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Il Gossip e il "giornalismo" nell'antica Roma: un primo passo verso l'informazione mediatica!

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aimmagine3Dopo un po' di tempo propongo un articolo che è solo la parte iniziale di un lungo discorso, anche su Giornalismo e quello che chiamiamo oggi Gossip: cose che, in modi diversi son sempre esistiti ma che avranno la loro esplosione tra '600 e '700 con personaggi straordinari sin a Maria Cristina di Svezia....ma si vedrà al momento opportuno.
Cultura Barocca - che come indica una comunicazione sulla sua Home Page è consigliabile cosultare con il Browser Explorer (qualisasi tipo) ed in "Versione Compatibilità, offre qui una dissertazione su un tema poco noto -tanto per iniziare- eppure avvenuto, perchè sull'immenso tracciato delle strade di Roma antica con merci, soldati, vari personaggi correva anche quella forma di pregiornalismo che, unico fra i popoli antichi e i grandi Imperi, rendeva possibile a chi risiedeva in regioni periferiche esser informati di cose che accadevano od erano accadute nella Capitale.
L'articolo è proposto qui sotto -ma come accade sul giornale on line- nella sua semplicità e senza i collegamenti che ne garantiscono la sostanza: per LEGGERLO CON TUTTI I COLLEGAMENTI ATTIVI E' NECESSARIO CLICCARE QUI!
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Nell'antica ROMA (VEDI QUI UN VIAGGIO VIRTUALE PER LA CITTA' E L'IMPERO) quelli che erano mediamente detti ACTA DIURNA URBIS o POPULI - o anche solo ACTA DIURNA- costituivano una sorta di gazzetta quotidiana, contenente un resoconto ufficialmente autorizzato degli eventi degni di nota accaduti a Roma. I suoi contenuti risultavano in parte ufficiali [notizie giudiziarie, decreti imperiali, del Senato (ACTA SENATUS) e dei magistrati] e in parte privati contenenti tra altre cose annunci di nascita, di matrimonio e di morte, ma anche notizie di cronaca spicciola che costituivano spesso argomenti di chiacchiericcio e discussione.
IL GOSSIP IN FONDO ERA GIA' UNA SORTA DI "SPORT NAZIONALE" [ che trovava la sua sublimazione durante i BANCHETTI E CONVITI, nel corso della mondanissima VITA DELLE TERME (forse il luogo più deputato al pettegolezzo mondano su fatti di cronaca = su cui G. B. CASALI TRA ALTRE COSE "FAUTORE DELLA BIBLIOTECA APROSIANA DI VENTIMIGLIA" ha lasciato pagine basilari e ricche di segnalazioni di reperti e della sistemazione che avevano al suo tempo ma oggi purtroppo dispersi in questo suo seicentesco volume su Roma antica ove indugia anche su tanti aspetti di vita sociale di maniera che la preziosa opera meriterebbe di esser collazionata, previo un'analisi critica approfondita, con quanto scrisse il coevo CARLO BARTOLOMEO PIAZZA IN QUESTO SUO " EUSEVOLOGIO ROMANO " specialmente in relazione alle STRUTTURE CULTURALI, BIBLIOTECHE, ACCADEMIE -DI SEGUITO ELENCATE DAL TESTO DIGITALIZZATO- IN CUI PIAN PIANO PARTE DI ANTICHI REPERTI ERAN GIA' FLUITI E FLUIVANO DATA LA MORTE SENZA EREDI DEI TITOLARI).
aimmagine1Ma a prescindere dal "Gossip" anche nell'ambito della frequentazione di tante altre pubbliche strutture quanto di eventi è plausibile che gli ACTA DIURNA facessero le veci del moderno giornale o quantomeno costituissero una sorta di "preistoria" di quel giornalismo che dai secoli XVII e XVIII si sarebbe affermato per via di questi FOGLI VOLANTI o "RAGGUAGLI" = è vero che i Romani avevano superiore tolleranza alla "Satira" peraltro loro creazione artistica e che le "notizie pepate" eran tollerate assai più di quanto sarebbe avvenuto nel mondo cristiano (pensiamo ai secoli XVI - XVII e XVIII) ma è altresì vero che queste notizie dovevano in qualche modo esser filtrate e rese accettabili anche in forza del clima in essere: un esempio in merito fu quello dell'esilio che colpì il poeta Ovidio per un indecifrabile Error ma anche per un Carmen cioè un'opera sgradita all'Imperatore Augusto per i suoi contenuti).
L'origine degli ACTA è attribuita a Giulio Cesare, che per primo stabilì la tenuta e la pubblicazione degli atti del popolo a cura di pubblici ufficiali (59 a.C.; Svetonio, Vita di Cesare, 20) = gli ACTA erano stilati giorno per giorno, ed esposti in luogo pubblico su una tavola imbiancata.
Come ha lasciato scritto FEDERICO LUBKER i PRIVATI si "impadronirono" presto dell'iniziativa e la potenziarono sulla scorta di una tendenza alla COMUNICAZIONE (SOCIALE, GIORNALISTICA MA ANCHE PUBBLICISTICA) il cui vertice prima degli ultimi nostri secoli era stato raggiunto proprio dall'IMPERO DI ROMA = e per approfondire risalendo nel tempo alquanto giova ancora investigare su quanto scrisse G. B. CASALI peraltro all'epoca celebre come titolare di un "apprezzato Museo di Antichità Romane" che nel suo già citato volume seicentesco su ROMA ANTICA (ANALIZZATA ANCHE SOTTO L'ASPETTO DELLA TECNOLOGIA E DELLE POTENZIALITA' DI COMUNICAZIONE CHE POSSEDEVA) affrontò pure una sorta di discorso sulle interazioni fra la CIVILTA' DELLE MACCHINE tanto debitrice a Roma e le romane TIPOLOGIE DI COMUNICAZIONE ALTERNATIVE A QUELLE ORALI O QUANTOMENO SCRITTE MA NON SOLO TRA SINGOLI INDIVIDUI QUANTO PURE IN UN CONTESTO A SUO MODO PUBBLICO E MEDIATICO.
Per proporre un limitato esempio di tutto quanto si è detto sul tema basta procedere qui passando attraverso la PUBBLICITA' ELETTORALE per giungere a quella dei NEGOZI, di PROFESSIONISTI: COME IN QUESTO CASO QUELLI DI UN AMBULATORIO MEDICO, di SCUOLE ed ancora di RISTORANTI [di cui compare addirittura un MENU' DI GIORNATA (CHE DAVVERO MERITA DI ESSERE STUDIATO PER LE INTERAZIONI CON ALTRE FORME DI COMUNICAZIONE ICONOGRAFICA)] od anche di LUOGHI DI DIVERTIMENTO E INTRATTENIMENTO [come nel caso dell' INSEGNA INDUBBIAMENTE AUDACE E IN SINTONIA CON LO SPIRITO CAUSTICO ROMANO di questa TABERNA LUSORIA EQUIVALENTE DEI MODERNI "CASINO'" senza dimenticare la pubblicità e le insegne, alquanto visibili e varie anche per comunicare i diversi programmi e/o servizi, connesse alle TERME come pure ai TEATRI senza dimenticare le tante TRACCE ICONOGRAFICHE anche rimaste in merito agli spettacoli degli ANFITEATRI dove si tenevano le manifestazioni preferite dai Romani e dove oltre che le FORZE DI CONTROLLO E GLI INSERVIENTI venivano incrementate e LE TESTIMONIANZE GRAFICHE AUMENTAVANO SPECIE PER REGOLARE CON TANTO DI AVVISI PER IL TRANSITO DEI TIFOSI specie, anche se talora vanamente, per evitare TAFFERUGLI TRA LE OPPOSTE TIFOSERIE: COME IN QUESTO CASO, LA CUI NOTIZIA SI SPARSE CELERMENTE PER IL MONDO ROMANO
aimmagine2Ed il tutto senza naturalmente dimenticare l'acme della COMUNICAZIONE MEDIATICA studiabile tuttora in rapporto a quel COMPLESSO DELLE CORPORAZIONI del Porto di Ostia caratterizzato dall'impianto degli uffici di diecine e diecine di aziende operanti su scala mondiale e già in grado di sfruttare un IMPIANTO PUBBLICITARIO e di COMUNICAZIONE ICONICA che fino al XIX secolo il mondo occidentale mai più avrebbe conosciuto.
Le interpretazioni concordano nell'attribuire all'inizio del I secolo d.C. l'inizio di una DIFFUSIONE PUBBLICA DELLE OPERE LETTERARIE COMPRESI GLI ACTA a seguito della costituzione di
BIBLIOTECHE PUBBLICHE ERETTE ANCHE NELLE PROVINCE IMPERIALI CHE PORTAVANO CO SE' LA NASCITA E IL PROLIFERARE DI VERE E PROPRIE LIBRERIE EDITRICI (BIBLIOPOLAE - LIBRARII).
Orazio ricorda i Sosii, proprietari di un negozio di volumina nel Vicua Tuscus nel Foro, Tito Livio e Seneca facevano i loro acquisti da Doro: molto nota anche la bottega di Trifone che vendeva le "Istitutioni oratorie" di Quintiliano e gli "Epigrammi" di Marziale.
Questi commercianti vendevano a prezzi molto alti le copie che i loro schiavi specializzati copiavano e, mentre dall'autore dell'opera si facevano pagare per la copiatura, dei libri che essi vendevano nessun guadagno ne veniva all'autore. Secondo il diritto romano alle opere scritte si applicava il principio
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per cui ogni modifica che si aggiunge appartiene al proprietario del terreno: quindi tutto ciò che veniva scritto sulle pergamene o su i papyrii di proprietà del libraio apparteneva a lui.
L'INIZIATIVA PRIVATA, intendendone l'importanza anche economica oltre che sociale, colse infatti quanto successo avrebbe avuto nel contesto generale la possibilità di informare periodicamente, anche nei dettagli della vita comune della capitale, tutti i luoghi possibili dell'Impero: fatto che contestualmente garantì una diffusione delle notizie centrali nelle sue varie ed estese contrade imparagonabile a fronte di quella che avvenne per altri grandi Stati pur sorti secoli dopo.
Sfruttando un vantaggio innegabile, cioè la straordinaria RETE STRADALE DELL'IMPERO che in ITALIA RAGGIUNGEVA PRESSOCHE' LA PERFEZIONE allo scopo di sostenere un TRAFFICO MERCANTILE E DI VIAGGIATORI IMPRESSIONANTE -il tutto caratterizzato altresì da un SOFISTICATO SISTEMA DI PONTI E GUADI PER AGGIRARE GLI OSTACOLI e anche seppur prioritariamente per pubbliche funzioni, da un variegato meccanismo di STAZIONI E "MUTAZIONI" (ma non si dimentichi nemmeno l'EFFICIENZA DEL SISTEMA MARINARO oltre che il SISTEMA RICETTIVO SIA PER RISTORO CHE PER SOGGIORNO/PERNOTTAMENTO DEI VIAGGIATORI e l'uso alquanto moderno di ricorrere a sistemi di garanzia e comunicazione iconografica quali le TESSERE e nella fattispecie soprattutto le TESSERE DI OSPITALITA')-
gli
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si preoccupavano, dopo che l'
ORIGINALE UFFICIALE era stato composto e pubblicato di farne eseguire (con il permesso del Praefectus Urbis) un gran numero di copie attraverso un piccolo esercito di scrivani che, lavorando al seguito della REDAZIONE la quale curava di assemblare il prodotto fondendo con i DOCUMENTI PUBBLICI E UFFICALI quel tipo di "CONTRIBUTI CHE VENIVANO MANDATI DAI PRIVATI CHE TRATTAVANO DI EVENTI SPICCIOLI, PRIVATI, DI FESTE E NASCITE MA ANCHE DI PETTEGOLEZZI"
è certo che per avere buoni risultati tutti dovevano lavorare con assidua celerità per l'immediata diffusione e la spedizione anche nelle Province mentre l'ORIGINALE veniva depositato presso l'ARCHIVIO DI STATO (vedi la scalinata d'accesso nell'immagine sopra proposta) sì da costituire FONTE STORICA DI DOCUMENTAZIONE.


Gli ACTA naturalmente portavano notizie che per la loro contemporaneità dovevano esser esenti da censure o vendette dei potenti. Ma non è escluso che "dietro il velame" si celassero fatti non facili da gestire: chiaramente il pettegolezzo, le voci e le stesse allusioni "giornalistiche", quasi certamente era arduo andare oltre, preparavano però il terreno alla diffusione di opere vere e proprie di alta valenza artistica (fenomeno non impossibile e nemmeno mai destinato ad accadere se solo si esamina la relazione intercorrente tra le svelte notizie dei "Fogli Volanti" e dei citati "Ragguagli" del '600 e '700 spesso volti a trattare temi orrorifici con l'influenza che ebbero sulla grande letteratura di fantasia e terrore che li avrebbe celermente seguiti.
Ovidio, Orazio, Properzio, Marziale -autori di grande spessore che affrontano spesso argomenti di vita sociale e mondanità che in teoria potrebbero esser stati suggeriti dalle flebili notiziole degli ACTA- furon destinati ad esser poi ripresi nella letteratura di tutti i tempi per discorsi satirici, moralistici ed anche erotici e pure da A. Aprosio, per esempio nella sua pruriginosa
"STORIA DELL'ADULTERIO"
che non può prescindere dal parlare della classicità: una classicità coinvolta indubbiamente -anche a livello di chicchiere, rumori, voci di interesse "pregiornalistico" destinate ad esser riprese spesso come moniti predicatori e moralistici- nel contesto di quella
MISOGINIA CHE SI SUBLIMO' NEL CONTESTO DEL "SENATO DELLE DONNE" AI TEMPI DELL'IMPERATORE ELIOGABALO E DELLA DINASTIA DEI SEVERI.
Anche se pochi eventi in relazione anche alla qualità delle opere importanti che ne trattarono, dovettero colpire il chiacchiericcio ed il pettegolezzo, insomma il "Gossip" in Roma antica e poi di conseguenza tutta una tradizione culturale posteriore come le "Satire di Giovenale" per quanto destinate ad evidenziare fatti ormai risaputi sì che decaduto il principale protagonista potevano essere ampliati o predisposti per un pubblico dal palato più fine = come e soprattutto nel caso clamoroso dell' IMPERATRICE MESSALINA (che come tanti attraverso i secoli non a caso "affascinò" quale "icona dell'adultera e della lussuriosa" proprio l'appena citato erudito intemelio A. Aprosio che dopo averla ampiamente "citata" in questo moralistico passo dello Scudo di Rinaldo I "sul perché le donne ostentino troppo le loro grazie" utilizzando quanto ne "scrisse" Giovenale ne parlò più esplicitamente sin a scrivere questo su di lei in siffatto "Grillo" mai pubblicato fin a tempi recenti per intervento della Censura Ecclesiastica data le accuse di licenziosità nella sua "Grillaia).
"MESSALINA DI GIORNO E SIGNORA DELL'IMPERO ALIAS LICISCA DI NOTTE E REGINA DEL LUPANARE" colei che Al fin quando il Guardian di putteria/ Licentiò le sue donzelle a casa/ Partì di mala voglia, però fece/ Quel che poté. Fu l'ultima a serrare/ La sua stanza, mentr'ella ancor ardea/ Del pizzicor de la distesa vulva,/ E stanca, non già satia dipartisse = forse Aprosio riportò in italiano seicentesco (ecco qui una moderna traduzione con opportuni collegamenti) quanto aveva scritto Giovenale nella sua Satira VI (qui nell'originale latino) per meglio farsi comprendere sul tema ma era troppo per un ex Vicario Generale della Congregazione Agostiniana come Aprosio anche se avesse voluto farne per fini predicatori una "punta di diamante" di quelle "riprovevoli" protagoniste naturali del "Gossip" nell'antichità imperiale che furono un poco tutte le
IMPERATRICI (DI CUI SI PROPONE QUI UN TESTO ANTIQUARIO DIGITALIZZATO) e che indubbiamente ebbero molta influenza nella vita sociale indicando spesso DIRETTIVE NEL SETTORE DELLA MODA quanto della COSMESI e specialmente nell'ACCONCIATURA DEI CAPELLI ma anche nei COMPORTAMENTI SESSUALI, RIPROVATI DALLA CHIESA, CON L'USO DI CONTRACCETTIVI, PROFILATTICI MECCANICI E DI UNA SORTA DI "PILLOLA ABORTIVA DA ASSUMERSI POCO DOPO I RAPPORTI SESSUALI, LECITI O ILLECITI"


La pubblicazione degli ACTA continuò a lungo, fino a che la capitale dell'Impero non si trasferì a Costantinopoli ed avverso la loro funzione come verso molti altri aspetti ritenuti lubrichi e/od effimeri non calò la scure moralizzatrice dell'ormai affermato Cristianesimo che finì per accentuarsi in dipendenza del fatto che si ritenne -antistoricamente- aver l'Islam di Maometto (vedi gli indici), divenuto nemico istituzionale di Roma, aver ereditata la lussuria romano imperiale (con conseguente affermazione di una pesante misoginia) manfestantesi in tante cose compresa la vita pubblica: ad emblema di questo rifiuto come ha scritto il grande islamista Aldobrandino Malvezzi è spesso stato assunto nel contesto esistenziale e specialmente in quello igienico quanto scrisse Il Vescovo Palladio, contro l'uso arabo dei già romani "bagni termali" citando qual esempio da seguire
Isidoro, Vescovo di Hermopolis Parva (Damanhur),[il quale] morì a 85 anni senza avere mai indossato una camicia di tela, senza aver mai mangiato carne e senza esscrsi mai lavato.
In seguito alla distruzione di molte testimonianze del paganesimo molto si perse e degli ACTA non è sopravvissuto alcun frammento autentico = dal medioevo le pubbliche notificazioni -pur venendo sistemate sotto forma di scritto nel luoghi deputati- dato anche il notevole livello di analfabeti era però obbligatorio leggerle ad alta e intelleggibile voce per via del Cintraco o per mezzo del Precone = le comunicazioni private -quando comunque volevano coinvolgere un determinato pubblico e non avere un unico destinatario- presero a seguire invece mediamente la via della segretezza e, crescendo l'acculturazione, ad esser fatte anche per iscritto ed affisse in luoghi più o meno noti acquisendo la tipologia di pasquinate, semplici lettere anonime, cartelli e lettere spesso comportanti sfide caso che si riscontra per esempio in questo esemplare di lettera concernente una sfida ad un duello che realmente fu lanciata nel '600 a Ventimiglia divenendo causa di un processo qui attestato e documentato].


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Poi i tempi cambiarono ancora come spesso accade nella storia ed il "GOSSIP" come oggi piace dire per indicare il CHIACCHIERICCIO MONDANO specie sulle celebrità riprese un vigore destinato a crescere esponenzialmente sin ai nostri giorni: ma giammai sarebbe stato facile affrontare certi argomenti, un poco per la censura ed un poco per il timore di personali vendette, ed ecco che si prese la consuetudine di indossare una MASCHERA CIOE' SCRIVERE ANONIMAMENTE O SOTTO PSEUDONIMO ma questa è un'altra storia, solo un passo d'avvicinamento intermedio che porterà alla fine a trattare di personaggi tra '600 e '700 di tale rilevanza da, come si suol dire, "far tremare i polsi".

"Il Senato delle Donne" e il giovane Dio vivente dagli ormoni in rivolta!

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Il "Senato delle Donne" ai tempi della tarda dinastia severiana non era poi quella demonizzazione che vien talora registrata!
 E non era il Senato vero e proprio cui accedettero solo due donne così potenti da far tremare il mondo e da controllare un ragazzo che "veniva da un altro mondo" e credendosi un Dio, sposando una Vestale, credeva di poter generare "bambini dagli attributi divini"! ... la follia di poche persone generò l'odio cristiano e pagano verso un mondo orientaleggiante che non si capiva e che si voleva invece introdurre in Roma: la misoginia e gli uomini che odiano le donne son nati anche da lì!

Quando oltre che gli ormoni in rivolta un ragazzo è anche "Gran sacerdote della montagna nera" come si chiamava El Gabal presso Emesa può perdere la testa specie se dotato di un potere immenso .... mai facile è gestire il potere, lo vediamo tra i piccoli uomini della Casta, anzi della "Castina" che ci han portato alla crisi (italiani ed europei): pensiamo un po' se come Eliogabalo od Elagabolo fossero stati i Padroni del Mondo Conosciuto!

La pietra nera....il simbolo d'un potere ultraterreno: forse nemmeno Eliogabalo, come fu poi chiamato, si accorse di quanto gli stava accadendo attorno invasato dai suoi deliri e dalle parole della madre e della nonna .... forse credeva a tutto ciò e quando, seguito dal cugino Alessandro Severo che lo avrebbe sostituito, entrò nel campo della legione con sua madre Giulia Soemia nemmeno immaginava che la daga di stile pompeiano che brandiva il Centurione era il suo patibolo e ... che lo era anche per sua madre.....forse pensava che ancora una volta si sarebbe levata a ruggire la sua devozione all'Imperatore Dio che aveva 20 anni: a volte i Potenti si credevano e si credono intoccabili!

"Memento Mori": questo antico motto, pagano e poi cristiano, sulla brevità della vita può relazionarsi alla "Festa della Donna"? Sì e di più: da sempre fu un invito a non esaltarsi sfociando nella superbia e nella violenza: e non solo contro le donne!

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MINOZZI2AL FINE DI LEGGERE L'ARTICOLO CON I NECESSARI LINKS CLICCARE QUI (MEGLIO AVVALENDOSI DEL BROWSER EXPLORER)
Uomini (e donne) potenti compaiono sui media a predicare, dir cose giuste, ad esibirsi a spacciarsi con palese vanità per tuttologi...altri personaggi ostentano il loro stato sociale (magari di appartenenti ad una Casta) e talora sembrano proporsi come degli "Immortali" ed anzi paiono stupiti quando a fronte di qualche loro grave colpa incappano nelle maglie della giustizia: il potere, effimero come la vita, ad alcuni ha distorto la mente fin a farli autoritenere degli "Intoccabili"!
Più nel piccolo altri si propongono qual "Padri Padroni" o "Mariti Padroni": e come la cronaca ci mostra scatenano su vittime inermi, le donne spesso, la loro violenza e la loro cupidigia.
Gli antichi, che non avevano cellulari, navigatori, auto e TV, avevano percepito in parecchi casi questo pseudo stato esistenziale perchè poi, a fine di quella "passeggiata che è la vita", la "livella" come diceva il buon Totò mette tutti sullo stesso piano.
E ci furono tempi in cui di rimpetto alla scoperta del male e del destino comune e di quanto tutto sia effimero, dal potere alla bellezza, alcuni pensatori lanciarono un messaggio al rispetto .... spesso se non quasi sempre è stato un predicare nel deserto ma cercare di sentirsi tutti uguali in nome di questa mortalità e fragilità che unisce sarebbe sempre una maniera per sminuire il male ed esaltare l'amore vero che sempre si identifica nel rispetto....
Un giorno, forse, queste parole, già ripetute da alcuni anche di rimpetto al patibolo od alla spada d'un nemico ringhiante, non saranno forse suoni vacui, forse segneranno un'epoca nuova che la civiltà, se mai esiste, già avrebbe dovuto intuire e far propria....

"Memento mori" (letteralmente: "Ricordati che devi morire") è una nota locuzione in lingua latina.
La frase trae origine da una particolare usanza tipica dell'antica Roma: quando un generale rientrava nella città dopo un trionfo bellico e sfilando nelle strade raccoglieva gli onori che gli venivano tributati dalla folla, correva il rischio di essere sopraffatto dalla superbia e dalle smanie di grandezza. Per evitare che ciò accadesse, un servo dei più umili veniva incaricato di ricordare all'autore dell'impresa la sua natura umana: lo faceva pronunciando questa frase (la consuetudine si mantenne nella costumanza ma decadde nel contesto cerimoniale atteso che al posto del Trionfo durante l'Impero destinato al solo Imperatore come comandante generale ai condottieri vittoriosi si concedevano piuttosto gli "Ornamenti Trionfali" come nel caso di Giulio Agricola conquistatore della Britannia
In ambito cristiano la costumanza ebbe poi naturalmente una valenza diversa quale un ammonimento ad operare per il bene e a non perdersi nelle lusinghe del mondo = per esempio l'ordine di stretta clausura dei trappisti, fondato nel 1664, adottò questa frase come motto: i monaci di quest'ordine si ripetevano tra loro continuamente la frase, e si scavavano - un poco ogni giorno - la fossa destinata ad accoglierli, con lo scopo di tenere sempre presente l'idea della morte e quindi il senso della vita, destinata a finire.
E' però da rammentare che il richiamo alla "fugacità della vita" e l'uso di ricorrere a citazioni concernenti l'inevitabilità della fine esistenziale venne meno - specie nel contesto dei periodi più fausti come questi caratterizzati da feste, ostentazione di ricchezze, disinibizione tipicamente postrinascimentale - e poco alla volta, anche in contesto religioso, pur se , mutati i tempi ed evidenziatisi vari problemi (tra cui guerre epocali sia in Europa (leggi qui) che in quell'eterno conflitto che si ebbe con l'Impero Turco -senza trascurare carestie, terremoti, incendi, alluvioni e dissesti economici ed ambientali e la feroce discriminazione sociale quanto giuridica tra ceti potenti, intermedi ed umili in forza dei "Privilegi del Foro", del Principio della Restitutio ed anche nella diversa fruizione del "Diritto d'Asilo Ecclesiastico" che nel dettaglio poi emarginava le donne e con esse un poliedrico contesto di "diversi" e tutti quanti erano spregiativamente associati nel termine di "figliastri di Dio"- : il tutto coinvolto nel terrore epocale della Peste reputata anticipazione dell'Apocalissi e dell'avvento dell'Anticristo e delle sue legioni di Demoni ed indice supremo, quasi emblematico della brevità della vita) siffatto atteggiamento mondano suscitò le critiche di diversi compreso quello spirito bizzarro, da "Poeta", come si diceva volendo in qualche modo criticarlo, che fu l'erudito ventimigliese Angelico Aprosio che ne scrisse anche a scapito di molti Religiosi presi dalla vanità = contrariamente a certe idee moderne correnti l' idea enfatizzata dalla constatazione di prima ignorati aspetti drammatici dell'esistenza e quindi l'angosciante proposizione del "Memento Mori sotto forma di simulacri ed oggetti ben visibili destinati ad ammonire sempre l'uomo della sua fragilità non fu propria nè di Inquisitori che volessero spaventare gli inquisiti e neppure di personaggi iconici come Papa Alessandro VII mentore di Maria Cristina di Svezia comunque entrambi assai sensibili al tema ma divenne una costante generale, e molti, senza ricorrere ad oggetti sacri meno appariscenti come il rosario sopra proposto, potendoselo permettere amavano "ornare" i propri pensatoi, le camere ma anche gli studi soprattutto di teschi (e nemmeno quello del grande Cartesio sfuggì a questa sorte) destinati proprio a rammentare l'inevitabile scorrere del tempo sin alla fine inevitabile per chiunque grande o piccolo od umile che fosse come scrisse Pier Francesco Minozzi al modo che qui si legge
Nell'oggettistica sacra come sopra si vede e già si è detto il Memento Mori divenne un ammonimento costante variamente elaborato a seconda anche delle possibilità: ma il tema entrò anche nell'arte e specie nella pittura su cui non mancarono dibattiti specie avverso le pitture dell'età precedente permeata talora di paganeggiante erotismo, particolarmente nell'ambito della natura morta in cui l'esempio più tipico è quello di un teschio posizionato accanto a fiori o frutta.

Il Male eterno della Superstizione: la Peste e la caccia ad Untori e Streghe Avvelenatrici ... ma sempre in ogni tempo c'è stato qualcuno da perseguitare per sconfiggere la propria paura e viltà e "voglia" di non sapere

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PESTEMINOZZI2Le,  pagine qui sotto si riferiscono ad un evento drammatico anzi ad una serie di eventi drammatici che si potranno MEGLIO APPROFONDIRE LEGGENDO QUI OVE SI PARLA DEL TEMA ED ANCHE DI CHI CERCO' DI ANDARE OLTRE LA SUPERSTIZIONE COME LO SCIENZIATO G. B. BALIANO DI CUI SI E' DIGITALIZZATA L'INTIERA OPERA SUL TEMA DELLA PESTILENZA
La Superstizione è ignoranza ed essa si manifesta sempre, ieri ma anche oggi specie nelle violenze ai più deboli che vengono perpetrate e di cui si legge continuamente....purtroppo!
Alla Superstizione e all'Ignoranza si può porre rimedio con la voglia di capire e comprendendo rispettarsi .... fuori del rispetto, che ci siano i cellulari o che sista ancora la clava, restano solo la sopraffazione e l'inciviltà....
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Quando il Capitanato rientrò fra i possessi della Repubblica (1562) era in condizioni precarie. Nel 1579-'80 il CAPITANATO DI VENTIMIGLIA -per certi aspetti ancor più di altri luoghi del Dominio della SERENISSIMA REPUBBLICA DI GENOVA- venne "ghermito" da quella che, metaforicamente, può giudicarsi la più devastanta "Pandemia" = la
SUPERSTIZIONE che, prescindendo dall'ignoranza e dalla fragilità di comportamento donde nasce e nel contempo è causa, può diventare -certo più colpevolmente nell'oggi che in secoli passati spesso dominati dall'oscurità della ragione- nei casi di più ottuso fanatismo una sorta di esaltazione contro chiunque non risulti allineato alla norma istituzionale e sia o si giudichi (al di fuori di ogni civile confronto, di qualsiasi filosofia e di un paritario quanto lecito diritto alla difesa delle proprie scelte e/o del proprio stato) DIVERSO PER PENSIERO, CREDENZE, ABITUDINI ESISTENZIALI, ETNIA, SESSO, COSTUMANZE... SI' DA ORIGINARE BRUTALI QUANTO INAPPELLABILI FORME DI INTOLLERANZA E PERSECUZIONE.
In un frammento di lettera (?) tra il carteggio vario dell'intemelia Biblioteca Aprosiana si legge (qui adattato rispetto alla grafia frenetica ed antiquaria) questa sorta d'urlo di terrore grafologico: "Ora per quanto salda sia la Fede temo per la mia vita come tremo per la mia morte...nella strada l'aria era diventata pesante...quando fui alla porta l'ho sentita ridermi sulle spalle...sembrava mi volesse ghermire come ha fatto con gli altri: Lei...la Morte, foriera dell'Anticristo, già striscia oscura fra noi...": si direbbe la trama o meglio l'"incipit" d'un romanzo horror!...niente di tutto ciò, è solo qualche frase iridescente d' uno scritto sincero di un religioso realmente vissuto tra '500 e '600: la MORTE (DEATH) in vero era la "Peste", il ghigno il rantolo dei ratti morenti nelle latrine od ai bordi delle strade paludose! Ma per quanto uomo, perlomeno acculturato data la condizione sociale, che ne poteva sapere l'ecclesiastico, quando nemmeno medici accreditati intendevano le ragioni della moria che stava flagellando Genova stessa, la Capitale del Dominio? Di rimpetto allo scempio spesso ci si rassegnava sin ai limiti estremi dell'orrorifico e dell'idea d'una "Fine del Mondo Conosciuto"! Caos, anche superstizione e stregonesche credenze s'addensano, e di frequente, quando all'ignoto non si sa dare risposta e in quel momento le ragioni c'erano proprio tutte per dire il vero: la terrorizzata, superstiziosa scrittura in definitiva aveva un suo fondamento, strutturato sulle notizie degli agenti di sanità: davvero si temeva che la "Morte Nera" procedendo dalla Liguria centrale ne stesse per aggredire l'estremità ponentina...no...era paura, incomprensione, certo superstizione ma non era frutto d'un cervello anelante di malarica febbre. Ed ancora più estesamente, nella tradizione epocale, la MORTE (DEATH), evento così possibilistico da determinare sia terrore che rassegnata convivenza, si sublimava in un APPARATO ICONOGRAFICO DELLA MORTE o come si diceva in quei SEGNI DELLA MORTE che non esaurivano, come oggi, nella funzione commemorativa e fideistica la loro finalità ma che si sublimavano in un apparato in cui processioni, inumazioni, cimiteri, riti, scongiuri, costumanze... si collocavano quali formidabili espressioni giuridiche, catartiche, ammonitrici, scaramantiche e via dicendo...oltreché religiose e salvifiche in stretto rapporto (anche e forse soprattutto -entro un coacervo di parossistiche paure- avverso i teoremi di INTERFERENZE DIABOLICHE, RITORNANTI, VAMPIRI, PROFANATORI SACRILEGI DI CIMITERI E NECROPOLI, ALCHIMISTI, STREGHE E PRATICANTI DI MAGIA NERA) con la salvaguardia e quasi l' esorcizzazione della
VITA in casi estremi anche sfidando le leggi della Chiesa alla ricerca di un qualsiasi mezzo per ottenere RINGIOVANIMENTO E/O ETERNA GIOVINEZZA attivando, tra l'altro, una cultura parascientifica destinata, ancora tra '800 e '900, ad alimentare RICERCHE PIU' O MENO DISCUSSE SUL TEMA DEL RINGIOVANIMENTO O QUANTOMENO DELL'ARRESTO DELL'INVECCHIAMENTO.
Si trattava peraltro di un periodo greve, in un crepuscolare '500, quello in cui il territorio intemelio venne circondato da due fra le MASSIME ESPRESSIONE DEL MALE dalla CARESTIA ( con -a superstizioso giudizio di alcuni, destinati però a crescere via via di numero, anche malignamente suscitabile per artifici di magia tempestaria perpetrati da donne che avrebbero venduto la loro anima al male: le "Streghe"- di tutto un ramificato SISTEMA PRODUTTIVO, AGRONOMICO,ALIMENTARE ED ANCHE GASTRONOMICO tradizionale schermo all'incubo epocale di FAME E DISPERAZIONE e per conseguenza di INDEBOLIMENTO ORGANICO E MALATTIE) ed ora dalla PESTE (MORTE NERA = THE BLACK DEATH) [quest'ultima in effetti poi ben controllata dal sistema dei blocchi stradali e della quarantena coi siti di controllo viario principali ai rastrelli guardati da militi armati dei Balzi Rossi, dove stava anche un piccolo lazzareto per la segregazione dei sospetti di contagio, e sulla via del Nervia tra Camporosso e Dolceacqua: anche se, pure in questo caso, sempre più si alimentavano dicerie sorte nel XIV secolo ma destinate oltre il pensabile a sopravvivere nella coscienza collettiva dell'opera luciferina ed infausta di uomini collusi con forze arcane e preposti all'avvelenamento dell'ambiente tutto e quindi di colture, animali ed uomini: gli "Untori" = e purtroppo -accanto a manifestazioni di saggezza ed umana solidarietà- non mancarono né sarebbero mancate -paventandosi la presenza di perpetratori volontari e non di contagio- anche nel corso delle tante manifestazioni di Peste nel Dominio della Repubblica di Genova alcune forme di collettivo e superstizioso terrore destinate -come nel corso dell'epidemia cinquecentesca- a degenerare sin ai limiti del linciaggio popolare di qualche sospetto].
Giammai venendo meno, SIFFATTI EVENTI CATACLISMATICI [in cui da un lato si mescolavano problemi alimentari, difficoltà socio-economiche, miseria ed epidemie e dall'altro l'incompetenza dei poveri medici del tempo nel classificare e curare molte "incomprensibili" malattie (la gente peraltro era ancora sconvolta dagli effetti dal grave terremoto del 1564)] contribuirono a rafforzare le citate superstiziose postulazioni operando sempre più in sinergia con eventi oscuri e drammatici come il proliferare di conflitti sia generali che locali e del pari di violenza comune e faide di criminalità organizzata, la ben nota dissoluzione della fede per lo Scisma di Lutero e la crescente aggressività dell'Impero dei Turchi [ la vittoria di Lepanto costituì solo un parziale momentaneo deterrente -pirati barbareschi e turcheschi avrebbero operato sul litorale ligure sino oltre il XVII secolo- dopo il navale assalto a Nizza e le scorrerie turchesche a danno del litorale ligure le cui fortificazioni erano inefficienti al punto da sì rendere eroica una difesa popolare di Taggia ma lasciar serpeggiare sia la convinzione della sostanziale impotenza della Repubblica di Genova quanto l'opinione che ( anche per i recenti peccati degli uomini un tempo protetti da Dio stesso tramite i Cavalieri della Fede sia su dimensione locale sia su scala "planetaria", nel contesto dei "Grandi Tragitti della Fede" sin al punto di una totale Riconquista della Spagna alla Cristianità interpretata come un segno dell'affermazione della Chiesa di Cristo rafforzato dalle poi pur discusse "colonizzazioni ed evangelizzazioni" di quel Nuovo Mondo scoperto con somma partecipazione della Potenza della Spagna Cristianissima) fosse irrimediabilmente venuto meno l' istituzionale antemurale storico contro il male degli "Ordini Cavallereschi Regolari" = in particolare attesa la tragica soppressione dei Templari e la gloriosa ma sempre più difficoltosa resistenza opposta da Gerosolimitani ed Ospitalieri ] raggiunsero il catastrofico segno di indurre le masse le masse ora ad un rassegnato fatalismo ora a timori angoscianti, in particolare sulla non recepita ma in effetti già verificatasi VENUTA DELL' ANTICRISTO = come anche a Genova, PREDICATO DA ANNIO DA VITERBO, FANATICO SOSTENITORE DELL'"EQUAZIONE MAOMETTO = ANTICRISTO" (argomento assai contestato ma anche fermamente creduto) sì da determinare la fine del mondo conosciuto in forza della paventata giovannea APOCALISSE.
PESTEMINOZZIMa, come sopra detto, con maggior frequenza le superstiziose ed impaurite coscienze indugiavano vieppiù, nel tentativo di darsi una qualsiasi giustificazione, sulla meno fiammeggiante ma pressoché alternativa, contestuale e teologicamente meno complessa, ipotesi di qualche concessione di POTERI OSCURI AD OPERA DEL DEMONIO, SEMINATORE DI MALE E DI DISCORDIE a varie quanto variamente pericolose figure dell'occulto quali principalmente STREGHE ma altresì MAGHI - LICANTROPI - UNTORI - VAMPIRI ed infine persino "RINNEGATI CRISTIANI" -AL PARI DEGLI ALTRI- REPUTATI "COMPLICI DEL DEMONIO" PER ESSERSI MACCHIATI DELLA COLPA ESTREMA DELL'"APOSTASIA": ed oltre a tutto ciò ai confini con la Francia proprio nell'areale ventimigliese in cui operavano gli eruditissimi Angelico Aprosio e Domenico Antonio Gandolfo il Dominio di Genova presentava ulteriori anomalie interagenti sia con le citate tracce di superstite cultura pagana quanto con le calamità portate dalle guerre di modo che se il Gandolfo giunse a chiedersi se Giammai Iddio darà quiete a cotesti nostri Bastioni di Liguria prima di lui Aprosio era rimasto indubbiamente suggestionato da strani ritrovamenti, accompagnati da superstiziose dicerie, e da inspiegabili fatti accaduti od in qualche maniera attribuiti a qualcosa che giacesse sotto quel mare di sabbia che in verità ricopriva da un millennio la dimenticata Ventimiglia Romana.
Mediamente la massima preoccupazione era comunque attivata da presunte FATTUCCHIERE [ dette, oltre che STREGHE, MALEFICHE, LAMIE, SAGANE o con termine regionalistico MASCHE = poco se ne è parlato ma atteso il persistere dell'ancoraggio ad innocue FORME CULTUALI E CULTURALI PRECRISTIANE specie nell'estremo Ponente di Liguria -ancora nel XVII secolo scosso, sotto il Grande Inquisitore di Genova Michele Pio Passi dal Bosco- dal caso di MARIA TOSCANA "SUPPOSTA STREGA DI VALLEBONA" la vigilanza divenne estrema anche a scapito di quelle figure del paranormale quali le FATE (FATAE) che -per quanto esse stesse inserite nel persistente popolareggiante COMPLESSO DI TRADIZIONI CULTUALI PAGANE- erano state assimilate e ufficialmente tollerate nel crescente e relativamente tranquillo contesto del FOLKLORE per esser rapidamente giudicate "ex novo" IN SENSO NEGATIVO sì da venire ascritte tra le CREATURE DEL PARANORMALE PERTURBATRICI IN SENSO DEMONIACO DI SONNO E SOGNI].
La MAGIA NERA costituiva un incubo epocale ( e nonostante una già secolare CODIFICAZIONE DELL'IDEA STESSA DI ESOTERISMO su cui vigilava -in ambito cattolico anche se non meno attenta e severa o se vogliamo superstiziosa era la giurisdizione dei Riformati- il DIRITTO ORDINARIO) specialmente intorno alle FATTUCCHIERE attraverso i secoli si era sviluppata non solo un'impressionante letteratura ufficiale e non oltre soprattutto una tradizione popolare non di rado feroce e discriminatoria. Sì che nella sinergie di siffatte postazioni interagivano voci di varia natura, spesso contestate o quantomeno discusse ma che procedevano attraverso i più disparati sentieri di riflessione sulla casistica di STREGONERIA - STREGHERIA, sulle molteplici POTENZIALITA' DI MAGHI E STREGHE, sulle PROCEDURE DA ATTIVARSI AVVERSO STREGHE E MAGHI, sulla tipologia di possibili PENE sin ancora, questione che non chiude questa selezione di voci ma che costituì argomento tra i più controversi e dalla Chiesa frequentemente messo sotto giudizio, dei "possibili, leciti o non leciti"
PROFILATTICI E/O RIMEDI AVVERSO PRATICHE DI STREGONERIA.
E così, in siffatto terribile crepuscolo del XVI secolo, e quindi sotto l'influsso tanto di di calamità reali quanto di illusoria superstizione, le STREGHE erano viste dalla crescente esaltazione come di continuo impegnate nel riunirsi in DIABOLICI SABBA, nel dominare ESSERI BESTIALI o nel generare CREATURE MOSTRUOSE (in vero vittime di alterazioni genetiche per le pessime condizioni igienico-alimentari), nel favorire l'insorgere di MISERIE AMBIENTALI (di cui PESTE e CARESTIA erano l'espressione massima), nell' indurre inermi sventurati alla condizione di INDEMONIATI, nell' uccidere i bimbetti (poi destinati a diventare FANTASMI GENTILI se non PICCOLI DEMONI), nel condizionare irrequieti LEMURI o addirittura nell' allearsi coi demoni onde controllare intere città, per liberare le quali si richiese l'opra di SANTI ESORCISTI.
In questo campo, che non deve essere relegato nella spazzatura dell'inutilmente orrorifico ma che appartiene comunque alla cultura ed al folklore, l'estremo Ponente ligure era realmente pervaso ed avrebbe continuato ad esserlo da un clima oscuramente magico, destinato ad alimentare credenze, paure e fantasie (anche in nome di un crescente antifemminismo) in cui i giudici, laici ed ecclesiastici, si servivano, alternativamente, di testi che similmente, seppur con modi distinti, si occupavano della persecuzione della STREGHERIA o STREGONERIA [ come peraltro di devianze religiose non ritenute esenti da possibili intereferenze paranormali quali l' ERESIA].
Infatti [ per quanto, sulla scorta di un illuminismo pregno di anticlericalismo ma nobilitato sempre -a fronte di alcuni massimalisti e frettolosi giudizi- dalla encomiabile lotta contro le pregresse EFFERATEZZE DI SUPERSTIZIONE E DISCRIMINAZIONE: UN DIBATTITO LAICO, IN PREVALENZA MA NON SOLO E A CUI, TRA ALTRI ECCLESIASTICI, PARTECIPO' UN RELIGIOSO DI GRANDE LEVATURA MORALE QUALE IL DOMENICANO SPAGNOLO B. G. FEIJOO ] ogni interventismo sia poi stato attribuito alla SANTA INQUISIZIONE [ ed oggettivamente tanto nota quanto discussa fu in Liguria l'opera dei opera dei GRANDI INQUISITORI DEL "SANTO UFFICIO" DI GENOVA in merito a temi di STREGONERIA, ERESIA, LIBRI PROIBITI, PRATICHE ILLECITE ECC.] le cose non stavano propriamente così e, sia sulla base degli STATUTI CRIMINALI che del pur controverso ...PRINCIPIO DELL'UNO E DELL'ALTRO FORO..., sussisteva una compartecipazione in tali procedimenti anche del DIRITTO ORDINARIO O DELLO STATO.
E' certo però che a fronte dei LIBRI CRIMINALI O PENALI, in merito ad una POSSIBILE CONDANNA DI ERETICI E/O STREGHE, l'iridescente e volutamente catartica SCENOGRAFIA DEGLI "ATTI DI FEDE" esercitava un' influenza assai più potente sull'immaginario collettivo, sì da trascinare nell'orrorifico tutti i testi della SANTA INQUISIZIONE sia il SACRO ARSENALE di Eliseo Masini che le pensose DISSERTAZIONI SULLA MAGIA di M. Del Rio indubbiamente dai contenuti molto diversi sia in senso formale che pratico a fronte del leggendario, temutissimo quanto oramai surrogato MAGLIO DELLE STREGHE (MALLEUS MALEFICARUM).
Comunque al proposito dell'influenza nella fantasia popolare di tutto questo apparato giudicante e non raramente punitivo, gestito dalla Chiesa e per conseguenza ritenuto a torto di sola spettanza ecclesiastica, non sembra affatto casuale l'incentivarsi nell'iconografia pittorica del '500 di immagini truculunte che variamente alludono alla condanna eterna dei vizi umani ma che sfruttano a fini catartici più che l'immaginario di una eterna condanna post mortem il naturale referente degli STRUMENTI DI TORTURA E DI MORTE, secondo l'uso del diritto intermedio, sempre messi in mostra prima di qualche castigo sulle pubbliche vie a titolo di ammonimento contro chi solo pensasse di commettere qualche reato contro lo Stato o la Religione (e in questo senso meritano di essere citati, per quanto di contenuto terrificante, gli affreschi dei SANTUARI nell'imperiese di REZZO e di MONTEGRAZIE).
Durante i tragici processi alle "STREGHE DI TRIORA" ed alla sventurata MALEFICA PEIRINETTA RAIBAUDO, che erano state rinchiuse nelle CARCERI DELL'INQUISIZIONE od avevano insanguinato i patiboli e scardinato molte anime ingenue, la lettura di queste raccolte di leggi ed interpretazioni sul tema della stregoneria era stata una costante di tante udienze e di tanti seminari degli inquirenti.
Così fra gli altri espedienti per non esserne "affatturati" cioè tormentati sino anche alla morte con vari malefici corse l'abitudine di portare amuleti protettivi e soprattutto di recitare preghiere atte a scongiurare le forze malefiche come questa, piuttosto rara, di cui si è riuscito a riprodurre un ESEMPLARE.
La DONNA in particolare, dopo secoli di relativa tranquillità sociale pur in uno stato di PERSISTENTE GREGARIATO rispetto all'uomo, finì per esser ricacciata nei lugubri sospetti del medioevo per colpe, a volte reali, che si caricavano però sempre di valenze magiche connesse a quella SENSUALITA' ed a quella IMPREVEDIBILITA' (controllata da un astro "subdolo" come la luna) che, biblicamente, era giudicata un elemento scatenante del male diabolico (venivano così imputate di connivenza con SATANA in qualità di STREGHE o LAMIE, di praticare magie ma anche di connivenze col demone MAMMONE, variamente collegato alla temuta figura del GATTO [animale simbolo nella stregheria] ma anche erano accusate come criminali comuni, seppur per realizzare coi resti delle vittime malefici intrugli, in quanto PROCURATRICI DI ILLEGITTIMI ABORTI e di conseguenza condannabili tanto dalla legge dello Stato che della Chiesa).
In siffatte occasioni, di fronte ai sospetti avanzati contro qualche donna d'esser una strega, un ruolo temuto, ma spesso condiviso dalla popolazione (come nel caso dei quasi contemporanei processi alle STREGHE DI TRIORA o tempo dopo della FATTUCCHIERA PEIRINETTA RAIBAUDO), venne svolto da INQUISIZIONE tramite la figura di un Vicario, o rappresentante dell'Inquisitore Generale di Genova, che risiedeva -come tutti i potenti- nella città di Ventimiglia o in qualche suo convento.
In effetti, oltre alle contingenze climatiche, economiche ed ambientali, al di là dei timori ancestrali per l'ignoto, a far crescere il panico in questo momento di crisi generale, cui non era estranea la debole politica interna di Genova, era da collocare un evento nuovissimo di politica internazionale, l'avvento sempre più deciso in Occidente delle armate navali dei Turchi che sotto SOLIMANO IL MAGNIFICO costituirono la principale potenza "europea" se non mondiale.
Per la gente semplice i Turchi, però, non erano dissimili dai Saraceni di tanti secoli prima, quei pirati feroci che avevano saccheggiato l'Europa e che, profanando i calici, eran penetrati nelle chiese come una giovannea armata delle tenebre, quasi fossero un' anticipazione dei tenebrosi CAVALIERI DELL'APOCALISSE, il momento di quell'ultimo scontro in cui streghe e demoni si sarebbero levati, a fianco di impostori ed idolatri, ad alimentare il potere della Bestia Suprema, l'Anticristo.
La confusione delle coscienze, intorpidite da tanti eventi nefasti e da segni oscuri, mentre re cattolici disconoscevano i pontefici e semplici frati sulla scia di LUTERO (a volte interpretato come un segno della degenerazione, quasi un'anticipazione della giovannea APOCALISSE) negavano la santità della chiesa romana, balenava tra le prediche fiammeggianti di improvvisati profeti o di ciarlatani impazziti: per quanto terribile fosse il suo ruolo, per quanto oggi possa giungere incomprensibile gran parte del suo operato, il S. Ufficio dell'Inquisizione fu quasi obbligato dagli eventi a sguinzagliare i suoi mastini tra quell'umanità dolente, che pareva spasimare nel pericoloso dubbio che l'angoscia evoca di frequente.
L'ERESIA era ricomparsa nel Ponente Ligure con la RIFORMA PROTESTANTE: la CHIESA DI ROMA, dapprima con iniziative autonome poi con la sua principale emanazione teologica del CONCILIO DI TRENTO, pose le basi per una riconciliazione e quindi, fallita ogni soluzione, per una lotta allo SCISMA tramite una revisione, in linea più severa, di LITURGIA e CONFESSIONE (a scapito soprattutto della DONNA, ridimensionata in una CONDIZIONE sociale e morale di retroterra, sospesa tra i limiti tipicamente medievali ed antitetici di ANGELO/DEMONE) ed altresì avvalendosi dell'opera, anche spiritualmente eccezionale, di NUOVI VIGOROSI ORDINI RELIGIOSI.
LUTERO fu visto come un'anticipazione dell'ANTICRISTO e le forme di persecuzione si acuirono tra le spire di INQUISIZIONE e S.UFFICIO: non mancarono pubbliche abiure ed atti di fede...in un romanzo del '600, che ora è dimenticato ma che all'epoca costituì un caso letterario, si giunse al punto di descrivere un'ABIURA dal CALVINISMO e un ATTO DI FEDE al CATTOLICESIMO fatta proprio in Ventimiglia, nella CATTEDRALE: la favole poetica nascondeva alcune realtà di fondo, da quella evidente della lotta ai CRISTIANI RIFORMATI a quella, in apparenza meno esplicita, del generale timore per le alterazioni delle verità costituite su cui poggiavano Stato e Chiesa, a quella ancora del PUBBLICO AMMONIMENTO ad una massa di fedeli sempre più perplessa, di non lasciarsi sviare dalla retta via dell'obbedienza al credo cattolico-romano.
In termini elementari, davanti alla fine della vecchia solida Chiesa ed innanzi allo sconvolgimento delle coscienze, l'animo degli uomini, nel Capitanato intemelio come ovunque nel mondo cattolico, si trovò in bilico tra verità messe in discussione e punizioni sbandierate come necessarie CATARSI: il caos si impadronì di molti spiriti e l'angoscia per le sventure reali finì per non esser più consolata, in modo totalizzante, dalla fede nell'onnipotenza della CHIESA ROMANA.

 

"Gerardo Diceo" chi era costui?: il fascino ed il mistero della pseudonimia attraverso cui si raccontavano molte verità riducendo i rischi...Aprosio fu maestro in ciò

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"...NULLUS ME GRAVIDAM /DEUSQUE, TESTIS) MACHUS REDDIDIT: AT MISELLA THERMAS..." = "...NESSUN ADULTERO MI HA INGRAVIDATA, DIO STESSO NE E' TESTIMONE: ME TAPINA! SON STATE PIUTTOSTO LE TERME..."
ANGELICO APROSIO "IL VENTIMIGLIA RIPRENDE QUESTO CENNO NEL CONTESTO DI SIFFATTO GRILLO XI E RIPRENDE QUESTO ASSAI PRURIGINOSO CENNO, CHE TRAE SPUNTO DALLA DESCRIZIONE DEL POETA MARZIALE E DELLA VASTA LETTERATURA MONDANA OLTRE CHE SATIRICA SULLE RELAZIONI SOCIALI IN ROMA ANTICA E SPECIALMENTE SU QUELLA CHE REALMENTE ERA LA VITA GIOCOSA E DISINIBITA NELLE TERME ROMANE OVE MOLTEPLICI ERANO GLI INTRATTENIMENTI DA UN AUTORE CHE SCRISSE IN "MASCHERA" CIOE' "SOTTO PESEUDONIMO" (VEDI QUI LE INTERMINABILI SOLUZIONI) (ANCHE ALLO SCOPO DI NON CREARSI NEMICI PRIMA DEL TEMPO ...TALORA GLI PSEUDONIMI SI SVELAVANO PRESTO, IN ALTRI CASI SON RIMASTI INDECIFRATI) VALE A DIRE IN QUESTO CASO
GREARDO DICEO DA IDENTIFICARE COME SI LEGGE NELL'APROSIANA OPERA DESTINATA A SVELARE GLI AUTORI CHE SCRIVEVANO SOTTO "FALSO NOME" INTITOLATA LA "PENTECOSTE" CON IL CINQUECENTESCO POETA LUCCHESE GERARDO GIUSTI alla cui figura A. Aprosio giunse superando varie incognite e comprendendone quasi tutto anche se il nome esatto era quello di "GHERARDO SERGIUSTI"


 

Frammenti di nostalgia nel ricordo di quello che son stati e dovranno sempre essere, l'Istituto Internazionale di Studi Liguri e il Museo Bicknell di Bordighera

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ATTORISi è svolto il convegno "Colligite Fragmenta 2. Aspetti e tendenze del collezionismo archeologico ottocentesco in Liguria" e nel contesto di CulturaBarocca portante culturale di Ventimiglia.biz che non ha più la veste di un giornale on line (le linee son troppo intasate) ma di un settimanale che privilegia gli approfondimenti culturali si è pensato nel piccolo di collaborare con QUESTO LUNGO COLLEGAMENTO DI MATERIALE ON LINE che credo possa contribuire in qualche modo su temi poco noti!
E tutto ciò piacerà agli amanti del collezionismo....ma sembra strano anche dell'AVVENTURA PERCHE' ALLE ORIGINI E PER LUNGO TEMPO DAVVERO L'ARCHEOLOGIA FU AVVENTURA NEL MISTERO MA ANCHE NEL PERICOLO SE NON SPESSO NELL'ESOTERISMO
Ma non è questa la vera ragione di queste righe ... questo è un omaggio, anche alla ricorrenza sui natali di Nino Lamboglia, e contestualmente un pensamento su una struttura che come scriveva l'Aprosio è oggi caratterizzata e ingiustamente da "tempi di turbolenza" e su ogni scala, locale, nzionale, europea e non.

I rischi di riduzione delle sovvenzioni, collegate alla situazione economica del Paese, mi ha prima addolorato pensando ad una struttura che ha fatto spesso la parte del Leone nella cultura del Ponente: anzi a dire il vero del mondo archeologico internazionale e in certi sperimentalismi  d'avanguardia come l'archeologia subacquea cosa che talora mi viene ancora citata, anche se soprattutto dai miei corrispondenti stranieri.
Ma il dolore per la notizia si è poi evoluto in qualcosa di più sottile e dapprima mi ha idealmente rimandato a certe persone che vi operano e tra queste in primis, anche per l'amicizia personale, metto la dott. Daniela Gandolfi: cui esterno ogni mio possibile, per quanto ora che non son più nulla o quasi, pressoché ininfluente appoggio salvo il sostegno morale.
ATTORI1Poi il dolore si è ancora trasformato e mi ha rimandato indietro nel tempo alla nostalgia....la nostalgia degli anni trascorsi nella sede bordigotta dell'Istituto a far ricerche per la mia testi di laurea che data oramai da una vita: arrivavo in moto nello spazio antistante l'istituto e sempre sbirciavo i resti esposti di un tratto della romana "Julia Augusta": e li fissavo, fumando l'ultima sigaretta e pensando (oh come bene ricordo quel momento e come è vero tutto questo, ora me ne rendo ancor più conto!) "e tu su cui camminarono carri e giocarono bimbi che ora son polvere sarai lì quando anche io sarà diventato polvere".
Quando si è giovani, molto giovani,  i pensieri malinconici durano una frazione di tempo ..... e, varcando la porta dell'Istituto, accolto dalla mai dimenticata Ines avevo l'impressione d'entrare fortunatamente in un mondo senza pensose malinconie, un mondo diverso dove si respirava davvero cultura e la si poteva godere a"pieni polmoni", nel silenzio complice delle grandi scaffalature e dei reperti esposti. Ogni tanto sbirciavo nello sudio del Professore, come tutti chiamavano senza altro appellativo, Nino Lamboglia od in quello della dott. Pallares: ma erano attimi, tutto era concentrato nel lavoro mai spiacevole, sul grande tavolo, per gli studiosi, nella consultazione dei tomi del Corpus delle Iscrizioni Latine.
Tutto ciò che spiaceva od almeno che a me spiaceva era bandito: chiasso, volgarità, disordine, scortesia......ed a questo si univa la possibilità di consultare libri altrove irrecuperabili: e questo fu causa di un mio diverbio, diciamo scontro, dimensioniamo ancora la cosa in "risolvibili dissapori di vedute" con l'allora celebre studioso di Storia Romana Albino Garzetti, che dopo la laurea, nel corso di quello che era il "Corso di Specializzazione in Storia Romana", frequentavo all'Università di Genova e cui pareva impossibile che l'Istituto possedesse edizione rare, così rare che mai avevo visto alla Biblioteca Universitaria, alla Berio, in Facoltà e tantomeno all'Istituto genuense di Storia Romana .
così lì, nella quiete d'un posto straordinario ove potevo dire "qui si respira la cultura come si vede solo in certi films", scoprii grazie alle pubblicazioni di Nino Lamboglia più che di G. Rossi quell'Aprosio che avrebbe segnato la mia vita curandone, grazie all'opera di un assessore amico e preparato Gaspare Caramello, con altri certo (tra cui l'allora bibliotecaria) la celebrazione del tricentenario della morte nel 1981 e molto dopo , abilmente fiancheggiato se non guidato da Daniela Gandolfi e dai suoi collaboratori (come dire ancora personale e specialisti dell'Istituto, capaci di fatiche senza fine) il tricentenario della nascita dello stesso Aprosio nel 2007 ....nella sede del ventimigliese Museo Archeologico Rossi.
ATTORI2Come dire: Aprosio è stato in fondo la sostanza dei miei studi (e forse di un successo che localmente ho abbastanza poco pubblicizzato) ma il punto focale fu quella tesi su Ventimiglia Romana...anzi il luogo della tesi, quel Santuario della Cutura che fu ed è l'Istituto di Studi Liguri fondato da Nino Lamboglia: e speriamo che, prescindendo da idee, opinioni, gruppi dalle diverse intuizioni ideologiche e gestionali, prevalga la sinergia e giammai la lotta sì da ottenere che questo patrimonio italiano (e non solo) giammai venga "silentemente lasciato andare" ... come talora accade ed è accaduto in tutta Italia.
Sarà un modo per chi legge l'Aprosio che sopra ho elencato per non fargli ripetere che SOLO LA NAZIONE TEDESCA SA SALVAGUARDARE IL PATRIMONI DEI "FRAGMENTA" E DELLA ANTICHITA' MENTRE TROPPA SINE CURA ESISTE NELLA PUR SPLENDIDA PENISOLA

Le follie della ragione oscurata : "ricette mediche" del '600 per aver prole sana e maschile, evitando bimbe ma soprattutto ermafroditi, transessuali ed ancor più mostri sì da non esser giudicati puniti da Dio

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Un elemento che può soprendere ma che rientrava nei postulati del Diritto Intermedio era costituito dal fatto che assieme a tutti quelli di cui sopra si è detto è sostanzialmente ascrivibili al variegato universo degli ERETICI
erano ascritti pure
come FIGLIASTRI DI DIO alcuni CASI LIMITE come quelli dei BESTEMMIATORE / -I e parimenti dei SODOMITI, OMOSESSUALI, LESBICHE, TRIBADI reputati come gli altri tra i "MASSIMI CRIMINALI" IN QUANTO PERTURBATORI DELL'ORDINE COSTITUITO DELLO STATO E DELLA CHIESA" = PASSABILI DI PUBBLICA ESECUZIONE AD EFFETTO D'AMMONIZIONE E CATARSI principio indubbiamente rafforzato anche dalla vicenda usta dai Riformati contro la Chiesa di Roma in modo a dire il vero quasi ossessionante e spesso antistorico della PAPESSA GIOVANNA perticolarmente sventurati tra costoro erano i
TRANSESSUALI ALL'EPOCA DEFINITI MEGLIO "ERMAFRODITI" E DI CUI A. APROSIO RIPORTA QUI DUE ESEMPI, UNO ITALIANO ED UNO OLANDESE
sin al rischio di giungere al concepimento di qualcuno di quegli sventurati MOSTRI SU CUI FIORIVA UNA POTENTE LETTERATURA (VEDI).
Queste povere creature - spesso alterate da paurose deformità di origine genetica e di cui spesso (ma non sempre purtroppo) si esasperavano i connotati - erano sciagurati in maniera parossistica in quanto per effetto della superstizione erano altresì ritenuti "MOSTRI" EQUIPARABILI ALLA "MALATTIA INTESA COME UNA PUNIZIONE DIVINA" PER LA FAMIGLIA DI APPARTENENZA: spesso, date la malformazioni erano destinati a breve esistenza, ma quando non venivano crudelmente soppressi appena nati e sopravvivevano la FAMIGLIA -quando rarissimamente non li teneva reclusi in antri semicelati - più frequentemente ritenendo di sbarazzarsi del segno di un'onta li ABBANDONAVA ALLA RUOTA DEGLI ESPOSTI o peggio ancora, specie nel caso di famiglie poverissime, VENDEVA A CRIMINALI "MERCANTI DI MERAVIGLIE" CHE SU DI LORO LUCRAVANO FACENDOLI ESIBIRE COME FENOMENI DA BARACCONE IN OCCASIONE DELLE FIERE.
In merito al tema nell'auspicio di AVERE PROLE SANA e preferibilmente di GENERARE MASCHI ATTESO IL COMPLESSO "MESTIERE" DI ESSER BAMBINI MA SOPRATTUTTO BAMBINE NELL'ETA' INTERMEDIA ed evitare soprattutto la nascita di ERMAFRODITI E TRANSESSUALI le cautelative erano infinite e ossessionanti.
Molta documentazione in merito si evince da questo digitalizzato CAPITOLO dall'aprosiano Scudo di Rinaldo (ove è riferita anche la lunga narrazione dedicataalla "Papessa Giovanna" ma risulta ancora più interessante questo altro CAPITOLO della più tarda Grillaia ove compare una dissertazione sulle
********** " MODALITA' PER FAR NASCERE FIGLI MASCHI O FEMMINE " **********
su cui avvalendosi d'una vasta bibliografia si danno da qui varie "ricette mediche" onde agevolare la nascita di un maschio (in particolare -ma non solo- dei medici Pietri Candido Decembrio e Giovanni Benedetto Sinibaldi = vedi nel testo antico le voci attive evidenziate in rosso) anche se Aprosio dando prova di quella moderazione nata dall'esperienza e dal buon senso col passare degli anni dimostra di non credere dando a tutto questo pur a fronte di altri letterati e degli stessi specialistici autori che ha citato sì da scrivere in chiusa del capitolo a p. 16 paragrafo 16
"Io però mi rido di tutte queste cose, e stimo non esservi rimedio migliore, che il rimettersi al divino volere, sposando la nostra con la di lui volontà "
La formulazione del capitolo sulla possibilità di guidare il sesso del nascituro resta però e comunque una "cartina tornasole" di certe epocali costumanze per cui, se era sempre ricercata la nascita di un figlio maschio, particolarmente timore generava quella di Ermafroditi o con termine assai meno noto Transessuali in sostanza, nella paranoica epocale paura di alterazioni del sistema sociale, di individui capaci di sovvertire le leggi di natura alterando il loro sesso nel suo rovescio (uomo che si atteggia da donna e viceversa).
mostroAprosio nel '600 facendo cenno ad una generale effeminatezza della moda maschile cita e descriva due casi emblematici che gli danno il destro per ingannare sulle sue finalità morali elaborando libri rari e quindi dando sfogo alla sua smisurata curiosità destinata ad evolversi sempre in iridescenza letteraria.
Uno dei casi citati, quello su cui "Il Ventimiglia" ha maggiori informazioni, riguarda un certo VENTURA originario di PORTOGRUARO: costui come si legge nel Capitolo XVII dello Scudo di Rinaldo edito ("Se gli huomini in Donne, e le Donne in huomini possano trasformarsi") venne arrestato e condannato quale TRANSESSUALE / ERMAFRODITA e la pena fu terribile = infatti nell'assoluto epocale principio ammonitore della "Catarsi" cioè dell'ammonizione al pubblico convocato ed astante sul "non far simili ationi laonde non dipoi patir poena dell' istesso genere" fatto salire sulla "carretta dell'infamia" venne condotto per le vie cittadine sin al palco del patibolo dove il Ministro di Giustizia o Boia gli amputò il naso e le orecchie, sicché in seguito fu relegato ai lavori forzati per 10 anni e cioè secondo il costume dell'epoca incatenato al remo su una Galea di Catena
Per quanto concerne il caso di donna che si atteggia da uomo Aprosio utilizza fonti storiche straniere: e menziona il caso di una fanciulla olandese che avrebbe prestato servizio militare e si sarebbe sposata prima di esser scoperta e punita come cantato da VINCENTIUS FABRICIUS).
il tutto alimentato da uno scandalo che aveva tormentato la quiete della vita claustrale cioè quello qui leggibile di
SUOR ANGELIQUE DE LA MOTTE RITENUTA ERMAFRODITA

La Suorina dell'articolo precedente non aveva torto a temere...il "Maglio degli Eretici" meno noto ma più letale del "Maglio delle Streghe" era pronto ad abbattersi .... coi risultati proposti nell'immagine

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La Suorina dell'articolo precedente non aveva torto a temere .... eran tempi cupi e l'attenzione su di Lei era notevole: per quanto suora rischiava molto in nome della storia del MAGLIO DEGLI ERETICI meno noto del MAGLIO DELLE STREGHE ma in certo senso più esteso perchè le streghe non eran punite in quanto tali ma in quanto conniventi col demonio così come i Riformati, i Blasfemi, i Pensatori gnostici e panteisti e via discorrendo....rischiava non meno di quantò rischiò e pagò Bruno di quanto rischiò e pagò (dopo la morte) Palingenio Stellato....
Ma non si tirò indietro....anche se l'Inferno Monacale non fu pubblicato ed ha visto la luce solo di recente grazie ad un bravissima studiosa italiana...
La Strega non era punita in quanto tale....se avvelenatrice e non altro, anche a morte sì poteva esser punita ma dallo Stato


Nel Ponente ligure ma sarebbe più giusto dire nella vasta area che lega la LIGURIA OCCIDENTALE ALLA FRANCIA AL PIEMONTE SABAUDO, che era un'area di transizione molto importante, la CACCIA AGLI ERETICI ebbe toni vari e in qualche caso davvero intransigenti COME QUI SI VEDE IN UNA RASSEGNA CHE PUO' ESSERE AMPLIATA A VOLERE [giunge doveroso precisare che le stesse STREGHE (COME QUI SI VEDE CONSULTANDO COLLEGAMENTI E INDICI) erano diversamente accusate e punite (DA QUI I CONTRASTI SPESSO INSORTI TRA INQUISIZIONE E LEGGE ORDINARI autonomamente e reciprocamente DESTINATI A GIUDICARE LE BEN PIU' TEMUTE "STREGHE ERETICHE" O LE "STREGHE CRIMINALI")
se come detto riconosciute CRIMINALI NATURALI (ad esempio STREGHE AVVELENATRICI) oppure CONNIVENTI PER PATTO DEMONIACO E QUINDI PUNIBILI QUALI "STREGHE ERETICHE"].
Nel caso di dimostrata ERESIA TANTO DI "STREGHE CONNIVENTI COL DEMONIO" CHE DI "RIFORMATI" O DI "PENSATORI E SCRITTORI CONDANNATI PER LE LORO IDEE" la loro CONDANNA al ROGO non costituì un fatto eccezionale = e nel contesto di questo dramma epocale una
PAGINA DRAMMATICA QUANTO POCO NOTA EPPUR EMBLEMATICA FU QUELLA DI PEIRINETTA RAIBAUDO DI CASTELAR PRESSO MENTONE DELLA DIOCESI INTEMELIA ARSA SUL ROGO QUAL STREGA ERETICA
come dilatando i confini geografici
A GRASSE NELLA VICINA FRANCIA LA TRAGICA VICENDA DI PADRE LOUIS GAUFRIDY ACCUSATO E CONDANNATO PER ESPRESSO PATTO CON IL DIAVOLO)
LA
PUBBLICA MORTE DELL'ERETICO SUL ROGO
EVENTUALMENTE CON I SUOI "LIBRI BLASFEMI LEGATI SUL CORPO") COME SI VEDE NELLA STAMPA ANTIQUARIA SOPRA RIPRODOTTA AVVENIVA NEL CORSO DI "SPETTACOLI DI GIUSTIZIA" PER SCOPO DI AMMONIMENTO E CATARSI CUI ERAN TENUTI A PARTECIPARE I CITTADINI" E CHE ATTRAVERSO UNA STAGIONE LUNGA E COMPLESSA ANDARONO AD ALIMENTARE QUELLA LETTERATURA PREGIORNALISTICA CHE FU CARATTERIZZATA DALLA DESCRIZIONE DELLE ESECUZIONI NEI "FOGLI VOLANTI" = IN QUESTA VICENDA SI POSSONO LEGGERE OPERE BASILLARI TRA CUI LA VICENDA DEL
MALLEUS HAERETICORUM QUI DIGITALIZZATO CHE COINVOLSE MOTI PERSONAGGI AVENDO AL CENTRO IL CONTRASTO TRA VERNARDINO OCHINO GIROLAMO MUZIO
*******
Già verso l'anno 1472 il vescovo intemelio il frate domenicano Domenico de Giudici servendosi del BRACCIO SECOLARE offertogli dal governatore di Nizza Claudio Bonardi fece arrestare diversi abitanti di SOSPELLO che, dopo un processo sommario, vennero appunto condannati al SUPPLIZIO ESTREMO DEL ROGO: su questo tragico evento fa fede quanto P. Gioffredo ha scritto nella sua Storia delle Alpi Marittime poi edita in Historiae Patriae Monumenta, Torino, 1839 (IV, col.1129).
Nella DIOCESI DI VENTIMIGLIA le INFILTRAZIONI DI IDEE ERETICALI avvenivano attraverso la PROVENZA e le aree ad essa vicine: è in particolare da ricordare il ruolo che in tutto ciò svolse la località di TENDA gradualmente divenuta BASE DI ERETICI per il ricetto che il governatore di Nizza, il conte Claudio di Savoia Lascaris, aveva dato a gruppi di UGONOTTI colà rifugiatisi.
Alla morte di questo governatore, suo figlio conte Onorato cercò dapprima una mediazione con gli ERETICI proponendosi, lui cattolico ma non intemperante, di indurli ad ABIURARE DALL'ERESIA e di CONVERTIRSI ALLA FEDE CATTOLICO ROMANA.
Gli ecclesiastici di cui si valse non ottennero però alcun risultato, eccezion fatta per l'allontanamento di qualche UGONOTTO.
Il sostanziale fallimento del nizzardo padre dei Minori Conventuali Pier Antonio Boyer e quindi del vescovo stesso di Ventimiglia Carlo Grimaldi indussero a scegliere la VIA DELLA VIOLENZA rifacendosi all'esempio clamoroso e tragico della STRAGE DEGLI UGONOTTI perpetrata nella notte di S. Bartolomeo del 1572.
In questo momento si innesta nell'attività antiereticale una figura di primissimo ordine, il
PADRE DOMENICANO ANTONIO RICHELMI DI PIGNA
che, entrato nel convento di Taggia nel 1551 stando a quanto ne scrisse il Calvi nella sua
CRONACA,
intraprese un assiduo e feroce apostolato contro le manifestazioni ereticali.
A suo proposito il Calvi estese la propria narrazione dicendo:
"Suo compagno fu FRA ANTONIO RICHELMO figlio di Giovanni e di Maria di Pigna: fu accolto (nel convento dei Domenicani di Taggia") come il primo e fece, subito dopo, la professione.
Questo frate ANTONIO fu più volte maestro dei novizi e fu anche il mio maestro e di altri in questo convento. Ancora al tempo del mio noviziato predicava con molta dottrina. Avendo udito che nella sua patria serpeggiava l'ERESIA, e che alcuni suoi parenti erano caduti in quel malanno, chiese di essere assegnato, come quando era giovane, nel CONVENTO DI TAGGIA per poter prestare aiuto, per la vicinanza dei posti, alla sua patria e soprattutto ai suoi parenti, ai quali non mancò l'aiuto. Ma alcuni morirono, altri furono mandati in esilio e privati dei loro beni, altri conosciuta la verità ritornarono alla fede cattolica e apostolica.
Il predetto reverendo PADRE ANTONIO incitava Carlo Grimaldo e Francesco Galbiato Vescovo di Ventimiglia a fare queste cose con l'aiuto del molto reverendo padre Cornelio Oddo di cui parlammo sopra. Spinse pure (a fare ciò) i duchi di Savoia Emanuele Filiberto e suo figlio Carlo i quali, zelanti nella fede cattolica, si opposero con calore a quella ERESIA PESTILENZIALE.
Inorridisco mentre scrivo e leggo in Abramo Bzovio nel suo Romani Pontefici al capitolo XV solo la metà: giunsero a tanta follia che una notte, sparsero per terra la S.S. Eucarestia e legarono il tabernacolo e la pisside ad una catena con insulti. Il quale orrendo crimine anche i Genovesi detestarono o almeno finsero di detestare. Queste e simili cose avvennero di frequente.
Cito tra i molti un solo esempio: in Francia nella diocesi di Carnoles, gli UGONOTTI irruppero in una chiesa mentre il sacerdote celebrava la Messa; calpestarono l'ostia consacrata, sparsero del sangue e obbligarono il sacerdote a berlo. Poi lo legarono su un crocifisso e colpirono lui e Cristo con una grandinata di colpi di schioppo. E il medesimo diabolico delitto compirono in molte altre località.
Questo accadde circa alla fine del 1575 o all'inizio dell'anno seguente, in inverno, mentre io ero novizio, e nello stesso tempo ci fu una terribile tempesta di vento e di pioggia che sembrava la fine del mondo.
Come meglio poteva si adoperava per rimediare a questi mali il reverendo PADRE ANTONIO RICHELMO.
Fu più volte sindaco e tesoriere e ottimo confessore. Morì vecchio in questo convento circa nel 1615".
Le osservazioni del Calvi, come quelle di altri cronisti, restano superficiali su questo complesso argomento e mediamente mirano a strutturare una visione manichea della realtà sì che ogni bene è identificato nella RELIGIONE APOSTOLICA ed ogni male nell'ERESIA.
E' evidente che le cose non stessero così e per certi versi risulta inquietante la figura di PADRE ANTONIO RICHELMO / -I.
Il vescovo intemelio Galbiati, accompagnato da un domenicano (ma non del convento di Taggia) da Tenda aveva raggiunto un gruppo di ERETICI che si erano rifugiati in Sospello.
I due ecclesiastici fecero arrestare un sospetto di ERESIA tale Giovanni Brofaine che, sottoposto a TORTURA, denunciò di esser stato edotto alla NUOVA DOTTRINA ERETICALE nell'abitazione di certo GIOVANNI RICHELMI, presumibilmente nipote del PADRE DOMENICANO ANTONIO RICHELMI.
Questo GIULIANO aveva inoltre un fratello di nome ANTONIO, padre di tre figli (FRANCESCO, GIOVANNI e JACOPO) tutti saldamente convinti nel professare le nuove IDEE ERETICALI.
Arrestato, inquisito e torturato, invitato ad abiurare il GIULIANO RICHELMI nulla rinnegò della sua nuova religione ed anzi insultò l'INQUISITORE: da lui e versimilmente dai suoi parenti non furono evitabili le CONDANNE ESTREME: da quella definitiva del ROGO al temutissimo ESILIO alla totale CONFISCA DEI BENI.
E, di fronte a siffatto tragico momento, anche il compassato Nilo Calvini (La Cronaca del Calvi: il convento dei PP. Domenicani e la città di Taggia dal 1460 al 1623, Taggia, 1982, pp.41-42) nel momento in cui sottolinea, contro una certa assenza intellettuale del Calvi, l'estrema gravità del momento storico non può far a meno di porre un'inquietante interrogazione sul vero portato ideologico e comportamentale di PADRE ANTONIO REICHELMI, pietoso soccorso per i congiunti o più plausibilmente IMPLACABILE PROFETA DELLA PUNIZIONE MASSIMA anche, e forse soprattutto, per estirpare dalla sua famiglia quella che, con superstizioso terrore, si chiamava dai Cattolici l'"Idra eretica"? (si tratta di un campo di indagine in gran parte ancora da esplorare ma, sulla base di acquisizioni critico-documentarie recenti, la PERSECUZIONE AGLI ERETICI pur continuando a persistere anche nel XVII secolo relativamente SI MITIGO' = di maniera che per quanto la sua indole non fosse prticolaremnte aggressiva ed intransigente -ma il suo animo non così disubbidiente o ribelle da non accettare ordini tassativi- ANGELICO APROSIO SEICENTESCO VICARIO DELL'INQUISIZIONE PER LA DIOCESI DI VENTIMIGLIA - pur vivendo in un secolo in cui i RAPPORTI TRA INQUISIZIONE E STATO ANDAVANO COMPLICANDOSI IRRIMEDIABILMENTE - avrebbe comunque dovuto piegarsi alle direttive dei superiori ecclesiastici anche nei casi estremi; comunque è pur vero che potendolo RIGETTO' LO SPECIFICO DELLA CACCIA A STREGHE ED ERETICI, SVOLGENDO DOVEROSAMENTE IL SUO COMPITO IN MERITO AI "LIBRI PROIBITI" E PIU' ESTESAMENTE DIMOSTRANDO AVVERSIONE DICHIARATA PER OGNI FORMA DI FRODE E CRIMINE ANCHE DI TIPO NON ESCLUSIVAMENTE RELIGIOSO


 

La suorina che osservando fuor del convento di calusura il volo d'una farfalla immaginò il giorno in cui le donne tutte avrebbero potuto vivere libere come farfalle ... una vita effimera anche, ma da libere

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LA COPERTINA MEMBRANACEA DI QUESTO SEICENTESCO VOLUME DEL PELLIZZARI (LA REGOLA DELLE MONACHE DA SEMPRE POSTO ALL'INDICE DEI LIBRI PROIBITI ED ANCORA INSERITO NELL'ULTIMO INDICE DEL 1948) PERMETTE ALCUNE CONSIDERAZIONI.
I LIBRI CONDANNATI DALL'INQUISIZIONE E DALL'INDICE (E PER CERTI VERSI ANCORA DI PIU', FORSE PER CURIOSITA' INTELLETTUALE E MASCHILISTA, I LIBRI PROIBITI DELLE PRIME DONNE SCRITTRICI, SPECIE SE POLEMICAMENTE IMPEGNATE DI CUI SI COMINCIAVANO A STENDERE ELENCHI SEMPRE PIU' CORPOSI COME QUI SI VEDE) GODEVANO COMUNQUE DI UNA LORO VITALITA' E DI UNA VALIDA SEPPUR CLANDESTINA DISTRIBUZIONE: QUASI EPOCALE FU IL CASO DI ARCANGELA TARABOTTI, LA FANCIULLA "MONACATA A FORZA", CHE "OSSERVANDO FUOR DEL CONVENTO DI CLAUSURA IL VOLO D'UNA FARFALLA IMMAGINO' IL GIORNO IN CUI LE DONNE TUTTE LE DONNE AVREBBERO POTUTO VIVERE LIBERE COME FARFALLE ... MEGLIO UNA VITA EFFIMERA, CHE UNA MORTE LENTA IN UNA CLAUSURA IMPOSTA DA PADRI PADRONI" ... SUOR ARCANGELA LA ZOPPA, COME LA CHIAMAVANO GLI UOMINI CRUDELI ALLUDENDO AL DIFETTO CHE LE AVEVA IMPEDITO, DA NOBILE, UN MATRIMONIO CONVENIENTE PER L'ALTISSIMA DOTE DA SBORSARE ALL'"INNAMORATO SPOSO", SUOR ARCANGELA CHE -SCATENANDO UN
PUTIFERIO MASCHILISTA CHE SEPPUR DIVERSAMENTE COINVOLSE VARI PERSONAGGI DAL BRUSONI, AL PIGHETTI, AL VITELLI, AL TITOLARE DELL CATTEDRA VENEZIANA, AL BONIFACIO, AL BUONINSEGNI E SOPRATTUTTO AD A. APROSIO CHE QUASI ALLA FINE DELLA SUA VITA LASCIO' UN RESOCONTO ABBASTANZA ESAURIENTE DELLA VICENDA
- OSO', RIUSCENDO SPESSO A FRA PREVALERE LE PROPRIE OPINIONI NELLO SCRIVERE, ,
OPERE PROIBITISSIME COME LATIRANNIA PATERNA EDITA COME LA SEMPLICITA' INGANNATA E CHE PER NULLA RIUSCI' AD EDITARE L'INFERNO MONACALE
DI CUI TANTO SI SEPPE COMUNQUE NEI CIRCOLI PRIVATI E FRA LA MORBOSITA' D'ERUDITI LETTORI
AVIDI DI PROCURASI ESEMPLARI DI QUEI LIBRI TANTO DISCUSSI E PROVOCATORI ANCHE A RISCHIO DI PERICOLI VARI!
*************
TARABOTTI1IN MERITO A QUESTI LIBRI VIETATI QUI SI MENZIONA EMBLEMATICAMENTE IL PELLIZZARIUS PER SEGNALARE QUELL'EPOCA IN CUI ANCHE LE NOTTI ERANO SEGNATE DALLE FIAMME DEI ROGHI, DEGLI ERETICI QUANTO PURE DEI LIBRI BLASFEMI: IL PELLIZZARIUS COME ERA DETTO QUESTO VOLUME SUL "REGOLAMENTO DELLE MONACHE" CIRCOLO' CON SUCCESSO EDITORIALE (L'EDIZIONE CONDANNATA DALL'INDICE DEL 1948 DATA DEL 1650, MENTRE QUELLA DELLE IMMAGINI E' DEL 1678 ED ANCORA SE NE CONOSCONO ALTRE COME QUELLA FAMOSA DEL 1690).
TUTTAVIA, IN DETERMINATE CIRCOSTANZE, SI POTEVA PROCEDERE ALLA CONDANNA DEI POSSESSORI ED ALLA DISTRUZIONE DEI LORO VOLUMI PROIBITI: COSA CHE RAGGIUNSE ANCHE IL DRAMMA DEL PUBBLICO ROGO.
LA COPERTINA DELL'ESEMPLARE DELL'IMMAGINE, ASSOLUTAMENTE PERFETTO ALL'INTERNO, AD UNA SEMPLICE ANALISI CHIMICA DENOTA EVIDENTI TRACCE DI PRINCIPIO DI COMBUSTIONE: NON E' DETTO CON ASSOLUTEZZA CHE SIA STATO DATO ALLE FIAMME ED IN QUALCHE MODO SOPRAVVISSUTO (AVREBBE POTUTO ACCADERE CIO' PER UN NORMALE INCENDIO) MA SENZA DUBBIO INDUCE A RIFLETTERE LA FRASE CHE SI LEGGE SCRITTA ALL'INTERNO DELLA COPERTINA MEMBRANACEA CHE SIBILLINAMENTE RIPORTA:"EGOMET M.(?) ISTUM SERVAVI E FLAMMARUM IGNE(SIC) ET MECUM SECRETE TRAXI".
NEL MENO INTRANSIGENTE OTTOCENTO LA DAMNATIO LIBRORUM PROHIBITORUM AVVENIVA COMUNQUE IN MODO MENO ECLATANTE E PIU' TIPOGRAFICO CON L'ASPORTAZIONE, MOLTO SPESSO, DELLE PAGINE RITENUTE "AMORALI" O CON L'ASPORTAZIONE DELLA PARTE INIZIALE DEL TESTO COME NEL CASO DI QUESTO VOLUME DI DENUNCIA DEGLI ABUSI DELL'INQUISIZIONE SPAGNOLA, PARIMENTI ANCORA INSERITO NELL'INDICE DEL 1948 [DA BIBLIOTECA PRIVATA]

"Uomini che odiano le donne": grazie a un bel libro e ad un bel film, anche goticheggiante in piena e grande tradizione svedese, alcune considerazioni sullo stupro e in particolare su stupro di guerra, di gruppo, etnico

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Nel quadro di una narrativa che sotto la spasmodica ricerca del best seller non genera in questo momento dei capolavori epocali son rimasto particolarmente colpito da quello che per me è un gran bel libro "Uomini che odiano le donne", un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson  primo della trilogia Millennium, pubblicata postuma dopo la prematura scomparsa dell'autore che molto altro di ottimo, date le premesse avrebbe ancora potuto darci. Sulla scorta del libro ho visto il film omonimo che, salve differenze dettate da ragioni anche scenografiche, mi ha colpito per la straordinaria recitazione in particolare di Noomi Rapace. Al dl là di questo è la poliedricità dei contenuti scorsi poi per tutta la trilogia di Millennium che mi ha colpito: una donna che si difende -certo con aiuti- contro però uno strapotere occulto in cui la violenza, la più semplice in fondo sulle donne è l'essenza del tutto.
E pur trattandosi di un romanzo, pur essendo concentrato su una ragazza soltanto ho visto tra le righe i seegni dell'arma più ignobile che fu escogitata da poteri antichi e moderni: lo stupro che si evolve in stupro etnico, di gruppo e/o di guerra ... cosa che ebbe un suo tragico retroterra nelle costumanze deli eserciti antichi (e purtroppo non se si guarda a certe vergogne epocali nostre comunque bandite da leggi e organizzazioni internazionali).
La donna che paga, senza saperlo, per esser in qualche maniera collegata al nemico, si esso un individuo sia esso un gruppo etnico.
E la mente mi è corsa -nella consapevolezza che vi son libri e films come questi che fanno davvero pensare- ad epoche remote in cui la violenza sessuale di gruppo era un sistema per garantire dei figli, mostruosi od odiati perchè figli del nemico, a genti con cui si era in conflitto.
Un argomento che mi ha profondamente e che mi ha indotto a rivedere tutta quella cultura che giustificava lo STUPRO DI GUERRA  e poi con essa lo STUPRO DI GRUPPO sin al punto di farne un PRODOTTO LETTERARIO "LA PUTTANA ERRANTE" E "LA ZAFFETTA", proibitissimo, condannatissimo eppur letto manoscritto di nascosto da una folla di eruditi in particolare nell'ambito veneziano dell'Accademia degli Incogniti in cui fu prodotta e tra condanne ed accuse letta con morbosa curiosità........
E qui sulla scia di tutto ciò ho riproposto un articolo sul tema osceno   dello STUPRO DI GUERRA/COLLETTIVO E/O DI GRUPPO .... perchè, tra tanti manuali e tomi ed esperti di tuttologia non mi sembr che la tragicità della questione sia veramente stata elevata da tutti al limite estremo che le tocca ......
La tragicità dello STUPRO ACUITA OLTRE CHE DAL CRIMINE IN SE STESSO DALL'UMILIAZIONE CHE IL DIRITTO INTERMEDIO IMPONEVA ALLA DONNA VIOLATA SIA PER LE ROZZE VISITE MEDICHE SIA PER IL DISCORSO DELL'ATTENDIBILITA' DELLA DONNA QUALE TESTIMONE PARITETICO ALL'UOMO IN CAUSE GRAVI e ancor più la drammaticità dello STUPRO COLLETTIVO E/O DI GRUPPO, che, anche nel caso di un'opera letteraria qui digitalizzata come la ZAFFETTA, ha comunque i connotati di un AFFRONTO/PUNIZIONE trae le proprie remote origini come elemento terrorizzante e fattore -anche etnicamente- inquinante di un plausibile nemico di guerra, che specialmente gli ESERCITI MENO ORGANIZZATI E DISCIPLINATI -più portati comunque ad una momentanea devastazione che ad un' occupazione duratura- su concessione dei reciproci condottieri, attivavano, mettendo a sacco una città od un territorio.
I SOLDATI ROMANI erano governati -nell'ambito di una formidabile TRADIZIONE GIURIDICA - secondo una DISCIPLINA ED UNA BUROCRAZIA AD ALTRI IGNOTA che poteva arginare non consentiti eccessi ma nei tempi più oscuri della storia sia le selvagge TRUPPE DELL'IMPERO DI BISANZIO che le ARMATE DEI BARBARI resero consuetudinario se non istituzionale la simbiosi tra SACCO - SACCHEGGIO - STUPRO DI GUERRA E STUPRO ETNICO = nel progetto quantomeno osceno aldilà di ogni progettata crudeltà di generare MOSTRI ad ogni cosa inadatti se non a uscitare orrore ed umiliazione tra le popolazioni saccheggiate, violate e quindi abbandonate alla disperazione o quanto meno di incidere sul loro tessuto genetico sì da radicare, nel CASO DI INDIVIDUI SANI, tra i nemici futuri neonati la cui componente etnica, con tutta una serie di possibili coinvolgimenti "morali", partecipava tanto dei vinti (per via delle madri) quanto dei vincitori (tramite i padri appartenenti alle schiere nemiche e vittoriose).
Ed attraverso i secoli le cose non mutarono sostanzialmente: sì che solo tra i secoli XVII e XVIII, dopo interventi casuali e mai risolutivi della giustizia ordinaria variamente onerata dall'indisciplina dei soldati anche propri, di stanza e quartiere, si giunse alla inevitabile stesura di REGOLAMENTI MILITARI CONCERNENTI NORMA DISCIPLINARI SIA VERSO L'APPARATO DI GUERRA CHE VERSO LA POPOLAZIONE CIVILE.
Per quanto fra molte difficoltà e frequenti violazioni la situazione della POPOLAZIONE CIVILE NELLO SPECIFICO QUELLA DELLE DONNE SPECIE IN MERITO AI MOMENTI DI INCONTRO NELLA VITA DI RELAZIONE, NELLE FESTE E NEI BALLI risentì positivamente della stesura di siffatti REGOLAMENTI MILITARI resi necessari certo come sopra detto per CONTROLLARE LA DISCIPLINA DELLE TRUPPE E I LORO RAPPORTI CON I CIVILI ma per quanto oggi possa sembrar strano anche al fine di combattere i TROPPI SOLDATI MALFATTORI E SPECIALMENTE COLORO CHE INTEGRAVANO IL SOLDO CON PRATICHE ILLECITE TRA CUI UN RUOLO INCREDIBILMENTE ALTO AVEVA LA PRATICA DELL'OCCULTISMO E DELLA STREGONERIA: tuttavia l'indegna pratica dello STUPRO era un fenomeno di estensione ben superiore, quasi incancrenito nel contesto sociale senza nemmeno escludere il contesto teoricamente protettivo della
FAMIGLIA.
E' anzi da dire che, prescindendo da questi volonterosi ed anche efficaci correttivi ad uso delle truppe, lo stato delle cose poco mutò per il resto: in ambito della famiglia si continuò anzi a coniugare l'orrore dello STUPRO con la pratica dell'INCESTO.
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Mediamente si ricorreva all'indiscussa autorità maschile o maschilista ma non raramente si sfruttava lo stato di povertà intellettuale ed analfabetismo in cui la maggior parte delle DONNE era costretta a vivere = con la conseguenza di un'ignoranza che vieppiù contribuiva ad alimentare l'AUTORITARISMO MASCHILE contro cui scrisse la coraggiosa erudita veneziana ARCANGELA TARABOTTI ma avverso cui, nonostante l'antifemminismo suo alla fine più umorale che culturale, intervenne lo stesso ANGELICO APROSIO con un'audacia mediamente non consona al suo carattere e forse perchè posto di fronte al PROBLEMA DONNA atteso il suo ruolo di VICARIO DELLA SANTA INQUISIZIONE e forse con sorpresa quanto con sincero disgusto presa consapevolezza dei
MILLE ED ANCHE BOCCACCESCHI ESPEDIENTI CON CUI UN MASCHIO EGEMONE POTEVA INDURRE UNA DONNA DI FAMIGLIA AD ACCOPPIARSI INCESTUOSAMENTE CON LUI come quello fra altri di  FARE IL BAGNO E /O LAVARSI INSIEME E CONTEMPORANEAMENTE NELLA STESSA VASCA
al segno qual tragica conseguenza che da ripetuti INCESTI e da RAPPORTI TRA CONSANGUINEI IN AREE GEOSOCIALMENTE RISTRETTE
la vendetta della NATURA OLTRAGGIATA non tardava spesso a manifestarsi tramite il concepimento ed il parto di CREATURE DEFORMI, DEFINITE CRUDEMENTE E CRUDELMENTE I "MOSTRI DIABOLICI" ma in effetti figli della VIOLENZA, DELLA SOPRAFFAZIONE, DELLA SUPERSTIZIONE come a poco a poco più correttamente Medici non superstiziosi cominciarono a definire questi poveri MOSTRI GENETICI autentiche vittime, nella migliore delle ipotesi destinati ad ostentazioni circensi quali "SCHERZI DI NATURA MA INVERO FIGLI DELL'ABUSO E DELL'IGNORANZA"
BENEDETTO GEROLAMO FEIJOO uomo, intellettuale e religioso degno di riconoscimenti per questo suo indubbio PUBBLICO RISCATTO DELLA CONDIZIONE FEMMINILE
ha avuto anche il coraggio e la perizia dialettica e probatoria di vanificare l'essenza stessa della magia e soprattutto di demotivare le prove addotte da una vera autorità degli studi sulla magia qual fu Padre Martin Antonio del Rio.
Con un'intuizione protoilluministica che certo non poteva avere il pur leggendario Martin Del Rio nel suo lavoro egli non manca di creare una sorta di efficace sequenza di identità lungo la cui asse sviluppa contestualmente i suoi principi e così mira ad enucleare le strette correlazioni tra EVENTI CATACLISMATICI NATURALI E NON - CREDENZE NELL'AVVENTO DELL' '"ANTICRISTO" SULLA SCORTA DELLA GIOVANNEA APOCALISSE - RIFUGI ALTERNATIVI IN MAGIA E CREDENZE SUPERTIZIOSE - RICERCA (ANCHE PER POPOLARE CONDIZIONAMENTO) DEI CONNIVENTI TERRENI CON LE EMERGENTI FORZE DEL MALE TRA CUI IN PRIMO LUOGO LE STREGHE (WITCHES)
Forse il FEIJOO cede qualche volta troppo alla banalizzazione delle tematiche -cercando di spostare con eccessiva facilità qualche riflessione dal tragico al comico- ma ottiene gli effetti prefissatisi.
E' vero che rimanda qualche volta di troppo la figura delle STREGHE alla condizione pseudocircense di MERCANTESSE DI MERAVIGLIE E/O IMBONITRICI ma, dimensionando ad esempio le presunte e temutissime STREGHE MALEFICHE al ruolo (sicuramente assai meno coinvolgente la superstizione popolare e non) di CRIMINALI AVVELENATRICI INESPERTE DI ESPEDIENTI MAGICI MA CONSAPEVOLI DELLE ERBE TOSSICHE, recupera contestualmente una dignità alle STREGHE quali MEDICHESSE POPOLARI tenendo conto del fulcro storico della loro attività di praticar cure con erbe e piante secondo l'antica arte degli erboristi od aromatari : magari con la colpevolezza di spacciare una conoscenza empirica o superficiale per scienza approfondita sì da causare talora danni alla salute degli occasionali pazienti ma, occorre dirlo, nemmeno alludendo -fatto all'epoca ancora periglioso- che alcune di esse -secondo la misura loro attribuita da alcuni interpreti- avessero segretamente quanto innocentemente recuperato alcuni DELICATI E NATURALISTICI RELITTI CULTURALI E CULTUALI DEL PAGANESIMO O COMUNQUE DI ALCUNE RELIGIONI PRECRISTIANE.

 

Innocenzo X il Papa che scatenò lo "squadrone volante", conquistò Castro, affrontò la questione dei rapporti con la Cina: e che nella sua riorganizzazione della Chiesa potenziò la cultura e diede all'Aprosiana di Ventimiglia un"Breve" di protezione

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 Con l'opera di Innocenzo X la Chiesa che aveva patito il tormentato governo di Urbano VIII iniziò una grande oper di rinascita e la cultura ne trasse ovunque beneficio, anche a Ventimiglia cui concesse l'importante Breve per la protezione della neonata Biblioteca Aprosiana dall'azione dei malintenzionati!

 La storia della Chiesa dopo gli eventi che caratterizzarono il pontificato di Urbano VIII e non ultima la Congiura Centini [che segnò con l' "Instructio" una distinzione tra vecchia e nuova caccia alle streghe (senza dimenticare i contrasti interni alla Chiesa e il nepotismo di cui un esponente significativo fu Francesco Barberini) visse un'epoca sostanzialmente difficile per l'Italia ed i suoi Stati, compreso appunto lo Stato della Chiesa, in pratica continuamente sospesi tra guerre anche a riguardo della Sublime Porta dell'Impero Turco e comunque condizionati dallo strapotere delle Grandi Potenze Continentali: e volendo la situazione può anche esser letta attraverso il quadro della situazione politica italiana ai primi del XVII secolo che venne pessimisticamente fatto nella qui digitalizzata opera di Traiano Boccalini ovvero Pietra del Paragone Politico Tratta dal Monte Parnaso Dove si toccano i governi delle maggiori monarchie dell'Universo. Una serie di mitigazioni e rinnovamenti, specie a pro della Chiesa di Roma, presero piede dal pontificato di Alessandro VII: questi furono caratterizzati dalla decisa affermazione di quell'apparato burocratico che in vario modo avrebbe controllato lo Stato della Chiesa alla maniera che l'apparato ecclesiastico ma in maniera che per sua parte questo esercitasse una non minore influenza sui governi secolari d'Europa. Questa impresa fu in parte resa possibile dall'istituzione di quello che fu definito lo Squadrone Volante che in effetti era una fazione venuta a creare entro lo stesso Sacro Collegio e che risultava formata da 11 cardinali nominti da Innocenzo X e che sostanzialmente svolgeva una ben orchestrata funzione autonomistica, mirante cioè a sancire la totale emancipazione pontificia dai potentati secolari (la Spagna e quindi l'Impero certo, ma anche la Francia) sì da poter affermare a piene mani il potere di Roma anche sotto il profilo temporale (questo Pontefice aveva intuito con indubbio acume le difficoltà anche interne alla Chiesa procedette a riforme anche impopolari quanto necessarie che coinvolsero pure l'erudito Angelico Aprosio quali la Soppressione di Piccoli Conventi incapaci ad autosostentarsi e tali da comportare il proliferare di irregolarità e sconvenienze di maniera che alcuni Conventi, ormai ridotti in midere condizioni, pur di sopravvivere grazie ai favori che potevano derivarne eccedevano nella Concessione del Diritto d'Asilo sì da dar scampo ad un numero esorbitante di criminali e delinquenti)) Lo Squadrone Volante operava in forma molto particolare, quasi come un regolo interno alla Chiesa, sì da non far mai "pendere la bilancia" del Collegio dei Cardinali a pro di qualche Stato: nelle necessarie circostanze lo Squadrone Volante, distribuendo tatticamente i propri voti, faceva sì che la maggioranza venisse a toccare sistematicamente a quanto era ritenuto prioritariamente giovevole al Papato, sì da garantirgli una totale condizione di autonomia [I conclavi costituirono comunque sempre contrapposizioni tra cardinali ora legati a questa ora a quella fazione e soprattutto connessi agli interessi di potentati stranieri: nel MS. 40 della Biblioteca Aprosiana si conserva questo esemplare di Pasquinata

Le Rune, il Wormio (e quindi Aprosio corrispondente ignoto all'epitolario del Wormius) Cartesio, Cristina di Svezia, Tritemio: gli interrogativi sulle "Macchine di Parole" e sugli "Alti Nomi Scritti" ... oltre che su strane morti

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Le Rune, il Wormio (e quindi Aprosio corrispondente ignoto all'epitolario del Wormius) Cartesio, Cristina di Svezia, Tritemio: gli interrogativi sulle "Macchine di Parole" e sugli "Alti Nomi Scritti" ... oltre che su strane morti

Ma è una parte di un tutto da completare: qui per verificare i link, meglio con explorer: anche perchè in tutto ciò ebbe un ruolo importante il ventimigliese Domenico Antonio Gandolfo: la cui corrispondenza, dispersa in tante biblioteche pubbliche e private, rende possibili sorprendenti ed impensabili forme di indagine....

Che magari potrebbero attirare sulla città ligure (e pure sul comprensorio), oltre che sulla sua straordinaria biblioteca, un'attenzione diversa, meno specialistica e più spettacolare  = a breve questa parte sarà messa a disposizione di tutti, previo richiesta per le sezioni più rare, specie in campo delle scienze naturali e della botanica, a chi farà esplicita richiesta alla Redazione)

Monsignor Ciampoli: amico d'Aprosio e di Galileo, sostenitore di Cartesio = quanto poteva esser periglioso in certe epoche sostenere idee alternative!

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GIOVANNI CIAMPOLI vide la luce (Firenze, 1590) da famiglia nobile ma non ricca, però grazie alla giovanile vena poetica entrò nelle grazie di Giovan Battista Strozzi che gli fece conoscere il granduca di Toscana Ferdinando e il di lui figliolo Cosimo.
Poi nel 1608 entrò in intimità, anche intellettuale, con Galileo Galilei e da questi fu volto agli studi matematico-scientifici, peregrinando fra le Università di Padova, Bologna e Pisa ove tuttavia si laureò (1614) in teologia.
Recatosi a Roma divenne amico di Virginio Cesarini e di Federico Cesi, entrando nel 1618 a far parte della Accademia dei Lincei: fu tra l'altro protettore di Evangelista Torricelli.
Durante la sua residenza romana il CIAMPOLI dovette occuparsi di varie cariche della Curia sì da seguire quasi tutte le vicende connesse alla travagliata pubblicazione prima del Saggiatore e quindi del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galilei.
Viste le sue simpatie per il galileismo (e contestualente con quei prodromi della Scienza Nuova il cui corollario filosofico sarebbe stato sublimato dal pensiero di Renato Cartesio ) e dati anche i contatti, forse per il tramite del Cesarini, avuti con il cardinale Gaspare Borgia, dichiarato nemico di Urbano VIII, Ciampoli fu obbligato a lasciare Roma ed a recarsi a ricoprire vari incarichi nella scomodità delle legazioni e dell'Italia centrale e fu di conseguenza a Norcia, a Fabriano e a Jesi.
Di questo suo sostanziale ESILIO si occupò anche Aprosio in questo suo Scudo di Rinaldo edito nel CAPITOLO XXVII dedicato al "SIGNOR FRANCESCO TONDI", dal contesto facilmente individuabile in un DISCEPOLO del CIAMPOLI ed in qualche modo un CONTINUATORE DELLA SUA OPERA oltre che una sorta di suo BIOGRAFO.
Leggendolo pare di inciampare in una delle non poche dissertazioni moralistiche del frate intemelio (ed infatti la lunga iniziale sarcina narrativa del CIAMPOLI -da pp.173 a p.180- in linea con l'assunto del capitolo stesso è dedicata alla riprovazione dell'eccessiva cura della propria persona da parte dei religiosi).
Però se si continua a leggere, precisamente dal I capoverso di p.180 e soprattutto dal I capoverso di p. 181 ci si imbatte in una lunga LETTERA del CIAMPOLI per cui Aprosio annota "La Lettera è scritta al Signor Avvocato Eugenio" da "...Fabriano li IV Febraro 1641" e risulta seguita da "...la Canzone scritta da lui mentre era Governator di Mont'Alto".
E così il DISCORSO DEL CIAMPOLI che pareva una considerazione puramente moralistica diviene una sorta di PATETICA E NEL CONTEMPO CORAGGIOSA EPISTOLA SULLA SUA CONDIZIONE DI ESULE MOLTO PARTICOLARE: cosa che in fondo avverte lo stesso Aprosio e di cui in definitiva ci fa capire che aveva principalmente l'attenzione di affrontare principalmente, neppur nascondendo troppo la stima personale per MONSIGNOR CIAMPOLI, destinato poi sorprendentemente ad una scarna citazione nel catalogo de La Biblioteca Aprosiana.... precisamente a pagina 175 (forse anche per non compromettersi troppo data anche la sua pregressa fama di poeta nel senso però di stravagante e inattendibile, specialmente in un periodo di aspri dibattiti sui "Massimi Sistemi" sì da scrivere, senza assumere una posizione definitiva ma palesando, pur senza calcare la mano, ufficiale propensione per l'ortodossia cattolica del geocentrismo come si legge nel suo qui digitalizzato Grillo XXXXV "Se la Terra sia Mobile, o Stabile")
CIAMPOLI, nonostante questa SORTA D'ESILIO, Riuscì però a mantenere i contatti col Galilei e divenne protettore di Evangelista Torricelli.
Lasciò in eredità i suoi preziosi manoscritti al re di Polonia Ladislao IV sì che tuttore si custodiscono nella Biblioteca Jagellonica di Cracovia.
Grazie all'appoggio del potente cardinale PIETRO SFORZA PALLAVICINO si riuscirono comunque ad editare postume alcune sue come le Prose (I ed. - Manelfi, Roma, 1649: di cui il frontespizio all'inizio di questa nostra dissertazione), il volume De i Frammenti dell'opere postume (Ferroni, Bologna, 1654)
Contestualmente videro la luce dai torchi anche i suoi lavori meno impegnati oppure di carattere religioso e moraleggiante: si possono citare qui le Rime (III ed. per gli Eredi del Corbelletti, Roma, 1648), le Poesie sacre (Zenero, Bologna, 1648), le Poesie funebri e morali (Ferroni, Bologna, 1653), le Rime scelte (Fabio di Falco, Roma, 1666).

Da Ventimiglia a Milano al Nord Europa nel XVII sec. il "prodigio" delle "Wunderkammer" o "Camere delle Meraviglie"

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SI COMUNICA ALTRESI' CHE E' IN PREVENTIVO ANCHE LA DIGITALIZZAZIONE CON APPARATO CRITICO DELLA SCIENZA NATURALE DI FERRANTE IMPERATO -PARIMENTI AMMIRATO DA APROSIO- MA PER LA RARITA' E LA SPECIFICITA' DELL'OPERA LA DIGITALIZZAZIONE SARA' POSTA A DISPOSIZIONE SOLO DI CHI CONTATTANDO LA REDAZIONE FORNIRA' LE RELATIVE REFERENZE CULTURALI..
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LE ARTI FIGURATIVE ERANO PER APROSIO UN ULTERIORE MODO DI ESPRIMERE L'ERUDIZIONE E DI COMUNICARE IN MANIERA SOFISTICATA: CIO' SPIEGA LE SUE INVESTIGAZIONI, SPECIE QUELLE PIU' APPROFONDITE E TUTTAVIA MENO STUDIATE ESPRESSO NEL COMPLESSO DELLO SCUDO DI RINALDO PARTE SECONDA.
NEL CONTESTO DI QUESTE MERITANO SOPRATTUTTO UNA RILEVAZIONE CRITICA GLI SPAZI DEDICATI DAL FRATE A MOMENTI BASILARI INTITOLABILI "LA NUOVA ARTE", "RAPPORTI TRA STAMPA ED ARTI FIGURATIVE", LA "FUNZIONE DELL'ARTE", LE RELAZIONI FRA PITTURA E POESIA, SUI "GIOCHI DEI RIFLESSI ARTIFICIALI E NATURALI", SULLA FUNZIONE DILETTATRICE DELL'ARTE.
E TUTTO CIO' SENZA OBLIARE SIA LA PASSIONE APROSIANA PER L'ANALISI AMBIENTALE CLASSICHEGGIANTE DEL LOCUS AMOENUS QUANTO L'AMORE PER LE INVESTIGAZIONI ARCHEOLOGICHE ED EPIGRAFICHE, LE NASCENTI E GIA' SIGNIFICATIVE RACCOLTE ANTIQUARIE E PIU' ESTESAMENTE IL
COLLEZIONISMO
VERSO CUI FU PORTATO PARTE PER ISTINTO PERTE PER UN'AMMIRAZIONE SCONFINATA VERSO L'ANTICO PAOLO GIOVIO MA NEL CUI CONTESTO FINI' CONCRETAMENTE PER ENTRARE IN MERITO ALL'AMICIZIA CON I DANESI OLE WORM ("WORMIUS") [CUI SCRISSE QUESTE LETTERE IGNOTE ALL'EPISTOLARIO APROSIANO NELLA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI GENOVA] E THOMAS BARTHOLIN [CHE FORTIFICO' NELLE PAGINE DI QUESTO SUO LIBRO L'IDEA APROSIANA DELLA BIBLIOTECA/WUNDERKAMMER] E POI CON COL BOLOGNESE OVIDIO MONTALBANI, CON LORENZO LEGATI (CHE AVREBBE VOLUTO RIPRENDERE L'EREDITA' CULTURALE DEL MONTALBANI), CON FERDINADO COSPI, CON ANTONIO MAGLIABECHI ED ANCHE ALLA RELAZIONE PUR NON FACILE CON CESARE MALVASIA SENZA TRASCURARE L'AMICIZIA CON
CARLO SETTALA
CHE GLI FECE "SCOPRIRE" LA SPLENDIDA CITTA' DI MILANO IN PARTICOLARE INTRODUCENDOLO ALLA BIBLIOTECA AMBROSIANA DA CUI, PER UN'ASSONANZA CHE PRESUPPONEVA EMULAZIONE E FAUSTI AUSPICI, ANGELICO VOLLE CONIARE IL NOME PER LA SUA INTEMELIA BIBLIOTECA APROSIANAE CHE CONTESTUALMENTE GLI RESE POSSIBILE ACCEDERE QUAL APPASSIONATO VISITATORE ALLA
CAMERA DELLE MERAVIGLIE
DEL "MUSEO SETTALIANO" A MILANO ERETTO PROPRIO DAL DI LUI FRATELLO, IL CELEBRE
MANFREDO SETTALA

 

Cominciamo con uno dei testi base dell'alchimia e della medicina alternativa: il "Theatrum Sympatheticum" controverso eppur diffuso quanto oggi misterioso e su cui molto scrisse anche A. Aprosio

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Serr09Per scorrrere gli INDICI E CONSULTARE I TESTI CLICCARE QUI : i testi sussitono tutti digitalizzati e tradotti presso la Redazione.

Molti son digitalizzati e tradotti!

Non son però tutti in questa sede messi a disposizione, alcuni anche per la loro rarità, per l'audace specificità "scientifica" della trattazione e/o la complessità della traduzione che è stato necessario condurre.

Eventuali interessati al tema potranno chiederne e ottenenerne la consultazione contattando la redazione e offrendo le opportune referenze culturali.

Non è possibile parlare dei circoli alchemici di fine '600 e '700 senza proporre la digitalizzazione di quest'opera che da un lato rimanda all'alchimia e ai presunti segreti di Flamel  e la leggenda della sua presunta vittoria sulla morte sviluppando però, dall'altro lato,  ben diverse riflessioni (sul magnetismo universale, la cultura del sangue, vapirismo e magia, sangue benefico e malefico, la trasmutazione dei morbi, l'unguento armario, la polvere simpatetica, peculiari interventi chirurgici connessi a forme stravaganti di esorcismo,  la liquefazione/coagulazione del sangue, le simpatie e le antipatie cosmiche tra micro/macrocosmo come tra vegetali, animali e minerali, l'influsso dei segni zodiacali, amuleti, sigilli e simboli,  il potere delle reliquie ecc. ecc.) analizzando (confutando/sostenendo a seconda delle postazioni)  riflessioni che permettono di risalire (ma questo si vedrà a lavoro ultimato o ultimando) i segreti di Maria Cristina di Svezia e del suo gruppo collegato alla "Porta Magica dei Palombara.

Che fu una importante e  criptica sede di un gruppo eterogeneo di presunti maghi che comunque attirò l'attenzione e la partecipazione (attiva) anche di vari scienziati connessi alla "scienza nuova" tra cui Gian Domenico Cassini di Perinaldo l'Astronomo dei Re.

 E nemmeno bisogna mai dimenticarsene quella passiva di Domenico Antonio Gandolfo II Bibliotecario dell'Aprosiana e discepolo celeberrimo dell'Aprosio che, entrato nel gruppo di quanti rimpiansero per sempre l'enigmatica regina sostenitrice della futura Arcadia, fu sì apprezzato al punto di esser incaricato di investigare sugli strani aspetti della morte dell'ex  Regina di Svezia.

Seborga, un'antichissima base monastica medievale già suggestiva di per sè, avvolta dalle nubi e imbiancata da una copiosa nevicata

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DSCN0168IL "PRINCIPATO DI SEBORGA", borgo dell' affascinante entroterra di Bordighera oltre che da una splendente natura è avvolta da una storia affascinante cui tanto contributo culturale e promozionale ha dato l'indimenticabile suo ultimo principe Giorgio I = per leggerne PARTI IMPORTANTI CHE AFFONDANO SIN NEI MISTERI DEI CAVALIERI MEDIEVALI E DEI MONACI GUERRIERI OLTRE CHE SU TANTE ALTRE COSE RARE BASTA CLICCARE QUI
Ma il bel borgo antico, sospeso tra Italia e Francia e quasi proiettato verso il cielo splendente che affascinò dalla vicina Perinaldo l'Astronomo dei Re Gian Domenico Cassini, deve fare i suoi bei conti anche con la realtà quotidiana ed ecco che oggi, a due anni circa dalla grande nevicata del 2010, SEBORGA E' STATA OGGI AVVOLTA DAGLI ELEMENTI NATURALI ED HA QUASI AUMENTATO LA SUA SUGGESTIONE (NONOSTANTE GLI INDUBBI DISAGI) PER UNA NUOVA ABBONDANTE NEVICATA TUTTORA IN ATTO DI CUI CLICCANDO QUI SI PUO' VEDERE UN REPERTORIO DI IMMAGINI

 

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