Editoriale

L'approfondimento, sicurezza sulla ciclabile: un problema che si ripete...

sanremo-aereaNotizia recente quella di una signora piemontese che in circostanze non chiare se ne va a sbattere contro un muro sulla pista ciclabile e si procura ferite non gravi, ma molto dolorose. Ovviamente la signora non è una professionista della bicicletta ed è stata certo animata da buona volontà. Il fascino della pista ciclabile forse non è ancora compreso appieno e non è neppure avviato in modo efficace e completo il percorso di valorizzazione. Quello dei riconiscimenti, della grande stampa specializzata internazionale, dei testimonials d'eccezione. So che ci si sta pensando. E sono cose buone, perché uno spazio così non è che si trovi facilmente. E diventerà sempre più lungo e più appetibile. Vero è che è una realtà aperta a tutti, belli e brutti. Il risultato è che non c'è ancora una “polizia della ciclabile” e molti dimenticano regole basilari. Per contro molti altri ciclisti continuano a preferire la strada carrozzabile con auto e via dicendo per sviluppare le velocità necessarie ai loro allenamenti. Questo è il risultato del fatto di una apertura generalizzata, con chi va piano, chi si impappina, chi non conosce le norme della circolazione sulle piste ciclabili (ma esistono ???), quelli che camminano distratti, quelli che usano i monopattini o gli skate o i roller e hanno già velocità notevoli e i bambini che fanno come possono. É di maggio la notizia che Thor Ushovd, il grande corridore norvegese in forza alla Cervélo, si è spezzato la clavicola cadendo in allenamento sulla ciclabile. Per colpa di un bambino da evitare. Sul profilo wikipedia del corridore si parla di un incidente sulle strade monegasche per evitare un pedone. Però sapere che le grandi squadre di ciclismo si allenano come un tempo in Riviera è un vantaggio turistico non da poco. Una informazione di qualità. Del resto da tempo i gruppi ciclistici andavano ad allenarsi chissà dove al caldo e snobbavano la Liguria di Ponente dove un tempo erano di casa. Congestione del traffico e pericoli assortiti, mancanza di servizi e di alberghi idonei, anche se ormai le grandi squadre hanno i loro camion van con la cucina allestita, perché i ciclisti non mangiano come i comuni cristiani. E alla fine buon per il norvegese che si è rimesso e ha vinto corse fino al coronamento di una carriera, ancora breve, con il recente campionato del mondo. Però, se c'è una squadra professionale di ciclismo sulla pista, non sarebbe il caso di avere delle avvertenze per i comuni mortali ? Pensate alle velocità che tengono questi atleti sempre ai limiti e poi traiamo i pensieri conseguenti.

L'approfondimento, Dalle minacce a Gargiulo allo stato delle periferie imperiesi

Il caso delle minacce al signor Gargiulo, animatore del gruppo di giocatori di bocce dei “Due Pini”, risulta emblematico in rapporto ai fattori di degrado di luoghi periferici imperiesi. Ora, nello specifico contesto di quanto accaduto nella zona della parrocchia della Sacra Famiglia, appare prudente non esprimersi finché le situazioni di tensione non siano chiarite. Ovvero condominio della zona case popolari versus locale bocciofila, che da improvvisata stava diventando una realtà strutturata. Va detto che la zona, periferica, ma a poche decine di metri dallo stabilimento Carli e del centro pulsante di Oneglia, rischia di perdere un importante tassello sociale. Infatti un luogo dove giocare alla petanque è comunque un posto dove ci si incontra, si parla, si riposa attivamente, si discute anche in modo un po' animato, si gioca a carte e si creano amicizie. E questo tanto per chi è in pensione ed appartiene alla “terza età” così come per qualche giovane libero da studi o lavoro, specialmente alla sera. Nella zona tra non molto mancherà anche il presidio dei vigili urbani di Imperia, per i quali è in costruzione una nuova e moderna sede in via Garessio. Il rischio che rimanga “solo” la parrocchia come punto di riferimento per tutti. Non è poco, certo, ma non è neppure tutto. Dove poi la parrocchia lavora, in un contesto periferico, si possono colmare le difficoltà del soccorso in campo sociale. In tal senso è illuminante l'impegno di Piani di Imperia, con il lavoro di don Antonello Dani e dei suoi parrocchiani. Lì c'è una città duplice: il vecchio borgo formato da vari aggregati storici, una chiesa di secolare importanza e una “Imperia 2” fatta di case popolari e di varie cooperative edilizie, che per tanto tempo hanno atteso servizi e strutture. Ora ce ne sono, fra strade, parcheggi, capolinea bus, mercato settimanale. E per fortuna anche un rifacimento di aree verdi e di un campetto polisportivo. Non lontanissimo c'è anche lo sferisterio di Clavi, per chi volesse mandare i figli a giocare alla pallapugno. Non basta però. Chi si reca lì sa bene che ci sono ancora ampie aree da sistemare e da rendere alla fruzione pubblica. Ricordo ancora di quando di poteva andare a giocare a tennis praticamente gratis in un campo ora in disarmo, la casetta dell'eventuale custode appena innalzata, le distese di erba grama per fortuna ogni tanto segate. E ancora nell'area di Baité non ci fossero i giocatori di rugby e i tiratori d'arco sarebbe area morta, proprio sotto le casette del quartiere sommitale. Insomma, se il 2010 era l'anno delle frazioni ad Imperia, il 2011 dovrebbe essere l'area di certe periferie, in sinergia con chi ci lavora già

L'approfondimento, mancata manutenzione di giardini e parco urbano a San Remo: rischio da non correre

sanremo-aereaLe notizie e le prese di posizione in merito al mancato appalto alla cooperativa sociale “Il Cammino” in merito alla manutenzione del verde pubblico cittadino e del parco urbano di San Romolo appaiono numerose e varie. Preoccupano. Non soltanto per una questione legata all'occupazione di persone socialmente svantaggiate. Ci possono essere molte questioni intricate, ivi comprendendo la tensione concorrenziale da parte di imprese che cooperativa sociale non sono. Non interessa questo nel frangente. A me personalmente interessa la manutenzione di una delle non molte cose belle che a San Remo sono rimaste. Pensiamo ai giardini. Quelli che un tempo erano quasi tutti privati: Ormond, Villa del Sole, Marsaglia (peraltro questo oggetto di un lungo ripristino). Tutti spazi che dal piacere per pochi si sono rivelati un ottimo investimento per Amministrazioni lungimiranti. E sono ricchi. Non sono giardini qualsiasi. Italo Calvino era figlio di botanici, la botanica non l'amava punto, ma scriveva che a San Remo puoi fare il giro dei cinque continenti. Magari in un'ora... perché le piante che allignano nei “nostri” giardini sono preziose, rare, esotiche. La sola collezione di palme ha un valore enorme sotto svariati profili e questo bene lo sanno i responsabili dell'ufficio preposto alla salvaguardia. Claudio Littardi e la sua équipe hanno da tempo sotto controllo tutti, dico tutti, gli alberi della città, dotati di scheda sanitaria. Il problema del punteruolo rosso è controllato, sperando che non porti i rovinosi danni perpetrati nel Sud Italia. Senza manutenzione può venire a mancare non solo l'attenzione a questi problemi, ma un danno di immagine gravissimo alla già scricchiolante realtà locale. Perché i giardini di San Remo sono proprio belli, riposanti, interessanti, fonte di studio anche per le scuole e gli specialisti. Sono anche fin troppo poco vissuti dalla popolazione e dai turisti, se si pensa che questi ultimi, almeno a livello di gruppi, non li visitano praticamente mai. E che dire ancora del Parco Urbano di San Romolo ? Certo, non è vicino alla città, ma è lo sfogo tradizionale, soprattutto per i bambini, in tanti giorni festivi. Abbraccia un territorio ampio, dalla cima del Bignone ai confini con la terra di Coldirodi. Il suo centro di educazione ambientale, utilissimo per le scuole nei periodi climatici migliori, rischia una vacanza non voluta. Il patrimonio di percorsi pedonali e quello verde in un contesto sorgivo e piacevole, è anche in questo caso a rischio, nel medio periodo. Soprattutto se il braccio di ferro va avanti. Spero che queste parole servano a qualcosa, soprattutto a far presente che la storia di San Remo passa anche attraverso il suo verde. Quello dei giardini nella vicenda di San Remo ville de saison della Belle Epoque e oltre. E quella del parco urbano nella realtà agrosilvopastorale che la città ha dimenticato, ma fino alla seconda guerra mondiale e poco oltre era una dimensione ben presente e complessa. Una memoria che è un imperativo morale, di fronte alle beghe di appalto.

L'approfondimento: Imperia, parcheggio sì o parcheggio no in piazza Dante ad Imperia Oneglia. Una vicenda di lungo corso

giornali Piazza Dante di Imperia Oneglia: il cuore della città una e plurima di Imperia. Plurima se si pensa ad Oneglia, appunto, al centro direzionale voluto dall'unità fascista, intorno al palazzo comunale ed al palazzo delle poste, a Porto Maurizio ed a tutte le frazioni che già erano Comuni autonomi. Però piazza Dante è piazza Dante. Luogo di governo, con il vecchio palazzo comunale dell'Oneglia sola, con il suo circuito di portici che invitano all'incontro, con lo scambio delle corriere, i terminali del traffico, la fontana circolare inserita nel profilo rettangolare dello spazio. Ora, in quest'ambito complesso, si vuole introdurre una semplificazione. L'eliminazione dei parcheggi a raso, tutti a pagamento peraltro, sul perimetro della piazza. La quale acquisterebbe così il valore di “salotto” della città. Oltre a questo si pensa di mutare la posizione dei terminali di fermata dei bus pubblici, ivi comprendendo le storiche corriere della tratta San Remo-Andora. O almeno se ne parla. Di fronte al progetto, ovvio il dibattito e anche la levata di scudi dei commercianti. Appare chiaro che più si allontana la possibilità di parcheggio dall'esercizio commerciale, più dimuirebbe la prospensione all'acquisto da parte del pubblico. Il tutto a vantaggio dei supermercati o dei grandi centri commerciali periferici e magari a discapito della qualità e della varietà di offerte di un distretto di mercato così storicamente sviluppato. Giacché neanche la presenza di attività storiche o di botteghe storiche va sottovalutata, considerando la vicenda della piazza e delle sue immediate adiacenze, dei portici ottocenteschi che fanno di Oneglia una città piemontese sul mare. Non mi addentro in modo particolare sulla questione relativa alla necessità di parcheggio o meno sulla piazza. Però se si tolgono parcheggi da una parte dovrebbero essere resi, in numero uguale o superiore, in un altro posto. E se sono un po' distanti, a tariffa migliore o anche gratuiti. Perché quello che un'Amministrazione introita dai parcheggi va investito in parcheggi nuovi di cornice. E se penso che i lungimiranti supermercati, anche piccoli, ma di mano straniera, garantiscono posteggi più grandi alle auto di persone con bambini, mi viene da pensare a quanto si possa esseere a misura di mamma con bambino in auto allontanando i parcheggi dal centro o non proponendo questi più larghi vicino ai parchi giochi. In ogni caso non ho idea se la demolizione del distributore in via della Repubblica garantirà gli stessi posti auto di piazza Dante. Attenderemmo un bel piano grafico distribuito, visibile, numeri e statistiche chiare. E poi, la storia della piazza. Che è stata pensata effettivamente come luogo d'incontro. Esiste persino il primo progetto degli anni Venti del XIX secolo, che disegna un “rondò”, pubblicato da R.Paglieri e F.Boggero nel 1988: lungo il perimetro della piazza circolare dovevano essere collocati sedili in pietra o marmo, a favorire proprio l'incontro delle persone. Poi è cambiato il progetto, ma non il fine. La storia della piazza è ricca della vicenda delle nuove costruzioni, fino al palazzo del Comune progettato da Giacomo Agnesi (1891). La piazza ha visto la presenza dei terminali dei tram, le sfilate, le processioni, le adunate. La vita di tutti i giorni e gli incontri di ogni ora. Pure adesso, a notte, si ritrovano “sotto l'orologio” del palazzo civico, in auto, diretti alle discoteche. Non so se sia una una buona idea spostare anche i terminali dei bus, che sono luoghi di incontro, discussione, anche interetnico ormai. Sicuramente, se si togliessero le auto, come un tempo poteva fare qualche esercizio commerciale o di ritrovo, questi stessi dovrebbero trovare nuovo spazio proprio sulla piazza, con dehors, banchi dedicati ed iniziative appetibili. Altrimenti, dieci minuti, parcheggio sicuro e tutti in valle. E, per chi viene dalle valli, tutti a piedi: sarà pure salutare, ma se c'è del ritardo... tenendo conto che il sottoscritto il parcheggio in piazza Dante lo ha trovato molto di rado. Quindi già ora c'è un problema di collocazione dell'auto. E l'automobile liofilizzata o pieghevole non c'è ancora.

L'approfondimento di Giacobbe, cornicioni al volo in centro ad Oneglia. Tragedia sfiorata, ma la storia spiega.

5 ottobre 2010, nella trafficatissima e congestionata via Amendola di Imperia Oneglia si stacca parte di un cornicione di un palazzo che precipita a terra colpendo un'auto. L'occupante non riporta danni, poiché un portapacchi a guscio spezza la massa di stucco che precipita dall'altro. Non c'erano pedoni in transito in quel momento. Una serie di circostanze per le quali ci sarebbe bisogno di accendere un cero alla vicina chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. La storia insegna. Oneglia è sempre stata una enclave, prima del Vescovo di Albenga, poi dei Doria e, dal 1576, dei Savoia. Il suo asse di viabilità principale tendeva sempre verso nord, verso il Piemonte, per il collegamento mare-alpi-pianura padana. A ponente c'è Porto Maurizio, a levante Diano, Maria e Castello. Altre giurisdizioni, paesi nemici dei Savoia, addirittura, in quano genovesi. Dunque il traffico est-ovest era scoraggiato. Quando il territorio della già Repubblica di Genova viene acquisito dai Savoia, re di Sardegna, con il congresso di Vienna, 1814, Oneglia deve collegarsi a Porto Maurizio e a Diano Marina. Ci aveva già pensato in prima battuta Napoleone, con il tracciato della litoranea ligure, parte della via Imperiale che doveva collegare Roma a Parigi. Impegno lungimirante iniziato nel 1811 e portato a termine dai Savoia alcuni lustri dopo. Ad Oneglia il problema oggettivo dell'accesso dal Dianese viene risolto dall'intendente sabaudo Vialardi, con il tracciato regolare di via Amendola, allora appunto detta “Contrada Vialardi”. E da allora nulla è cambiato. Vero è che si può anche passare da una sorta di circonvallazione superiore, con aggravio di tempo. I più rimangono imbottigliati sull'asse via Amendola, via Bonfante, piazza Dante. Via Amendola è stretta, i pedoni hanno a disposizione pochi centimetri di marciapiedi, spesso un traffico pesante vi fa capo. E ne soffrono anche gli edifici vicini. Infatti qui si affacciano alcuni tra i palazzi della più antica nobiltà onegliese: Ricardi, Calzamiglia, Tiragallo. Ora non solo il pedone deve temere di essere investito, ma anche i pericoli dall'alto. Perché si tratta di ovviare alla debolezza di palazzi storici, oggetto di notevoli ristrutturazioni. Basta l'acqua, il gesso della decorazione si gonfia, entra acqua in una fessura e il danno è pronto. Dunque attenzione, attenzione per i palazzi storici di Oneglia, tanto dai residenti quanto dall'Amministrazione, che può procedere alla ricerca di fondi per piani di recupero anche in quartieri che paiono recenti e che invece si portano sulle pietre secoli di storia. La manutenzione è un concetto che avevano i nostri nonni, ma che oggi, anche per motivi di costi e dunque mancanza di aiuti, si è perduto.
Follow us on Twitter