Pietre che parlano: il martirio di San Secondo

Pietre che parlano: il martirio di San SecondoRileggendo il libricino “L’Oratorio dei Neri e la Compagnia della Misericordia in Ventimiglia” di Francesco Andrea Bono, 1931, mi ha colpito una notizia che avevo già letto ma non messo a fuoco.

“L’Oratorio dei Neri o più propriamente oratorio dedicato al glorioso martire e patrono di Ventimiglia, San Secondo e all’Orazione e Morte di N. S. G. C, innalzato nel 1650 in via Garibaldi ove già sorgeva la casa del nobile ventimigliese Antonio Porro che munificamente la donò per erigere l’oratorio ha un grandioso altar maggiore, l’unico esistente, in marmo bianco intarsiato di marmo nero costruito dal maestro Giacinto Aycardo “marmaro” verso il 1678 sul quale  fa bella mostra, nella nicchia rettangolare, un artistico gruppo in stucco bianco eseguito dal distinto scultore  Paolo Biamonti nella seconda metà del secolo scorso rappresentante Gesù Crocifisso...(foto 3)”.
Perché c’è un gruppo in stucco, costruito dopo il 1850, in una chiesa barocca del 1650 con tutti gli arredi, dipinti e sculture pressoché  contemporanei all’edificio?
Questa notizia mi è poi tornata alla mente leggendo “I quaderni della Ciassa” 1981 sulla mostra allestita proprio all’Oratorio dei Neri in cui si fa riferimento all’altar maggiore: “ il gruppo sostituisce un quadro ora scomparso del martire San Secondo eseguito per la famiglia Porro nel 1600” (E. Viola).
Ecco quindi che due tasselli vengono a combaciare, il gruppo in stucco del Biamonti è andato ad occupare uno spazio lasciato, misteriosamente, vuoto di una tela (forse è stata tolta per rinnovare o “abbellire” l’altare con qualcosa di più “moderno” ? ).


SAN_SECONDO_3Terzo tassello, recentemente un nostro concittadino ha generosamente donato alla Città di Ventimiglia un quadro seicentesco raffigurante San Secondo (foto 1), da lui per caso trovato ed acquistato oltre quaranta anni fa e poi sottoposto a restauro conservativo.
Il Canonico Peitavino nel suo libro “Breve storia di San Secondo” riferendosi alla Cappella di San Secondo sul Resentello scrive: “Questa Cappella è adorna di un bel quadro in cui è raffigurato il martirio di San Secondo… vi si osserva la veduta della Città di Ventimiglia del sec.XVI…vi si ammira un cipresso che sussiste tuttora…la chiesa possiede un busto dorato che reca nel centro una reliquia insigne del Santo Martire”.
Sappiamo che il reliquario è stato colà portato nel 1727 dal Vescovo Mascardi che lo donò al Sac. Can. Porro (Nino Allaria Olivieri, La reliquia di San secondo Martire, 1996 ) in occasione degli ampliamenti e restauri della cappella originaria a cura sempre della famiglia Porro proprietaria dei terreni su cui sorgeva la Cappella e della Cappella stessa. In quell’occasione, probabilmente, è stato lì collocato anche il quadro descritto dal Peitavino.
Tuttora nella nuova Chiesa di San Secondo, edificata nel 1972, restano il busto reliquario in legno del XVI sec. e il quadro (fig.2).
Allora da dove proviene la tela ora della Città di Ventimiglia? A mio parere proviene proprio dall’Oratorio di San Secondo, dei Neri, da dove è misteriosamente scomparsa nel 1800.
Il quadro presente nella Chiesa di San Secondo, sul Resentello, ove secondo la tradizione fu martirizzato il soldato tebano Secondo e dove dal 1500 sorge una Cappella in suo onore è una copia più recente dell’originale, eseguita, quando l’originale si trovava ancora nell’Oratorio e collocata  nella cappella di San Secondo, forse, nel periodo dell’ingrandimento e abbellimento della Cappella originaria (1727) e là rimasta sino ad oggi.
Lo stesso Don Nino Allaria Olivieri nel retro copertina del libro succitato, scrive: “Copertina: Quadro di fattura seicentesca, di autore ignoto, che nella drammaticità del costrutto fa riferimento al Martirio di San Secondo. Reca in basso uno stemma del casato dei Porro, patroni e proprietari della Cappella, ora diruta. Fu sempre in dotazione della Cappella” e sulla copertina è riprodotto il quadro della foto 2.
Don Nino Allaria scrive, ancora nell’opera su citata, del busto reliquario e del quadro nella Cappella a San Secondo affermando che da sempre si trovano colà, non fa menzione di nessun altro quadro sul martirio di San Secondo, tuttavia già si sapeva dell’esistenza del quadro ora donato alla città di Ventimiglia, poiché appare una sua foto sulla Rivista Ingauna e Intemelia, 1995, con una didascalia di E. Viola: “Martirio di San Secondo…presubilmente coevo alla costruzione della Cappella in fondo al Vallone (1602) come avvalora lo stemma della famiglia Porro sulla sinistra (tela cm 123 x 176: proprietà privata)”  che non cita, tuttavia, da dove proviene.
Quindi tutti i tasselli vengono a combaciare, anche le dimensioni della tela corrispondono alle dimensioni della nicchia predisposta sull’altar maggiore dell’Oratorio dei Neri, nicchia che doveva contenere il quadro lì posto intorno al 1650, ne fu poi eseguita una copia, sempre su iniziativa dei Porro, sempre con il loro stemma di famiglia, in basso a sinistra, che fu posta nella cappella sul Resentello, restaurata e ampliata, di loro proprietà.
E’ da notare che nell’Oratorio non esiste un quadro che ritrae il martirio del Santo cui è intitolato e questo è quantomeno inusuale.
Riepilogando: nei primi dell’ottocento il quadro originale ( 1) scomparve dall’Oratorio, mentre la copia, quasi identica ( 2) rimase nella cappella dei Porro a San Secondo.
Che il quadro 1 sia più antico è facilmente dimostrabile, se si osserva Ventimiglia, dipinta sullo sfondo, le mura sul Roya sono ancora limitate a valle del ponte e le costruzioni sono rade, la cattedrale è ben visibile, non così per il quadro 2 con moltissime case addossate l’una all’altra e con alte mura lungo tutta la riva del fiume, evidentemente il copista ha voluto riprodurre la Ventimiglia del suo tempo, lasciando il resto in tutto uguale all’originale.
Quindi a metà ‘900 il quadro originale, 1, viene ritrovato  ma se ne  ignora la provenienza, infatti pochi ricordano che era stato posto  ab origine, nel ‘600, nell’Oratorio un quadro sul Martirio di San Secondo, molti, pensano che questa sia una copia di quello sul Resentello: quindi le parti risultano invertite, altri sostengono, addirittura, che quella a San Secondo sia una copia recente, del ‘900, dell’originale, ma come si è potuta eseguire una copia se l’originale è scomparso da cento anni?.
Con questa breve ricerca sulle fonti e con un mio ragionamento, penso di aver eseguito una corretta lettura della storia dei due dipinti e di non essermi lasciato fuorviare da falsi indizi. .
Questo è quanto volevo esporre e che spero sia valutato da chi è più esperto e titolato di me.


Sergio Pallanca

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