Il Male eterno della Superstizione: la Peste e la caccia ad Untori e Streghe Avvelenatrici ... ma sempre in ogni tempo c'è stato qualcuno da perseguitare per sconfiggere la propria paura e viltà e "voglia" di non sapere
Scritto da Bartolomeo Durante
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07 Marzo 2012
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Cultura in Pillole
Le, pagine qui sotto si riferiscono ad un evento drammatico anzi ad una serie di eventi drammatici che si potranno MEGLIO APPROFONDIRE LEGGENDO QUI OVE SI PARLA DEL TEMA ED ANCHE DI CHI CERCO' DI ANDARE OLTRE LA SUPERSTIZIONE COME LO SCIENZIATO G. B. BALIANO DI CUI SI E' DIGITALIZZATA L'INTIERA OPERA SUL TEMA DELLA PESTILENZA
La Superstizione è ignoranza ed essa si manifesta sempre, ieri ma anche oggi specie nelle violenze ai più deboli che vengono perpetrate e di cui si legge continuamente....purtroppo!
Alla Superstizione e all'Ignoranza si può porre rimedio con la voglia di capire e comprendendo rispettarsi .... fuori del rispetto, che ci siano i cellulari o che sista ancora la clava, restano solo la sopraffazione e l'inciviltà....
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Quando il Capitanato rientrò fra i possessi della Repubblica (1562) era in condizioni precarie. Nel 1579-'80 il CAPITANATO DI VENTIMIGLIA -per certi aspetti ancor più di altri luoghi del Dominio della SERENISSIMA REPUBBLICA DI GENOVA- venne "ghermito" da quella che, metaforicamente, può giudicarsi la più devastanta "Pandemia" = la
SUPERSTIZIONE che, prescindendo dall'ignoranza e dalla fragilità di comportamento donde nasce e nel contempo è causa, può diventare -certo più colpevolmente nell'oggi che in secoli passati spesso dominati dall'oscurità della ragione- nei casi di più ottuso fanatismo una sorta di esaltazione contro chiunque non risulti allineato alla norma istituzionale e sia o si giudichi (al di fuori di ogni civile confronto, di qualsiasi filosofia e di un paritario quanto lecito diritto alla difesa delle proprie scelte e/o del proprio stato) DIVERSO PER PENSIERO, CREDENZE, ABITUDINI ESISTENZIALI, ETNIA, SESSO, COSTUMANZE... SI' DA ORIGINARE BRUTALI QUANTO INAPPELLABILI FORME DI INTOLLERANZA E PERSECUZIONE.
In un frammento di lettera (?) tra il carteggio vario dell'intemelia Biblioteca Aprosiana si legge (qui adattato rispetto alla grafia frenetica ed antiquaria) questa sorta d'urlo di terrore grafologico: "Ora per quanto salda sia la Fede temo per la mia vita come tremo per la mia morte...nella strada l'aria era diventata pesante...quando fui alla porta l'ho sentita ridermi sulle spalle...sembrava mi volesse ghermire come ha fatto con gli altri: Lei...la Morte, foriera dell'Anticristo, già striscia oscura fra noi...": si direbbe la trama o meglio l'"incipit" d'un romanzo horror!...niente di tutto ciò, è solo qualche frase iridescente d' uno scritto sincero di un religioso realmente vissuto tra '500 e '600: la MORTE (DEATH) in vero era la "Peste", il ghigno il rantolo dei ratti morenti nelle latrine od ai bordi delle strade paludose! Ma per quanto uomo, perlomeno acculturato data la condizione sociale, che ne poteva sapere l'ecclesiastico, quando nemmeno medici accreditati intendevano le ragioni della moria che stava flagellando Genova stessa, la Capitale del Dominio? Di rimpetto allo scempio spesso ci si rassegnava sin ai limiti estremi dell'orrorifico e dell'idea d'una "Fine del Mondo Conosciuto"! Caos, anche superstizione e stregonesche credenze s'addensano, e di frequente, quando all'ignoto non si sa dare risposta e in quel momento le ragioni c'erano proprio tutte per dire il vero: la terrorizzata, superstiziosa scrittura in definitiva aveva un suo fondamento, strutturato sulle notizie degli agenti di sanità: davvero si temeva che la "Morte Nera" procedendo dalla Liguria centrale ne stesse per aggredire l'estremità ponentina...no...era paura, incomprensione, certo superstizione ma non era frutto d'un cervello anelante di malarica febbre. Ed ancora più estesamente, nella tradizione epocale, la MORTE (DEATH), evento così possibilistico da determinare sia terrore che rassegnata convivenza, si sublimava in un APPARATO ICONOGRAFICO DELLA MORTE o come si diceva in quei SEGNI DELLA MORTE che non esaurivano, come oggi, nella funzione commemorativa e fideistica la loro finalità ma che si sublimavano in un apparato in cui processioni, inumazioni, cimiteri, riti, scongiuri, costumanze... si collocavano quali formidabili espressioni giuridiche, catartiche, ammonitrici, scaramantiche e via dicendo...oltreché religiose e salvifiche in stretto rapporto (anche e forse soprattutto -entro un coacervo di parossistiche paure- avverso i teoremi di INTERFERENZE DIABOLICHE, RITORNANTI, VAMPIRI, PROFANATORI SACRILEGI DI CIMITERI E NECROPOLI, ALCHIMISTI, STREGHE E PRATICANTI DI MAGIA NERA) con la salvaguardia e quasi l' esorcizzazione della
VITA in casi estremi anche sfidando le leggi della Chiesa alla ricerca di un qualsiasi mezzo per ottenere RINGIOVANIMENTO E/O ETERNA GIOVINEZZA attivando, tra l'altro, una cultura parascientifica destinata, ancora tra '800 e '900, ad alimentare RICERCHE PIU' O MENO DISCUSSE SUL TEMA DEL RINGIOVANIMENTO O QUANTOMENO DELL'ARRESTO DELL'INVECCHIAMENTO.
Si trattava peraltro di un periodo greve, in un crepuscolare '500, quello in cui il territorio intemelio venne circondato da due fra le MASSIME ESPRESSIONE DEL MALE dalla CARESTIA ( con -a superstizioso giudizio di alcuni, destinati però a crescere via via di numero, anche malignamente suscitabile per artifici di magia tempestaria perpetrati da donne che avrebbero venduto la loro anima al male: le "Streghe"- di tutto un ramificato SISTEMA PRODUTTIVO, AGRONOMICO,ALIMENTARE ED ANCHE GASTRONOMICO tradizionale schermo all'incubo epocale di FAME E DISPERAZIONE e per conseguenza di INDEBOLIMENTO ORGANICO E MALATTIE) ed ora dalla PESTE (MORTE NERA = THE BLACK DEATH) [quest'ultima in effetti poi ben controllata dal sistema dei blocchi stradali e della quarantena coi siti di controllo viario principali ai rastrelli guardati da militi armati dei Balzi Rossi, dove stava anche un piccolo lazzareto per la segregazione dei sospetti di contagio, e sulla via del Nervia tra Camporosso e Dolceacqua: anche se, pure in questo caso, sempre più si alimentavano dicerie sorte nel XIV secolo ma destinate oltre il pensabile a sopravvivere nella coscienza collettiva dell'opera luciferina ed infausta di uomini collusi con forze arcane e preposti all'avvelenamento dell'ambiente tutto e quindi di colture, animali ed uomini: gli "Untori" = e purtroppo -accanto a manifestazioni di saggezza ed umana solidarietà- non mancarono né sarebbero mancate -paventandosi la presenza di perpetratori volontari e non di contagio- anche nel corso delle tante manifestazioni di Peste nel Dominio della Repubblica di Genova alcune forme di collettivo e superstizioso terrore destinate -come nel corso dell'epidemia cinquecentesca- a degenerare sin ai limiti del linciaggio popolare di qualche sospetto].
Giammai venendo meno, SIFFATTI EVENTI CATACLISMATICI [in cui da un lato si mescolavano problemi alimentari, difficoltà socio-economiche, miseria ed epidemie e dall'altro l'incompetenza dei poveri medici del tempo nel classificare e curare molte "incomprensibili" malattie (la gente peraltro era ancora sconvolta dagli effetti dal grave terremoto del 1564)] contribuirono a rafforzare le citate superstiziose postulazioni operando sempre più in sinergia con eventi oscuri e drammatici come il proliferare di conflitti sia generali che locali e del pari di violenza comune e faide di criminalità organizzata, la ben nota dissoluzione della fede per lo Scisma di Lutero e la crescente aggressività dell'Impero dei Turchi [ la vittoria di Lepanto costituì solo un parziale momentaneo deterrente -pirati barbareschi e turcheschi avrebbero operato sul litorale ligure sino oltre il XVII secolo- dopo il navale assalto a Nizza e le scorrerie turchesche a danno del litorale ligure le cui fortificazioni erano inefficienti al punto da sì rendere eroica una difesa popolare di Taggia ma lasciar serpeggiare sia la convinzione della sostanziale impotenza della Repubblica di Genova quanto l'opinione che ( anche per i recenti peccati degli uomini un tempo protetti da Dio stesso tramite i Cavalieri della Fede sia su dimensione locale sia su scala "planetaria", nel contesto dei "Grandi Tragitti della Fede" sin al punto di una totale Riconquista della Spagna alla Cristianità interpretata come un segno dell'affermazione della Chiesa di Cristo rafforzato dalle poi pur discusse "colonizzazioni ed evangelizzazioni" di quel Nuovo Mondo scoperto con somma partecipazione della Potenza della Spagna Cristianissima) fosse irrimediabilmente venuto meno l' istituzionale antemurale storico contro il male degli "Ordini Cavallereschi Regolari" = in particolare attesa la tragica soppressione dei Templari e la gloriosa ma sempre più difficoltosa resistenza opposta da Gerosolimitani ed Ospitalieri ] raggiunsero il catastrofico segno di indurre le masse le masse ora ad un rassegnato fatalismo ora a timori angoscianti, in particolare sulla non recepita ma in effetti già verificatasi VENUTA DELL' ANTICRISTO = come anche a Genova, PREDICATO DA ANNIO DA VITERBO, FANATICO SOSTENITORE DELL'"EQUAZIONE MAOMETTO = ANTICRISTO" (argomento assai contestato ma anche fermamente creduto) sì da determinare la fine del mondo conosciuto in forza della paventata giovannea APOCALISSE.
Ma, come sopra detto, con maggior frequenza le superstiziose ed impaurite coscienze indugiavano vieppiù, nel tentativo di darsi una qualsiasi giustificazione, sulla meno fiammeggiante ma pressoché alternativa, contestuale e teologicamente meno complessa, ipotesi di qualche concessione di POTERI OSCURI AD OPERA DEL DEMONIO, SEMINATORE DI MALE E DI DISCORDIE a varie quanto variamente pericolose figure dell'occulto quali principalmente STREGHE ma altresì MAGHI - LICANTROPI - UNTORI - VAMPIRI ed infine persino "RINNEGATI CRISTIANI" -AL PARI DEGLI ALTRI- REPUTATI "COMPLICI DEL DEMONIO" PER ESSERSI MACCHIATI DELLA COLPA ESTREMA DELL'"APOSTASIA": ed oltre a tutto ciò ai confini con la Francia proprio nell'areale ventimigliese in cui operavano gli eruditissimi Angelico Aprosio e Domenico Antonio Gandolfo il Dominio di Genova presentava ulteriori anomalie interagenti sia con le citate tracce di superstite cultura pagana quanto con le calamità portate dalle guerre di modo che se il Gandolfo giunse a chiedersi se Giammai Iddio darà quiete a cotesti nostri Bastioni di Liguria prima di lui Aprosio era rimasto indubbiamente suggestionato da strani ritrovamenti, accompagnati da superstiziose dicerie, e da inspiegabili fatti accaduti od in qualche maniera attribuiti a qualcosa che giacesse sotto quel mare di sabbia che in verità ricopriva da un millennio la dimenticata Ventimiglia Romana.
Mediamente la massima preoccupazione era comunque attivata da presunte FATTUCCHIERE [ dette, oltre che STREGHE, MALEFICHE, LAMIE, SAGANE o con termine regionalistico MASCHE = poco se ne è parlato ma atteso il persistere dell'ancoraggio ad innocue FORME CULTUALI E CULTURALI PRECRISTIANE specie nell'estremo Ponente di Liguria -ancora nel XVII secolo scosso, sotto il Grande Inquisitore di Genova Michele Pio Passi dal Bosco- dal caso di MARIA TOSCANA "SUPPOSTA STREGA DI VALLEBONA" la vigilanza divenne estrema anche a scapito di quelle figure del paranormale quali le FATE (FATAE) che -per quanto esse stesse inserite nel persistente popolareggiante COMPLESSO DI TRADIZIONI CULTUALI PAGANE- erano state assimilate e ufficialmente tollerate nel crescente e relativamente tranquillo contesto del FOLKLORE per esser rapidamente giudicate "ex novo" IN SENSO NEGATIVO sì da venire ascritte tra le CREATURE DEL PARANORMALE PERTURBATRICI IN SENSO DEMONIACO DI SONNO E SOGNI].
La MAGIA NERA costituiva un incubo epocale ( e nonostante una già secolare CODIFICAZIONE DELL'IDEA STESSA DI ESOTERISMO su cui vigilava -in ambito cattolico anche se non meno attenta e severa o se vogliamo superstiziosa era la giurisdizione dei Riformati- il DIRITTO ORDINARIO) specialmente intorno alle FATTUCCHIERE attraverso i secoli si era sviluppata non solo un'impressionante letteratura ufficiale e non oltre soprattutto una tradizione popolare non di rado feroce e discriminatoria. Sì che nella sinergie di siffatte postazioni interagivano voci di varia natura, spesso contestate o quantomeno discusse ma che procedevano attraverso i più disparati sentieri di riflessione sulla casistica di STREGONERIA - STREGHERIA, sulle molteplici POTENZIALITA' DI MAGHI E STREGHE, sulle PROCEDURE DA ATTIVARSI AVVERSO STREGHE E MAGHI, sulla tipologia di possibili PENE sin ancora, questione che non chiude questa selezione di voci ma che costituì argomento tra i più controversi e dalla Chiesa frequentemente messo sotto giudizio, dei "possibili, leciti o non leciti"
PROFILATTICI E/O RIMEDI AVVERSO PRATICHE DI STREGONERIA.
E così, in siffatto terribile crepuscolo del XVI secolo, e quindi sotto l'influsso tanto di di calamità reali quanto di illusoria superstizione, le STREGHE erano viste dalla crescente esaltazione come di continuo impegnate nel riunirsi in DIABOLICI SABBA, nel dominare ESSERI BESTIALI o nel generare CREATURE MOSTRUOSE (in vero vittime di alterazioni genetiche per le pessime condizioni igienico-alimentari), nel favorire l'insorgere di MISERIE AMBIENTALI (di cui PESTE e CARESTIA erano l'espressione massima), nell' indurre inermi sventurati alla condizione di INDEMONIATI, nell' uccidere i bimbetti (poi destinati a diventare FANTASMI GENTILI se non PICCOLI DEMONI), nel condizionare irrequieti LEMURI o addirittura nell' allearsi coi demoni onde controllare intere città, per liberare le quali si richiese l'opra di SANTI ESORCISTI.
In questo campo, che non deve essere relegato nella spazzatura dell'inutilmente orrorifico ma che appartiene comunque alla cultura ed al folklore, l'estremo Ponente ligure era realmente pervaso ed avrebbe continuato ad esserlo da un clima oscuramente magico, destinato ad alimentare credenze, paure e fantasie (anche in nome di un crescente antifemminismo) in cui i giudici, laici ed ecclesiastici, si servivano, alternativamente, di testi che similmente, seppur con modi distinti, si occupavano della persecuzione della STREGHERIA o STREGONERIA [ come peraltro di devianze religiose non ritenute esenti da possibili intereferenze paranormali quali l' ERESIA].
Infatti [ per quanto, sulla scorta di un illuminismo pregno di anticlericalismo ma nobilitato sempre -a fronte di alcuni massimalisti e frettolosi giudizi- dalla encomiabile lotta contro le pregresse EFFERATEZZE DI SUPERSTIZIONE E DISCRIMINAZIONE: UN DIBATTITO LAICO, IN PREVALENZA MA NON SOLO E A CUI, TRA ALTRI ECCLESIASTICI, PARTECIPO' UN RELIGIOSO DI GRANDE LEVATURA MORALE QUALE IL DOMENICANO SPAGNOLO B. G. FEIJOO ] ogni interventismo sia poi stato attribuito alla SANTA INQUISIZIONE [ ed oggettivamente tanto nota quanto discussa fu in Liguria l'opera dei opera dei GRANDI INQUISITORI DEL "SANTO UFFICIO" DI GENOVA in merito a temi di STREGONERIA, ERESIA, LIBRI PROIBITI, PRATICHE ILLECITE ECC.] le cose non stavano propriamente così e, sia sulla base degli STATUTI CRIMINALI che del pur controverso ...PRINCIPIO DELL'UNO E DELL'ALTRO FORO..., sussisteva una compartecipazione in tali procedimenti anche del DIRITTO ORDINARIO O DELLO STATO.
E' certo però che a fronte dei LIBRI CRIMINALI O PENALI, in merito ad una POSSIBILE CONDANNA DI ERETICI E/O STREGHE, l'iridescente e volutamente catartica SCENOGRAFIA DEGLI "ATTI DI FEDE" esercitava un' influenza assai più potente sull'immaginario collettivo, sì da trascinare nell'orrorifico tutti i testi della SANTA INQUISIZIONE sia il SACRO ARSENALE di Eliseo Masini che le pensose DISSERTAZIONI SULLA MAGIA di M. Del Rio indubbiamente dai contenuti molto diversi sia in senso formale che pratico a fronte del leggendario, temutissimo quanto oramai surrogato MAGLIO DELLE STREGHE (MALLEUS MALEFICARUM).
Comunque al proposito dell'influenza nella fantasia popolare di tutto questo apparato giudicante e non raramente punitivo, gestito dalla Chiesa e per conseguenza ritenuto a torto di sola spettanza ecclesiastica, non sembra affatto casuale l'incentivarsi nell'iconografia pittorica del '500 di immagini truculunte che variamente alludono alla condanna eterna dei vizi umani ma che sfruttano a fini catartici più che l'immaginario di una eterna condanna post mortem il naturale referente degli STRUMENTI DI TORTURA E DI MORTE, secondo l'uso del diritto intermedio, sempre messi in mostra prima di qualche castigo sulle pubbliche vie a titolo di ammonimento contro chi solo pensasse di commettere qualche reato contro lo Stato o la Religione (e in questo senso meritano di essere citati, per quanto di contenuto terrificante, gli affreschi dei SANTUARI nell'imperiese di REZZO e di MONTEGRAZIE).
Durante i tragici processi alle "STREGHE DI TRIORA" ed alla sventurata MALEFICA PEIRINETTA RAIBAUDO, che erano state rinchiuse nelle CARCERI DELL'INQUISIZIONE od avevano insanguinato i patiboli e scardinato molte anime ingenue, la lettura di queste raccolte di leggi ed interpretazioni sul tema della stregoneria era stata una costante di tante udienze e di tanti seminari degli inquirenti.
Così fra gli altri espedienti per non esserne "affatturati" cioè tormentati sino anche alla morte con vari malefici corse l'abitudine di portare amuleti protettivi e soprattutto di recitare preghiere atte a scongiurare le forze malefiche come questa, piuttosto rara, di cui si è riuscito a riprodurre un ESEMPLARE.
La DONNA in particolare, dopo secoli di relativa tranquillità sociale pur in uno stato di PERSISTENTE GREGARIATO rispetto all'uomo, finì per esser ricacciata nei lugubri sospetti del medioevo per colpe, a volte reali, che si caricavano però sempre di valenze magiche connesse a quella SENSUALITA' ed a quella IMPREVEDIBILITA' (controllata da un astro "subdolo" come la luna) che, biblicamente, era giudicata un elemento scatenante del male diabolico (venivano così imputate di connivenza con SATANA in qualità di STREGHE o LAMIE, di praticare magie ma anche di connivenze col demone MAMMONE, variamente collegato alla temuta figura del GATTO [animale simbolo nella stregheria] ma anche erano accusate come criminali comuni, seppur per realizzare coi resti delle vittime malefici intrugli, in quanto PROCURATRICI DI ILLEGITTIMI ABORTI e di conseguenza condannabili tanto dalla legge dello Stato che della Chiesa).
In siffatte occasioni, di fronte ai sospetti avanzati contro qualche donna d'esser una strega, un ruolo temuto, ma spesso condiviso dalla popolazione (come nel caso dei quasi contemporanei processi alle STREGHE DI TRIORA o tempo dopo della FATTUCCHIERA PEIRINETTA RAIBAUDO), venne svolto da INQUISIZIONE tramite la figura di un Vicario, o rappresentante dell'Inquisitore Generale di Genova, che risiedeva -come tutti i potenti- nella città di Ventimiglia o in qualche suo convento.
In effetti, oltre alle contingenze climatiche, economiche ed ambientali, al di là dei timori ancestrali per l'ignoto, a far crescere il panico in questo momento di crisi generale, cui non era estranea la debole politica interna di Genova, era da collocare un evento nuovissimo di politica internazionale, l'avvento sempre più deciso in Occidente delle armate navali dei Turchi che sotto SOLIMANO IL MAGNIFICO costituirono la principale potenza "europea" se non mondiale.
Per la gente semplice i Turchi, però, non erano dissimili dai Saraceni di tanti secoli prima, quei pirati feroci che avevano saccheggiato l'Europa e che, profanando i calici, eran penetrati nelle chiese come una giovannea armata delle tenebre, quasi fossero un' anticipazione dei tenebrosi CAVALIERI DELL'APOCALISSE, il momento di quell'ultimo scontro in cui streghe e demoni si sarebbero levati, a fianco di impostori ed idolatri, ad alimentare il potere della Bestia Suprema, l'Anticristo.
La confusione delle coscienze, intorpidite da tanti eventi nefasti e da segni oscuri, mentre re cattolici disconoscevano i pontefici e semplici frati sulla scia di LUTERO (a volte interpretato come un segno della degenerazione, quasi un'anticipazione della giovannea APOCALISSE) negavano la santità della chiesa romana, balenava tra le prediche fiammeggianti di improvvisati profeti o di ciarlatani impazziti: per quanto terribile fosse il suo ruolo, per quanto oggi possa giungere incomprensibile gran parte del suo operato, il S. Ufficio dell'Inquisizione fu quasi obbligato dagli eventi a sguinzagliare i suoi mastini tra quell'umanità dolente, che pareva spasimare nel pericoloso dubbio che l'angoscia evoca di frequente.
L'ERESIA era ricomparsa nel Ponente Ligure con la RIFORMA PROTESTANTE: la CHIESA DI ROMA, dapprima con iniziative autonome poi con la sua principale emanazione teologica del CONCILIO DI TRENTO, pose le basi per una riconciliazione e quindi, fallita ogni soluzione, per una lotta allo SCISMA tramite una revisione, in linea più severa, di LITURGIA e CONFESSIONE (a scapito soprattutto della DONNA, ridimensionata in una CONDIZIONE sociale e morale di retroterra, sospesa tra i limiti tipicamente medievali ed antitetici di ANGELO/DEMONE) ed altresì avvalendosi dell'opera, anche spiritualmente eccezionale, di NUOVI VIGOROSI ORDINI RELIGIOSI.
LUTERO fu visto come un'anticipazione dell'ANTICRISTO e le forme di persecuzione si acuirono tra le spire di INQUISIZIONE e S.UFFICIO: non mancarono pubbliche abiure ed atti di fede...in un romanzo del '600, che ora è dimenticato ma che all'epoca costituì un caso letterario, si giunse al punto di descrivere un'ABIURA dal CALVINISMO e un ATTO DI FEDE al CATTOLICESIMO fatta proprio in Ventimiglia, nella CATTEDRALE: la favole poetica nascondeva alcune realtà di fondo, da quella evidente della lotta ai CRISTIANI RIFORMATI a quella, in apparenza meno esplicita, del generale timore per le alterazioni delle verità costituite su cui poggiavano Stato e Chiesa, a quella ancora del PUBBLICO AMMONIMENTO ad una massa di fedeli sempre più perplessa, di non lasciarsi sviare dalla retta via dell'obbedienza al credo cattolico-romano.
In termini elementari, davanti alla fine della vecchia solida Chiesa ed innanzi allo sconvolgimento delle coscienze, l'animo degli uomini, nel Capitanato intemelio come ovunque nel mondo cattolico, si trovò in bilico tra verità messe in discussione e punizioni sbandierate come necessarie CATARSI: il caos si impadronì di molti spiriti e l'angoscia per le sventure reali finì per non esser più consolata, in modo totalizzante, dalla fede nell'onnipotenza della CHIESA ROMANA.