che avrebbero già docuto esser inalienabili ai loro tempi....

La "donna" che diede del "Minchione" ad un Pontefice, nemico dichiarato di attrici e cantanti

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Dire "donna" può sembrare per tanti aspetti limitante o esagerato: la condizione era ben altra...era l'ex Regina di Svezia Maria Cristina, convertitasi al cattolicesimo e divenuta fiore all'occhiello della propaganda antiprotestante.

Ragioni complesse di cui si parlerà eran state dietro quella conversione e la conseguente abdicazione da uno Stato che era una grande potenza militare ....
E come "donna" era notoriamente sessualmente ambigua quanto intelligentissima, anticonformista, anche sfrontata nella sua ribellione ai luoghi comuni che frenavano il piacere di vivere a tutto tondo, specie per le donne ma non solo!
Ma non è questo ancora il luogo per dire altro!
Come nemmeno lo è per parlare dei suoi interessi letterari, scientifici ed alchemici: su cui si possono scrivere libri intieri e poi tornare da capo a rivisitarli...
Questo è solo un fatto di "Gossip", ma di grande "Gossip" di un "Gossip" che maschera scelte sociali e sessuali di estrema significanza!
Cristina amava il Teatro nella sua generalità e -prescindendo da certe sue propensioni di cui si dirà- amava il Teatro nella sua interezza, dove ognuno fosse se stesso e dove le donne, sia le Cantanti che le Attrici, potessero esprimersi senza esser sostituite da uomini mascherati: al modo che voleva una corrente antifemminista e misogina che a Roma si sublimava...
Ed ottenne il risultato di far agire sulle scene del Teatro di Tordinona sia Attrici che Cantanti e tutto ciò anche per l'influenza che, data la sua condizione, poteva esercitare su Pontefici accondiscendenti ma in un certo senso di vedute più aperte del consueto.
CristinaQuando si trovò di fronte Innocenzo XI, un papa intollerante ed antifemminista, specialmente ostile -attesa la discussa morale- alle "donne dello spettacolo" ed in particolare alle "cantanti" che desiderava far sostituire nuovamente con "Evirati Cantori", i celebri "Castrati", la donna ribelle e tormentata non esitò a far tremare l'opinione pubblica definendo il Pontefice un "Minchione".
Ebbe in risposta solo l'avversione personale del papa che nulla potè fare -come in altri casi sarebbe accaduto con donne meno importanti- ed anche se, qualche anno più tardi, con il Giubileo e la moralizzazione proposta nella circostanza, il teatro tornò agli "Evirati Cantori" Cristina l'infaticabile anticonformista scrisse comunque una pagina significativa e per le donne e per la rappresentazione sulle scene!

Una necessaria precisazione sui Templari a Seborga: in nome della civiltà e dei diritti umani

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TEMPLARIROGOAbbiamo celebrato giustamente l'evento a Seborga di quella che abbiamo chiamato "Tre giorni dei Templari": è un modo anche per avvalorare il turismo (specie in quest'epoca) e soprattutto (cosa non sempre fatta ovunque nel Ponente di Liguria) un turismo non localistico ma che faccia vedere ciò che era il locale: uno STRAORDINARIO CROCEVIA DI CIVILTA' MEDIEVALE PER CUI OLTRE I TEMPLARI ALTRI CAVALIERI, PELLEGRINI E CROCIATI PASSARONO PER RAGGIUNGERE I LUOGHI DELLA FEDE.
Parlando però dei Templari, in consonanza con le scelte di Ventimiglia.biz notoriamente attente alle problematiche sociali e a quelle della tutela dei diritti, abbiamo abbastanza eluso nel precedente saggio quello che si fece avverso i Templari pur di ottenere lo scioglimento dell'Ordine e perché altri Potenti si impadronissero delle loro ricchezze.
Furono sottoposti ad una di quelle vergogne epocali di cui la civiltà non si è ancora del tutto liberata specie in certe aree depresse ed insanguinate del globo: l'uso di una LEGGE ASSERVITA AI POTENTI IN AUGE E DELLA "QUAESTIO" COME SI CHIAMAVA LA "TORTURA": PERCHE' ANCHE I CAVALIERI PIU' IMPAVIDI CONFESSASSERO COLPE DA LORO NON COMMESSE (VEDI SOPRATTUTTO I COLLEGAMENTI EVIDENZIATI IN NERO)
Una cosa che si è replicata anche da noi, specie fra gli orrori della II guerra mondiale: un fatto di cui si parla forse sempre troppo poco ..... perché le "Radici dell'Odio" son sempre in agguato!

Bagliori nel crepuscolo: Cavalieri Templari a Seborga

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TEMPLARIFa piacere che un piccolo centro, per quanto vanti una storia antichissima e l'aspirazione a far conoscere ovunque il suo stato di PRINCIPATO AUTONOMO DI SEBORGA, tra le tante iniziative di cui si fa carico abbia organizzato questa specie di "Tre giorni dedicata ai Cavalieri Templari"....è un modo per proporre alternative culturali un po' estemporanee alle solite celebrazioni di routine e contestualmente attrarre sul Ponente Ligure, prponendolo per quello che davvero fu, un vivo interesse anche turistico su quello che fu non solo autentico crocevia di civiltà ma anche di viaggi di pellegrini nell'epoca medievale.
Sui CAVALIERI DEL TEMPIO, la cui storia è spesso avvolta da mistero ma anche condizionata da interpretazioni libresche e di fantasia che han finito per diventare tra i non addetti ai lavori oggetto di credulità, si può parlare come dice il titolo di bagliori di grandezza e di crepuscolo, perché non tutto fu male né tutto fu bene .... nessuna guerra è un bene, la protezione degli indifesi è altresì un'opera altamente meritoria, l'approfondimento della conoscenza è sublime: anche se non fu compresa per interessi molteplici, non esclusi quelli economici e politici, e a causa di un'epoca in cui chi andava oltre il teologicamente sancito finiva per essere blasfemo, eretico, demoniaco!
Ma non è questo il luogo per cimentarsi in dissertazioni: solo per elogiare un'iniziativa che comunque si colloca bene in questa Settimana della Cultura e proporre dati (anche inediti) non sempre conosciuti -COME QUI SI PUO' VEDERE E LEGGERE CON UN SEMPLICE CLICK- sui Cavalieri Templari ma anche sugli altri tanti Ordini Cavallereschi che segnarono la storia di quell'età di ferro di cui si parla più di quanto talora si conoscano i documenti.
Comunque augurando buona lettura (ma soprattutto buona sorte all'iniziativa di Seborga) resta viva la speranza che queste iniziative crescano sempre più per una crescente sensibilizzazione su temi antichi che hanno percorso i millenni e le cui tracce son giunte fino a noi: sarà quello il momento perfetto per mettere a disposizione altro materiale che abbiamo raccolto e che è ignoto, e che seriamente e criticamente gestito potrà concorrere ancora di più a conoscere questa epoca tanto lontana!

Mommsen e Girolamo Rossi sulla scoperta dei reperti romani di Albintimilium

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NECRAAngelico Aprosio fu il primo tra parecchie contestazioni (atteso il prestigio di G. G. Lanteri storico uffiale della città) ad intuire la collocazione dei resti di Albintimilium o meglio di Ventimiglia Romana (la città sepolta dalla sabbia) ma G. Rossi ne fu l'"esumatore" grazie anche ai suoi contatti con il grande Teodoro Mommsen come qui si legge:
"Al raro onore che Ella ci ha fatto di visitare la nostra città [ con questo cordiale inizio scrive Girolamo Rossi la seguente importante lettera qui pubblicata, indirizzata al grande Teodoro Mommsen nel contesto delle sue grandi operazioni di scavo sull'area di Ventimiglia Romana (N.d.R.)] e di esaminare attentamente quei pochi avanzi che ci restano dell'età romana, ha pure voluto aggiungere i suoi caldi e valevoli uffici presso l'egregio magistrato che presiede alla provincia di Genova, affine di promuovere regolari scavi nella pianura di Nervia, dove Ella ha potuto accertarsi de visu dell'esistenza di una gran parte dell'antica Entimelio (Albium — Intemelium).
Questo nobile interessamento 'che deve tutto ridondare a beneficio della scienza storica ed a lustro della nostra contrada , pochissimo o male (arrossisco a scriverlo) fin qui studiata, richiede da mia parte come Ligure e come Ventimigliese sinceri ringraziamenti. E volendo nel tempo istesso darle un piccolo attestato della mia gratitudine . mi fo libero di offerirle un disegno in fotografia del bellissimo pavimento a mosaico, scoperto in quella regione, pochi lustri or sono, ma che, con altro venuto alla luce pochi mesi dopo, doveva aver comune la sorte di andare distrutto.
Prima però di dirle alcun che di questo pregevolissimo lavoro d'arte, credo bene premetterle che quella porzione di territorio interclusa tra il fiume Roja ed il torrente Nervia, la montagna delle Maure ed il mare, è sempre stata ritenuta sede di un'antica città; e per quella consueta ragione che i nomi sopravvivono alle cose, benché di città non si scorgano più che pochissime vestigie, cionullameno il popolo conservò a quel pezzo che confina colla Nervia il nome di Città Nervina ".
[G. Rossi in questa sua preziosa lettera al Mommsen continua come qui si può leggere]
[ in effetti fu il primo archeologo o meglio antiquario investigatore della "città nervina" ed anche "scrisse della storia antichissima di Ventimiglia" : a prescindere dagli autori vari spesso stranieri che ne avevano parlato molto genericamente ad esser precisi il primo in ordine cronologico fu un altro letterato di Ventimiglia: nel '600 lo storico ufficiale della città Giovanni Girolamo Lanteri aveva con la sua autorità avvalorata l'ipotesi di questa diversa topografia della città romana di Ventimiglia = topografia che fu giustamente contestata da Angelico Aprosio come qui si legge = e senza nominarlo Aprosio rimproverò poi il Lanteri definendolo quello che gli mandò la Relatione, cosa che appunto fece, come un informatore non corretto del celebre Ferdinando Ughelli che per la sua Italia Sacra raccoglieva dai propri corrispondenti notizie varie, anche sui monumenti come questa iscrizione romana a riguardo delle Diocesi (nella circostanza quella di Ventimiglia): da questo punto però l'erudito abbandona ogni critica analizzando piuttosto l'uso del reimpiego negli edifici cristiani di reperti classici, argomento su cui elogiandoli ritiene all'avanguardia gli studiosi della Natione Germana quasi a pronosticare quel destino che avrebbe oltre 2 secoli dopo indotto G. Rossi ad avvalersi della competenza, ospitandolo anche a Ventimiglia, del grandissimo storico ed epigrafista tedesco Teodoro Mommsen (N.d.R.)]
" nella sua "Biblioteca" scrive ':
' ... l'antica Ventimiglia, di cui parla Strabone urbs ingens ut Albion Intemelium
, non può essere l'attuale [allude alla città medievale = vedi p. 74 (N.d.R.)] ; imperocché non si veggono in essa quelle vestigie che per tale la potrebbero dichiarare. Ma piuttosto un'altra da essa discosta un picciol miglio di cammino, attaccata al fiume Nervia, ove si vedono reliquie di fabbriche antichissime [vedi qui repertorio di immagini = N.d.R.]. E mi ricordo che essendo giovinetto, le acque di detto fiume cresciute fuor dell'usato, passando vicino ad una possessione della mensa episcopale, con portarne via gran parte, scoprirono alcune stanze, nelle quali furono ritrovate monete, lucerne con altre anticaglie; ne importa che ivi non passi il fiume Rota o Rodoria, perchè da Strabone di fiumi alcuno non si favella.... '
Alla scoperta qui accennata dall' Aprosio [già ai tempi del "Museo Aprosiano di Venezia" l'erudito ventimigliese era noto come numismatico e antiquario alla maniera che vien segnalata da T. Bartholin nelle sue Observationes Novae de Unicornu) = tale sua fama e i contatti con epigrafisti e studiosi di classicità fecero sì che venisse interpellato spesso anche in campo archeologico e storico specie sulla "storia di Ventimiglia" come nel caso del patrizio siciliano Giovanni Ventimiglia, che si occupava delle vicende antiche della città ligure cui Aprosio rispose pure lamentandosi che ai Ventimigliesi d'epoca romana fosse capitata la sorte dei Troiani antichi sì da poter dire Fuimus Troes...Dispersi come i Troiani proprio e nonostante avessero abitata quella che Strabone definì una "grande città" = N.d.R.], altre ne tennero dietro in diversi tempi ; ed a memoria mia alcune se ne fecero di non lieve importanza, delle quali dava ragguagli nel Bollettino delle scienze, nella Rivista Italiana e nella Bandiera Italiana-, e certo monterebbe il pregio di darne una completa ed ordinata notizia, il che è mio intendimento di fare, quando il cav. Achille Aprosio mio concittadino avrà condotto a termine il piano topografico di quella importante località , il quale spero di far pervenire a suo tempo alla Direzione di codesto Istituto archeologico."
[G. Rossi nella sua lettera al Mommsen continua a questo punto con la descrizione oculata dei reperti individuati come qui si legge]
" Eccole intanto la notizia del mosaico e la sua descrizione che comparve Osservatore del Varo di Nizza. Mentre nel gennaio dell' anno 1852 i coloni della valle episcopale di Nervia stavano scavando alcuni fossi a fine di piantarvi dei magliuoli, incontrata un'insolita resistenza s'avvidero d'aver sotto i piedi uno stupendo pavimento a mosaico. Sgombrato tosto l'alto strato di arena che lo tenea ricoperto, si trovò circondato di mura non più alte di un metro, da tre lati delle quali apparivano i vani di tre porte, presentandosi il el mosaico chiuso dentro un rettangolo della lunghezza di tre metri e settanta centimetri, e della larghezza di due e cinquanta.
Incominciava esso con una lista di lapillo nero di 1/100 di larghezza seguita da una fascia bianca di lapillo larga 5/100. Seguivane una seconda nera che veniva a contornare un fregio composto di tutti triangoli isosceli di lapillo nero in fondo bianco,, toccando il vertice del primo triangolo la base al mezzo del secondo volto per lungo. Una terza lista girava in varii sensi disegnando l' opera tutta in differenti quadri quadrilunghi della larghezza di 25/100 entro ai quali in mezzo a due piccole liste bianche girava attorno un rabesco, specie di treccia , con piccole zone ripetutamente colorate di bianco, celeste e giallo di bella e dolce armonia , e in mezzo di questo in fondo bianco vi era una specie di rosone pur di varie tinte, cioè di nero, bianco, rosso, celeste , giallo e cinerino saggiamente combiniti. Nel mezzo del grande spartito veniva disegnata uua stella di 47/100 di diametro con otto rombi, composti di liste bianche in fondo nero, dal centro della quale si partivano otto raggi o liste nere, dalla direzione delle quali restava divisa tutta l'opera, con una regolarità singolare ; ad una certa egual distanza da questa stella ve ne erano altre otto, in tutto consimili, che poggiando i loro centri sui lati di un quadro perfetto si volgevano tre per tre intorno alla medesima. Nei differenti riquadri che nascono dal maraviglioso gioco di queste stelle, ve no sono quattro maggiori , larghi 52/100. — In mezzo dei lati del quadrato in senso opposto vi sono a contatto altri piccoli quadrati di 24/100 per lato, e nei due di fianco vi è disegnato a piccole zone colorite di giallo scuro, celeste, grigio e nero in fondo bianco il così detto nodo gordiano.
Ad ognuno poi dei quadrati maggiori in mezzo a due liste bianche gira all'intorno un rabesco colorito, specie di treccia, simile in tutto a quel di sopra narrato. E in mezzo a ciascuno di questi quadrati dopo il rabesco, entro una lista nera, vi è un quadrato ove in fondo bianco viene mirabilmente effigiato in minutissimo lapillo un busto rappresentante per ordine le quattro stagioni.
L'Inverno tien rivolta la tosta in un drappo celeste che con bel garbo gli discende dal lato sinistro a ricoprire il collo e il petto, e dalle spalle esce in alto una specie di palma o alga, quasi indicando che egli non è privo di vegetazione.
Si trova nel secondo quadretto la Primavera e come stagion de' fiori amica è inghirlandata di fiori di diverse specie e colori; un largo nastro rosso lacca le discende scherzosamente fra l'omero e il petto.
Segue nell'altro quadrato opposto l'Estate voltata alquanto verso il centro con varii mazzetti di spighe in testa, per lo più gialli; v'ha qualche spiga verde con qualche fioretto roseo, specie di papavero campestre, che artisticamente rompe quella monotonia gialliccia. Due nastri similmente le discendono dietro all'occipite verso le spalle e sono di un roseo che tira all'arancio.
Viene per ultimo l'Autunno, giovane figura rubiconda e maschile, coronata di fiori rossi e verdastri con foglie verdi e gialliccie, ove si potrebbe ravvisare ancora qualche ramoscello di uva.
Ch' il crederebbe! di così peregrino capo lavoro d'arte non resta più che un solo quadro incastonato in un muro dell'atrio del palazzo vescovile a Latte.
Ne migliore sorte toccava ad un secondo pavimento pure a mosaico, scoperto nell'Ottobre dello stesso anno in un terreno attiguo, il quale rappresentava Arìone seduto sopra un delfino, simile in gran parte a quello riferito dal Furietti, e scoperto nello scorso secolo in Roma presso porta Capena. Si è appunto fra le macerie che stavano intorno a questo mosaico, che si trovò il frammento d'iscrizione dicente :
DEDICAT-A-T-Q-E-P-
Spero di farle tenere fra non molto una più estesa narrazione di tutte le anticaglie, oggetti d'arte ed iscrizioni, da due secoli in qua dissotterrati in quella pianura.
Di Ventimiglia 27 Febbraio 1873.
Girolamo Rossi "
[Un antico mosaico a Ventimiglia. Lettera al ch. professore Teodoro Mommsen in "III - MONUMENTI" del "BOLLETTINO DELL' ISTITUTO DI CORRISPONDENZA ARCHEOLOGICA PER L'ANNO 1873" - ROMA, COI TIPI DEL SALVIUCCI, Piazza SS. XII Apostoli, 50 1873 - N.° I. - II di Gennaio e Febbraio 1873, pp. 26 - 29]
Enorme fu il lavoro del Rossi -anche grazie ai buoni servigi del Mommsen cui allude nella lettera- che permise poi di raccogliere questa documentazione straordinaria della città romana di cui qui si propone un'elenco e una serie di immagini = anche se occorre sempre rammentare gli archeologhi che lo seguirono e ne perfezionarono l'opera e qui, scusandosi per le mancate citazioni di diversi, si citano i nomi prestigiosi di P. Barocelli al cui nome resta legata una sensazionale quanto dibattuta scoperta e di Nino Lamboglia sommo archeologo e ideatore dell'importante scuola la cui prestigiosa sede era ed è presso l'Istituto Internazionale di Studi Liguri.

Un "Galateo delle Dame" del '600 (che non piacque a Cristina di Svezia e altre erudite): un'opera rara come omaggio di Ventimiglia.biz per la Settimana della Cultura

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mascheranolfi[Come sempre si consiglia di leggere data la tipologia di CulturaBarocca -se possibile- utilizzando il browser Explorer in qualsiasi versione e formato "Compatibilità"].
Non poteva piacere a tutti e soprattutto a tutte l'opera del Nolfi, così moderata ma anche così priva di slanci di ribellione: e Maria Cristina di Svezia, ben lungi dalla splendida Greta Garbo del film "biografico", era ribelle per animo e forse per postazione sessuale.
Ma il tema non è questo: la "Settimana della Cultura" è una meritoria iniziativa cui non si può che plaudire.
Quindi nel suo modesto procedere Ventimiglia.biz (ma con il contributo basilare di "CulturaBarocca" che mette a disposizione anche molti inediti: ma non tutti!!, specie sulla "regina alchimista", se no che gusto vi sarebbe? non sarebbe possibile intrattenere privati contatti con studiosi autenticamente interessati cui mettere a disposizione il qui lasciato, come si dice " in scuro ", specie la continuazione delle investigazioni sui sui "sbeffeggiamenti ad un papa" e sulla -per alcuni affezionati proseliti dell'epoca- sua presunta "strana morte", al cui proposito fu addirittura incaricato di indagare un agostiniano di Ventimiglia) propone quest'opera digitalizzata "La Ginipedia" di V. Nolfi, ma non senza una guida critica: perché, a prescindere dalla scontata rarità, questi libri son così oramai tanto lontani dal nostro modo di vivere che è facile prender "lucciole per lanterne".
Lo so, non è semplice leggere il tutto data la vastità e la difficoltà ma anche la stessa arcaicità, ma è un modo per accostarsi a varie tematiche, in gran parte sconosciute se non addirittura distorte dai superstiti difetti del facile e semplicistico quanto erroneo presentismo,  dal discorso generale che presenta l'opera in questione, ad alcuni dei suoi aspetti peculiari.
Tutti sono interessanti ma oggettivamente alcuni colpiscono e permettono di intendere meglio un modo di vivere, magari trascorso tra gli agi ma anche tra la tra noia per le donne di non poter esser se stesse e quindi di dover ricorrere a sotterfugi per trovare spazi di autonoma esistenzialità!
Ed ecco qui (basta cliccare sui link) la Dama alle nozze ma anche poi impegnata a curare la sua bellezza e pure partecipe (e questo tanto piacerà ai cultori di rievocazioni storiche) a banchetti, feste, danze, pubbliche manifestazioni ecc.
Ed ecco ancora il destro di poterla studiare se non addirittura "spiare" nella vita spicciola e di relazione: ora in casa, poi a passeggio e persino a Teatro, in Accademia, alla Villeggiatura ecc. ecc.

La Domenica delle Palme, le osservazioni di F. Redi, il Capitano Bresca e l'episodio dell'obelisco eretto in Roma......

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Domani è la Domenica delle Palme = e quindi non si può far a meno di citare il Ponente Ligure e l'episodio del Capitano Bresca......
Il COMMERCIO DELLE FOGLIE DI PALMA costituì a lungo una voce importante dell'economia del ponente ligustico e di Sanremo in particolare e non a caso R. Andreoli (Storia di Sanremo brevemente narrata, Antonelli, Venezia, 1878) scrisse in merito:"Non bastando a tanto lavoro le braccia degli adulti, sino i fanciulli di tre anni in su adoperavansi nel raccogliere e portare alla marina le fronde delle palme che, spedite per tutta Italia e in molta parte della Francia, fruttavano quantità non piccola di denari".
Tuttavia una riflessione particolare merita a riguardo delle PALME PAPALI l'episodio qui proposto coi doverosi collegamenti del CAPITANO MARITTIMO BENEDETTO BRESCA  sposato con tale MARIA BARNABA nel 1595 e defunto in Sanremo nel 1603.
Dopo gli inutili tentativi di 4 predecessori, papa Sisto V si propose di far spostare in centro di piazza San Pietro il gigantesco OBELISCO EGIZIANO eretto da Caligola entro il circo del Vaticano in memoria di Augusto e di Tiberio.
Per 300 metri, con dispendio di fatiche, l'architetto DOMENICO FONTANA riuscì nell'ardua impresa di far portare nella piazza il monumento (30 aprile-7 maggio 1586) che venne poi sollevato per con funi e carrucole.
Dato il difficile lavoro il Pontefice aveva imposto, pena la morte, il silenzio totale durante le operazioni: il Bresca però da buon marinaio, vedendo tendersi pericolosamente le funi fra le pulegge, osò esclamare nel silensio "Aiga ae corde", cioè "bagnate le corde (per evitare che si spezzassero)".
Sisto V, visto che l'espediente salvò l'impresa evitando una rovina, non solo evitò di mandare a fine le sue minacce ma accordò in perpetuo al Bresca ed ai suoi discendenti l'onore di inviare ogni anno le palme per la Pasqua dalla terra di Liguria sin a Roma (tradizione interrotta da Papa Giovanni Paolo II che predilige l'addobbo del solo ulivo anche per un superiore rispetto della più antica tradizione liturgica cattolico-cristiana in merito alla ricorrenza del Mercoledì delle Ceneri).
Il bordigotto Cesare Perfetto, per non interrompere la storica costumanza, si è allora assunto sia l'onere che l'onore di continuare gratuitamente l'invio delle "Palme pasquali" nella Città del Vaticano.
Sulla fine della storia i dati certi mancano e in fondo si sono avanzaati dubbi anche sull'episodio connesso al "salvataggio dell'Obelisco".
E' però doverso registrae una scoperta fatta dalla Famija Sanremasca che sul suo giornale intitolato "A gardiora du Matussian" (III, 1, 1984, p.4) editò in traduzione un documento latino proposto da Cesare Cantù (Storia degli Italiani, UTET, Torino, 1895,V, p.26 e nota) che papa Pio VII rilasciò al dottor Giacomo Bresca onde ringraziarlo del dono di due PARMURELI.
In effetti si trattava di un ATTESTATO in cui la segreteria del Pontefice redasse questa significativa considerazione:"E' certo, non c'è nascosto, come tu sia nato da quella famiglia dalla quale è nato l'uomo che, con molto provvido consiglio e con utile ammonimento, prestò grande e diligente opera nell'innalzare l'obelisco vaticano, per la qual ragione da Sisto V, nostro predecessore, ottenne l'altissimo privilegio in virtù del quale egli solo ed i suoi posteri, escluso ogni altro, abbia il diritto perpetuo di portare a Roma i rami di palma per la cappella pontificia e per le altre chiese dell'Urbe".
Si tratta però di un atto tardo e sostanzialmente muto (riporta una notizia diffusa ma non ne testimonia in modo documentario la genesi).
Calcolando l'oculatezza del Sacro Palazzo nel concedere privilegi è fuor di dubbio che qualcosa di molto prossimo alla presunta leggenda doveva pur esservi.
I Bresca intrattenevano da molto tempo fruttuosi e agevolati commerci con lo Stato Pontificio.
U. Martini (La marineria di S. Stefano, Riva di Taggia e Sanremo, in "Rivista Ingauna e Intemelia",I,2, 1946, pp.25-27) fece già cenno al monopolio commerciale delle PALME, nel traffico con Roma, attribuito per l'appunto ad una famiglia Bresca che per di più aveva aperto una sua rappresentanza a Ripa di Roma: e d'altronde esiste una polizza di carico del 1718, con firma del patrone di barca Giacomo Bresca, da cui si evince che la BARCA DELLE PALME gestita dai Bresca intratteneva stabili collegamenti comjmerciali tra Sanremo e Roma di modo che all'andata si portavano FOGLIE DI PALMA lavorate, agrumi, olio d'oliva, vini moscatelli ed altro ancora mentre in occasione del viaggio di ritorno si caricavano prodotti da esportare in Riviera.
Attesi questi contatti non pare casuale che il 30-IX-1795 l'Autorità Pontificia abbia emesso un'ordinanza in cui si legge:"Essendo stato il Capitano Stefano Bresca di San Remo per il commissionamento delle PALME occorrenti al servigio del Sacro Apostolico Palazzo e volendo Noi che il medesimo goda di tutti i PRIVILEGI, ESENZIONI E PREROGATIVE SOLITE E CONSUETE...".
In questo caso trattandosi di un documento da prassi burocratica e non di un attestato onorifico parrebbe intendersi che a monte della voce riferentesi a PREROGATIVE ED ALTRO risiedesse una attestazione documentaria concreta: trovandola si potrebbe indubbiamente fare luce su un episodio affascinanate ma che, per quanto non scientificamente documentato, conserva in se stesso la sostanza della veridicità effettuale.

Comunque a prescindere da questa notazione storica .....Ognuno ha il suo credo religioso o non, le scelte vengon sempre fatte (auspicabilmente ponderate) anche se la risposta resta sempre ardua: "chi sono, donde vengo, dove vado".

La Ricorrenza della "Domenica delle Palme" evoca un attuale fortissimo bisogno di spiritalità, un bisogno che si esprime anche nella ricerca di forme alternative di fede se non nel recupero degli antichi culti....sicché in definitiva  al pari di siffatta ricorrenza e di altre che son collegate al momento epocale della Resurrezione il Pellegrinaggio di Fede esiste tuttora, inarrestabile, tra tutte le genti ... magari svolto nell'intimo, sotto forma di pensieri proposti di fronte all'infinito sembre ben rappresentato da un cielo limpido e stellato di una notte serena ....
AUGURI SINCERI DA PARTE DI VENTIMIGLIA.BIZ

Il Gossip e il "giornalismo" nell'antica Roma: un primo passo verso l'informazione mediatica!

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aimmagine3Dopo un po' di tempo propongo un articolo che è solo la parte iniziale di un lungo discorso, anche su Giornalismo e quello che chiamiamo oggi Gossip: cose che, in modi diversi son sempre esistiti ma che avranno la loro esplosione tra '600 e '700 con personaggi straordinari sin a Maria Cristina di Svezia....ma si vedrà al momento opportuno.
Cultura Barocca - che come indica una comunicazione sulla sua Home Page è consigliabile cosultare con il Browser Explorer (qualisasi tipo) ed in "Versione Compatibilità, offre qui una dissertazione su un tema poco noto -tanto per iniziare- eppure avvenuto, perchè sull'immenso tracciato delle strade di Roma antica con merci, soldati, vari personaggi correva anche quella forma di pregiornalismo che, unico fra i popoli antichi e i grandi Imperi, rendeva possibile a chi risiedeva in regioni periferiche esser informati di cose che accadevano od erano accadute nella Capitale.
L'articolo è proposto qui sotto -ma come accade sul giornale on line- nella sua semplicità e senza i collegamenti che ne garantiscono la sostanza: per LEGGERLO CON TUTTI I COLLEGAMENTI ATTIVI E' NECESSARIO CLICCARE QUI!
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Nell'antica ROMA (VEDI QUI UN VIAGGIO VIRTUALE PER LA CITTA' E L'IMPERO) quelli che erano mediamente detti ACTA DIURNA URBIS o POPULI - o anche solo ACTA DIURNA- costituivano una sorta di gazzetta quotidiana, contenente un resoconto ufficialmente autorizzato degli eventi degni di nota accaduti a Roma. I suoi contenuti risultavano in parte ufficiali [notizie giudiziarie, decreti imperiali, del Senato (ACTA SENATUS) e dei magistrati] e in parte privati contenenti tra altre cose annunci di nascita, di matrimonio e di morte, ma anche notizie di cronaca spicciola che costituivano spesso argomenti di chiacchiericcio e discussione.
IL GOSSIP IN FONDO ERA GIA' UNA SORTA DI "SPORT NAZIONALE" [ che trovava la sua sublimazione durante i BANCHETTI E CONVITI, nel corso della mondanissima VITA DELLE TERME (forse il luogo più deputato al pettegolezzo mondano su fatti di cronaca = su cui G. B. CASALI TRA ALTRE COSE "FAUTORE DELLA BIBLIOTECA APROSIANA DI VENTIMIGLIA" ha lasciato pagine basilari e ricche di segnalazioni di reperti e della sistemazione che avevano al suo tempo ma oggi purtroppo dispersi in questo suo seicentesco volume su Roma antica ove indugia anche su tanti aspetti di vita sociale di maniera che la preziosa opera meriterebbe di esser collazionata, previo un'analisi critica approfondita, con quanto scrisse il coevo CARLO BARTOLOMEO PIAZZA IN QUESTO SUO " EUSEVOLOGIO ROMANO " specialmente in relazione alle STRUTTURE CULTURALI, BIBLIOTECHE, ACCADEMIE -DI SEGUITO ELENCATE DAL TESTO DIGITALIZZATO- IN CUI PIAN PIANO PARTE DI ANTICHI REPERTI ERAN GIA' FLUITI E FLUIVANO DATA LA MORTE SENZA EREDI DEI TITOLARI).
aimmagine1Ma a prescindere dal "Gossip" anche nell'ambito della frequentazione di tante altre pubbliche strutture quanto di eventi è plausibile che gli ACTA DIURNA facessero le veci del moderno giornale o quantomeno costituissero una sorta di "preistoria" di quel giornalismo che dai secoli XVII e XVIII si sarebbe affermato per via di questi FOGLI VOLANTI o "RAGGUAGLI" = è vero che i Romani avevano superiore tolleranza alla "Satira" peraltro loro creazione artistica e che le "notizie pepate" eran tollerate assai più di quanto sarebbe avvenuto nel mondo cristiano (pensiamo ai secoli XVI - XVII e XVIII) ma è altresì vero che queste notizie dovevano in qualche modo esser filtrate e rese accettabili anche in forza del clima in essere: un esempio in merito fu quello dell'esilio che colpì il poeta Ovidio per un indecifrabile Error ma anche per un Carmen cioè un'opera sgradita all'Imperatore Augusto per i suoi contenuti).
L'origine degli ACTA è attribuita a Giulio Cesare, che per primo stabilì la tenuta e la pubblicazione degli atti del popolo a cura di pubblici ufficiali (59 a.C.; Svetonio, Vita di Cesare, 20) = gli ACTA erano stilati giorno per giorno, ed esposti in luogo pubblico su una tavola imbiancata.
Come ha lasciato scritto FEDERICO LUBKER i PRIVATI si "impadronirono" presto dell'iniziativa e la potenziarono sulla scorta di una tendenza alla COMUNICAZIONE (SOCIALE, GIORNALISTICA MA ANCHE PUBBLICISTICA) il cui vertice prima degli ultimi nostri secoli era stato raggiunto proprio dall'IMPERO DI ROMA = e per approfondire risalendo nel tempo alquanto giova ancora investigare su quanto scrisse G. B. CASALI peraltro all'epoca celebre come titolare di un "apprezzato Museo di Antichità Romane" che nel suo già citato volume seicentesco su ROMA ANTICA (ANALIZZATA ANCHE SOTTO L'ASPETTO DELLA TECNOLOGIA E DELLE POTENZIALITA' DI COMUNICAZIONE CHE POSSEDEVA) affrontò pure una sorta di discorso sulle interazioni fra la CIVILTA' DELLE MACCHINE tanto debitrice a Roma e le romane TIPOLOGIE DI COMUNICAZIONE ALTERNATIVE A QUELLE ORALI O QUANTOMENO SCRITTE MA NON SOLO TRA SINGOLI INDIVIDUI QUANTO PURE IN UN CONTESTO A SUO MODO PUBBLICO E MEDIATICO.
Per proporre un limitato esempio di tutto quanto si è detto sul tema basta procedere qui passando attraverso la PUBBLICITA' ELETTORALE per giungere a quella dei NEGOZI, di PROFESSIONISTI: COME IN QUESTO CASO QUELLI DI UN AMBULATORIO MEDICO, di SCUOLE ed ancora di RISTORANTI [di cui compare addirittura un MENU' DI GIORNATA (CHE DAVVERO MERITA DI ESSERE STUDIATO PER LE INTERAZIONI CON ALTRE FORME DI COMUNICAZIONE ICONOGRAFICA)] od anche di LUOGHI DI DIVERTIMENTO E INTRATTENIMENTO [come nel caso dell' INSEGNA INDUBBIAMENTE AUDACE E IN SINTONIA CON LO SPIRITO CAUSTICO ROMANO di questa TABERNA LUSORIA EQUIVALENTE DEI MODERNI "CASINO'" senza dimenticare la pubblicità e le insegne, alquanto visibili e varie anche per comunicare i diversi programmi e/o servizi, connesse alle TERME come pure ai TEATRI senza dimenticare le tante TRACCE ICONOGRAFICHE anche rimaste in merito agli spettacoli degli ANFITEATRI dove si tenevano le manifestazioni preferite dai Romani e dove oltre che le FORZE DI CONTROLLO E GLI INSERVIENTI venivano incrementate e LE TESTIMONIANZE GRAFICHE AUMENTAVANO SPECIE PER REGOLARE CON TANTO DI AVVISI PER IL TRANSITO DEI TIFOSI specie, anche se talora vanamente, per evitare TAFFERUGLI TRA LE OPPOSTE TIFOSERIE: COME IN QUESTO CASO, LA CUI NOTIZIA SI SPARSE CELERMENTE PER IL MONDO ROMANO
aimmagine2Ed il tutto senza naturalmente dimenticare l'acme della COMUNICAZIONE MEDIATICA studiabile tuttora in rapporto a quel COMPLESSO DELLE CORPORAZIONI del Porto di Ostia caratterizzato dall'impianto degli uffici di diecine e diecine di aziende operanti su scala mondiale e già in grado di sfruttare un IMPIANTO PUBBLICITARIO e di COMUNICAZIONE ICONICA che fino al XIX secolo il mondo occidentale mai più avrebbe conosciuto.
Le interpretazioni concordano nell'attribuire all'inizio del I secolo d.C. l'inizio di una DIFFUSIONE PUBBLICA DELLE OPERE LETTERARIE COMPRESI GLI ACTA a seguito della costituzione di
BIBLIOTECHE PUBBLICHE ERETTE ANCHE NELLE PROVINCE IMPERIALI CHE PORTAVANO CO SE' LA NASCITA E IL PROLIFERARE DI VERE E PROPRIE LIBRERIE EDITRICI (BIBLIOPOLAE - LIBRARII).
Orazio ricorda i Sosii, proprietari di un negozio di volumina nel Vicua Tuscus nel Foro, Tito Livio e Seneca facevano i loro acquisti da Doro: molto nota anche la bottega di Trifone che vendeva le "Istitutioni oratorie" di Quintiliano e gli "Epigrammi" di Marziale.
Questi commercianti vendevano a prezzi molto alti le copie che i loro schiavi specializzati copiavano e, mentre dall'autore dell'opera si facevano pagare per la copiatura, dei libri che essi vendevano nessun guadagno ne veniva all'autore. Secondo il diritto romano alle opere scritte si applicava il principio
********************superficies solo cedit********************
per cui ogni modifica che si aggiunge appartiene al proprietario del terreno: quindi tutto ciò che veniva scritto sulle pergamene o su i papyrii di proprietà del libraio apparteneva a lui.
L'INIZIATIVA PRIVATA, intendendone l'importanza anche economica oltre che sociale, colse infatti quanto successo avrebbe avuto nel contesto generale la possibilità di informare periodicamente, anche nei dettagli della vita comune della capitale, tutti i luoghi possibili dell'Impero: fatto che contestualmente garantì una diffusione delle notizie centrali nelle sue varie ed estese contrade imparagonabile a fronte di quella che avvenne per altri grandi Stati pur sorti secoli dopo.
Sfruttando un vantaggio innegabile, cioè la straordinaria RETE STRADALE DELL'IMPERO che in ITALIA RAGGIUNGEVA PRESSOCHE' LA PERFEZIONE allo scopo di sostenere un TRAFFICO MERCANTILE E DI VIAGGIATORI IMPRESSIONANTE -il tutto caratterizzato altresì da un SOFISTICATO SISTEMA DI PONTI E GUADI PER AGGIRARE GLI OSTACOLI e anche seppur prioritariamente per pubbliche funzioni, da un variegato meccanismo di STAZIONI E "MUTAZIONI" (ma non si dimentichi nemmeno l'EFFICIENZA DEL SISTEMA MARINARO oltre che il SISTEMA RICETTIVO SIA PER RISTORO CHE PER SOGGIORNO/PERNOTTAMENTO DEI VIAGGIATORI e l'uso alquanto moderno di ricorrere a sistemi di garanzia e comunicazione iconografica quali le TESSERE e nella fattispecie soprattutto le TESSERE DI OSPITALITA')-
gli
************EDITORI************
si preoccupavano, dopo che l'
ORIGINALE UFFICIALE era stato composto e pubblicato di farne eseguire (con il permesso del Praefectus Urbis) un gran numero di copie attraverso un piccolo esercito di scrivani che, lavorando al seguito della REDAZIONE la quale curava di assemblare il prodotto fondendo con i DOCUMENTI PUBBLICI E UFFICALI quel tipo di "CONTRIBUTI CHE VENIVANO MANDATI DAI PRIVATI CHE TRATTAVANO DI EVENTI SPICCIOLI, PRIVATI, DI FESTE E NASCITE MA ANCHE DI PETTEGOLEZZI"
è certo che per avere buoni risultati tutti dovevano lavorare con assidua celerità per l'immediata diffusione e la spedizione anche nelle Province mentre l'ORIGINALE veniva depositato presso l'ARCHIVIO DI STATO (vedi la scalinata d'accesso nell'immagine sopra proposta) sì da costituire FONTE STORICA DI DOCUMENTAZIONE.


Gli ACTA naturalmente portavano notizie che per la loro contemporaneità dovevano esser esenti da censure o vendette dei potenti. Ma non è escluso che "dietro il velame" si celassero fatti non facili da gestire: chiaramente il pettegolezzo, le voci e le stesse allusioni "giornalistiche", quasi certamente era arduo andare oltre, preparavano però il terreno alla diffusione di opere vere e proprie di alta valenza artistica (fenomeno non impossibile e nemmeno mai destinato ad accadere se solo si esamina la relazione intercorrente tra le svelte notizie dei "Fogli Volanti" e dei citati "Ragguagli" del '600 e '700 spesso volti a trattare temi orrorifici con l'influenza che ebbero sulla grande letteratura di fantasia e terrore che li avrebbe celermente seguiti.
Ovidio, Orazio, Properzio, Marziale -autori di grande spessore che affrontano spesso argomenti di vita sociale e mondanità che in teoria potrebbero esser stati suggeriti dalle flebili notiziole degli ACTA- furon destinati ad esser poi ripresi nella letteratura di tutti i tempi per discorsi satirici, moralistici ed anche erotici e pure da A. Aprosio, per esempio nella sua pruriginosa
"STORIA DELL'ADULTERIO"
che non può prescindere dal parlare della classicità: una classicità coinvolta indubbiamente -anche a livello di chicchiere, rumori, voci di interesse "pregiornalistico" destinate ad esser riprese spesso come moniti predicatori e moralistici- nel contesto di quella
MISOGINIA CHE SI SUBLIMO' NEL CONTESTO DEL "SENATO DELLE DONNE" AI TEMPI DELL'IMPERATORE ELIOGABALO E DELLA DINASTIA DEI SEVERI.
Anche se pochi eventi in relazione anche alla qualità delle opere importanti che ne trattarono, dovettero colpire il chiacchiericcio ed il pettegolezzo, insomma il "Gossip" in Roma antica e poi di conseguenza tutta una tradizione culturale posteriore come le "Satire di Giovenale" per quanto destinate ad evidenziare fatti ormai risaputi sì che decaduto il principale protagonista potevano essere ampliati o predisposti per un pubblico dal palato più fine = come e soprattutto nel caso clamoroso dell' IMPERATRICE MESSALINA (che come tanti attraverso i secoli non a caso "affascinò" quale "icona dell'adultera e della lussuriosa" proprio l'appena citato erudito intemelio A. Aprosio che dopo averla ampiamente "citata" in questo moralistico passo dello Scudo di Rinaldo I "sul perché le donne ostentino troppo le loro grazie" utilizzando quanto ne "scrisse" Giovenale ne parlò più esplicitamente sin a scrivere questo su di lei in siffatto "Grillo" mai pubblicato fin a tempi recenti per intervento della Censura Ecclesiastica data le accuse di licenziosità nella sua "Grillaia).
"MESSALINA DI GIORNO E SIGNORA DELL'IMPERO ALIAS LICISCA DI NOTTE E REGINA DEL LUPANARE" colei che Al fin quando il Guardian di putteria/ Licentiò le sue donzelle a casa/ Partì di mala voglia, però fece/ Quel che poté. Fu l'ultima a serrare/ La sua stanza, mentr'ella ancor ardea/ Del pizzicor de la distesa vulva,/ E stanca, non già satia dipartisse = forse Aprosio riportò in italiano seicentesco (ecco qui una moderna traduzione con opportuni collegamenti) quanto aveva scritto Giovenale nella sua Satira VI (qui nell'originale latino) per meglio farsi comprendere sul tema ma era troppo per un ex Vicario Generale della Congregazione Agostiniana come Aprosio anche se avesse voluto farne per fini predicatori una "punta di diamante" di quelle "riprovevoli" protagoniste naturali del "Gossip" nell'antichità imperiale che furono un poco tutte le
IMPERATRICI (DI CUI SI PROPONE QUI UN TESTO ANTIQUARIO DIGITALIZZATO) e che indubbiamente ebbero molta influenza nella vita sociale indicando spesso DIRETTIVE NEL SETTORE DELLA MODA quanto della COSMESI e specialmente nell'ACCONCIATURA DEI CAPELLI ma anche nei COMPORTAMENTI SESSUALI, RIPROVATI DALLA CHIESA, CON L'USO DI CONTRACCETTIVI, PROFILATTICI MECCANICI E DI UNA SORTA DI "PILLOLA ABORTIVA DA ASSUMERSI POCO DOPO I RAPPORTI SESSUALI, LECITI O ILLECITI"


La pubblicazione degli ACTA continuò a lungo, fino a che la capitale dell'Impero non si trasferì a Costantinopoli ed avverso la loro funzione come verso molti altri aspetti ritenuti lubrichi e/od effimeri non calò la scure moralizzatrice dell'ormai affermato Cristianesimo che finì per accentuarsi in dipendenza del fatto che si ritenne -antistoricamente- aver l'Islam di Maometto (vedi gli indici), divenuto nemico istituzionale di Roma, aver ereditata la lussuria romano imperiale (con conseguente affermazione di una pesante misoginia) manfestantesi in tante cose compresa la vita pubblica: ad emblema di questo rifiuto come ha scritto il grande islamista Aldobrandino Malvezzi è spesso stato assunto nel contesto esistenziale e specialmente in quello igienico quanto scrisse Il Vescovo Palladio, contro l'uso arabo dei già romani "bagni termali" citando qual esempio da seguire
Isidoro, Vescovo di Hermopolis Parva (Damanhur),[il quale] morì a 85 anni senza avere mai indossato una camicia di tela, senza aver mai mangiato carne e senza esscrsi mai lavato.
In seguito alla distruzione di molte testimonianze del paganesimo molto si perse e degli ACTA non è sopravvissuto alcun frammento autentico = dal medioevo le pubbliche notificazioni -pur venendo sistemate sotto forma di scritto nel luoghi deputati- dato anche il notevole livello di analfabeti era però obbligatorio leggerle ad alta e intelleggibile voce per via del Cintraco o per mezzo del Precone = le comunicazioni private -quando comunque volevano coinvolgere un determinato pubblico e non avere un unico destinatario- presero a seguire invece mediamente la via della segretezza e, crescendo l'acculturazione, ad esser fatte anche per iscritto ed affisse in luoghi più o meno noti acquisendo la tipologia di pasquinate, semplici lettere anonime, cartelli e lettere spesso comportanti sfide caso che si riscontra per esempio in questo esemplare di lettera concernente una sfida ad un duello che realmente fu lanciata nel '600 a Ventimiglia divenendo causa di un processo qui attestato e documentato].


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Poi i tempi cambiarono ancora come spesso accade nella storia ed il "GOSSIP" come oggi piace dire per indicare il CHIACCHIERICCIO MONDANO specie sulle celebrità riprese un vigore destinato a crescere esponenzialmente sin ai nostri giorni: ma giammai sarebbe stato facile affrontare certi argomenti, un poco per la censura ed un poco per il timore di personali vendette, ed ecco che si prese la consuetudine di indossare una MASCHERA CIOE' SCRIVERE ANONIMAMENTE O SOTTO PSEUDONIMO ma questa è un'altra storia, solo un passo d'avvicinamento intermedio che porterà alla fine a trattare di personaggi tra '600 e '700 di tale rilevanza da, come si suol dire, "far tremare i polsi".

"Il Senato delle Donne" e il giovane Dio vivente dagli ormoni in rivolta!

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Il "Senato delle Donne" ai tempi della tarda dinastia severiana non era poi quella demonizzazione che vien talora registrata!
 E non era il Senato vero e proprio cui accedettero solo due donne così potenti da far tremare il mondo e da controllare un ragazzo che "veniva da un altro mondo" e credendosi un Dio, sposando una Vestale, credeva di poter generare "bambini dagli attributi divini"! ... la follia di poche persone generò l'odio cristiano e pagano verso un mondo orientaleggiante che non si capiva e che si voleva invece introdurre in Roma: la misoginia e gli uomini che odiano le donne son nati anche da lì!

Quando oltre che gli ormoni in rivolta un ragazzo è anche "Gran sacerdote della montagna nera" come si chiamava El Gabal presso Emesa può perdere la testa specie se dotato di un potere immenso .... mai facile è gestire il potere, lo vediamo tra i piccoli uomini della Casta, anzi della "Castina" che ci han portato alla crisi (italiani ed europei): pensiamo un po' se come Eliogabalo od Elagabolo fossero stati i Padroni del Mondo Conosciuto!

La pietra nera....il simbolo d'un potere ultraterreno: forse nemmeno Eliogabalo, come fu poi chiamato, si accorse di quanto gli stava accadendo attorno invasato dai suoi deliri e dalle parole della madre e della nonna .... forse credeva a tutto ciò e quando, seguito dal cugino Alessandro Severo che lo avrebbe sostituito, entrò nel campo della legione con sua madre Giulia Soemia nemmeno immaginava che la daga di stile pompeiano che brandiva il Centurione era il suo patibolo e ... che lo era anche per sua madre.....forse pensava che ancora una volta si sarebbe levata a ruggire la sua devozione all'Imperatore Dio che aveva 20 anni: a volte i Potenti si credevano e si credono intoccabili!

"Memento Mori": questo antico motto, pagano e poi cristiano, sulla brevità della vita può relazionarsi alla "Festa della Donna"? Sì e di più: da sempre fu un invito a non esaltarsi sfociando nella superbia e nella violenza: e non solo contro le donne!

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MINOZZI2AL FINE DI LEGGERE L'ARTICOLO CON I NECESSARI LINKS CLICCARE QUI (MEGLIO AVVALENDOSI DEL BROWSER EXPLORER)
Uomini (e donne) potenti compaiono sui media a predicare, dir cose giuste, ad esibirsi a spacciarsi con palese vanità per tuttologi...altri personaggi ostentano il loro stato sociale (magari di appartenenti ad una Casta) e talora sembrano proporsi come degli "Immortali" ed anzi paiono stupiti quando a fronte di qualche loro grave colpa incappano nelle maglie della giustizia: il potere, effimero come la vita, ad alcuni ha distorto la mente fin a farli autoritenere degli "Intoccabili"!
Più nel piccolo altri si propongono qual "Padri Padroni" o "Mariti Padroni": e come la cronaca ci mostra scatenano su vittime inermi, le donne spesso, la loro violenza e la loro cupidigia.
Gli antichi, che non avevano cellulari, navigatori, auto e TV, avevano percepito in parecchi casi questo pseudo stato esistenziale perchè poi, a fine di quella "passeggiata che è la vita", la "livella" come diceva il buon Totò mette tutti sullo stesso piano.
E ci furono tempi in cui di rimpetto alla scoperta del male e del destino comune e di quanto tutto sia effimero, dal potere alla bellezza, alcuni pensatori lanciarono un messaggio al rispetto .... spesso se non quasi sempre è stato un predicare nel deserto ma cercare di sentirsi tutti uguali in nome di questa mortalità e fragilità che unisce sarebbe sempre una maniera per sminuire il male ed esaltare l'amore vero che sempre si identifica nel rispetto....
Un giorno, forse, queste parole, già ripetute da alcuni anche di rimpetto al patibolo od alla spada d'un nemico ringhiante, non saranno forse suoni vacui, forse segneranno un'epoca nuova che la civiltà, se mai esiste, già avrebbe dovuto intuire e far propria....

"Memento mori" (letteralmente: "Ricordati che devi morire") è una nota locuzione in lingua latina.
La frase trae origine da una particolare usanza tipica dell'antica Roma: quando un generale rientrava nella città dopo un trionfo bellico e sfilando nelle strade raccoglieva gli onori che gli venivano tributati dalla folla, correva il rischio di essere sopraffatto dalla superbia e dalle smanie di grandezza. Per evitare che ciò accadesse, un servo dei più umili veniva incaricato di ricordare all'autore dell'impresa la sua natura umana: lo faceva pronunciando questa frase (la consuetudine si mantenne nella costumanza ma decadde nel contesto cerimoniale atteso che al posto del Trionfo durante l'Impero destinato al solo Imperatore come comandante generale ai condottieri vittoriosi si concedevano piuttosto gli "Ornamenti Trionfali" come nel caso di Giulio Agricola conquistatore della Britannia
In ambito cristiano la costumanza ebbe poi naturalmente una valenza diversa quale un ammonimento ad operare per il bene e a non perdersi nelle lusinghe del mondo = per esempio l'ordine di stretta clausura dei trappisti, fondato nel 1664, adottò questa frase come motto: i monaci di quest'ordine si ripetevano tra loro continuamente la frase, e si scavavano - un poco ogni giorno - la fossa destinata ad accoglierli, con lo scopo di tenere sempre presente l'idea della morte e quindi il senso della vita, destinata a finire.
E' però da rammentare che il richiamo alla "fugacità della vita" e l'uso di ricorrere a citazioni concernenti l'inevitabilità della fine esistenziale venne meno - specie nel contesto dei periodi più fausti come questi caratterizzati da feste, ostentazione di ricchezze, disinibizione tipicamente postrinascimentale - e poco alla volta, anche in contesto religioso, pur se , mutati i tempi ed evidenziatisi vari problemi (tra cui guerre epocali sia in Europa (leggi qui) che in quell'eterno conflitto che si ebbe con l'Impero Turco -senza trascurare carestie, terremoti, incendi, alluvioni e dissesti economici ed ambientali e la feroce discriminazione sociale quanto giuridica tra ceti potenti, intermedi ed umili in forza dei "Privilegi del Foro", del Principio della Restitutio ed anche nella diversa fruizione del "Diritto d'Asilo Ecclesiastico" che nel dettaglio poi emarginava le donne e con esse un poliedrico contesto di "diversi" e tutti quanti erano spregiativamente associati nel termine di "figliastri di Dio"- : il tutto coinvolto nel terrore epocale della Peste reputata anticipazione dell'Apocalissi e dell'avvento dell'Anticristo e delle sue legioni di Demoni ed indice supremo, quasi emblematico della brevità della vita) siffatto atteggiamento mondano suscitò le critiche di diversi compreso quello spirito bizzarro, da "Poeta", come si diceva volendo in qualche modo criticarlo, che fu l'erudito ventimigliese Angelico Aprosio che ne scrisse anche a scapito di molti Religiosi presi dalla vanità = contrariamente a certe idee moderne correnti l' idea enfatizzata dalla constatazione di prima ignorati aspetti drammatici dell'esistenza e quindi l'angosciante proposizione del "Memento Mori sotto forma di simulacri ed oggetti ben visibili destinati ad ammonire sempre l'uomo della sua fragilità non fu propria nè di Inquisitori che volessero spaventare gli inquisiti e neppure di personaggi iconici come Papa Alessandro VII mentore di Maria Cristina di Svezia comunque entrambi assai sensibili al tema ma divenne una costante generale, e molti, senza ricorrere ad oggetti sacri meno appariscenti come il rosario sopra proposto, potendoselo permettere amavano "ornare" i propri pensatoi, le camere ma anche gli studi soprattutto di teschi (e nemmeno quello del grande Cartesio sfuggì a questa sorte) destinati proprio a rammentare l'inevitabile scorrere del tempo sin alla fine inevitabile per chiunque grande o piccolo od umile che fosse come scrisse Pier Francesco Minozzi al modo che qui si legge
Nell'oggettistica sacra come sopra si vede e già si è detto il Memento Mori divenne un ammonimento costante variamente elaborato a seconda anche delle possibilità: ma il tema entrò anche nell'arte e specie nella pittura su cui non mancarono dibattiti specie avverso le pitture dell'età precedente permeata talora di paganeggiante erotismo, particolarmente nell'ambito della natura morta in cui l'esempio più tipico è quello di un teschio posizionato accanto a fiori o frutta.

Il Male eterno della Superstizione: la Peste e la caccia ad Untori e Streghe Avvelenatrici ... ma sempre in ogni tempo c'è stato qualcuno da perseguitare per sconfiggere la propria paura e viltà e "voglia" di non sapere

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PESTEMINOZZI2Le,  pagine qui sotto si riferiscono ad un evento drammatico anzi ad una serie di eventi drammatici che si potranno MEGLIO APPROFONDIRE LEGGENDO QUI OVE SI PARLA DEL TEMA ED ANCHE DI CHI CERCO' DI ANDARE OLTRE LA SUPERSTIZIONE COME LO SCIENZIATO G. B. BALIANO DI CUI SI E' DIGITALIZZATA L'INTIERA OPERA SUL TEMA DELLA PESTILENZA
La Superstizione è ignoranza ed essa si manifesta sempre, ieri ma anche oggi specie nelle violenze ai più deboli che vengono perpetrate e di cui si legge continuamente....purtroppo!
Alla Superstizione e all'Ignoranza si può porre rimedio con la voglia di capire e comprendendo rispettarsi .... fuori del rispetto, che ci siano i cellulari o che sista ancora la clava, restano solo la sopraffazione e l'inciviltà....
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Quando il Capitanato rientrò fra i possessi della Repubblica (1562) era in condizioni precarie. Nel 1579-'80 il CAPITANATO DI VENTIMIGLIA -per certi aspetti ancor più di altri luoghi del Dominio della SERENISSIMA REPUBBLICA DI GENOVA- venne "ghermito" da quella che, metaforicamente, può giudicarsi la più devastanta "Pandemia" = la
SUPERSTIZIONE che, prescindendo dall'ignoranza e dalla fragilità di comportamento donde nasce e nel contempo è causa, può diventare -certo più colpevolmente nell'oggi che in secoli passati spesso dominati dall'oscurità della ragione- nei casi di più ottuso fanatismo una sorta di esaltazione contro chiunque non risulti allineato alla norma istituzionale e sia o si giudichi (al di fuori di ogni civile confronto, di qualsiasi filosofia e di un paritario quanto lecito diritto alla difesa delle proprie scelte e/o del proprio stato) DIVERSO PER PENSIERO, CREDENZE, ABITUDINI ESISTENZIALI, ETNIA, SESSO, COSTUMANZE... SI' DA ORIGINARE BRUTALI QUANTO INAPPELLABILI FORME DI INTOLLERANZA E PERSECUZIONE.
In un frammento di lettera (?) tra il carteggio vario dell'intemelia Biblioteca Aprosiana si legge (qui adattato rispetto alla grafia frenetica ed antiquaria) questa sorta d'urlo di terrore grafologico: "Ora per quanto salda sia la Fede temo per la mia vita come tremo per la mia morte...nella strada l'aria era diventata pesante...quando fui alla porta l'ho sentita ridermi sulle spalle...sembrava mi volesse ghermire come ha fatto con gli altri: Lei...la Morte, foriera dell'Anticristo, già striscia oscura fra noi...": si direbbe la trama o meglio l'"incipit" d'un romanzo horror!...niente di tutto ciò, è solo qualche frase iridescente d' uno scritto sincero di un religioso realmente vissuto tra '500 e '600: la MORTE (DEATH) in vero era la "Peste", il ghigno il rantolo dei ratti morenti nelle latrine od ai bordi delle strade paludose! Ma per quanto uomo, perlomeno acculturato data la condizione sociale, che ne poteva sapere l'ecclesiastico, quando nemmeno medici accreditati intendevano le ragioni della moria che stava flagellando Genova stessa, la Capitale del Dominio? Di rimpetto allo scempio spesso ci si rassegnava sin ai limiti estremi dell'orrorifico e dell'idea d'una "Fine del Mondo Conosciuto"! Caos, anche superstizione e stregonesche credenze s'addensano, e di frequente, quando all'ignoto non si sa dare risposta e in quel momento le ragioni c'erano proprio tutte per dire il vero: la terrorizzata, superstiziosa scrittura in definitiva aveva un suo fondamento, strutturato sulle notizie degli agenti di sanità: davvero si temeva che la "Morte Nera" procedendo dalla Liguria centrale ne stesse per aggredire l'estremità ponentina...no...era paura, incomprensione, certo superstizione ma non era frutto d'un cervello anelante di malarica febbre. Ed ancora più estesamente, nella tradizione epocale, la MORTE (DEATH), evento così possibilistico da determinare sia terrore che rassegnata convivenza, si sublimava in un APPARATO ICONOGRAFICO DELLA MORTE o come si diceva in quei SEGNI DELLA MORTE che non esaurivano, come oggi, nella funzione commemorativa e fideistica la loro finalità ma che si sublimavano in un apparato in cui processioni, inumazioni, cimiteri, riti, scongiuri, costumanze... si collocavano quali formidabili espressioni giuridiche, catartiche, ammonitrici, scaramantiche e via dicendo...oltreché religiose e salvifiche in stretto rapporto (anche e forse soprattutto -entro un coacervo di parossistiche paure- avverso i teoremi di INTERFERENZE DIABOLICHE, RITORNANTI, VAMPIRI, PROFANATORI SACRILEGI DI CIMITERI E NECROPOLI, ALCHIMISTI, STREGHE E PRATICANTI DI MAGIA NERA) con la salvaguardia e quasi l' esorcizzazione della
VITA in casi estremi anche sfidando le leggi della Chiesa alla ricerca di un qualsiasi mezzo per ottenere RINGIOVANIMENTO E/O ETERNA GIOVINEZZA attivando, tra l'altro, una cultura parascientifica destinata, ancora tra '800 e '900, ad alimentare RICERCHE PIU' O MENO DISCUSSE SUL TEMA DEL RINGIOVANIMENTO O QUANTOMENO DELL'ARRESTO DELL'INVECCHIAMENTO.
Si trattava peraltro di un periodo greve, in un crepuscolare '500, quello in cui il territorio intemelio venne circondato da due fra le MASSIME ESPRESSIONE DEL MALE dalla CARESTIA ( con -a superstizioso giudizio di alcuni, destinati però a crescere via via di numero, anche malignamente suscitabile per artifici di magia tempestaria perpetrati da donne che avrebbero venduto la loro anima al male: le "Streghe"- di tutto un ramificato SISTEMA PRODUTTIVO, AGRONOMICO,ALIMENTARE ED ANCHE GASTRONOMICO tradizionale schermo all'incubo epocale di FAME E DISPERAZIONE e per conseguenza di INDEBOLIMENTO ORGANICO E MALATTIE) ed ora dalla PESTE (MORTE NERA = THE BLACK DEATH) [quest'ultima in effetti poi ben controllata dal sistema dei blocchi stradali e della quarantena coi siti di controllo viario principali ai rastrelli guardati da militi armati dei Balzi Rossi, dove stava anche un piccolo lazzareto per la segregazione dei sospetti di contagio, e sulla via del Nervia tra Camporosso e Dolceacqua: anche se, pure in questo caso, sempre più si alimentavano dicerie sorte nel XIV secolo ma destinate oltre il pensabile a sopravvivere nella coscienza collettiva dell'opera luciferina ed infausta di uomini collusi con forze arcane e preposti all'avvelenamento dell'ambiente tutto e quindi di colture, animali ed uomini: gli "Untori" = e purtroppo -accanto a manifestazioni di saggezza ed umana solidarietà- non mancarono né sarebbero mancate -paventandosi la presenza di perpetratori volontari e non di contagio- anche nel corso delle tante manifestazioni di Peste nel Dominio della Repubblica di Genova alcune forme di collettivo e superstizioso terrore destinate -come nel corso dell'epidemia cinquecentesca- a degenerare sin ai limiti del linciaggio popolare di qualche sospetto].
Giammai venendo meno, SIFFATTI EVENTI CATACLISMATICI [in cui da un lato si mescolavano problemi alimentari, difficoltà socio-economiche, miseria ed epidemie e dall'altro l'incompetenza dei poveri medici del tempo nel classificare e curare molte "incomprensibili" malattie (la gente peraltro era ancora sconvolta dagli effetti dal grave terremoto del 1564)] contribuirono a rafforzare le citate superstiziose postulazioni operando sempre più in sinergia con eventi oscuri e drammatici come il proliferare di conflitti sia generali che locali e del pari di violenza comune e faide di criminalità organizzata, la ben nota dissoluzione della fede per lo Scisma di Lutero e la crescente aggressività dell'Impero dei Turchi [ la vittoria di Lepanto costituì solo un parziale momentaneo deterrente -pirati barbareschi e turcheschi avrebbero operato sul litorale ligure sino oltre il XVII secolo- dopo il navale assalto a Nizza e le scorrerie turchesche a danno del litorale ligure le cui fortificazioni erano inefficienti al punto da sì rendere eroica una difesa popolare di Taggia ma lasciar serpeggiare sia la convinzione della sostanziale impotenza della Repubblica di Genova quanto l'opinione che ( anche per i recenti peccati degli uomini un tempo protetti da Dio stesso tramite i Cavalieri della Fede sia su dimensione locale sia su scala "planetaria", nel contesto dei "Grandi Tragitti della Fede" sin al punto di una totale Riconquista della Spagna alla Cristianità interpretata come un segno dell'affermazione della Chiesa di Cristo rafforzato dalle poi pur discusse "colonizzazioni ed evangelizzazioni" di quel Nuovo Mondo scoperto con somma partecipazione della Potenza della Spagna Cristianissima) fosse irrimediabilmente venuto meno l' istituzionale antemurale storico contro il male degli "Ordini Cavallereschi Regolari" = in particolare attesa la tragica soppressione dei Templari e la gloriosa ma sempre più difficoltosa resistenza opposta da Gerosolimitani ed Ospitalieri ] raggiunsero il catastrofico segno di indurre le masse le masse ora ad un rassegnato fatalismo ora a timori angoscianti, in particolare sulla non recepita ma in effetti già verificatasi VENUTA DELL' ANTICRISTO = come anche a Genova, PREDICATO DA ANNIO DA VITERBO, FANATICO SOSTENITORE DELL'"EQUAZIONE MAOMETTO = ANTICRISTO" (argomento assai contestato ma anche fermamente creduto) sì da determinare la fine del mondo conosciuto in forza della paventata giovannea APOCALISSE.
PESTEMINOZZIMa, come sopra detto, con maggior frequenza le superstiziose ed impaurite coscienze indugiavano vieppiù, nel tentativo di darsi una qualsiasi giustificazione, sulla meno fiammeggiante ma pressoché alternativa, contestuale e teologicamente meno complessa, ipotesi di qualche concessione di POTERI OSCURI AD OPERA DEL DEMONIO, SEMINATORE DI MALE E DI DISCORDIE a varie quanto variamente pericolose figure dell'occulto quali principalmente STREGHE ma altresì MAGHI - LICANTROPI - UNTORI - VAMPIRI ed infine persino "RINNEGATI CRISTIANI" -AL PARI DEGLI ALTRI- REPUTATI "COMPLICI DEL DEMONIO" PER ESSERSI MACCHIATI DELLA COLPA ESTREMA DELL'"APOSTASIA": ed oltre a tutto ciò ai confini con la Francia proprio nell'areale ventimigliese in cui operavano gli eruditissimi Angelico Aprosio e Domenico Antonio Gandolfo il Dominio di Genova presentava ulteriori anomalie interagenti sia con le citate tracce di superstite cultura pagana quanto con le calamità portate dalle guerre di modo che se il Gandolfo giunse a chiedersi se Giammai Iddio darà quiete a cotesti nostri Bastioni di Liguria prima di lui Aprosio era rimasto indubbiamente suggestionato da strani ritrovamenti, accompagnati da superstiziose dicerie, e da inspiegabili fatti accaduti od in qualche maniera attribuiti a qualcosa che giacesse sotto quel mare di sabbia che in verità ricopriva da un millennio la dimenticata Ventimiglia Romana.
Mediamente la massima preoccupazione era comunque attivata da presunte FATTUCCHIERE [ dette, oltre che STREGHE, MALEFICHE, LAMIE, SAGANE o con termine regionalistico MASCHE = poco se ne è parlato ma atteso il persistere dell'ancoraggio ad innocue FORME CULTUALI E CULTURALI PRECRISTIANE specie nell'estremo Ponente di Liguria -ancora nel XVII secolo scosso, sotto il Grande Inquisitore di Genova Michele Pio Passi dal Bosco- dal caso di MARIA TOSCANA "SUPPOSTA STREGA DI VALLEBONA" la vigilanza divenne estrema anche a scapito di quelle figure del paranormale quali le FATE (FATAE) che -per quanto esse stesse inserite nel persistente popolareggiante COMPLESSO DI TRADIZIONI CULTUALI PAGANE- erano state assimilate e ufficialmente tollerate nel crescente e relativamente tranquillo contesto del FOLKLORE per esser rapidamente giudicate "ex novo" IN SENSO NEGATIVO sì da venire ascritte tra le CREATURE DEL PARANORMALE PERTURBATRICI IN SENSO DEMONIACO DI SONNO E SOGNI].
La MAGIA NERA costituiva un incubo epocale ( e nonostante una già secolare CODIFICAZIONE DELL'IDEA STESSA DI ESOTERISMO su cui vigilava -in ambito cattolico anche se non meno attenta e severa o se vogliamo superstiziosa era la giurisdizione dei Riformati- il DIRITTO ORDINARIO) specialmente intorno alle FATTUCCHIERE attraverso i secoli si era sviluppata non solo un'impressionante letteratura ufficiale e non oltre soprattutto una tradizione popolare non di rado feroce e discriminatoria. Sì che nella sinergie di siffatte postazioni interagivano voci di varia natura, spesso contestate o quantomeno discusse ma che procedevano attraverso i più disparati sentieri di riflessione sulla casistica di STREGONERIA - STREGHERIA, sulle molteplici POTENZIALITA' DI MAGHI E STREGHE, sulle PROCEDURE DA ATTIVARSI AVVERSO STREGHE E MAGHI, sulla tipologia di possibili PENE sin ancora, questione che non chiude questa selezione di voci ma che costituì argomento tra i più controversi e dalla Chiesa frequentemente messo sotto giudizio, dei "possibili, leciti o non leciti"
PROFILATTICI E/O RIMEDI AVVERSO PRATICHE DI STREGONERIA.
E così, in siffatto terribile crepuscolo del XVI secolo, e quindi sotto l'influsso tanto di di calamità reali quanto di illusoria superstizione, le STREGHE erano viste dalla crescente esaltazione come di continuo impegnate nel riunirsi in DIABOLICI SABBA, nel dominare ESSERI BESTIALI o nel generare CREATURE MOSTRUOSE (in vero vittime di alterazioni genetiche per le pessime condizioni igienico-alimentari), nel favorire l'insorgere di MISERIE AMBIENTALI (di cui PESTE e CARESTIA erano l'espressione massima), nell' indurre inermi sventurati alla condizione di INDEMONIATI, nell' uccidere i bimbetti (poi destinati a diventare FANTASMI GENTILI se non PICCOLI DEMONI), nel condizionare irrequieti LEMURI o addirittura nell' allearsi coi demoni onde controllare intere città, per liberare le quali si richiese l'opra di SANTI ESORCISTI.
In questo campo, che non deve essere relegato nella spazzatura dell'inutilmente orrorifico ma che appartiene comunque alla cultura ed al folklore, l'estremo Ponente ligure era realmente pervaso ed avrebbe continuato ad esserlo da un clima oscuramente magico, destinato ad alimentare credenze, paure e fantasie (anche in nome di un crescente antifemminismo) in cui i giudici, laici ed ecclesiastici, si servivano, alternativamente, di testi che similmente, seppur con modi distinti, si occupavano della persecuzione della STREGHERIA o STREGONERIA [ come peraltro di devianze religiose non ritenute esenti da possibili intereferenze paranormali quali l' ERESIA].
Infatti [ per quanto, sulla scorta di un illuminismo pregno di anticlericalismo ma nobilitato sempre -a fronte di alcuni massimalisti e frettolosi giudizi- dalla encomiabile lotta contro le pregresse EFFERATEZZE DI SUPERSTIZIONE E DISCRIMINAZIONE: UN DIBATTITO LAICO, IN PREVALENZA MA NON SOLO E A CUI, TRA ALTRI ECCLESIASTICI, PARTECIPO' UN RELIGIOSO DI GRANDE LEVATURA MORALE QUALE IL DOMENICANO SPAGNOLO B. G. FEIJOO ] ogni interventismo sia poi stato attribuito alla SANTA INQUISIZIONE [ ed oggettivamente tanto nota quanto discussa fu in Liguria l'opera dei opera dei GRANDI INQUISITORI DEL "SANTO UFFICIO" DI GENOVA in merito a temi di STREGONERIA, ERESIA, LIBRI PROIBITI, PRATICHE ILLECITE ECC.] le cose non stavano propriamente così e, sia sulla base degli STATUTI CRIMINALI che del pur controverso ...PRINCIPIO DELL'UNO E DELL'ALTRO FORO..., sussisteva una compartecipazione in tali procedimenti anche del DIRITTO ORDINARIO O DELLO STATO.
E' certo però che a fronte dei LIBRI CRIMINALI O PENALI, in merito ad una POSSIBILE CONDANNA DI ERETICI E/O STREGHE, l'iridescente e volutamente catartica SCENOGRAFIA DEGLI "ATTI DI FEDE" esercitava un' influenza assai più potente sull'immaginario collettivo, sì da trascinare nell'orrorifico tutti i testi della SANTA INQUISIZIONE sia il SACRO ARSENALE di Eliseo Masini che le pensose DISSERTAZIONI SULLA MAGIA di M. Del Rio indubbiamente dai contenuti molto diversi sia in senso formale che pratico a fronte del leggendario, temutissimo quanto oramai surrogato MAGLIO DELLE STREGHE (MALLEUS MALEFICARUM).
Comunque al proposito dell'influenza nella fantasia popolare di tutto questo apparato giudicante e non raramente punitivo, gestito dalla Chiesa e per conseguenza ritenuto a torto di sola spettanza ecclesiastica, non sembra affatto casuale l'incentivarsi nell'iconografia pittorica del '500 di immagini truculunte che variamente alludono alla condanna eterna dei vizi umani ma che sfruttano a fini catartici più che l'immaginario di una eterna condanna post mortem il naturale referente degli STRUMENTI DI TORTURA E DI MORTE, secondo l'uso del diritto intermedio, sempre messi in mostra prima di qualche castigo sulle pubbliche vie a titolo di ammonimento contro chi solo pensasse di commettere qualche reato contro lo Stato o la Religione (e in questo senso meritano di essere citati, per quanto di contenuto terrificante, gli affreschi dei SANTUARI nell'imperiese di REZZO e di MONTEGRAZIE).
Durante i tragici processi alle "STREGHE DI TRIORA" ed alla sventurata MALEFICA PEIRINETTA RAIBAUDO, che erano state rinchiuse nelle CARCERI DELL'INQUISIZIONE od avevano insanguinato i patiboli e scardinato molte anime ingenue, la lettura di queste raccolte di leggi ed interpretazioni sul tema della stregoneria era stata una costante di tante udienze e di tanti seminari degli inquirenti.
Così fra gli altri espedienti per non esserne "affatturati" cioè tormentati sino anche alla morte con vari malefici corse l'abitudine di portare amuleti protettivi e soprattutto di recitare preghiere atte a scongiurare le forze malefiche come questa, piuttosto rara, di cui si è riuscito a riprodurre un ESEMPLARE.
La DONNA in particolare, dopo secoli di relativa tranquillità sociale pur in uno stato di PERSISTENTE GREGARIATO rispetto all'uomo, finì per esser ricacciata nei lugubri sospetti del medioevo per colpe, a volte reali, che si caricavano però sempre di valenze magiche connesse a quella SENSUALITA' ed a quella IMPREVEDIBILITA' (controllata da un astro "subdolo" come la luna) che, biblicamente, era giudicata un elemento scatenante del male diabolico (venivano così imputate di connivenza con SATANA in qualità di STREGHE o LAMIE, di praticare magie ma anche di connivenze col demone MAMMONE, variamente collegato alla temuta figura del GATTO [animale simbolo nella stregheria] ma anche erano accusate come criminali comuni, seppur per realizzare coi resti delle vittime malefici intrugli, in quanto PROCURATRICI DI ILLEGITTIMI ABORTI e di conseguenza condannabili tanto dalla legge dello Stato che della Chiesa).
In siffatte occasioni, di fronte ai sospetti avanzati contro qualche donna d'esser una strega, un ruolo temuto, ma spesso condiviso dalla popolazione (come nel caso dei quasi contemporanei processi alle STREGHE DI TRIORA o tempo dopo della FATTUCCHIERA PEIRINETTA RAIBAUDO), venne svolto da INQUISIZIONE tramite la figura di un Vicario, o rappresentante dell'Inquisitore Generale di Genova, che risiedeva -come tutti i potenti- nella città di Ventimiglia o in qualche suo convento.
In effetti, oltre alle contingenze climatiche, economiche ed ambientali, al di là dei timori ancestrali per l'ignoto, a far crescere il panico in questo momento di crisi generale, cui non era estranea la debole politica interna di Genova, era da collocare un evento nuovissimo di politica internazionale, l'avvento sempre più deciso in Occidente delle armate navali dei Turchi che sotto SOLIMANO IL MAGNIFICO costituirono la principale potenza "europea" se non mondiale.
Per la gente semplice i Turchi, però, non erano dissimili dai Saraceni di tanti secoli prima, quei pirati feroci che avevano saccheggiato l'Europa e che, profanando i calici, eran penetrati nelle chiese come una giovannea armata delle tenebre, quasi fossero un' anticipazione dei tenebrosi CAVALIERI DELL'APOCALISSE, il momento di quell'ultimo scontro in cui streghe e demoni si sarebbero levati, a fianco di impostori ed idolatri, ad alimentare il potere della Bestia Suprema, l'Anticristo.
La confusione delle coscienze, intorpidite da tanti eventi nefasti e da segni oscuri, mentre re cattolici disconoscevano i pontefici e semplici frati sulla scia di LUTERO (a volte interpretato come un segno della degenerazione, quasi un'anticipazione della giovannea APOCALISSE) negavano la santità della chiesa romana, balenava tra le prediche fiammeggianti di improvvisati profeti o di ciarlatani impazziti: per quanto terribile fosse il suo ruolo, per quanto oggi possa giungere incomprensibile gran parte del suo operato, il S. Ufficio dell'Inquisizione fu quasi obbligato dagli eventi a sguinzagliare i suoi mastini tra quell'umanità dolente, che pareva spasimare nel pericoloso dubbio che l'angoscia evoca di frequente.
L'ERESIA era ricomparsa nel Ponente Ligure con la RIFORMA PROTESTANTE: la CHIESA DI ROMA, dapprima con iniziative autonome poi con la sua principale emanazione teologica del CONCILIO DI TRENTO, pose le basi per una riconciliazione e quindi, fallita ogni soluzione, per una lotta allo SCISMA tramite una revisione, in linea più severa, di LITURGIA e CONFESSIONE (a scapito soprattutto della DONNA, ridimensionata in una CONDIZIONE sociale e morale di retroterra, sospesa tra i limiti tipicamente medievali ed antitetici di ANGELO/DEMONE) ed altresì avvalendosi dell'opera, anche spiritualmente eccezionale, di NUOVI VIGOROSI ORDINI RELIGIOSI.
LUTERO fu visto come un'anticipazione dell'ANTICRISTO e le forme di persecuzione si acuirono tra le spire di INQUISIZIONE e S.UFFICIO: non mancarono pubbliche abiure ed atti di fede...in un romanzo del '600, che ora è dimenticato ma che all'epoca costituì un caso letterario, si giunse al punto di descrivere un'ABIURA dal CALVINISMO e un ATTO DI FEDE al CATTOLICESIMO fatta proprio in Ventimiglia, nella CATTEDRALE: la favole poetica nascondeva alcune realtà di fondo, da quella evidente della lotta ai CRISTIANI RIFORMATI a quella, in apparenza meno esplicita, del generale timore per le alterazioni delle verità costituite su cui poggiavano Stato e Chiesa, a quella ancora del PUBBLICO AMMONIMENTO ad una massa di fedeli sempre più perplessa, di non lasciarsi sviare dalla retta via dell'obbedienza al credo cattolico-romano.
In termini elementari, davanti alla fine della vecchia solida Chiesa ed innanzi allo sconvolgimento delle coscienze, l'animo degli uomini, nel Capitanato intemelio come ovunque nel mondo cattolico, si trovò in bilico tra verità messe in discussione e punizioni sbandierate come necessarie CATARSI: il caos si impadronì di molti spiriti e l'angoscia per le sventure reali finì per non esser più consolata, in modo totalizzante, dalla fede nell'onnipotenza della CHIESA ROMANA.

 

"Gerardo Diceo" chi era costui?: il fascino ed il mistero della pseudonimia attraverso cui si raccontavano molte verità riducendo i rischi...Aprosio fu maestro in ciò

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"...NULLUS ME GRAVIDAM /DEUSQUE, TESTIS) MACHUS REDDIDIT: AT MISELLA THERMAS..." = "...NESSUN ADULTERO MI HA INGRAVIDATA, DIO STESSO NE E' TESTIMONE: ME TAPINA! SON STATE PIUTTOSTO LE TERME..."
ANGELICO APROSIO "IL VENTIMIGLIA RIPRENDE QUESTO CENNO NEL CONTESTO DI SIFFATTO GRILLO XI E RIPRENDE QUESTO ASSAI PRURIGINOSO CENNO, CHE TRAE SPUNTO DALLA DESCRIZIONE DEL POETA MARZIALE E DELLA VASTA LETTERATURA MONDANA OLTRE CHE SATIRICA SULLE RELAZIONI SOCIALI IN ROMA ANTICA E SPECIALMENTE SU QUELLA CHE REALMENTE ERA LA VITA GIOCOSA E DISINIBITA NELLE TERME ROMANE OVE MOLTEPLICI ERANO GLI INTRATTENIMENTI DA UN AUTORE CHE SCRISSE IN "MASCHERA" CIOE' "SOTTO PESEUDONIMO" (VEDI QUI LE INTERMINABILI SOLUZIONI) (ANCHE ALLO SCOPO DI NON CREARSI NEMICI PRIMA DEL TEMPO ...TALORA GLI PSEUDONIMI SI SVELAVANO PRESTO, IN ALTRI CASI SON RIMASTI INDECIFRATI) VALE A DIRE IN QUESTO CASO
GREARDO DICEO DA IDENTIFICARE COME SI LEGGE NELL'APROSIANA OPERA DESTINATA A SVELARE GLI AUTORI CHE SCRIVEVANO SOTTO "FALSO NOME" INTITOLATA LA "PENTECOSTE" CON IL CINQUECENTESCO POETA LUCCHESE GERARDO GIUSTI alla cui figura A. Aprosio giunse superando varie incognite e comprendendone quasi tutto anche se il nome esatto era quello di "GHERARDO SERGIUSTI"


 

Frammenti di nostalgia nel ricordo di quello che son stati e dovranno sempre essere, l'Istituto Internazionale di Studi Liguri e il Museo Bicknell di Bordighera

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ATTORISi è svolto il convegno "Colligite Fragmenta 2. Aspetti e tendenze del collezionismo archeologico ottocentesco in Liguria" e nel contesto di CulturaBarocca portante culturale di Ventimiglia.biz che non ha più la veste di un giornale on line (le linee son troppo intasate) ma di un settimanale che privilegia gli approfondimenti culturali si è pensato nel piccolo di collaborare con QUESTO LUNGO COLLEGAMENTO DI MATERIALE ON LINE che credo possa contribuire in qualche modo su temi poco noti!
E tutto ciò piacerà agli amanti del collezionismo....ma sembra strano anche dell'AVVENTURA PERCHE' ALLE ORIGINI E PER LUNGO TEMPO DAVVERO L'ARCHEOLOGIA FU AVVENTURA NEL MISTERO MA ANCHE NEL PERICOLO SE NON SPESSO NELL'ESOTERISMO
Ma non è questa la vera ragione di queste righe ... questo è un omaggio, anche alla ricorrenza sui natali di Nino Lamboglia, e contestualmente un pensamento su una struttura che come scriveva l'Aprosio è oggi caratterizzata e ingiustamente da "tempi di turbolenza" e su ogni scala, locale, nzionale, europea e non.

I rischi di riduzione delle sovvenzioni, collegate alla situazione economica del Paese, mi ha prima addolorato pensando ad una struttura che ha fatto spesso la parte del Leone nella cultura del Ponente: anzi a dire il vero del mondo archeologico internazionale e in certi sperimentalismi  d'avanguardia come l'archeologia subacquea cosa che talora mi viene ancora citata, anche se soprattutto dai miei corrispondenti stranieri.
Ma il dolore per la notizia si è poi evoluto in qualcosa di più sottile e dapprima mi ha idealmente rimandato a certe persone che vi operano e tra queste in primis, anche per l'amicizia personale, metto la dott. Daniela Gandolfi: cui esterno ogni mio possibile, per quanto ora che non son più nulla o quasi, pressoché ininfluente appoggio salvo il sostegno morale.
ATTORI1Poi il dolore si è ancora trasformato e mi ha rimandato indietro nel tempo alla nostalgia....la nostalgia degli anni trascorsi nella sede bordigotta dell'Istituto a far ricerche per la mia testi di laurea che data oramai da una vita: arrivavo in moto nello spazio antistante l'istituto e sempre sbirciavo i resti esposti di un tratto della romana "Julia Augusta": e li fissavo, fumando l'ultima sigaretta e pensando (oh come bene ricordo quel momento e come è vero tutto questo, ora me ne rendo ancor più conto!) "e tu su cui camminarono carri e giocarono bimbi che ora son polvere sarai lì quando anche io sarà diventato polvere".
Quando si è giovani, molto giovani,  i pensieri malinconici durano una frazione di tempo ..... e, varcando la porta dell'Istituto, accolto dalla mai dimenticata Ines avevo l'impressione d'entrare fortunatamente in un mondo senza pensose malinconie, un mondo diverso dove si respirava davvero cultura e la si poteva godere a"pieni polmoni", nel silenzio complice delle grandi scaffalature e dei reperti esposti. Ogni tanto sbirciavo nello sudio del Professore, come tutti chiamavano senza altro appellativo, Nino Lamboglia od in quello della dott. Pallares: ma erano attimi, tutto era concentrato nel lavoro mai spiacevole, sul grande tavolo, per gli studiosi, nella consultazione dei tomi del Corpus delle Iscrizioni Latine.
Tutto ciò che spiaceva od almeno che a me spiaceva era bandito: chiasso, volgarità, disordine, scortesia......ed a questo si univa la possibilità di consultare libri altrove irrecuperabili: e questo fu causa di un mio diverbio, diciamo scontro, dimensioniamo ancora la cosa in "risolvibili dissapori di vedute" con l'allora celebre studioso di Storia Romana Albino Garzetti, che dopo la laurea, nel corso di quello che era il "Corso di Specializzazione in Storia Romana", frequentavo all'Università di Genova e cui pareva impossibile che l'Istituto possedesse edizione rare, così rare che mai avevo visto alla Biblioteca Universitaria, alla Berio, in Facoltà e tantomeno all'Istituto genuense di Storia Romana .
così lì, nella quiete d'un posto straordinario ove potevo dire "qui si respira la cultura come si vede solo in certi films", scoprii grazie alle pubblicazioni di Nino Lamboglia più che di G. Rossi quell'Aprosio che avrebbe segnato la mia vita curandone, grazie all'opera di un assessore amico e preparato Gaspare Caramello, con altri certo (tra cui l'allora bibliotecaria) la celebrazione del tricentenario della morte nel 1981 e molto dopo , abilmente fiancheggiato se non guidato da Daniela Gandolfi e dai suoi collaboratori (come dire ancora personale e specialisti dell'Istituto, capaci di fatiche senza fine) il tricentenario della nascita dello stesso Aprosio nel 2007 ....nella sede del ventimigliese Museo Archeologico Rossi.
ATTORI2Come dire: Aprosio è stato in fondo la sostanza dei miei studi (e forse di un successo che localmente ho abbastanza poco pubblicizzato) ma il punto focale fu quella tesi su Ventimiglia Romana...anzi il luogo della tesi, quel Santuario della Cutura che fu ed è l'Istituto di Studi Liguri fondato da Nino Lamboglia: e speriamo che, prescindendo da idee, opinioni, gruppi dalle diverse intuizioni ideologiche e gestionali, prevalga la sinergia e giammai la lotta sì da ottenere che questo patrimonio italiano (e non solo) giammai venga "silentemente lasciato andare" ... come talora accade ed è accaduto in tutta Italia.
Sarà un modo per chi legge l'Aprosio che sopra ho elencato per non fargli ripetere che SOLO LA NAZIONE TEDESCA SA SALVAGUARDARE IL PATRIMONI DEI "FRAGMENTA" E DELLA ANTICHITA' MENTRE TROPPA SINE CURA ESISTE NELLA PUR SPLENDIDA PENISOLA

Le follie della ragione oscurata : "ricette mediche" del '600 per aver prole sana e maschile, evitando bimbe ma soprattutto ermafroditi, transessuali ed ancor più mostri sì da non esser giudicati puniti da Dio

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Un elemento che può soprendere ma che rientrava nei postulati del Diritto Intermedio era costituito dal fatto che assieme a tutti quelli di cui sopra si è detto è sostanzialmente ascrivibili al variegato universo degli ERETICI
erano ascritti pure
come FIGLIASTRI DI DIO alcuni CASI LIMITE come quelli dei BESTEMMIATORE / -I e parimenti dei SODOMITI, OMOSESSUALI, LESBICHE, TRIBADI reputati come gli altri tra i "MASSIMI CRIMINALI" IN QUANTO PERTURBATORI DELL'ORDINE COSTITUITO DELLO STATO E DELLA CHIESA" = PASSABILI DI PUBBLICA ESECUZIONE AD EFFETTO D'AMMONIZIONE E CATARSI principio indubbiamente rafforzato anche dalla vicenda usta dai Riformati contro la Chiesa di Roma in modo a dire il vero quasi ossessionante e spesso antistorico della PAPESSA GIOVANNA perticolarmente sventurati tra costoro erano i
TRANSESSUALI ALL'EPOCA DEFINITI MEGLIO "ERMAFRODITI" E DI CUI A. APROSIO RIPORTA QUI DUE ESEMPI, UNO ITALIANO ED UNO OLANDESE
sin al rischio di giungere al concepimento di qualcuno di quegli sventurati MOSTRI SU CUI FIORIVA UNA POTENTE LETTERATURA (VEDI).
Queste povere creature - spesso alterate da paurose deformità di origine genetica e di cui spesso (ma non sempre purtroppo) si esasperavano i connotati - erano sciagurati in maniera parossistica in quanto per effetto della superstizione erano altresì ritenuti "MOSTRI" EQUIPARABILI ALLA "MALATTIA INTESA COME UNA PUNIZIONE DIVINA" PER LA FAMIGLIA DI APPARTENENZA: spesso, date la malformazioni erano destinati a breve esistenza, ma quando non venivano crudelmente soppressi appena nati e sopravvivevano la FAMIGLIA -quando rarissimamente non li teneva reclusi in antri semicelati - più frequentemente ritenendo di sbarazzarsi del segno di un'onta li ABBANDONAVA ALLA RUOTA DEGLI ESPOSTI o peggio ancora, specie nel caso di famiglie poverissime, VENDEVA A CRIMINALI "MERCANTI DI MERAVIGLIE" CHE SU DI LORO LUCRAVANO FACENDOLI ESIBIRE COME FENOMENI DA BARACCONE IN OCCASIONE DELLE FIERE.
In merito al tema nell'auspicio di AVERE PROLE SANA e preferibilmente di GENERARE MASCHI ATTESO IL COMPLESSO "MESTIERE" DI ESSER BAMBINI MA SOPRATTUTTO BAMBINE NELL'ETA' INTERMEDIA ed evitare soprattutto la nascita di ERMAFRODITI E TRANSESSUALI le cautelative erano infinite e ossessionanti.
Molta documentazione in merito si evince da questo digitalizzato CAPITOLO dall'aprosiano Scudo di Rinaldo (ove è riferita anche la lunga narrazione dedicataalla "Papessa Giovanna" ma risulta ancora più interessante questo altro CAPITOLO della più tarda Grillaia ove compare una dissertazione sulle
********** " MODALITA' PER FAR NASCERE FIGLI MASCHI O FEMMINE " **********
su cui avvalendosi d'una vasta bibliografia si danno da qui varie "ricette mediche" onde agevolare la nascita di un maschio (in particolare -ma non solo- dei medici Pietri Candido Decembrio e Giovanni Benedetto Sinibaldi = vedi nel testo antico le voci attive evidenziate in rosso) anche se Aprosio dando prova di quella moderazione nata dall'esperienza e dal buon senso col passare degli anni dimostra di non credere dando a tutto questo pur a fronte di altri letterati e degli stessi specialistici autori che ha citato sì da scrivere in chiusa del capitolo a p. 16 paragrafo 16
"Io però mi rido di tutte queste cose, e stimo non esservi rimedio migliore, che il rimettersi al divino volere, sposando la nostra con la di lui volontà "
La formulazione del capitolo sulla possibilità di guidare il sesso del nascituro resta però e comunque una "cartina tornasole" di certe epocali costumanze per cui, se era sempre ricercata la nascita di un figlio maschio, particolarmente timore generava quella di Ermafroditi o con termine assai meno noto Transessuali in sostanza, nella paranoica epocale paura di alterazioni del sistema sociale, di individui capaci di sovvertire le leggi di natura alterando il loro sesso nel suo rovescio (uomo che si atteggia da donna e viceversa).
mostroAprosio nel '600 facendo cenno ad una generale effeminatezza della moda maschile cita e descriva due casi emblematici che gli danno il destro per ingannare sulle sue finalità morali elaborando libri rari e quindi dando sfogo alla sua smisurata curiosità destinata ad evolversi sempre in iridescenza letteraria.
Uno dei casi citati, quello su cui "Il Ventimiglia" ha maggiori informazioni, riguarda un certo VENTURA originario di PORTOGRUARO: costui come si legge nel Capitolo XVII dello Scudo di Rinaldo edito ("Se gli huomini in Donne, e le Donne in huomini possano trasformarsi") venne arrestato e condannato quale TRANSESSUALE / ERMAFRODITA e la pena fu terribile = infatti nell'assoluto epocale principio ammonitore della "Catarsi" cioè dell'ammonizione al pubblico convocato ed astante sul "non far simili ationi laonde non dipoi patir poena dell' istesso genere" fatto salire sulla "carretta dell'infamia" venne condotto per le vie cittadine sin al palco del patibolo dove il Ministro di Giustizia o Boia gli amputò il naso e le orecchie, sicché in seguito fu relegato ai lavori forzati per 10 anni e cioè secondo il costume dell'epoca incatenato al remo su una Galea di Catena
Per quanto concerne il caso di donna che si atteggia da uomo Aprosio utilizza fonti storiche straniere: e menziona il caso di una fanciulla olandese che avrebbe prestato servizio militare e si sarebbe sposata prima di esser scoperta e punita come cantato da VINCENTIUS FABRICIUS).
il tutto alimentato da uno scandalo che aveva tormentato la quiete della vita claustrale cioè quello qui leggibile di
SUOR ANGELIQUE DE LA MOTTE RITENUTA ERMAFRODITA

La Suorina dell'articolo precedente non aveva torto a temere...il "Maglio degli Eretici" meno noto ma più letale del "Maglio delle Streghe" era pronto ad abbattersi .... coi risultati proposti nell'immagine

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La Suorina dell'articolo precedente non aveva torto a temere .... eran tempi cupi e l'attenzione su di Lei era notevole: per quanto suora rischiava molto in nome della storia del MAGLIO DEGLI ERETICI meno noto del MAGLIO DELLE STREGHE ma in certo senso più esteso perchè le streghe non eran punite in quanto tali ma in quanto conniventi col demonio così come i Riformati, i Blasfemi, i Pensatori gnostici e panteisti e via discorrendo....rischiava non meno di quantò rischiò e pagò Bruno di quanto rischiò e pagò (dopo la morte) Palingenio Stellato....
Ma non si tirò indietro....anche se l'Inferno Monacale non fu pubblicato ed ha visto la luce solo di recente grazie ad un bravissima studiosa italiana...
La Strega non era punita in quanto tale....se avvelenatrice e non altro, anche a morte sì poteva esser punita ma dallo Stato


Nel Ponente ligure ma sarebbe più giusto dire nella vasta area che lega la LIGURIA OCCIDENTALE ALLA FRANCIA AL PIEMONTE SABAUDO, che era un'area di transizione molto importante, la CACCIA AGLI ERETICI ebbe toni vari e in qualche caso davvero intransigenti COME QUI SI VEDE IN UNA RASSEGNA CHE PUO' ESSERE AMPLIATA A VOLERE [giunge doveroso precisare che le stesse STREGHE (COME QUI SI VEDE CONSULTANDO COLLEGAMENTI E INDICI) erano diversamente accusate e punite (DA QUI I CONTRASTI SPESSO INSORTI TRA INQUISIZIONE E LEGGE ORDINARI autonomamente e reciprocamente DESTINATI A GIUDICARE LE BEN PIU' TEMUTE "STREGHE ERETICHE" O LE "STREGHE CRIMINALI")
se come detto riconosciute CRIMINALI NATURALI (ad esempio STREGHE AVVELENATRICI) oppure CONNIVENTI PER PATTO DEMONIACO E QUINDI PUNIBILI QUALI "STREGHE ERETICHE"].
Nel caso di dimostrata ERESIA TANTO DI "STREGHE CONNIVENTI COL DEMONIO" CHE DI "RIFORMATI" O DI "PENSATORI E SCRITTORI CONDANNATI PER LE LORO IDEE" la loro CONDANNA al ROGO non costituì un fatto eccezionale = e nel contesto di questo dramma epocale una
PAGINA DRAMMATICA QUANTO POCO NOTA EPPUR EMBLEMATICA FU QUELLA DI PEIRINETTA RAIBAUDO DI CASTELAR PRESSO MENTONE DELLA DIOCESI INTEMELIA ARSA SUL ROGO QUAL STREGA ERETICA
come dilatando i confini geografici
A GRASSE NELLA VICINA FRANCIA LA TRAGICA VICENDA DI PADRE LOUIS GAUFRIDY ACCUSATO E CONDANNATO PER ESPRESSO PATTO CON IL DIAVOLO)
LA
PUBBLICA MORTE DELL'ERETICO SUL ROGO
EVENTUALMENTE CON I SUOI "LIBRI BLASFEMI LEGATI SUL CORPO") COME SI VEDE NELLA STAMPA ANTIQUARIA SOPRA RIPRODOTTA AVVENIVA NEL CORSO DI "SPETTACOLI DI GIUSTIZIA" PER SCOPO DI AMMONIMENTO E CATARSI CUI ERAN TENUTI A PARTECIPARE I CITTADINI" E CHE ATTRAVERSO UNA STAGIONE LUNGA E COMPLESSA ANDARONO AD ALIMENTARE QUELLA LETTERATURA PREGIORNALISTICA CHE FU CARATTERIZZATA DALLA DESCRIZIONE DELLE ESECUZIONI NEI "FOGLI VOLANTI" = IN QUESTA VICENDA SI POSSONO LEGGERE OPERE BASILLARI TRA CUI LA VICENDA DEL
MALLEUS HAERETICORUM QUI DIGITALIZZATO CHE COINVOLSE MOTI PERSONAGGI AVENDO AL CENTRO IL CONTRASTO TRA VERNARDINO OCHINO GIROLAMO MUZIO
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Già verso l'anno 1472 il vescovo intemelio il frate domenicano Domenico de Giudici servendosi del BRACCIO SECOLARE offertogli dal governatore di Nizza Claudio Bonardi fece arrestare diversi abitanti di SOSPELLO che, dopo un processo sommario, vennero appunto condannati al SUPPLIZIO ESTREMO DEL ROGO: su questo tragico evento fa fede quanto P. Gioffredo ha scritto nella sua Storia delle Alpi Marittime poi edita in Historiae Patriae Monumenta, Torino, 1839 (IV, col.1129).
Nella DIOCESI DI VENTIMIGLIA le INFILTRAZIONI DI IDEE ERETICALI avvenivano attraverso la PROVENZA e le aree ad essa vicine: è in particolare da ricordare il ruolo che in tutto ciò svolse la località di TENDA gradualmente divenuta BASE DI ERETICI per il ricetto che il governatore di Nizza, il conte Claudio di Savoia Lascaris, aveva dato a gruppi di UGONOTTI colà rifugiatisi.
Alla morte di questo governatore, suo figlio conte Onorato cercò dapprima una mediazione con gli ERETICI proponendosi, lui cattolico ma non intemperante, di indurli ad ABIURARE DALL'ERESIA e di CONVERTIRSI ALLA FEDE CATTOLICO ROMANA.
Gli ecclesiastici di cui si valse non ottennero però alcun risultato, eccezion fatta per l'allontanamento di qualche UGONOTTO.
Il sostanziale fallimento del nizzardo padre dei Minori Conventuali Pier Antonio Boyer e quindi del vescovo stesso di Ventimiglia Carlo Grimaldi indussero a scegliere la VIA DELLA VIOLENZA rifacendosi all'esempio clamoroso e tragico della STRAGE DEGLI UGONOTTI perpetrata nella notte di S. Bartolomeo del 1572.
In questo momento si innesta nell'attività antiereticale una figura di primissimo ordine, il
PADRE DOMENICANO ANTONIO RICHELMI DI PIGNA
che, entrato nel convento di Taggia nel 1551 stando a quanto ne scrisse il Calvi nella sua
CRONACA,
intraprese un assiduo e feroce apostolato contro le manifestazioni ereticali.
A suo proposito il Calvi estese la propria narrazione dicendo:
"Suo compagno fu FRA ANTONIO RICHELMO figlio di Giovanni e di Maria di Pigna: fu accolto (nel convento dei Domenicani di Taggia") come il primo e fece, subito dopo, la professione.
Questo frate ANTONIO fu più volte maestro dei novizi e fu anche il mio maestro e di altri in questo convento. Ancora al tempo del mio noviziato predicava con molta dottrina. Avendo udito che nella sua patria serpeggiava l'ERESIA, e che alcuni suoi parenti erano caduti in quel malanno, chiese di essere assegnato, come quando era giovane, nel CONVENTO DI TAGGIA per poter prestare aiuto, per la vicinanza dei posti, alla sua patria e soprattutto ai suoi parenti, ai quali non mancò l'aiuto. Ma alcuni morirono, altri furono mandati in esilio e privati dei loro beni, altri conosciuta la verità ritornarono alla fede cattolica e apostolica.
Il predetto reverendo PADRE ANTONIO incitava Carlo Grimaldo e Francesco Galbiato Vescovo di Ventimiglia a fare queste cose con l'aiuto del molto reverendo padre Cornelio Oddo di cui parlammo sopra. Spinse pure (a fare ciò) i duchi di Savoia Emanuele Filiberto e suo figlio Carlo i quali, zelanti nella fede cattolica, si opposero con calore a quella ERESIA PESTILENZIALE.
Inorridisco mentre scrivo e leggo in Abramo Bzovio nel suo Romani Pontefici al capitolo XV solo la metà: giunsero a tanta follia che una notte, sparsero per terra la S.S. Eucarestia e legarono il tabernacolo e la pisside ad una catena con insulti. Il quale orrendo crimine anche i Genovesi detestarono o almeno finsero di detestare. Queste e simili cose avvennero di frequente.
Cito tra i molti un solo esempio: in Francia nella diocesi di Carnoles, gli UGONOTTI irruppero in una chiesa mentre il sacerdote celebrava la Messa; calpestarono l'ostia consacrata, sparsero del sangue e obbligarono il sacerdote a berlo. Poi lo legarono su un crocifisso e colpirono lui e Cristo con una grandinata di colpi di schioppo. E il medesimo diabolico delitto compirono in molte altre località.
Questo accadde circa alla fine del 1575 o all'inizio dell'anno seguente, in inverno, mentre io ero novizio, e nello stesso tempo ci fu una terribile tempesta di vento e di pioggia che sembrava la fine del mondo.
Come meglio poteva si adoperava per rimediare a questi mali il reverendo PADRE ANTONIO RICHELMO.
Fu più volte sindaco e tesoriere e ottimo confessore. Morì vecchio in questo convento circa nel 1615".
Le osservazioni del Calvi, come quelle di altri cronisti, restano superficiali su questo complesso argomento e mediamente mirano a strutturare una visione manichea della realtà sì che ogni bene è identificato nella RELIGIONE APOSTOLICA ed ogni male nell'ERESIA.
E' evidente che le cose non stessero così e per certi versi risulta inquietante la figura di PADRE ANTONIO RICHELMO / -I.
Il vescovo intemelio Galbiati, accompagnato da un domenicano (ma non del convento di Taggia) da Tenda aveva raggiunto un gruppo di ERETICI che si erano rifugiati in Sospello.
I due ecclesiastici fecero arrestare un sospetto di ERESIA tale Giovanni Brofaine che, sottoposto a TORTURA, denunciò di esser stato edotto alla NUOVA DOTTRINA ERETICALE nell'abitazione di certo GIOVANNI RICHELMI, presumibilmente nipote del PADRE DOMENICANO ANTONIO RICHELMI.
Questo GIULIANO aveva inoltre un fratello di nome ANTONIO, padre di tre figli (FRANCESCO, GIOVANNI e JACOPO) tutti saldamente convinti nel professare le nuove IDEE ERETICALI.
Arrestato, inquisito e torturato, invitato ad abiurare il GIULIANO RICHELMI nulla rinnegò della sua nuova religione ed anzi insultò l'INQUISITORE: da lui e versimilmente dai suoi parenti non furono evitabili le CONDANNE ESTREME: da quella definitiva del ROGO al temutissimo ESILIO alla totale CONFISCA DEI BENI.
E, di fronte a siffatto tragico momento, anche il compassato Nilo Calvini (La Cronaca del Calvi: il convento dei PP. Domenicani e la città di Taggia dal 1460 al 1623, Taggia, 1982, pp.41-42) nel momento in cui sottolinea, contro una certa assenza intellettuale del Calvi, l'estrema gravità del momento storico non può far a meno di porre un'inquietante interrogazione sul vero portato ideologico e comportamentale di PADRE ANTONIO REICHELMI, pietoso soccorso per i congiunti o più plausibilmente IMPLACABILE PROFETA DELLA PUNIZIONE MASSIMA anche, e forse soprattutto, per estirpare dalla sua famiglia quella che, con superstizioso terrore, si chiamava dai Cattolici l'"Idra eretica"? (si tratta di un campo di indagine in gran parte ancora da esplorare ma, sulla base di acquisizioni critico-documentarie recenti, la PERSECUZIONE AGLI ERETICI pur continuando a persistere anche nel XVII secolo relativamente SI MITIGO' = di maniera che per quanto la sua indole non fosse prticolaremnte aggressiva ed intransigente -ma il suo animo non così disubbidiente o ribelle da non accettare ordini tassativi- ANGELICO APROSIO SEICENTESCO VICARIO DELL'INQUISIZIONE PER LA DIOCESI DI VENTIMIGLIA - pur vivendo in un secolo in cui i RAPPORTI TRA INQUISIZIONE E STATO ANDAVANO COMPLICANDOSI IRRIMEDIABILMENTE - avrebbe comunque dovuto piegarsi alle direttive dei superiori ecclesiastici anche nei casi estremi; comunque è pur vero che potendolo RIGETTO' LO SPECIFICO DELLA CACCIA A STREGHE ED ERETICI, SVOLGENDO DOVEROSAMENTE IL SUO COMPITO IN MERITO AI "LIBRI PROIBITI" E PIU' ESTESAMENTE DIMOSTRANDO AVVERSIONE DICHIARATA PER OGNI FORMA DI FRODE E CRIMINE ANCHE DI TIPO NON ESCLUSIVAMENTE RELIGIOSO


 

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