Editoriale
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21 Novembre 2010
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Editoriale
Il Festival di Sanremo, piaccia o non piaccia, fa sempre parlare di sé. Conquista una larga fascia di pubblico medio, italiano e i cantanti che vi esibisono, spesso hanno un successo immediato che poi si riverbera nei paesi latini. Insomma, è quello spettacolo nazional popolare di baudiana memoria che incarna il vissuto italico e colpisce la fantasia e il desiderio di chi vive in tutta Italia e “sogna” Sanremo. La sogna come città, come luogo e categoria dello spirito, semplice ed immediata, assolata e onusta di antiche glorie. Regioni come Piemonte, Lombardia, ma anche Lazio e Campania, vuoi per il clima, vuoi per musicofilia, sono legate alla dimensione turistica della città. La decisione della Regione Liguria di non partecipare come sponsor alla prossima edizione del Festival non sbigottisce più di tanto. Ci si può relativamente indignare. I tagli al bilancio regionale sono sicuramente importanti, data la crisi economica, le spese per la Sanità (a Genova, si suppone, visto che qui arrivano le briciole o i pannicelli come i soldi per le infrastrutture) e quant'altro. Però la prova che la Liguria occidentale sia sempre meno considerata Liguria dal capoluogo ci sono eccome: la Regione ha anche compiti di controllo e quindi controlla, pervicace, che i suoi oboli siano ben spesi, in settori, ad esempio, come la formazione professionale. La Regione controlla, ma sostiene sempre meno. Vorrei avere a disposizione il bilancio effettivo che si sta architettando in questo periodo e non fidarmi dei soli rumori di scena. Per vedere se tutti vengono trattati allo stesso modo. Per quanto riguarda il Festival di Sanremo, si vedrà, ma credo che non manchi certo qualche altra regione che farà pubblicità a sé stessa profittando della grande ribalta mediatica che ancora oggi rappresenta la kermesse canora. Oltretutto la Regione Liguria con il Festival faceva pubblicità al territorio regionale intero, ivi comprendendo, ad esempio, immagini di Genova o delle Cinque Terre. Degnissime. Per carità. Però se Sanremo è Sanremo, allora tanto varrebbe stare da soli e fare pubblicità alla nostra Provincia, ricchissima di elementi culturali ed ambientali di valore, del tutto sconosciuti ai più, anche se debole a livello infrastrutturale. Se si parla, ovviamente, di strade adatte al pubblico di massa, di livelli alberghieri da rinnovare e quant'altro. Se il messaggio non raggiunge la dimensione almeno nazionale, qui nel Ponente siamo tutti perdenti e quasi non vorremo che a Sanremo si vedano ripercorrere i temi della rivolta del 1753. In quel caso si sapeva con chi andare, con il Piemonte. Forse però non siamo la spiaggia del Piemonte, come citato in recenti pubblicità ? Di certo non siamo la spiaggia dei Genovesi. E questo forse ha un significato anche nel contesto delle decisioni regionali.
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