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19 Settembre 2011
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Pietre che Parlano
VENTIMIGLIA Tempo fa, a cura di chi scrive, si è tenuta nella millenaria chiesa di San Michele una visita guidata con una spiegazione dettagliata del periodo storico in cui la chiesa è stata edificata e della situazione socio-economica di Ventimiglia nel periodo del IX-XIII secolo.
La storia inizia dai Conti di Ventimiglia, signori della città, a partire da Guidone Guerra che nel 954, in procinto di partire alla volta del mitico Frassineto in aiuto di Alfonso Re degli Spagnoli, suo avuncolo, per combattere gli Infedeli e temendo per la sua sorte in battaglia dona ai Monaci di Lerino alcuni suoi vastissimi possedimenti fuori le mura di Vintimilia, su fino a Cogolona e in Apio per poi discendere al fiume Rodia e al Bevera.
Terre fertili e ricche di uliveti e vigneti e poi il Castrum de Sepulchro (Seborga) cum mero et libero Imperio e sconfinati boschi e pascoli e una chiesa, San Michele, appunto, colla richiesta che vi sia innalzato un altare dedicato a S. Antonio e che ai piedi di tale altare vengano sepolti il Conte e i suoi discendenti per poi giungere a parlare dei Monaci Templari o meglio dei Monaci della Povera Milizia di Cristo o Guardiani del Tempio di Re Salomone, argomento che suscita sempre vivo interesse.
I monaci di Lerino, Cistercensi, e i monaci Templari hanno molti punti in comune, a partire dal luogo in cui nacquero, nella regione della Champagne e al loro comune protettore, San Bernardo di Chiaravalle, che per gli uni riscrisse e modificò la Regola per gli altri la ispirò e la benedisse.
I Templari nacquero con lo scopo preciso di proteggere i pellegrini, prima in Terrasanta e poi lungo le vie e nei territori che i pellegrini percorrevano per raggiungere il luogo natale di Cristo.
In ogni punto nevralgico, porti, valichi montuosi, ponti su grandi fiumi, vie di transito di maggiore importanza, grandi città, i Templari costruivano Domus, Mansio ove stanziavano gruppi più o meno numerosi di Cavalieri.
Le Domus erano per lo più fortificate, anche le chiese erano atte alla difesa e i loro campanili erano molto simili a torri.
Vintimilia aveva un grande e importante porto fluviale ed era punto di arrivo viario dalle Alpi e, come oggi, città di frontiera, quindi città di grandi traffici di uomini e di merci.
Nulla di più logico, quindi, che i Templari vi avessero costituito una loro base.
Restano poche fonti per poter identificare con certezza il luogo o i luoghi in cui i monaci armati si stanziarono, tracce scritte di atti notarili di compravendita di terreni che citano: “Apud Domus Templi….” non molto altro in più.
Certamente esistette una stretta vicinanza fra monaci Templari e di Lerino a Ventimiglia, i primi costituivano una specie di “guardia armata” per i secondi e se alcuni storici tendono ad identificare il sito dei Templari nel “Cioussu” da Clausum, chiuso, zona a est di Ventimiglia, tuttora chiusa da mura, quindi zona fortificata, nei pressi della chiesa di San Michele, foto 1, nulla vi è di certo.
Ci piace pensare alla chiesa di San Michele, con l’annesso spedale come luogo in cui convivevano ed operavano insieme Templari e Lerinensi per la cura dei corpi e delle anime.
San Michele era fuori la mura, quindi indifesa, forse questo spiega la forma particolare del campanile, una torre fortificata a ben guardare, foto 2, vi era annesso un ospedale costruito per volere del Conte e un cimitero; probabilmente nel Ciousso vi era una domus templare con terreni annessi e cinta da possenti mura tuttora esistenti.
I Templari svolgevano compiti di difesa e di controllo, posti al comando del porto fluviale sorvegliavano la partenza delle navi, dei crociati e dei pellegrini provenienti dalla Valle del Rodia (oggi Roya) avevano anche compiti di assistenza per questo spesso nelle Domus esistevano locali dedicati alla cura e al ricovero dei pellegrini ammalati o anche solo bisognosi di riposo. Gli “spedali” non erano certo come li intendiamo noi oggi, la cura principale era quella di porre nelle sale destinate al ricovero file di sacconi su cui giacevano i malati di fronte ad un altare, le preghiere avrebbero risolto tutto.
Tornando ai Templari a Ventimiglia, da “Il fatto Seborga” di Don Nino Allaria Olivieri, Edizioni Principato di Seborga, 2000, citiamo un episodio realmente accaduto e documentato presso la Biblioteca Reale del Belgio,alla Sezione Manoscritti n.6614f.114, fra le molte armi di Cavalieri Templari si trova l’Arma di Guido Guerra e del fratello Ottone, Conti di Ventimiglia ( seconda metà del XII sec.).
L’arma è a scudo dimezzato: ad un terzo verso l’alto è di color oro e il restante, verso il basso, in rosso vivo, lo scudo è sormontato da una celesia argentea bordata in giallo oro sopra cui è la corona comitale con svolazzante piumaggio giallo oro.
Se certa è la presenza dei Templari a Vintimilia, incerto è il tempo e il perchè della definitiva partenza.
Sempre dalla biblioteca Reale del Belgio un documento datato l’anno 1257, relaziona di un fatto di sangue accaduto in Ventimiglia per mano del Cavaliere Templare Raimondo Galliana, non è chiaro se appartenente alla Domus di Ventimiglia o alla Precettoria di Seborga.
Raimondo Galliana, nato in Castelvetro Piacentino, rientrato ferito dalla Terra Santa, divenne Maestro nel 1240 e fu Precettore di S. Margherita in Fiorenzuola d’Arda dal 1241 al 1244.
Nel 1251 lasciò Fiorenzuola e venne trasferito a Santo Stefano d’Aveto e da qui a Torriglia da cui dipendevano le Mansioni collocate nell’Alta Valle dello Scrivia, quelle della Val Trebbia e Gattorna, fondata dai Cistercensi.
Ecco quindi che il MaestroGalliana, inviato a Seborga nel 1256 per volere del Gran Maestro Tommaso Berard, aveva il compito di salvaguardare il territorio spettante al convento di San Michele, che Genova cercava di assoggettare, e di imporre il rispetto confinario al rappresentante della serenissima, Guglielmo Boccanegra, Capitano del Popolo in Ventimiglia, descritto quale uomo rude, ignorante e fanatico ghibellino.
Il Galliana si oppone con fermezza ai vari tentativi di usurpazione terriera del Capitano di Genova e, ligio al suo compito resta ben presto inviso ai genovesi della Rocca (il castello costruito dai Genovesi nel 1222 a dominare su Ventimiglia dall’alto di quello che oggi è chiamato Monte delle Monache).
Provocato da Gugliemo da Voltri, soldato presso la Rocca, nella primavera del 1257, con un fendente di spada il Galliana ferisce alla testa e alla mascella il soldato genovese che poco dopo muore.
Interviene il Capitano Boccanegra che a nome della Serenissima ordina l’arresto del Templare, ma il Galliana si oppone alla punizione dichiarandosi esente da ogni giurisdizione civile ( I Templari erano sotto la diretta giurisdizione del Papa).
Si ricorre allora al Vescovo di Ventimiglia, Azzo Visconti di Milano, fervido oppositore della politica ghibellina genovese che, con lettera al Capitano e al Senato di Genova, si dichiara offeso nella dignità pastorale: “non essere io né custode né guardiano di un templare o chicchessia”.
Il Galliana resta impunito e di tutto ne dà sentenza lo stesso Vescovo il 9 ottobre 1527.
Lo stesso giorno, richiamato in Seborga presso il Capitolo, il Maestro Templare subisce un processo dall’Ordine in cui viene privato degli onori della Maestranza e svestito della Mantella di Cavaliere.
Non dobbiamo dimenticare che se i Templari erano monaci armati erano autorizzati ad usare le armi solo contro gli Infedeli e contro gli animasli feroci ma solo a scopo di difesa.
Trasferito a Nizza Marittima, dopo una penitenza di tre anni in cui è semplice inserviente per avere agito contro la Regola, è riconsacrato Cavaliere.
Viene quindi inviato nella Precettoria ospitaliera di S. Maria, al Passo delle Finestre, a nord dell’attuale Parco francese del Mercantour.
Non si ha notizia se il Galliana fosse ancora là nell’Anno del Signore 1307, anno in cui i Legisti di Filippo il Bello, Re di Francia e Vescovo di Parigi, guidati dalla Curia di Nizza massacrarono tutti i Cavalieri presenti nella Precettoria di Santa Maria delle Finestre.
Sergio Pallanca.
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