Editoriale
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12 Ottobre 2010
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Editoriale
Notizia recente quella di una signora piemontese che in circostanze non chiare se ne va a sbattere contro un muro sulla pista ciclabile e si procura ferite non gravi, ma molto dolorose. Ovviamente la signora non è una professionista della bicicletta ed è stata certo animata da buona volontà. Il fascino della pista ciclabile forse non è ancora compreso appieno e non è neppure avviato in modo efficace e completo il percorso di valorizzazione. Quello dei riconiscimenti, della grande stampa specializzata internazionale, dei testimonials d'eccezione. So che ci si sta pensando. E sono cose buone, perché uno spazio così non è che si trovi facilmente. E diventerà sempre più lungo e più appetibile. Vero è che è una realtà aperta a tutti, belli e brutti. Il risultato è che non c'è ancora una “polizia della ciclabile” e molti dimenticano regole basilari. Per contro molti altri ciclisti continuano a preferire la strada carrozzabile con auto e via dicendo per sviluppare le velocità necessarie ai loro allenamenti. Questo è il risultato del fatto di una apertura generalizzata, con chi va piano, chi si impappina, chi non conosce le norme della circolazione sulle piste ciclabili (ma esistono ???), quelli che camminano distratti, quelli che usano i monopattini o gli skate o i roller e hanno già velocità notevoli e i bambini che fanno come possono. É di maggio la notizia che Thor Ushovd, il grande corridore norvegese in forza alla Cervélo, si è spezzato la clavicola cadendo in allenamento sulla ciclabile. Per colpa di un bambino da evitare. Sul profilo wikipedia del corridore si parla di un incidente sulle strade monegasche per evitare un pedone. Però sapere che le grandi squadre di ciclismo si allenano come un tempo in Riviera è un vantaggio turistico non da poco. Una informazione di qualità. Del resto da tempo i gruppi ciclistici andavano ad allenarsi chissà dove al caldo e snobbavano la Liguria di Ponente dove un tempo erano di casa. Congestione del traffico e pericoli assortiti, mancanza di servizi e di alberghi idonei, anche se ormai le grandi squadre hanno i loro camion van con la cucina allestita, perché i ciclisti non mangiano come i comuni cristiani. E alla fine buon per il norvegese che si è rimesso e ha vinto corse fino al coronamento di una carriera, ancora breve, con il recente campionato del mondo. Però, se c'è una squadra professionale di ciclismo sulla pista, non sarebbe il caso di avere delle avvertenze per i comuni mortali ? Pensate alle velocità che tengono questi atleti sempre ai limiti e poi traiamo i pensieri conseguenti.






