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14 Maggio 2011
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Pietre che Parlano
ANTICHE PIETRE CHE PARLANO: ARELATE
Certamente la Guida del Pellegrino, Visitandum Est, comprendeva lungo il percorso della Via per Santiago de Compostela una tappa ad Arelate (Arles): allego alcune foto della Via dei Campi Elisi (Alyscamps), Via Sacra disseminata di sepolcri e sarcofagi, creata dai greci e poi dai romani, infine occupata dai cristiani attorno alla tomba del Martire San Genesio e dei primi vescovi di Arles, che sono poi state sepolte da altre migliaia che col tempo vi si sono addossate.
Dell’immensa necropoli che si estendeva in tutta la pianura a sud di Arles sino alle paludi e che comprendeva diciannove chiese ora rimane pochissimo, solo una lunga sequela di sarcofagi e mausolei sui due lati della Via ridotta ormai a poche centinaia di metri. I grandi sarcofagi, alcuni riccamente scolpiti, molti con la Croce Templare, altri con Chrismon, moltissimi con le riproduzioni degli attrezzi dei Maestri della Pietra (scalpelli, squadre, compassi, fili a piombo, mazzuoli)
e con i classici Alfa e Omega, simboli dell’inizio e della fine del Tutto, come si vede bene dalle foto,
in questi quindici secoli sono stati depredati e saccheggiati e ne rimangono ben pochi. Il luogo era particolarmente venerato perché era tradizione che fosse stato consacrato da San Trofimo, primo vescovo di Arles, monaco eremita che visse a lungo in una grotta a Monte Maggiore (Montmajour), fondatore del cristianesimo in terra di Provenza.
Per molti secoli, dunque, gli abitanti lungo il Rodano deponevano le spoglie dei loro cari defunti nelle acque del fiume e le affidavano alla corrente con un’elemosina per i becchini che al ponte di Trinquetaille le ripescavano e le seppellivano nei Campi Elisi. Al fondo della Via Sacra si trova la chiesa di Sant’Onorato, ultima delle diciannove chiese, sorta su una basilica del IV secolo dedicata a San Genesio, primo martire di Arles, tale chiesa accoglieva le sacre spoglie di San Trofimo ed era luogo di pellegrinaggio, tappa lungo la Via per Santiago. Fu ricostruita come chiesa abbaziale dai monaci di Lerins nel XI e XII secolo e dedicata appunto a Sant’Onorato, monaco eremita dapprima sui monti del Frejus e poi sull’arida isola di Lerina, popolata da serpenti, ove fondò un monastero, ora di Sant’Onorato. Di tale chiesa romanica provenzale rimangono solo le tre absidi, il bellissimo e maestoso campanile o torre lanterna, ottagonale, con due fila sovrapposte di leggiadri archi sorretti da pilastri e colonne corinzie e il grande portale centinato. La Via dei Campi Elisi divenne quindi tappa obbligata dei pellegrini e secondo Les Chansons des Gestes vi si svolse la battaglia di Carlomagno contro i Saraceni e questo per spiegare il grande numero di tombe. Anche Dante cita questo luogo nella Divina Commedia, nell’Inferno. Ancor oggi la via dei Campi Elisi suscita nel visitatore un profondo senso di sacralità ed induce alla meditazione e alla preghiera specialmente se si ha l’accortezza di recarvisi fuori stagione e nelle prime ore del mattino in cui non è ancora affollata da turisti rumorosi e distratti. Lo stesso senso che dovevano provare i pellegrini dell’anno mille che dopo lunghi giorni di marcia giungevano in questo luogo, tappa fondamentale di un percorso di purificazione sino alla meta finale, San Giacomo del Campo di Stelle.
Sergio Pallanca
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