Ventimiglia nei millenni, data la posizione geografica (molto spesso di frontiera) fu un nodo viario di commercio e viaggi quasi unico in Italia.
Se della sua importanza commerciale in epoca romana e in molti tempi successivi si sa abbastanza, un lato meno noto ma affascinante dei suoi destini risale a quando cacciati dall'europa gli Arabi (mentre si portavano avanti le Crociate in Terrasanta) la città divenne un ganglio di traffici ad opera dei pellegrini che intendevano recarsi in Spagna a far voti presso il Santuario di S.Jacopo di Compostela voluto dai Sovrani Spagnoli come un perenne monumento della riscossa cristiana e dell'unificazione spagnola.
Come spesso è accaduto Ventimiglia trasse molti vantaggi da questo stato di cose e, per quanto riguarda l'Italia (quasi a disegno dei suoi futuri destini transfrontalieri) vide affluire molti pellegrini di fede che, scortati da Crociati o più spesso Templari, si recavano a Compostela, un poco come oggi accade per Lourdes, come un vero fiume: ecco perchè sorsero Ospedali, per ospitare viandanti malati che viaggiavano alla ricerca di un miracolo, e tutta una frotta di accompagnatori che avevano bisogno di Ricoveri e luoghi in cui potersi riposare, mangiare e rifornirsi di alimenti (possibilmente anche CURARSI DA MALANNI COMUNI NEL TEMPO) prima di intraprendere un viaggio lunghissimo che seguivano dopo aver acquistato un opuscolo il quale forniva le indicazioni basilari per giungere a S.Jacopo: l'ospuscolo era il mitico Visitandum e scorrendolo si può ripercorrere il tragitto che questi antichissimi viandanti dovevano affrontare spesso fra mille pericoli.
Non è difficile immaginare i viandanti ed i cavalieri distesi sui pagliericci degli Ospedali di Ventimiglia, a metà '200, intenti a leggere l'opuscolo per non perdersi: senza voler essere blasfemi quasi fossero stati dei "turisti" antesignani di coloro che li avrebbero in qualche modo seguiti all'alba del terzo millennio.
Il notaio di Amandolesio rogò a Ventimiglia un atto (7 settembre 1260) in cui alludeva a tali Gandolfo Leto e Ricolfo Rolando di una Domus de Cornia che aveva varie proprietà fondiarie ma della quale, a parte questo cenno, non si hanno ormai altre notizie.
Nella prebenda orientale, nell'area di Ospedaletti, esisteva un Ospedale Sancte Marie de Rota, citato in vari atti ed anche nei documenti della Signoria Doria di Dolcecaqua: vi si giungeva dalla val Nervia per la diramazione della via del Giunco ed esso costituì un'importante base di ricovero pei viaggiatori che procedevano verso il porto GENOVA donde imbarcarsi per i lidi di ROMA e del LAZIO.
Il grande Ospedale de Arena, per quanto si ricava dai parecchi documenti, doveva avere due sedi, una nella prebenda alla sinistra del Nervia (nell' edificio ad ovest del locale Consorzio Agrario, dove si sono individuate tracce di impianto murario a celle del medioevo) e l'altra nel territorio vallecrosino della "TERRA DEI FRATI o VIGNASSE", presso la chiesa di S.Vincenzo e S.Rocco, ove agli inizi del secolo scorso si rinvennero tracce di un approdo marittimo medioevale mentre poco più a Nord, in edifici delle proprietà Nari e Renosi, durante lavori sterro furono scoperti di recente resti murari medioevali ed un'architettura di ordine monastico a celle comunicanti, reperti di un forno e di lavatoi della stessa epoca (per quanto da leggere topograficamente, si ricorda atto -14\IV\1305- per cui "Rubaldo di Lavagno pellicciaio e Bonommo suo figlio, vendono a Oddone Ferrari ed altri una casa posta in Vallecrosia sul suolo del monastero di S.Siro di Genova" in A.S.G., Archivio Segreto, Buste Paesi, n.g.364; B.DURANTE-F.POGGI-E.TRIPODI, I graffiti della storia...cit., p. 155, nota 31 e sez. IV,1= in tale area pseudomonastica fin ad alcuni decenni fa stava una casa ora demolita in proprietà Nari, sopra la chiesetta romanica di S.Rocco, con l'aspetto architettonico della domus fortificata genovese dai paramenti esterni a scarpa; furono pure lette due date incise, del 1410 e del 1517, in un muro edificato verso il '500 sopra lo stesso presunto corpo monastico. E' pensabile che il complesso, conclusa l'esperienza cenobitica, fosse rientrato nelle fortificazioni militari repubblicane contro i Catalani e che sia stato alterato nel XVI sec. come Torre antiturchesca in collegamento visivo con quella da combattimento in Vallecrosia-costa, il Torrione, e colle Casette a Sud-Est del borgo medioevale, dove tra il 1816 e '24 si rinvennero reperti medioevali su strutture romane= A.C. Vallecrosia, Registri delle Deliberazioni comunali, anni 1816-24).
Sulla base di 2 atti del 24-VIII-1262 ( di Amandolesio, doc. 488-9) si evince che per giungere da questo Ospedale de Arena alla casa episcopale di Ventimiglia, procedendo con moderazione, poteva occorrere più di un'ora: l'arco cronologico si è ricostruito seguendo il tragitto fatto, evidentemente su una lettiga o portantina, dalla direttrice ed amministratrice del ricovero, tale Alamanna che, mortalmente malata o ferita, si era fatta condurre presso il vescovo Azone Visconti nella Canonica della Cattedrale intemelia, onde trasferire la sua carica al marito confrater Giovanni Cavugio (la vaga ma percettibile indicazione del superamento di due corsi d'acqua avvalorerebbe vieppiù l'ipotesi di una provenienza dal sito vallecrosino). La transazione dei poteri dovette avere il consenso dell' arcidiacono Nicolao, del sacrista Ottone, del Preposito Rainaldo, del canonico Iacobus de Unelia; la presenza di Vescovo ed Arcidiacono era istituzionale come quella del Sacrista (questo non aveva prebende ma percepiva dagli altri Canonici 30 soldi di genovini alla Festa di S.Martino pei suoi diritti su tutte le proprietà; doveva presiedere ad ogni atto pubblico o privato che le concernesse ed era l'unico esponente del Capitolo la cui carica risultasse annualmente elettiva, durante la festività dell'Epifania). La presenza dei soli canonici Rainaldo e Iacobus documenta invece che le sedi dell'Ospedale de Arena eran 2 e locate sulle loro 2 prebende, quelle "dal Nervia a Bordighera" e "dallo stesso torrente al fiume Rodoria (Roia)".
Da altro rogito dello stesso notaio (6-V-1264, doc. 621) sembrerebbe invece che l'Ospedale della Domus infirmorum de Cardona dipendesse dal Capitolo solo per il lato spirituale, godendo di autonomia amministrativa, propria di quell'evoluzione degli Ordini Ospedalieri cui si fece cenno. Da atti del di Amandolesio (doc. 559, 4-V-1263, doc. 560, 6-V-1263, doc.558, 4-V-1263, doc. 571, 26-VI-1263) la casa ospedaliera risulta sita "a Ventimiglia, sulla spiaggia del mare presso Cardona", nel sito identificabile fra la vecchia chiesa di S. Giuseppe -già area di un vetusto S.Nicolò- e l' agglomerato geologico dello Scoglio Alto (dagli atti si riconosce che questo ospizio come quello de Arena fu base per i viandanti verso Oltremare, tra cui stavano Cavalieri e Crociati: Albintimilium...cit., II,2,11). L'Ospedale de Clusa a Latte dipendeva totalmente dal Capitolo, come peraltro gli ospizi di S.Michele ed Oliveto (forse doppia nominazione per una singola struttura magari colla gestione frazionata in due case di fondazione benedettina di Lerino) : come si individua facilmente dalla logistica di queste strutture, era loro funzione ospitare pellegrini per le SPAGNE accedendo per via di mare o per tragitto di costa al FONDAMENTALE NODO VIARIO E DI SMISTAMENTO DI "MARSIGLIA" (a tutte la case ospedaliere si facevano lasciti per sacconi o pagliericci, indumenti e vestiti a vantaggio di malati, viandanti e poveri: Albintimilium...cit., cap. II, 11).
L'ospedale del Tempio era invece fenomeno peculiare, connesso alla presenza in Ventimiglia di Cavalieri Templari, che si facevano pagare per l'assistenza e la protezione dei viandanti. Dagli atti del di Amandolesio si evince che questo organismo teneva proprietà terriere in Ventimiglia, vicino alla chiesa di S.Michele, ma che non confinavano colle mura cittadine, essendo da queste separate per via dei poderi di tal Ingone Burono (doc.569, 25-VI-1263). L'ospedale aveva anche delle proprietà nel luogo ad Villam che potrebbe connettersi col moderno toponimo intemelio "le Ville", presso la città medievale, se il notaio , scrivendo in territorio Vintimilii (e non prope, cioè "vicino") non sembrasse piuttosto alludere, come era solito usando tal denominazione, riferirsi ad una località del Contado, appunto il "territorio": egli usò raramente questo toponimo Villa e soltanto riferendosi ad una contrada grossomodo corrispondente all'attuale sito di Bordighera medievale, dove effettivamente già prima del XV secolo esisteva una Villa poi distrutta per ragioni mai completamente chiarite(costituiva nel contado l'unico insediamento demico di XIV sec. senza specifica nominazione: doc.613, 15-IV-1263 e doc.154 ove si legge "
ad collam de Burdigueta ubi dicitur Villa"). Una base templare a Bordighera non sarebbe improbabile calcolando lo sviluppo degli approdi in tal luogo e tenendo conto dei percorsi trasversali che potevano connettere il sito sia coll'ospedale della Ruota che col tragitto nervino: tenendo altresì conto del Priorato templare di Sospello (chiesa di S.Gervasio, dipendente dalla Diocesi intemelia) e sulla loro base commerciale al passo di Tenda (Albintimilium cit., p.266, nota 40: sussiste altresì l'ipotesi di un loro distinto insediamento sul colle di Siestro in Ventimiglia, di cui si disquisisce nella Scansione di seguito sviluppata sugli insediamenti demici e fortificati del contado).
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