Letteratura Fantasia - Racconti a disposizione dei nostri lettori

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Il Clan Della Dimora - 01 - Antefatto

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Il Clan Della Dimora - 01 - Antefatto

(Elizabeth Lambertini)

Le grigie pietre della dimora mi circondano, mentre attraverso la grande piazza d’armi. La notte è giunta al suo apice ed io di ritorno dalla caccia mi fermo ad ammirare ciò che mi circonda.

Sento il sommesso brusio delle erudite conversazioni che si accavallano nelle ampie sale dai soffitti a volta. Sento i lupi nella foresta, che lodano la luna.

Inspiro a fondo le mille essenze della notte, incantata dalla varietà delle percezioni che esse mi donano. Sollevando il volto, osservo il profilo della torre dove risiede messer Alain, solitario e misterioso vampiro.

Le luci sono spente, ma ne sento lo sguardo benevolo e curioso. Con orgoglio penso al nostro clan, mio, di Patty di Keilani, ma soprattutto di Wolf. Abbiamo legato molti rapporti con altri vampiri, la nostra famiglia è divenuta un clan che durerà nei secoli.

Noi quattro siamo cuore, anima, mente in un’unica entità, guidata da tanta passione; ma ora abbiamo altri antichi cuori uniti ai nostri.

Mi fermo e guardo la luna, non ho ancora voglia di rientrare così giro fuori dalla struttura centrale e arrivo sul retro della dimora, dove il nostro splendido giardino e le serre, fanno meraviglia di se.

Un sapiente gioco d’acqua, l’impressione di trovarsi in un gazebo sotto ad una cascatella, circondati da profumati fiori.

Salici e altre piante che celano il piccolo paradiso terrestre e al centro di tutto questo una panchina.

Mi siedo e lascio che la mia mente voli. Penso a quella che ora è la nostra famiglia: Lord Simon Dark Shannon, amatissimo fratello impegnato nella ricerca di sua madre, la fata Aine, ha ora ripreso il proprio Cognome di quando era un conte mortale, erede dell’uomo che lo aveva generato con una creatura magica. Simon è vampiro a causa mia e di Keilani, noi lo abbiamo reso un dannato, prima era uno strano immortale, risorto grazie alla madre dopo essere affogato nel fiume Shannon, della natia Irlanda.

Come invece Lady Norman, umana amatissima in dimora, divenuta una feroce vampira attraverso il morso della principessa Patty Tepesh.

Lord Dario Skelter, un oscuro e tenebroso vampiro, giunto sulla terra dallo spazio. Lord Skelter è un immortale dalla filosofia di vita trascendente e dalla disciplina encomiabile, lui osserva e si forma le proprie opinioni con saggezza.

La Contessa Rosemary, un tempo umana. Lei fu portata in dimora da Wolf, che l’aveva raccolta sola e sperduta nella foresta. Rose si faceva chiamare Maria e stava fuggendo da quello che era il suo destino; vivendo con noi desiderò la dannazione e le fu concessa, ma la nuova consapevolezza e la fiducia che il clan le aveva dato la resero capace di una grande decisione e un sacrificio. Rintracciata dalla famiglia d’origine, supplicata dalla madre mortale, tornò al castello avito e prese in mani le redini della famiglia, rimasta senza guida.

O Il poeta immortale, Gabriele, con tristezza ripenso alla sua partenza; lui è un antico vampiro che soffre all’idea d’essere un mostro assassino e per questa ragione non si accetta. Se ne è andato dalla dimora in silenzio e nella notte.

Dafne Sanguis Regius, nobile dama veneziana. La splendida e antica vampira condivide con Messer Alaine i ricordi della Venezia dei Dogi.

Dea LoryBloody della casata dei Moonster, anche quella guerriera ha un posto speciale tra le nostre mura.

Sospiro, pensando a quanti vampiri trovino rifugio e pace tra di esse non posso fare a meno di ricordare come tutto ebbe inizio.

Il Clan Della Dimora - 02 - La Rivelazione

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Quando ero umana, avevo adottato le loro abitudini e dormivo la maggior parte del diurno;mi ritiravo al sorgere del sole e mi svegliavo nel tardo pomeriggio quando andavo nelle cucine a sbocconcellare qualche cosa.

Dopo lasciavo che calassero le tenebre, immersa nei miei studi in biblioteca e in quel posto spesso mi raggiungeva Wolfmoon, raccontandomi dei progressi delle sue ricerche, oppure svelandomi misteri sulla sua specie.

Il Clan Della Dimora - 02 - La Rivelazione

Quella sera non mi raggiunse e quando mi ritirai nelle mie stanze per prepararmi all’ennesimo ricevimento sentivo in me una strana inquietudine. Non era allarme o altro, era nostalgia.

- Pazzesco – mi ripetevo indossando l’abito da sera, lui è un vampiro e quello che sento è pericoloso e fuori luogo.

Ma quello che provavo per lui era un affetto intensissimo, aggiunto al suo fascino, alla sua gentilezza e alla malia del vampiro mi faceva sentire sempre più la necessità d’incrociare il suo sguardo e il suo sorriso.

Avvertii il suo arrivo, prima ancora che lui fosse al nostro fianco, seppi che lui c’era.
Lo salutai con calore e lui mi guardò emozionato, confidandomi che aveva scoperto chi fosse. Ne gioii e glielo dissi subito:

- Milord...una splendida notizia, che da tempo bramavate...ditemi, le vostre ricerche a cosa vi hanno portato? -

Keilani si avvicinò a noi e salutò con quella splendida voce fatta di mille campanellini scintillanti. Wolfmoon le baciò la mano e le disse che era felice ci fosse anche lei. Poi rivolgendosi a me disse:

- Si...ho trovato moltissimo e sono dannatamente fiero del mio passato, anche se mi è stato nascosto per molto tempo. Sarebbe una storia degna di un vostro romanzo. -

- Curiosa mi preparai ad ascoltarla, mentre Keilani disse:

- A questo punto la curiosità mi fa prudere tutta l'epidermide! Ovviamente solo se Voi mi riterrete degna di sapere.

Wolfmoon Highlander annuì greve e cominciò:

- Ebbene so quando sono nato, il nove settembre del millequattrocento e sessantacinque, alle tre del mattino in un posto ancora imprecisato ma conto di scoprirlo, penso in un posto segreto sui Balcani

Curiosa domandai:

- Milord, conoscete il nome della vostra madre mortale?

Highlander, ha riso con una increspatura sarcastica sulle belle labbra e ha poi proseguito dicendo:

- Una sorpresa raccapricciante dal suo verso, si chiama Anna ed era mortale sorella del Re di Polonia Stephan che regnava nel 1400

Le mie ricerche e continui studi mi permisero di focalizzare subito la congiunzione e commentai rabbrividendo:

- Ah milord! Voi dunque avete una sorella? una sanguinaria sorella, dedita a bagni alquanto graditi a lady Raf. E’ una notizia incredibile, ho compreso. Vostra sorella si chiama ELIZABETH Bathory ! ma suo padre...non è il vostro, vero Milord?

Wolfmoon annuì serio, divenendo quasi restio a parlare, proseguendo poi:

- Si, ma mai conosciuta anche se molte volte ho sentito millantare quel nome, vedo che siete informata. Forse è meglio che ora dica solo il mio nome, quello vero poi vi racconterò la mia storia con più calma. -

Non resistendo e fremendo di curiosità lo sollecitai:

- Ancora la mia sete di conoscenza non è terminata. Sono qui per questo e non per partecipare a mille balli in maschera! -

Patty, che fino a quel momento aveva ascoltato in rispettoso silenzio dichiarò:

- Milord, ricordate sempre. Le proprie origini sono importanti, possono farci comprendere tanto, sopratutto alcuni lati oscuri del nostro essere. -

Wolfmoon divenne serioso e Patty lo guardò in volto con attenzione. I suoi occhi verde smeraldo lo rasserenarono. Proseguendo poi intensa:

- Ma noi non siamo le nostre radici, noi siamo ciò che abbiamo fatto nel trascorrere del tempo, noi siamo ciò che abbiamo dato, ciò che abbiamo appreso. Ciò che ci è stato dato in quel periodo secolare che è la nostra non vita. Non abbiate timore di mostrare ciò che sono state le vostre origini. Non potranno mai cambiare ciò che siete ora, nulla potrà cambiarvi, nulla potrà cambiare la visione che abbiamo noi di Voi Milord. -

Un poco più dolcemente la bella immortale concluse:

- Ciò che so, ciò che conosco di Voi, rimarrà tale. Non sarà una madre mortale ed una sorella sanguinaria o un padre carnefice a cambiarvi, non potrà...

Ammirata dalle parole della vampira la ascoltai senza fiatare e Wolfmoon le rispose un poco più convinto a parlare:

- Lady Patty, sto cercando il modo per esternare. Dalle mie origini sto capendo molto del mio essere, ....credo che andrò fiero del mio passato come del mio presente. -

Il mio amico immortale s’incupì e rimase in greve silenzio davanti a noi tre. Keilani comprendendo il suo stato d’animo si allontanò con Grazia, dopo averci salutato.
Il prolungato silenzio convinse anche Patty che l’argomento fosse concluso e rimase in silenzio solo io incosciente mortale curiosa lo spronai a parlare:

- Continuate, io bramo di conoscere il resto della storia dalle vostre labbra. -

Patty con la giusta percezione della sua razza riconobbe lo stato d’animo di Wolf e inchinandosi si accomiatò da entrambi:

- Vi auguro buon proseguimento mio oscuro signore. Auspicandovi di trovare definitivamente ciò che state cercando e di farne tesoro. Ma senza farvi condizionare.

Wolf era ancora concentrato e la vampira sorridendomi si rivolse a me:

- Dolce Lisa. fate del vostro meglio per aiutare Milord laddove ce ne sia bisogno, a presto.

Ancora le stavo rispondendo:

- Veramente gentile...farò ciò di cui sono capace..ciò che è umanamente possibile. -

Che Wolfmoon Highlander, in un unico basso ringhio svelò il suo segreto passato:

- Stephan Wolfmoon Basarab Bathory.....Principe e Vampiro.....maledettamente Vampiro -

Patty rimase e sorridendo lo fissò negli occhi, felice che lui fosse arrivato alla propria scoperta:

- I miei ossequi. Stephan. Splendido Principe Vampiro. -

Lui le fece un elegante inchino, sorridendole complice e compiaciuto. Io riflettendo su quello da lui detto, conclusi che il nome Stephan gli fu dato in onore di chi lo allevò, Wolfmoon è quello che lui è sempre stato nei suoi quasi seicento anni; e che Bathory è il nome della mortale che lo concepì, ma sapendo che un vampiro non può concepire riflettei e osservai incautamente:

- Nome che parla di antiche battaglie, ma Basarab, non fu colui che uccise Vlad l’impalatore? -

Il sorriso scemò improvviso ed inspiegabile dal volto della mia dolce amica. In un sussurro, incredulo ed impercettibile al mio udito umano lei boccheggiò:

- Lisa cosa dite, non può essere. State scherzando, non è vero?! non ne ero a conoscenza… ma non può essere lui.

Senza che io me ne accorgessi un leggero tremore pervase il corpo della bella immortale e proseguendo domandai, rivolta al vampiro:

- Wolf, chi era Basarab per voi? -

Lui mi rispose:

- Così ho scoperto. Nato da una relazione segreta tra Basarab III e Anna Bathory ed affidato in segreto alla moglie del capo delle milizie a capo di Basarab con il nome di Wolfmoon, perchè concepito in una notte di Luna piena e al canto dei Lupi

- Quindi Basarab fu vostro padre Milord, ma non era un vampiro e voi lo siete. chi fu a rendervi tale?

Highlander ghignò e mi spiegò:

- Durante una spedizione di guerra in Moldavia ebbi il piacere di concedermi ad una fanciulla maledettamente ammaliante, ma non era una mortale io non lo sapevo e mi ha posseduto.
Devo ringraziare il mio corpo da guerriero se non mi ha salassato, so chi era ma devo verificarne il nome. -

Estasiata a così tanta storia sussurrai:

- Milord...avete ragione, la vostra esistenza meriterebbe un poema, chissà se messer Gabriele, il nostro poeta immortale volesse scrivere delle vostre gesta, come si faceva tra gli antichi popoli, quando i bardi inneggiavano alle gesta dei loro guerrieri. -

Il mio immortale amico mi spiegò:

- Lisa, non sono stato riconosciuto legittimo per nascondere lo scandalo. Ma sul letto di morte, mio padre mi ha svelato tutto i segreti pronunciando il mio nome prima di spirare...Stephan..

Alle mie spalle, ritratta in se stessa, Patty riviveva il suo più grande tormento, rabbia e disperazione si fondevano e quello che stava accadendo non le pareva vero, le sue labbra tremanti si muovevano a pronunciare quel nome:

- Non posso crederci. – incredula guardava Wolfmoon - io ho....non è vero...Basarab III Laiota... ...non capite...non potete capire. -

Io non vidi il mio amico che la guardava con intensità e preoccupazione ero troppo intenta a cercare tra i ricordi delle mie ricerche delle nuove tracce per lui. Mentre io ero immersa nei miei pensieri lui le si avvicinò, lei rabbrividendo si ritrasse, arretrando di alcuni passi. Così dolcemente le domandò:

- Lady Patty, cosa vi sta turbando?...non fatemi preoccupare, ci tengo a voi.-

Non ricevendo risposta e continuando a vedere lo strazio negli smeraldini occhi della bella immortale, il vampiro scopertosi principe ripudiato abbassò confidenzialmente la voce, fino a che non divenne un roco e seducente sussurro:

- Ditemi, cosa vi graffia l'anima!? -

Lei lo guardò fisso negli occhi, incredula per l’ironia di ciò che aveva affermato precedentemente sulle sue radici. Tutto sembrò crollarle, lei gli aveva detto che non poteva farsi condizionare, ma lo sconcerto ora era troppo forte, una lacrima solcò il suo niveo viso mentre dalla gola uscì in un soffio una disperata domanda:

- ...perchè lui...perchè proprio lui.

Solo in quel momento m’avvidi dello sguardo preoccupato negli occhi del principe Stephan , il mio amico immortale la guardò comprendendo infine e le disse:

- Patty....sto capendo la vostra delusione....ma non potevo nascondermi, molti odieranno Basarab. -

Seguendo la direzione del suo sguardo incontrai due tormentati ed immensi smeraldi, non comprendendone la ragione domandai:

- Ma perché la mia dolce amica vampira soffre? cosa posso fare per lei? Wolf, aiutatela voi.
io sono solo un'umana, posso solo raccogliere le sue lacrime. -

Le parole sembravano morirle in gola, vedevo che non riusciva più a parlare; un’ondata di rabbia le accese gli occhi e rabbrividendo quasi potei immaginarla ruggire, ma poi le si incupì nuovamente lo sguardo, spegnendone la furia e ritrovandone la precedente disperazione.

- Stephan...siete figlio di...di quell'uomo che ….siete figlio dell'uomo che uccide e decapitò....MIO PADRE!

Rimanemmo entrambi impietriti dallo stupore, Wolf si riscosse e con partecipazione consapevole le sussurrò:

- Ora capisco e mi addolora a pensare al dolore atroce che prova ricordando Patty. Ma non fu la mia mano a mozzare. Io ho subito il rifiuto di figlio, non credete che sia altrettanto atroce?. -

Fissando con rabbia l’anello con il sigillo dei Basarab che appena ritrovato e indossato per sfregio al genitore, Wolfmoon raccontò:

- Ora che ricordo tutto il mio passato rivivo anche quel momento; sono io che ho rinnegato lui sul letto di morte. - Profferendo questa frase:

“TU NON M’HAI RICONOSCIUTO DA VIVO QUALE FIGLIO ED IO NON TI RICONOSCERO' QUALE PADRE NEMMENO DA MORTO.”

Dopo di quelle parole me ne sono andato, sparito per sempre da quell’ambiente e vagando come un mercenario di morte e sangue.

- Ho odiato tanto quell'uomo che lo avrei decapitato io stesso con le mie mani nude, voi non sapete quanto lui mi ha tradito.

Davanti a me avevo due anime dannate e maledette dal fato, si erano incontrate e forse tra loro sarebbe potuto sorgere qualcosa di speciale, ma il destino beffardo aveva fatto si che le loro strade fossero separate da un qualcosa d’insormontabile.

Vidi la Principessa Tepesh raccogliere in se le proprie energie per riscuotersi da tale dolore; lei
comprendeva la situazione, comprendeva anche il dramma vissuto dall’immortale, ma quella rivelazione fu troppo forte per lei. Lacrime sgorgarono dai suoi occhi mentre lo fissava quasi chiedendogli perché lui e non un'altro.

La vidi allungare una mano tremante verso di lui, ma si fermò non riuscendo a toccare quel viso. Senza aggiungere altro, in preda ad un turbinio di emozioni contrastanti, la vidi voltarsi e correre via scomparendo nella notte, illuminata solo dai raggi della luna. Esterrefatta avevo ascoltato immobile e silenziosa le immortali creature immerse nei reciproci dolori.

Un'esistenza infinita, può portare un odio infinito? Incapace di trovare risposta ad un tale quesito, non potei far altro che rispettare il loro atroce dolore. Wolfmoon, dopo aver seguito con lo sguardo la nostra amica lo abbassò con onore e fierezza, entrambi l’avevamo vista scomparire con l'orrore negli occhi. Consapevoli che niente e nulla poteva consolarla.

Mi avvicinai timidamente al vampiro, lui immensa creatura della notte si scosse e guardò me con dolcezza, l’avevo sempre cercato per la sua conoscenza, la sua saggezza, mascherata da una seduttiva e ammaliante ironia, di lui apprezzavo come adoro ora la pericolosa forza ben controllata da un animo profondo e la capacità di trovare sempre la giusta soluzione.

Lui mi aveva dato la sua protezione, benché io fossi un tenero boccone per quelli della sua specie. Incapace di dargli ora le risposte che forse sperava di sentire commentai:

- Milord, volete che la vada ad assistere?! solo ieri sera danzavate leggiadri, l'uno tra le braccia dell'altro. I vostri sguardi questa mattina s'incrociavano complici ed appagati. Cosa posso fare per voi?!.

Il vampiro mi guardò con intensità, fino a farmi rabbrividire, poi mi disse:

- Nulla Lisa, saranno gli orgogli a sentenziare. Una frattura imponente e difficile da sanare, ma comprensibile, ambedue uccisi nuovamente da una figura orrenda per entrambi.

Sollevando la mano, la posò sulla mia guancia. Ne avvertii il gelido contatto, prima che la ritirasse, informandomi che se ne doveva andare dal castello, ma che per il male fatto a Patty, voleva che lo cacciassi. Lo supplicai, piansi ma cosa poteva una mortale in quel frangente.

Io infine esaudii la sua richiesta e lo feci con la morte nel cuore. Lui se ne andò lasciando alla signora del castello e Lady Raf una breve nota in cui raccomandava me a loro, dicendogli che non era mia la responsabilità.

Ora sono lieta d’esser stata cacciata da quel posto, ma allora fu molto triste per me.

Rientro in me chiudendo quel capitolo lontano; l’odore del bosco pervade i miei sensi attraverso il delicato profumo del nostro giardino. Ora sono qui, immortale e sorella di sangue proprio di quei tre immortali che vissero quella famosa notte in cui Wolfmoon Highlander svelò il suo passato segreto.

Scacciata dal castello non rimasi sola in questa dimensione a lungo, appena lui lo seppe mi venne a prendere e mi portò qui, mi propose di vivere tranquilla insieme a lui, che mi avrebbe protetta e onorata.

Mi donò la biblioteca e nonostante fossi umana mi rese castellana, insieme alla sua cara amica Keilani Shelby spirito inquieto, incapace di restare a lungo in un solo posto e alla principessa guerriera, figlia del grande Vlad Tepesh, ucciso dal padre di Stephan W B. Ma come risanarono quella spaventosa frattura è degno tema di un’altra storia.

Dalla Dimora Deianira ha visto che sono in giardino, un’altra splendida sorella per me, le faccio un cenno con la mano e lei mi raggiunge.

- Liz tesoro, abbiamo ospiti –   Sorridendo mi alzo e le vado incontro - Arrivo -


IL Clan Della Dimora - 04 - L'Essenza & L'Anima

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I lupi ululano inquieti, mentre la notte estende il proprio nero manto e temibile avvolge d’oscurità il cielo, prima cremisi.
Le tenebre accompagnano la caccia dei loro figli e nella notte, essi celebrano la loro sete.
Silente e pericolosa, l’ombra sensuale di una minuta donna procede nel vicolo, dove attende d’incontrare la prossima preda.
L’argenteo raggio della luna ne illumina per un attimo i tratti del niveo volto, dove occhi vitali e vigili osservano la vita della notte mortale. Essi sono bordeggiati la folte e scure ciglia, mentre iridi e pupilla sono neri come il manto che essa indossa. Labbra rosse e carnose sono atteggiate ad un beffardo sorriso, mentre silente ascolta i pensieri delle ignare creature.
I sensi l’avvisano, la sua mente lo sente, il suo cuore sembra tornare per pochi attimi ad essere un cuore vivo, lui è li.
Prima ancora che i suoi occhi lo vedano, la voce profonda e sensuale del vampiro Wolfmoon la scalda dell’emozione che sa donarle, pronunciando il suo nome con tono divertito e carico di complice sfida, poi aggiunge, facendo eco al pensiero irriverente che le ha attraversato la mente:

- Hai il coraggio di ripetere? –

Keilani si avvicina al vampiro con passo deciso e battagliero; mille volte le loro conversazioni si sono scaldate sino a farli arroventare, mille volte le loro volontà si sono scontrate, per poi fondersi in un’unica essenza, lei è l’anima di lui e per questo, quando l’istinto prevale sulla ragione, le loro essenze s’infiammano.
La piccola vampira s’accosta a lui e ripete con voce ferma:

- Pusillanime! –

Un ghigno divertito accompagna un lampo malizioso e pericoloso negli occhi di Wolf, che suadente risponde alla provocazione con un’altra provocazione e nel vicolo buio s’avverte la sua voce profonda sussurrare:

- Io sono l’asintoto! Sono quel raggio di luce nera, che come una linea retta si avvicina alla funzione da me prescelta. L'indefinito e l'Infinito si intersecano, come il mistero ed il noto. Ci gioco con il mio modo di essere capriccioso ed essere pusillanime, può essere la mia provocazione, anche se ....uhm.....hai un altro insulto? –
La risata cristallina della minuta vampira fuoriesce spavalda, mentre con gli occhi essi si comunicano nella forte intesa, anche la sottintesa idea che li accomuna. Le labbra di lei sono ancora morbidamente abbandonate al sorriso divertito beffeggiandolo ironicamente sul criptico messaggio nascosto nelle parole del vampiro e Wolf, dopo averla definita con affetto “bastarda” e senza preavviso, le afferra con la mano destra il volto, piantando sulle sottogote il suo pollice ed indice, per poi stringerle il viso con irruenza e si avvicina a lei, leccandole tutto il collo, senza lasciarle modo di ribellarsi.
Keilani, presa di sorpresa, non reagisce fino a che lui arriva con la sua lingua all'attaccatura dell'orecchio, raspandole ogni centimetro percorso, degustando la sua profumata pelle come la buccia di una pesca matura.
Improvvisamente Kei si gira di scatto e gli prende la lingua tra i denti, quella lingua che lui sa usare così bene e la morde forte, riempiendosi la bocca del suo sangue. Sangue che è delizioso al palato e infinitamente desiderato tra le creature della notte, ma lei lo sputa per terra, senza trattenerne altro che il delizioso sapore e soggiungendo con voce ferma:

- Scusa, non è per mancanza di rispetto Wolf, ma ora non ho sete!-

Wolfmoon la fissa con espressione di atroce dolore. La sua vista per un attimo si annebbia, contaminata da stille di lacrime. Un dolore piacevole, che trattiene a se, come il piacere ricercato, voluto se non bramato. Il suo volto si fa greve, il corpo viene invaso da una forma di eccitazione mai provata. La sbatte contro il muro, bloccandola con il proprio corpo e trattenendole le esili ma forti braccia contro le pareti, aperte come se lei fosse crocifissa.
La fissa imprimendosi nella mente ogni piacevole e dolce curva di donna, le guarda il volto e sa di essere l'unico che lo può guardare. Gode di ciò che vede e la posa del morbido corpo della maledetta Anima, immobilizzata e priva difesa, lo rende famelico, mentre gli si avvolge intorno.
L'odore del suo stesso sangue, sprecato e sparso in terra necessita di debito ricambio; intrigato dal momento, appoggia la bocca tra la scapola e il collo trovando subito la pulsante vena, ed è li che affonda i suoi canini. Come una bestia assetata, suggendo quanto più sangue possibile, un sangue dal gusto unico e raro che assapora con rinnovata ed accresciuta sete.
Keilani è abbandonata all’estasi del momento, inebriata dall’Essenza che nutrendosi di lei ne gode. Quando Wolf si distacca da lei, la guarda intenso e ricambiato, per poi schiudere le labbra insanguinate in un ghigno satanico, la ferita sulla lingua si rimargina istantaneamente, dopo di che si rivolge a Keilani, con voce bassa ed invitante:

- Adesso la sete ti verrà...eccome tesoro! –

Poi afferra la fiaschetta di Jack che tiene nella tasca interna ed inumidendosi la bocca, si avvicina alla ferita che si sta rimarginando sulla bianca pelle di lei e la lecca , facendola gridare, in un misto di piacere e dolore.

Keilani, ancora immobilizzata, ringhia tra i denti un sentito -bastardo – e lo fissa con occhi infuocati di rabbia e lussuria. Il suo è stato un ringhio, mescolato ad un sospiro e ad un gemito; come il piacere si mescola al dolore del morso e a quello, più pungente e bruciante, del whiskey sulla ferita aperta. L'odore del sangue di entrambi la inebria e ne vuole ancora, ora ha sete, si! ORA-HA-SE-TE.

Wolfmoon molla la presa, liberandole le mani, ma non il corpo. Keilani ruggisce quasi infuriata, sentendosi impedita nei movimenti. Tenta di divincolarsi senza alcun risultato, la rabbia cresce come cresce il desiderio di lui e del suo sangue. con una mano gli afferra i capelli dietro alla nuca, mettendo in quell'unico arto libero di muoversi, tutta la sua forza. Tira forte, costringendolo a reclinare il capo all'indietro e con un colpo di reni si da la spinta contro il muro per poter arrivare al suo collo esposto. Affonda i canini con un unico gesto, deciso e secco, penetra a fondo facendo uscire fiotti densi e scuri di sangue che non riesce ad ingoiare tanta è la forza con cui sgorga dalla vena lacerata, cosicché le si riversa sul mento, sul collo, sul seno. imbrattandole la veste e la pelle candida.

- Bastardo, bastardo –

Ripete tra se senza tregua, saziandosi del suo sangue profumato e prezioso. Wolfmoon esplode in un atroce ululato nel sentirsi penetrato dalla sua stessa Anima, inarca il più possibile la testa verso l'alto e si stacca dal suo corpo, liberandola da ogni inutile costrizione fisica.

In preda all’estasi pianta le proprie mani al muro, mentre lei si adagia, aggrappata a lui ed alle braccia che la sorreggono da sotto le ascelle, mentre fiotti di sangue sgorgano ancora, invadendo lo stretto vicolo di quell'odore dolciastro, che si fonde insieme a quello di tabacco e whiskey.
Appagato, saziato di lei sussurra:

- Mia scatenata puledrina, somma Vampira ispirata e talvolta acida, il mio essere bastardo è quella ferita, che ancora continuo a torturare dentro la tua intimità e tu, imperterrita, indomabile, maledettamente folle, a tratti geniale, te ne aggradi in ogni istante… io sono la tua tortura.-

Keilani è sopraffatta, appagata e deliziata quando infine si lascia sostenere dalle sue forti braccia e sussurra rispondendogli:

- Si, sei la mia tortura ed io la tua, da sempre e per sempre Wolf, mia Anima –

IL Clan Della Dimora - 03 - Castel Dracula

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Una fitta vegetazione bordeggia l'ampio sterrato. La carrozza si muove in sincronia con il trotto dei due neri destrieri. Sono in visita al castello del conte Vlad, vengo a recargli gli omaggi per un suo gesto gentile nei riguardi della dimora.

L'antico Vampiro mi riceve con garbo e curiosità. Il nostro breve colloquio riesce a distendere un poco il mio animo e mi accomiato da lui pensando di poterlo andare a trovare anche altre volte. Prima di rientrare in dimora, mi reco nelle stanze degli ospiti e mi faccio indicare da un valletto, quale siano gli appartamenti di Gwen. Ho appreso infatti, con mio sommo stupore, che presso quell'antico vampiro risiede una giovane antropologa e sono curiosa d'incontrarla.

Prima che il domenstico  risponda, noto mio fratello di sangue, Simon Dark Shannon, uscire da una di quelle porte e nel vederlo gli sorrido con affetto, il suo viso è sempre gentile e le sue maniere oltremodo piacevoli. Capisco bene cosa lo attragga qui, io stessa sono ammirata da questa splendida ed erudita studiosa. in effetti sono qui io in visita, con la speranza di poterla incontrare.

Busso piano; sono passata proprio per ringraziarla. Gwen apre la porta della sua stanza sgranando gli occhi dalla sorpresa, mi sembra piacevolmente colpita, chiamandomi principessa si affretta ad inchinarsi e ad invitarmi ad entrare, indicandomi la sedia.Nell'invitarmi scioglie il vincolo che obbliga un vampiro e posso varcare la soglia; la ragazza si volta verso l'ingresso e prega la domestica che le è stata assegnata dal Conte, di portare un po' di nettare scuro. Questa ritorna poco dopo con un calice pieno, accompagnato da un bicchiere di succo di fragola.

Noto che il maneggiare sangue fresco non la turba, la sua presenza tra i vampiri deve essere molto consapevole, lo mesce e mi porge il bicchiere con grazia, poi mi si rivolge con dolcezza, dicendomi:

- Sono molto onorata della vostra visita.

Vi ho vista, stamattina, ad udienza dal Conte. Spesso vi assisto, in silenzio, ma non ho osato avvicinarvi. Immaginavo che foste qui per questioni diplomatiche che non mi riguardano. Sono davvero felice che siate qui a farmi visita. Interdetta da tanto onore, rimango in silenzio per qualche istante. Le sorrido timidamente provando a spiegarle:

- Cara Gwen; non sono una principessa...beh, a dire il vero io discendo da una famiglia di marchesi, i Lambertini.

tra i miei avi c'è una figura di cui sono sempre andata orgogliosa; anche se credo che ora lui non lo sarebbe di me-

Mi avete chiamato principessa per l'inevitabile equivoco, Wolf, ovvero il principe ripudiato Stephan e la Principessa Tepesh sono miei fratelli di sangue...ma anche Keilani è mia sorella....e questo non fa di noi principesse. Non voglio accusare il mio antenato di avermi spinta a cercare l'immortalità, sarei blasfema, ma io credo che le passioni passino attraverso il dna e io come voi sono sempre stata appassionata a questo argomento e alla letteratura -

Prima di prendere l'invitante calice dalle sue mani le porgo un dono, un libro che ho portato appositamente per lei. Con pudore le spiego il perché del mio dono:

-Magari non è importante, ma forse questo è il primo dei motivi che mi hanno portato ad essere ciò che sono ora.-

Il suo sorriso è splendido, come il suo profumo; ma Keilani mi aveva avvisato di questo particolare. Ammirata dalla sua espressione e dai modi, la osservo, trovandola una mortale dal grande carisma. La studiosa scorre interessata le pagine, che parlano della storia del mio antenato che fu l'unico papa del cattolicesimo ad indagare sulla reale esistenza dei vampiri, trovandoli infine solo folcloristici espedienti dei prelati disonesti per tener buone le masse di popolani. Sorrido nel rammentare la strana sorte che ho perseguito e confido alla studiosa.

- Gwen io credo anche, scusatemi l'ardire, che entrambe abbiamo avvicinato queste creature per la stessa ragione, solo che le nostre strade percorrono due direzioni parallele.

Mi rendo conto di aver parlato solo io e ridacchio posando il calice vuoto sul tavolino di mogano:

- perdonatemi ma quando comincio a parlare, non mi fermo più –

Gwen solleva lo sguardo dal libro e gentilmente commenta:

- Marchesa. avete colto bene l'equivoco. Patty è una Principessa, tutti i Vampiri che finora ho conosciuto sono Principi... e quindi... Vogliate perdonarmi! Io sono un plebea!

Poi ridendo aggiunge:

- No, va beh, ma una modesta borghese si! - poi tornando seria riflette sulle mie parole e dichiara:

- Il DNA dite? Oh, si, è possibile. Ma finora devo dire che mi ha sempre spinto la mia forte curiosità, e la passione per ciò che è Oscuro. E per questo motivo mi sono sempre messa nei guai! -

Senza domandarmelo, mesce altro nettare e me lo porge, domandandomi:

- In che senso, dite "parallele"?

Perché io ho sempre scelto di non aderire alla vita eterna?

Sentirmi chiamare con un titolo nobiliare, che non ho mai usato, benché appartenga di diritto alla mia famiglia umana mi spiazza e la prego:

-..no no..non chiamatemi marchesa! se lo gradite, solo Liz.-

beh, immagino che conosciate la mia storia, il perché sono diventata un vampiro. Vedete, Wolf mi trattava come una sorella anche quando ero mortale, proteggendomi dai suoi simili e permettendomi di restare al suo fianco. lui mi ha presentato le splendide Keilani e Patty Tepesh, facendo in modo che diventassi per loro preziosa. Passata l'ncredulità sulla reale esistenza degl'immortali bevitori, ho deciso di restare;  pensavo che osservandoli e vivendo con loro,  i miei scritti sarebbero migliorati. Poter vivere loro accanto, comprendendo le loro personalità, esigenze, facendomi raccontare le loro splendide storie è stato meraviglioso per me.

Sono stata vezzeggiata come una creatura unica e preziosa, senza che nessuno abbia mai attentato alla mia vita. -

Bevo l'ultima sorsata dal calice e seria ammetto:

- ma poi. non ho più potuto solamente pensare di perderli...e sapete...ho scelto di seguirli.

Ora racconto ciò che vivo e le emozioni che provo da vampiro, trovandole estreme, ma da che Keilani mi ha narrato di voi e della vostra storia, io vi ammiro profondamente, avete una volontà eccezionale. Un sorriso leggermente amaro schiude le sue labbra, mentre mi comunica il suo pensiero:

- Ho pagato a caro prezzo le mie scelte. Ma tornando indietro, non rifarei tutto quello che ho fatto. Alcune cose si, altre, no. Troppa gente ha sofferto per le mie scelte, io compresa. Comunque, indietro non si torna ed è inutile piangere sul latte versato.-

Scuote il capo, come a voler allontanare pensieri tristi e cambiando tono ed espressione mi domanda se Keilani mi ha parlato della sua idea. Ammetto che quella è la ragione primaria della mia visita. Sono felicissima in realtà di quello che Kei mi ha scritto, invitandomi ad incontrare gli onorevoli membri della fondazione. La mia mente vaga, tornando al ricordo di quando Kei mi raccontò della dolce Gwen e della sua determinazione nell'incontrare il vero Dracula.

Kei ridendo, ma con tanto amore per la studiosa, mi raccontò della corrispondenza che loro ebbero prima dell'arrivo della giovane in Transilvania e del biglietto che Gwen le fece recapitare, un biglietto in cui si presentava e parlava del suo interesse per la nostra storia. Keilani mi disse che la pensava una ragazzina impertinente.

Ma poi la sua stima crebbe, quando la giovane giunse a Bran Castle, Keilani rimaneva incantata per ore, Si recava nella residenza che il Conte le aveva generosamente offerto per la sua permanenza e la ascoltava suonare il pianoforte o la osservava non vista, mentre si documentava ed indagava Quando in una lettera che le fece recapitare al castello del Conte, Gwen le domandò:

- Sto cercando Dracula! Voi sapete per caso dove potrei trovarlo e se posso essere ricevuta da Lui?"-

La mia amata sorella, rispose alla missiva sconcertata e divertita, con poche laconiche parole:

- Lo riconoscerete di sicuro, quando e se Egli si mostrerà ai Vostri occhi, Mademoiselle"-

ma Kei è uno spirito curioso e si trovò a desiderare di poterla conoscere di persona. Così una notte andò da lei, palesandosi improvvisamente e chiamandola per nome.

- Marchesa?! ...Elizabeth?! -

Gwen richiama gentilmente la mia attenzione e io mi accorgo che stavo sognando a occhi aperti. La guardo con attenzione, ricordando come mia sorella me l'ha descritta; I capelli neri incorniciano il volto di porcellana e grandi occhi scuri erano si affacciano davvero sulla sua Anima, la pelle è naturalmente candida, con una lieve sfumatura rosea sulle gote levigate. Porto la mia attenzione sulla ragione della mia venuta; il gemellaggio tra la nostra dimora e la fondazione presso cui la dottoressa Coppard insegna, di cui il Conte è mecenate ed ironia, vi pratica anche il famoso professor Van Helsing. Gwen mi propone anche di portare le mie conoscenze e le mie esperienze di vampiro aggiungendo:

- Il Conte ne è molto contento, ed ho il suo placet e carta bianca per quanto riguarda la Fondazione. -

Mi manca il respiro per un momento e benché respirare non mi serva per sopravvivere, la mia espressione titubante viene notata dalla Studiosa, che mi guarda interrogativa. Mi devo spiegare e ci provo:

- Voi non sapete quanto la vostra idea mi piaccia, ma vi prego, non ridete di me.

devo confidarvi d'essere un poco in soggezione con il Conte.

Sapete, in dimora io sono avvantaggiata nel rapportarmi ad antichi vampiri dal mio status di sorella e ho la benevolenza di tutti, ma fuori dalle mura tendo a sentirmi un poco insicura, Keilani mi vuole aiutare a superare questo mio irrazionale atteggiamento, in fondo sono davvero una vampira, anche se spesso sono più interessata a una buona lettura che al sangue.-

Rifletto su quello che ho appena dichiarato e mi correggo sorridendo:

-Non esageriamo, al sangue no!-

Tornando al Conte, tendo a saltare di palo in frasca, scusatemi, sono onoratissima del suo appoggio ed è per questa ragione che oggi sono passata qui a ringraziarlo.-

La studiosa mortale ride e versandomi nuovamente del liquido rubino nel calice, mi descrive nel dettaglio la sua idea per il gemellaggio. Mi guarda in volto curiosa e commenta :

-Il Conte vi mette in soggezione? Ma no! Oh certo, fa questo effetto. Sapete... lui è... è davvero, davvero Dracula.-

Mi guarda improvvisamente seria, tornando ad essere la dottoressa Coppard:

- E come tale, ha tutte le caratteristiche del Vampiro. Ma fra queste, ha anche la lealtà. E' molto disponibile a qualsiasi tipo di iniziativa ed interazione, ed offre la sua amicizia e la sua benevolenza a tutti, così come la sua fiducia. Fino a che, questa non viene tradita, egli sarà il vostro più caro amico.Sentitevi libera di parlare con lui liberamente. Io-

Gwen cupa guarda il succo di frutta nel bicchiere che ha davanti a lei:

-Ho dei debiti di riconoscenza inesauribili verso il Conte Dracula.

Gli devo davvero tantissimo, più che a Van Helsing. Mi onora della sua stima ed amicizia, e la mia riconoscenza è enorme solo per questo. Siate serena, dunque, nell'interagire con lui, vedrete che mi darete ragione.-

Sorseggiando in silenzio il vermiglio nettare, rifletto su questa coraggiosa mortale, che loda a spada tratta un vampiro, ricordandomi quello che provo io per Wolf. Comprendo che non può esserci equivoco, sento che per lei il conte è come per me Wolf, così commento dicendole:

- lo so, la lealtà per i vampiri è un dato fondamentale.

Si Keilani mi ha parlato del Conte, ma conoscete bene mia sorella, lei si diverte a raccontare le cose più truci, dichiarandone la meraviglia e per questo ha creato in me un poco di timore. Ma lo stima molto, nelle sue parole sento l'affetto che non è venuto mai a mancare, seppur ora che lo ha condiviso anche con la nostra famiglia. Anche Wolf ammira la lealtà e io mi considero leale, per questo e non per altro, tendo ad aspettare che sia lui a prendere le iniziative, inoltre il suo consiglio mi è sempre d'aiuto.Guardandola nuovamente in volto le racconto:

- Sapete cara, mio fratello aveva già per me considerazione e stima quando ero mortale, mi ha sempre vigilato e protetto, in ogni mia esplorazione ed esperienza, mi sprona a credere nelle mie capacità, quindi capisco cosa intendete per miglior amico.

lo sapete che noi vampiri siamo estremi in ogni sentimento?! le emozioni sono nutrimento, al pari del sangue...-

Sento la necessità di definire il mio sentimento e ci provo :

- Io credo che se Keilani è la sua anima, la principessa Tepesh è la sua passione e io sono il suo cuore, allora lui è l'essenza di ogni mia scelta. –

Poso il calice sul vassoio e le dichiaro la mia gratitudine per avermi invitata a dare il mio contributo in fondazione, la ringrazio a nome mio e della mia famiglia e la studiosa concorda con me:

- Wolf è interessantissimo, come personaggio. Non ci ho mai parlato finora, ma non vedo l'ora di approfondirne la conoscenza. Dovremmo organizzare un incontro! Mi rammarico non averci pensato prima, a contattarvi, a parlare con voi!-

Dichiaro alzandomi in piedi, pronta ad accomiatarmi:

- Beh, mia cara..non è mai troppo tardi!

Ora tolgo il disturbo, siete stata gentilissima con me, mi avete fatto sentire a mio agio e tornerò molto volentieri, se voi lo volete.

Keilani è tornata dal suo viaggio e la voglio andare a trovare alla sua residenza, inoltre appena rientro in dimora avviserò Wolf e potremmo trovarci per parlare del nostro gemellaggio.-

Nel nominarlo mi viene in mente il suo volto e le sue idee, così concludo l'argomento dicendole:

- si, Wolfmoon Highlander è interessantissimo, profondo e speciale, sono sicura che lo troverete un vampiro eccezionale.

Se verrete in dimora, sarete stupita anche dalla nostra principessa Tepesh -

Alzandosi per accompagnarmi alla porta, Gwen m'informa:

- Si, ho conosciuto la Principessa Patty e stata cordialissima, come voi del resto.-

Una domestica apre la porta con un inchino, la Dottoressa Coppard mi saluta stringendomi senza repulsione la gelida mano :

- Marchesa, Elizabeth... non so dirvi quanto sia onorata della vostra visita. Non vedo l'ora di parlare di nuovo con voi, e con Keilani e con gli altri.

Grazie ancora, davvero, della vostra presenza qui.-

Il calore della sua pelle mi solletica nella mia natura, ma è solo un attimo e come a volerla rassicurare le carezzo delicatamente il dorso della mano.La mia mente è già impegnata febbrilmente nel progettare i cambiamenti da apportare in biblioteca, per poter ospitare le lezioni della studiosa. La necessità impellente di rassicurarmi, mi fa domandare alla splendida creatura:

- Gwen, vi posso abbracciarvi?!-

Vedo che la mortale resta per un secondo perplessa. Io sono una vampira e come ogni vampiro, sono circondata da una naturale aura seduttiva che fino a quel momento non era stata da lei recepita. Chiedendole di poterla abbracciare però, la mortale ha la tentazione di porgermi il collo. Ma è un istante. Si riscuote e mi sorride, indecisa per alcuni istanti, combattuta, poi allarga le braccia; l'abbraccio immediatamente, avvertendo contro il mio petto il pulsante cuore della dolce Gwen. Anche il suo calore mortale è seduttivo e per questa ragione mi ritraggo dall'abbraccio. Ora rasserenata dal mio controllo e dalla sua fiducia la saluto:

-Grazie mia cara Gwen, grazie del vostro calore e del vostro essere.- poi aggiungo, incapace di trattenermi:

-Nessuno mi chiama con il titolo dei miei antenati, avete intenzione di chiamarmi sempre marchesa?! avvisatemi, altrimenti potrei non rispondervi, ora vi saluto davvero, il tempo per noi ha due valenze diverse, io potrei parlarvi eternamente, ma voi avete tanto da fare e il tempo è prezioso per una brava studiosa come voi.-

Con un ultimo cenno, ricambiato dal suo splendido sorriso, varco la soglia. Un valletto mi accompagna alla carrozza, una volta salita il mio sguardo viene attratto dalle finestre illuminate delle stanze di quella splendida creatura. La carrozza si muove, riconducendomi in dimora ed io ripenso a tutto quello che ci siamo dette. Non posso che essere emozionata all'idea di condividere qualcosa con lei.

Il Diario di Elizabeth - 01 - Il Vampiro

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