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29 Gennaio 2011
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Letteratura - I Vostri Racconti
La prima storia di Piero - La leggenda di Rosirò.
Storia di Dee ... cinghiali bianchi , Druidi e Celti ..... Ai nostri tempi e nei nostri boschi, o forse soltanto nella nostra fantasia ???
Il giorno tardava ad arrivare, l’aria di quel mattino d’autunno cominciava ad essere fresca, la notte era limpida e stellata con un’immensa luna splendente, l’erba intrisa di rugiada ad ogni passo bagnava i pantaloni e gli scarponi di Piero che saliva con fatica il sentiero appena segnato per raggiungere il suo appostamento, Piero era l’ultimo arrivato nella squadra che era stata formata per cacciare il cinghiale ed era anche il più giovane quindi il luogo più lontano o più difficile da raggiungere toccava spesso a lui, per non dire poi quello con meno probabilità di caccia, ma a Piero tutto questo non importava più di tanto, aveva accettato più per accontentare suo zio il capo squadra sempre a corto di uomini per coprire tutta la zona che gli era stata assegnata che per cacciare, anche se era a conoscenza dei danni che questi animali procuravano ai terreni coltivati.
Finalmente giunse al suo appostamento prestabilito posò a terra con un lungo sospiro lo zaino, si sistemò nel modo più appropriato mettendosi seduto con la schiena appoggiata ad un grosso albero di noce cercando di far meno rumore possibile controllò il fucile lo armò disinserì la sicura e se l’ appoggiò in grembo dopo essersi seduto in modo da potersi alzare con rapidità. Non aveva molta visibilità ma i cacciatori più anziani ed esperti gli avevano garantito che era comunque un buon posto per cacciare, perché i cinghiali in quel luogo vi si recavano spesso a bere ed a bagnarsi infatti Piero aveva davanti a se una macchia abbastanza folta, ma che ad una ventina di passi da dove si era fermato, si apriva in una piccola radura con un laghetto al centro, ed era quanto bastava ad avere con la luce del giorno una buona visibilità anche se per poco tempo se gli animali erano in movimento, ma con molte più probabilità se si fossero fermati a bere od a bagnarsi cosa che questi selvatici amano fare sopra tutto per liberarsi dai molti parassiti che li tormentano. Dopo essersi sistemato in attesa delle prime luci dell’alba momento di particolare importanza per la caccia Piero fu assalito da uno strano torpore , faticava a tenere gli occhi aperti ed a concentrarsi sul piccolo lago dove in caso di arrivo si sarebbero dovuti materializzare gli ungulati, le palpebre gli diventavano sempre più pesanti ed anche la mente sempre meno lucida come avvolta dalla nebbia che fitta gli sembrava si levasse dal lago... Piero lottava ma senza alcun risultato contro questo strano senso simile ad una grande stanchezza o ad un grande bisogno di sonno sforzandosi di pensare che questo stato gli derivasse dalla fatica dell’ascesa. Oramai come in una stato ipnotico non riusciva più neppure a tener sollevato il capo che sempre più pesantemente gli si abbassava sul petto, quando percepì con gli ultimi barlumi di lucidità dei movimenti dei suoni una musica d’arpa ma tutto molto lontano ... molto lontano ovattato come pervenisse da un’altra dimensione, con un grande forza di volontà riuscì ad alzare lo sguardo verso il lago e vide due grossi animali che lo fissavano intensamente non riuscì subito a capire che animali fossero erano di un bianco candido ed erano enormi poi capì erano due maschi di cinghiale e lo fissavano con le narici dilatate e le lunghe zanne che fuoriuscivano dal labbro inferiore immobili come due sculture di marmo bianco ... Piero con grande forza di volontà accompagnata dall’istinto del cacciatore sollevò il fucile, ma questo gli costò una grande fatica come se una forza misteriosa glielo impedisse, e l'arma fosse divenuta pesantissima finalmente riuscì ad imbracciarlo prese la mira e premette il grilletto, i due cinghiali bianchi come fossero stati realmente due sculture rimasero immobili a fissarlo il grilletto scattò ma nessuna detonazione ruppe il silenzio Piero riprovò ancora il grilletto scattò un’altra volta ma non successe nulla si stava rapidamente riprendendo non capiva come mai il fucile non avesse sparato la sicura non era inserita, pensò allora che le cartucce si fossero bagnate al contatto con la rugiada della notte con movimenti rapidi aprì il fucile gli estrattori espulsero le cartucce mandandole lontano dietro di lui, lo ricaricò con altre due cartucce prese dalla cartucciera che portava allacciata in vita sotto la giacca impermeabile, e quindi sicuramente asciutte tutto questo fu eseguito in pochi attimi, i cinghiali bianchi erano sempre immobili nello stesso punto e lo fissavano sempre con la stessa intensità, Piero riprese la mira premette nuovamente il grilletto che scatto’ con il solito rumore metallico ma fu l’unico suono proveniente dall’arma.
Piero preso dal nervosismo ed ancora di più dallo scoramento non riusciva neppure più a riaprire il fucile si lasciò cadere le braccia lungo i fianchi tenendo l’arma nella mano destra con le canne rivolte verso il basso come soggiogato dallo sguardo di quei due strani animali candidi rimasti immobili ad osservarlo, si accorse che non riusciva ad imporre la sua volontà ne alla sua mente ne al suo corpo in questo torpore che nuovamente lentamente lo assaliva riusciva soltanto a percepire con chiarezza i suoni anche se non riusciva a dare un senso sia a quello che sentiva che a quello che vedeva, lentamente il laghetto fu ricoperto da un’intensa cortina di vapore come se improvvisamente le sue acque fossero diventate calde ed un suono di arpa, che sembrava provenire dall’infinito si propagò lentamente in tutto il bosco, la nebbia lentamente si diradò ed una figura eterea vestita di bianco con sembianze femminili apparve come per magia ai suoi occhi......... Piero rimase impietrito da quella visione, e come fluttuando sulle acque le si fece incontro accompagnata dai due cinghiali bianchi che le camminavano accanto uno per lato, quando le fu vicino che se ne avesse avuto più che la forza la volontà, avrebbe voluto alzare una mano per sfiorarla così gli parlò << Chi sei tu che vieni a turbare la mia pace un principe guerriero ??? sei tu a capo di una tribù di cacciatori ??? lo sai che questo è un luogo sacro ??? perché uccidete i cinghiali non sapete che sono animali a me consacrati .... io sono la dea Rosirò e le acque sono il mio regno l’arpa il mio strumento e questa è la mia dimora, un tempo qui potevano accedere soltanto Druidi che venivano per pregarmi e offrimi doni, chi siete voi per venire a turbare questi luoghi ed uccidere i miei animali sacri ??? porta via se ne sei tu il condottiero i tuoi uomini se non vuoi che scateni su tutti voi la mia ira ..... e poi lentamente come tutto era apparso, lentamente tutto si dissolse, sempre in quei strani vapori di nebbia ... >> Piero si sentì scuotere violentemente sentì la muta di cani della battuta abbaiare e guaire eccitati come quando sentono una traccia, la sua testa era pesante e la mente annebbiata come dopo una notte passata in discoteca con gli amici ed il mal di testa lo tormentava, suo zio lo apostrofò in malo modo dicendogli che per venire a dormire lì all’umido ed al freddo poteva starsene a casa nel suo letto al caldo, che intanto non si sarebbe svegliato nemmeno se fosse passato un branco di elefanti e non di cinghiali. Piero farfugliò confusamente qualche parola incomprensibile allo zio ed ad gli altri componenti della squadra che seguivano i cani e che lo avevano raggiunto con suo zio, a proposito di cinghiali bianchi, e di apparizioni sul lago, gli uomini si guardarono gli uni e gli altri con sguardo attonito e poi qualcuno gli rispose con un sorrisetto ironico che non si erano mai visti cinghiali bianchi, e che nel sonno forse aveva sognato delle pecore che erano gli unici animali bianchi che si potevano trovare da quelle parti, lo zio poi gli porse due cartucce cariche dicendogli di stare attento alle cartucce soprattutto con quelle cariche e di non perderle nei cespugli perché se fossero arrivati gli uomini della forestale o i guardiacaccia e le avessero trovate loro, questa sua disattenzione gli sarebbe costata cara e che quindi quando si appartava anche solo per svuotare la vescica di far attenzione a cosa aveva in tasca, e soprattutto non perdere niente ed ancor meno cartucce cariche, Piero oramai non badava più a quello che stava accadendo attorno a lui si caricò lo zaino sulle spalle prese il fucile lo scaricò lo ripose nella custodia si cacciò quasi con rabbia le cartucce in tasca e si incamminò lungo il sentiero per far ritorno a casa, nella sua mente durante tutto il tragitto si pose in continuazione una sola domanda quale sarebbe stato il dono più gradito da poter offrire ad una Dea....
Franco Zoccoli
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